Dall’Oasi La Rizza a Malalbergo, fino alla confluenza del Canale Navile nel fiume Reno a Passo Segni. Un percorso tra storia della navigazione, antichi sostegni, edifici storici e paesaggi della pianura bolognese.
DA BENTIVOGLIO A MALALBERGO, FINO ALLA LOCALITÀ PORTONI
Dopo Bentivoglio, il Canale Navile entra nell’Oasi La Rizza, che tutela una porzione dell’estesa palude a nord dell’abitato, alimentata da numerosi canaletti e dallo stesso Navile.
OASI LA RIZZA
Quest’area fu conservata dai marchesi Pizzardi come riserva di caccia e pesca e, in seguito, destinata alla coltivazione del tabacco e soprattutto del riso.
Una volta abbandonate le risaie, alcuni stagni furono utilizzati per l’allevamento del pesce, mentre altri vennero bonificati.
| Cicogna bianca nella zona umida dell’Oasi La Rizza a Bentivoglio. |
Una parte delle vecchie risaie si è tuttavia progressivamente rinaturalizzata. L’oasi, visitabile e gestita dal Comune di Bentivoglio in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati, è oggi un’importante zona umida, ricca di piante e animali tipici di questi ambienti. Ospita anche un centro per la reintroduzione della cicogna bianca nella pianura bolognese.
All’interno dell’Oasi vi sono punti di sosta e postazioni per l’osservazione.
PEGOLA
Il Canale Navile prosegue fino a raggiungere la località di Pegola, così chiamata perché qui si effettuava il calafataggio, cioè l’impermeabilizzazione delle imbarcazioni.
Il toponimo Pegola deriva infatti dal latino pĭcŭla, diminutivo di pix, picis, che significa pece.
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| Mappa del Canale Navile da Palazzo Rosso a Passo Segni, dove confluisce nel Reno, a cura di Monica Galeotti |
Nel 1292 il Senato bolognese fece costruire il tratto di Canale Navile da Pegola a Malalbergo, unendo così la cosiddetta Navigazione Superiore alla Navigazione Inferiore, che iniziava con il Canal Morto.
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| Barconi alla Pégola, incisione Corty, dal "Grande libro dei Canali", ©Tiziano Costa. |
IL PORTO DI MALALBERGO
Le due navigazioni subirono, nel corso dei secoli, complesse modifiche dovute sia alle manutenzioni necessarie per contrastare l’interramento dei canali, sia alle controversie tra Bologna e Ferrara sulla gestione delle acque.
Per semplificare, possiamo distinguere:
Navigazione Superiore: da Bologna a Malalbergo.
Navigazione Inferiore: da Malalbergo a Ferrara. Iniziava con il Canal Morto e proseguiva attraverso le paludi.
Il passaggio dalla Navigazione Superiore a quella Inferiore, dal Navile al Canal Morto, comportava il trasbordo delle merci da un’imbarcazione all’altra. A volte occorreva un’intera giornata.
Per questo motivo, le persone che accompagnavano i carichi si rifocillavano nelle osterie oppure, se arrivavano verso sera, trascorrevano la notte nelle locande.
Le merci, trasferite su barche a fondo piatto nel Canal Morto, venivano poi trasportate a remi dai barcaioli.
Raggiunto il Po di Primaro, si arrivava a Ferrara. Qui si trasbordavano le merci su imbarcazioni più grandi, spesso a vela, per proseguire il viaggio verso Venezia.
Nella mappa ottocentesca ho ricostruito il Porto di Malalbergo prima della realizzazione del Sostegno del 1775.
Il Canal Volta alimentava il mulino con l’acqua proveniente dal Navile.
IL SOSTEGNO DEL 1775
Nel 1775 venne costruito a Malalbergo il Sostegno, che permetteva alle imbarcazioni di proseguire il viaggio senza dover affrontare il precedente periodo di sosta.
Il Canal Morto venne completamente interrato e sul suo tracciato fu posato uno strato di sassi, da cui derivò il nome via Seliciata, poi diventato via Selciato.
Il tratto del Canale delle Parature prese il nome di Canale Navile.
Paradossalmente, queste modifiche provocarono il declino commerciale del paese: eliminando la sosta delle imbarcazioni, vennero a mancare le occasioni di ristoro e pernottamento per i viaggiatori, oltre al lavoro per i calafatai e gli altri artigiani.
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| Il porto di Malalbergo con la ricostruzione del sostegno del 1775, a cura di Monica Galeotti. Mappa ottocentesca della Biblioteca Digitale dell'Archiginnasio. |
IL NAVILE OGGI A MALALBERGO
Dal 1966 il Canale Navile è tombato, cioè racchiuso in una struttura di cemento, nel tratto che va da via Borgo Padova fino al cimitero.
