Come tanti altri artisti e letterati, anche Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura, è passato da Bologna.
Per iniziare, Saramago indica Bologna come la città dei quattro appellativi, così come la indicano tutti: "dotta", "turrita", "città dei portici", "grassa".
E poi seducente, femminile, soffice.
"Accettiamo pure i luoghi comuni", dice, "che la esprimono più di mille parole ricercate. Ed è anche una città molto vecchia che ha compiuto il miracolo di fissare le proprie antichità, difendendole dalla livella del turista, che uniforma tutto."
Rimane particolarmente colpito dal Compianto sul Cristo Morto, gruppo scultoreo capolavoro di Niccolò dell’Arca, conservato nella Chiesa di Santa Maria della vita:
"Nella chiesa di Santa Maria della Vita, c’è uno dei più drammatici gruppi scultorei di terracotta che abbia mai visto.
È la "Lamentazione sul Cristo morto" di Niccolò dell’Arca, modellato dopo il 1485. Queste donne che si prodigano sul corpo disteso, urlano il loro dolore tutto umano sopra un cadavere che non è Dio: lì nessuno si aspetta che la carne resusciti.
Già nel 1485, Niccolò dell’Arca aveva capito tante cose: nella sua Lamentazione, solo apparentemente espressa per la morte di un dio, si può togliere il Cristo e sostituirlo con altri corpi:
il corpo bianco dilaniato dalla mina, con tutto il basso ventre squarciato (addio, mio figlio impossibile), il corpo nero bruciato dal napalm, con le orecchie tagliate, serbate altrove in qualche boccetta d’alcol (addio Angola, addio Guinea, addio Mozambico, Addio Africa).
Non vale la pena di togliere le donne: non c’è differenza alcuna nel loro pianto."✱



























