| Canale del Cavaticcio con il MAMbo ben visibile sullo sfondo. |
Il Canale del Cavaticcio e la sua storia
Il Cavaticcio, ramo del Canale di Reno, prende inizio, in sotterranea, nel punto in cui via Riva di Reno incrocia via Marconi.
Il significato del nome non è certo.
L'Accademia della Crusca traduce il termine cavaticcio come fango o terriccio estratto da uno scavo; probabilmente il nome deriva quindi dall'azione dello scavo.
Fino all'inizio degli anni '30 del Novecento il Canale del Cavaticcio è ancora completamente scoperto.
L'antica cascata e la centrale idroelettrica
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| L'antica cascata del Cavaticcio che sfrutta la forza dell'acqua – ©genusbononiae |
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| Antica cascata del Canale del Cavaticcio vista da vicino – ©genusbononiae |
La centrale idroelettrica di Largo Caduti del Lavoro
Ai giorni nostri, la centrale idroelettrica, con la sua turbina, prende il posto dell'antica cascata.
La centrale sfrutta un salto di circa 14 metri, dove la turbina installata trasforma la potenza della corrente idraulica in potenza elettrica.
Per approfondire l'argomento rimando al sito dell'Associazione Amici delle Vie d'Acqua e dei Sotterranei di Bologna.
| Turbina della centrale idroelettrica che oggi sostituisce l'antica cascata. |
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| Il Cavaticcio allo scoperto negli anni Trenta prima del definitivo tombamento, con indicazioni dell'autrice. ©collezioni Genus Bononiae |
Il canale, dopo essere passato sotto la Piazzetta Caduti del Lavoro, scorre sotto il Parco del Cavaticcio, creato nel 1983.
Su questo parco, lungo circa 500 metri, si trovava un vero e proprio polo industriale formato da diversi opifici.
| Specchio d'acqua artificiale sull'antico porto con il Cavaticcio sotterraneo. |
Lo specchio d'acqua richiama la memoria di quello che è stato il Canale e Porto di Bologna.
Sembra incredibile, ma è tutto vero: a Bologna esisteva un porto, inaugurato nel 1550.
A dire il vero, di porti Bologna ne aveva cinque, ma questo fu il più redditizio e rimase in attività fino ai primi anni del XX secolo.
Nelle foto si vede il Porto di Bologna negli anni '30, e oggi, nello stesso punto, a distanza di quasi 80 anni.
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| Il Porto di Bologna negli anni Trenta lungo il Canale del Cavaticcio. |
Antiche case e Osteria della Barca lungo il Porto di Bologna negli anni Trenta – ©Genus Bononiae
L'antico Porto di Bologna
Jacopo Barozzi da Vignola riceve l'incarico di costruire il porto nel 1548.
Le barche partono dal porto e trasportano merci e passeggeri verso Ferrara e Venezia.
Si tratta di una flotta di 50 imbarcazioni, in grado di trasportare, a metà del Settecento, circa 23.000 tonnellate di merci, con un migliaio di viaggi all'anno.
Il progressivo abbandono del trasporto via nave a favore di quello su ruota e l'avvento dell'energia elettrica pongono fine al polo industriale e commerciale che si era sviluppato intorno ai canali bolognesi.
La Manifattura delle Arti
Quest'area si è trasformata in un grande complesso culturale chiamato Manifattura delle Arti, nato per rivitalizzare tutta la zona che si affaccia sull'antico Porto di Bologna, e si estende su un'area di 100.000 metri quadrati.
Pian piano, nel tempo, diversi edifici rinascono attraverso una grande opera di restauro e vengono restituiti alla città:
1 – La Reale Manifattura Tabacchi, che oggi ospita la Cineteca di Bologna.
2 – La Cartiera Molino Tamburi, oggi sede del Dipartimento Universitario di Filosofia e Comunicazione, in via Azzo Gardino, con di fronte le antiche case operaie che ora ospitano residenze pubbliche.
3 – L'ex Forno del Pane, aperto nel 1917 dal sindaco Zanardi per offrire alimento ai poveri durante la Grande Guerra, oggi sede del MAMbo.
4 – L'ex Macello, che oggi ospita il Cinema Lumière.
5 – La Salara, che oggi ospita il Cassero.
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| Mappa degli edifici della Manifattura delle Arti realizzata da Monica Galeotti. |
La Manifattura delle Arti fu voluta dalla giunta del sindaco Walter Vitali alla fine degli anni '90 e inaugurata da Guazzaloca nel 2003.