Nel corso degli anni anche il Canal Volta prese il nome di Canale Navile.
Il tratto che, prima della costruzione del Sostegno, era chiamato Canale delle Parature e che in seguito prese anch’esso il nome di Canale Navile venne interrato.
Nei primi anni del Novecento, gli abitanti di Malalbergo chiamavano Canèl vèc il ramo interrato e al Canel quello che alimentava il mulino.
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| Il porto di Malalbergo scomparso con la ricostruzione del tracciato sotterraneo attuale del Navile, a cura di Monica Galeotti. Mappa ottocentesca della Biblioteca Digitale dell'Archiginnasio. |
MALALBERGO
Il primo nome del paese fu Maletum, derivato da malum, albero di melo.
In seguito, la presenza di un albergo malfamato, o forse di diverse locande malfamate, contribuì a far cambiare la denominazione in Mal’Albergo.
L’albergo offriva ristoro e riposo ai naviganti e ai commercianti in viaggio da e verso Bologna.
Nel 1857, in occasione della visita di papa Pio IX, il paese venne ribattezzato Buonalbergo.
Tre anni dopo, tuttavia, il Comune ripristinò l’antico nome: Malalbergo, questa volta senza apostrofo.
Entro a Malalbergo cercando di ripercorrere il tratto del Navile oggi tombato.
Ecco un’immagine della chiesa parrocchiale e dell’oratorio prima del 1945, corrispondenti ai punti 1 e 3 della mappa, con il Navile appena entrato a Malalbergo.
La chiesa venne distrutta nel 1945 dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Quella nuova, costruita sullo stesso luogo, risale al 1953.
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| Fotografia storica di Malalbergo con la chiesa parrocchiale e il Navile prima del 1945. |
Una seconda immagine mostra la stessa veduta, ma è più recente della precedente.
Si nota infatti un progressivo interramento naturale del canale.
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| Antica cartolina di Malalbergo con la chiesa parrocchiale e il Navile in progressivo interramento. |
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| Palazzo Marescalchi a Malalbergo in una fotografia storica del 1932, didascalie Monica Galeotti. |
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| Palazzo Marescalchi sul tracciato del Canal Morto oggi interrato a Malalbergo. ©foto Stefano Garulli, indicazioni dell'autrice. |
Il Palazzo del Genio Civile è seguito dal Palazzo della Gabella Grossa, chiamato anche Palazzo del Dazio o «Casermone».
I due edifici si trovano in via Selciato, sul tracciato dell’antico Canal Morto.
Tra i due palazzi, sullo sfondo, si intravede la Casa di Manovra del Genio Civile.
Tra questi edifici e la Casa di Manovra scorreva il Canale Navile, con il porto e il Sostegno.
| ©Stefano Garulli, indicazioni dell'autrice |
Sulla parete di testa della Gabella Grossa si trova una lapide del 1583, anno della sua edificazione.
Il palazzo sostituì o ampliò la Gabella Grossa del Trecento.
Dopo il declino delle attività commerciali legate al canale, l’edificio fu sede della Gendarmeria napoleonica e della Guardia Nazionale.
Da qui deriva il nome popolare di «Casermone».
La Casa di Manovra del Genio Civile, anch’essa in stato di abbandono.
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| ©Giuseppe Pezzini, indicazioni dell'autrice |
Oggi il Navile riemerge dal tratto tombato in prossimità del cimitero.
Ecco il punto in cui il canale torna allo scoperto, alla destra di via Porrettana.
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| Canale Navile che riemerge dal tratto tombato vicino al cimitero di Malalbergo. |
DA MALALBERGO ALLA LOCALITÀ PORTONI
È bene specificare che la località si chiama Portoni e non «Due Portoni», come spesso viene indicata.
Accedo quindi alla strada di servizio, via Valle, che divide il Canale Navile dal Canale della Botte e viene utilizzata per la manutenzione dei due corsi d’acqua.
Dopo circa tre chilometri da questo punto, il Navile confluisce nel fiume Reno, oltre le chiuse, presso la località Passo Segni.
| Via Valle tra il Canale Navile e il Canale della Botte nell’ultimo tratto verso il Reno. |
La prospettiva del Navile è suggestiva, tanto in estate...
...quanto in autunno.
Incontro una struttura di manovra.
E un ramarro.
La strada prosegue sull'argine destro del Navile.
Sull'argine sinistro si estende un lungo pioppeto.
In prossimità di Portoni, il canale è quasi interamente ricoperto dalla vegetazione.
Ed ecco la prima chiavica, con il vecchio impianto ormai abbandonato.
Si trova ancora in territorio di Malalbergo.
Subito dopo si incontra il nuovo impianto, attivato in relazione al regime idraulico del canale.
Sono bastati pochi metri per sconfinare: questa chiavica si trova infatti nel territorio di Baricella.
