Piazza Coperta della Biblioteca Sala Borsa
Piazza del Nettuno, 3 – BOLOGNA
fino al 14 marzo 2026
ingresso gratuito > negli orari della biblioteca.
Chiuso la domenica.
Una mostra e un libro, per raccontare una stagione in cui Bologna è diventata un modello di diritti, servizi e partecipazione.
Un omaggio a Renato Zangheri nel centenario della sua nascita.
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| Immagine ufficiale della mostra bolognese (Foto: Centro studi e ricerche Renato Zangheri) |
UNA MOSTRA PER CAPIRE LA CITTÀ
C’è stato un tempo in cui Bologna è diventata famosa nel mondo per la qualità della vita, per i suoi servizi, per la partecipazione dei cittadini.
Quel tempo è raccontato nel percorso della mostra A misura d’uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri (1970–1983), curato da Mauro Roda e Walter Tega.
Un percorso pensato per celebrare i cento anni dalla nascita di Renato Zangheri, sindaco di Bologna dal 1970 al 1983.
Le fotografie, i manifesti originali, i materiali storici e i video, fanno rivivere quei tempi, mettendo a fuoco quella Bologna che cambiò negli anni Settanta e Ottanta, mettendo al centro i suoi cittadini, i diritti, i servizi e la partecipazione democratica.
La mostra ha anche un elemento speciale: grazie all’intelligenza artificiale è stata ricostruita la voce di Zangheri, che accompagna i visitatori lungo il percorso.
UN LIBRO CHE ACCOMPAGNA LA MOSTRA
Il libro nasce in occasione della mostra omonima, e approfondisce i principali temi esposti.
Insieme a brevi testi di vari autori, il volume racconta Bologna come un laboratorio politico e culturale importante, dal lavoro urbano alle politiche sociali, fino alla cultura come bene pubblico.
Parla di un’idea semplice e forte: la città deve essere "a misura d’uomo".
Vuol dire una città dove tutti hanno diritti, servizi, spazi per incontrarsi e partecipare.
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| Il cartellone in mostra riporta una frase di speranza di Zangheri, riguardo la strage alla Stazione Bologna 1980. |
CHI ERA RENATO ZANGHERI
Renato Zangheri (Rimini l’8 aprile 1925 – Imola, 6 agosto 2015) è stato un politico, storico e docente universitario italiano. Si laureò in Filosofia all’Università di Bologna, dove poi divenne professore ordinario di Storia delle dottrine economiche dopo una lunga carriera accademica.
Dal 1970 al 1983 fu sindaco di Bologna, rieletto per tre mandati consecutivi sotto le insegne del Partito Comunista Italiano (PCI), carica che lasciò per entrare in Parlamento come deputato.
Il ruolo come sindaco di Bologna
Zangheri guidò Bologna in anni estremamente difficili e complessi per l’Italia: fu primo cittadino durante gli "anni di piombo", segnati da terrorismo e conflitti sociali, e affrontò tragedie come gli attentati del treno Italicus (1974), l’uccisione di Francesco Lorusso (1977) e soprattutto la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
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| Foto Artribune |
I TRE GRANDI TEMI DEL PERCORSO
1. La programmazione democratica
Qui si parla di come Bologna ha sviluppato servizi per tutti: scuole, sanità, welfare, casa, urbanistica e cultura con l’obiettivo di migliorare la vita di ogni persona.
Sono gli anni in cui si difende il centro storico, si investe nelle case popolari, si costruiscono servizi per tutti.
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| Cartellone in mostra riporta una famosa frase di Zangheri: “Non si è mai abbastanza democratici”. |
2. La partecipazione dei cittadini
I cittadini non erano spettatori ma protagonisti. Si racconta come sono nati nuovi spazi, come i quartieri, e come tutte le persone hanno potuto partecipare alle scelte per la città.
Nascono biblioteche di quartiere, si rafforza il welfare locale, si investe in scuola, sanità, sport.
L’idea è chiara: i cittadini devono poter partecipare alle decisioni che riguardano la loro vita.
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| Renato Zangheri nelle scuole a Bologna, 1973. |
3. Anticipazioni e cambiamenti
In quegli anni l’Italia era in crisi e a Bologna l’amministrazione comunale fu molto criticata dalle opposizioni, soprattutto per il "modello Bologna" e per le scelte sul Centro Storico.
Il Resto del Carlino rappresentava l’area conservatrice della città.
La Democrazia Cristiana era la principale forza di opposizione.
Nel marzo 1977 lo studente Francesco Lorusso fu ucciso durante una manifestazione e la situazione peggiorò anche per un intervento considerato maldestro del Ministero dell’Interno, così la sinistra antagonista ruppe con il PCI.
Nel 1978-79 il Comune riuscì a ricostruire un certo equilibrio, ma in Italia il clima era molto grave: nel 1978 fu rapito e ucciso Aldo Moro e la strategia della tensione, iniziata a Milano nel 1969 e proseguita a Brescia e a San Benedetto Val di Sambro nel 1974, colpì anche Bologna nel 1980. Fu un attacco alla democrazia in cui agirono neofascisti, servizi deviati e la loggia P2.
Negli stessi anni il Comune di Bologna lavorò per rafforzare i diritti civili: istituì il Centro di documentazione delle donne, riconobbe ufficialmente l’associazione delle persone omosessuali e promosse la solidarietà internazionale.
In questo modo, mentre il Paese viveva momenti molto drammatici, Bologna cercava di difendere la democrazia e di far crescere i diritti e l’inclusione, guardando avanti.
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| Renato Zangheri assegna la struttura Arcigay Cassero a Bologna. |
PERCHÈ QUESTA MOSTRA È IMPORTANTE
Molte persone che vivono oggi a Bologna non hanno conosciuto quegli anni. La mostra vuole far conoscere quella storia per capire meglio la città di oggi e immaginare il futuro.
Invita a riflettere su come possiamo continuare a costruire una comunità aperta e attenta alle esigenze di tutti, basandosi su diritti, partecipazione e servizi per chi vive qui.
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| Il cartellone della mostra riporta una frase di impegno democratico di Zangheri e un'immagine della manifestazione delle donne in Piazza Maggiore. |
Matteo Lepore, Sindaco di Bologna
Walter Tega, presidente del Centro Studi e Ricerche Renato Zangheri
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| Cartellone crediti della mostra |












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