Se mi affaccio alla balconata di via Don Minzoni, di fianco al MAMbo, ho una bella prospettiva sull'ex porto dall'alto.
| Balconata di via Don Minzoni nel punto dell'antica Dogana del Porto di Bologna. |
La Dogana del Porto
La balconata si trova nel punto in cui si trovava la Dogana del Porto. La struttura viene pensata infatti per riprodurre l'angolo che aveva il vecchio edificio, sulla cui facciata c'era una Madonna con Bambino, opera del Seicento di Camillo Mazza, ora in cima allo scalone di Palazzo d'Accursio.
Alla Dogana si paga il dazio, i cui proventi arrivano ai professori dello Studio, la futura Università di Bologna.
In seguito la Dogana viene demolita insieme al Porto, nel 1934, per realizzare l'attuale via Don Minzoni, e diventa magazzino dalle lavandaie del Canale di Reno quindi viene chiamata "cisa di lavander", "chiesa dei lavandai", per la somiglianza con un edificio sacro.
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| Antica Dogana del Porto di Bologna in una fotografia degli anni Trenta – ©Genus Bononiae |
Lo specchio d'acqua dell'antico porto
Il letto d'acqua artificiale, che riproduce il vecchio Porto di Bologna, è un parco dell'acqua cittadino e, profondo circa 30 centimetri, garantisce la massima sicurezza in qualunque stagione dell'anno.
Con un sistema di pompe, l'acqua viene fatta scorrere per evitare il ristagno che, soprattutto d'estate, potrebbe creare disagio.
Di questo letto d'acqua si occupa il Comune di Bologna, mentre del Canale Cavaticcio sotterraneo si occupa il Consorzio dei Canali.
Le opere d'arte della Manifattura delle Arti
Sotto al belvedere, nella pavimentazione del cortile del MAMbo, si trova la "Stella" di Gilberto Zorio.
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| I "Totem" di Arnaldo Pomodoro in Piazza Verdi negli anni '70 ©bologna.repubblica.it |
| La Ruota di Giuseppe Maraniello nel terrapieno del Giardino John Klemlen. |
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| Particolare de La Ruota di Giuseppe Maraniello. |
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| Fontana di Mimmo Paladino nel letto d'acqua dell'antico Porto di Bologna. |
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| Fontana di Mimmo Paladino vista in primo piano. |
La Salara
Manca un'ultima tessera all'ex Porto di Bologna, e si tratta della tessera più importante perché degli edifici che qui si affacciavano è l'unico ad essersi salvato ed essere arrivato fino ai giorni nostri: la Salara.
| La Salara, edificio superstite dell'antico Porto di Bologna. |
L'antico magazzino del sale
Alla sinistra del canale, la Salara era l'antico magazzino del sale, edificato alla fine del Settecento perché le scorte sempre maggiori rendono insufficiente il primo magazzino, costruito insieme al Porto nel 1550.
Il sale arriva dalle Saline di Cervia.
Una volta completato, le sue dimensioni risultano insufficienti e viene quindi elevato di un piano, per consentire anche lo stivaggio del grano. In seguito vengono costruiti quattro contrafforti per ogni lato dell'edificio.
Oggi, in questo piano elevato, si trovano gli uffici del Cassero.
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| Particolare della Salara con la struttura quadrata e il piano aggiunto. |
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| Parco del Cavaticcio affollato durante il Biografilm Festival – ©post-meridiem.it |
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| Percorso del Cavaticcio fino al Sostegno della Bova – mappa elaborata da Monica Galeotti. |
Bibliografia:
- Giuseppe Guidicini, Cose notabili della città di Bologna, ossia storia cronologica dei suoi stabili, sacri, pubblici e privati, Forni Editore, Bologna 1869. PDF.
- Foglio informativo del FAI, Giornate di Autunno 2018.
- Acque nascoste a Bologna, a cura di Bologna Welcome, pieghevole.
- Barbara Baraldi, 1001 cose da vedere a Bologna almeno una volta nella vita, Newton Compton Editori, 2017.
- Tiziano Costa, Il Grande Libro dei Canali di Bologna, Costa Editore, terza edizione, 2011.
- Tiziano Costa, Canali e Aposa, Costa Editore, 2001.





