Superate le due chiuse, dopo circa 200 metri il Canale Navile confluisce nel fiume Reno a Passo Segni.
CONCLUSIONI
I VIAGGIATORI ILLUSTRI
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| Barche di gitanti inizi del Novecento, dal libro "Canali e Aposa", ©Tiziano Costa. |
Storicamente, a partire dal lontano 1438, dal Porto del Maccagnano (Bova) si imbarcò papa Eugenio IV Condulmer, veneziano, che viaggiò fino a Malalbergo e a Ferrara.
In seguito, anche papa Pio II Piccolomini utilizzò il canale, con destinazione Mantova.
1456 – Su richiesta dei magistrati bolognesi, Caterina de’ Vigri fu inviata a Bologna come badessa per fondare un monastero simile a quello del Corpus Domini di Ferrara.
Il viaggio da Ferrara a Bologna avvenne lungo il Canale Navile. Caterina era accompagnata da dodici suore professe, due converse e una terziaria, cioè sua madre Benvenuta.
Fu accolta al Porto di Corticella dal cardinale Bessarione.
1494 – Laura Bentivoglio partì per sposare un Gonzaga di Mantova.
1502 – Lucrezia Borgia partì per sposare il signore di Ferrara.
1507 – Papa Giulio II raggiunse il Castello di Bentivoglio, dove si fermò una settimana per dedicarsi alla caccia.
1543 – Paolo III Farnese arrivò da Ferrara.
Ma più di tutti fu sicuramente Giovanni II Bentivoglio a servirsi del Navile. Aveva infatti fatto costruire il castello per dedicarsi alla caccia.
Il declino della navigazione sul Canale Navile iniziò a metà Ottocento, con la costruzione della ferrovia.
La navigazione continuò ancora a lungo, ma il canale venne utilizzato sempre più per i collegamenti locali.
Gli ultimi barconi transitarono nel 1948.
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| Barca ormeggiata sotto il ponte di Corticella, da "Il Grande libro dei canali", ©Tiziano Costa. |
Molte persone utilizzavano anche la restara, a piedi o in bicicletta.
Oggi si cerca di recuperare questa possibilità attraverso progetti comunali, che procedono lentamente anche per mancanza di fondi, e grazie all’impegno di gruppi di volontari che dedicano il proprio tempo libero e la propria manodopera alla salvaguardia del patrimonio cittadino.
Trovo oggi il Navile un luogo attraente, anche se non è frequentato quanto meriterebbe, nonostante gli interventi di recupero lo abbiano reso fruibile alla cittadinanza.
Esistono ulteriori progetti per la sua valorizzazione, ma procedono lentamente. Sarebbe auspicabile prevedere anche il recupero dei sostegni e degli edifici annessi, di competenza statale.
Secondo quanto riportato sul sito di Italia Nostra, le conche di navigazione rimaste sul Canale Navile sono un patrimonio regionale importantissimo che testimonia l'antica navigazione interna padana, praticamente cancellata ovunque: Parma, Reggio Emilia, Modena, Cento, Faenza. Rimangono soltanto due conche sul Naviglio di Modena, ad Albareto e a Bomporto.
Il Canale Navile e le sue conche costituiscono quindi un patrimonio storico della città, da preservare, illustrare e raccontare.
«E non pur io qui piango bolognese
anzi n'è questo luogo tanto pieno
che tante lingue non son ora apprese
a dicer "sipa" tra Sàvena e Reno;
e se di ciò vuoi fede o testimonio,
rècati a mente il nostro avaro seno.»
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XVIII)
La definizione di Dante dei bolognesi: coloro che stanno fra Savena e Reno.
La storia del Canale Navile mi ha dato un'ulteriore opportunità per conoscere la storia di Bologna e ha fatto riaffiorare ricordi della mia adolescenza, legati alla zona ortiva lungo il canale alla Beverara.
Ricordi intensi, forti e positivi.
RINGRAZIAMENTI
Ringrazio Dino Chiarini, studioso di storia locale residente a Malalbergo, figura indispensabile per chiarire le numerose modifiche subite nei secoli all’antico porto scomparso di Malalbergo.
Ringrazio l'amico Stefano Garulli per alcune fotografie.
Ringrazio Mauro Tolomelli dell’associazione «Il Nostro Navile», che mi ha inviato un testo del professor Carlo Lambertini, studioso del Navile.
BIBLIOGRAFIA
Carlo Garulli e Valerio Montanari, Castel Maggiore tra storia e memoria, Edizioni Pendragon, 2007.
Tiziano Costa, Il Grande Libro dei Canali, Costa Editore, terza edizione, 2011.
Tiziano Costa, Canali e Aposa, Costa Editore, 2001.





















