Obereggen, Nova Ponente (BZ)
Un’escursione facile attraverso i boschi della Val d’Ega, lungo la strada forestale Temblweg, fino al Lago di Carezza e alla radura dove un tempo si trovava il Lago di Mezzo, con splendide vedute sul Latemar e sul Catinaccio.
COME ARRIVARE AL PUNTO DI PARTENZA DELL'ESCURSIONE
Mi trovo in Val d’Ega e il punto di partenza si trova oltre le case di Obereggen.
Supero la funivia della frazione San Floriano, fino a notare sulla destra una strada sterrata che sale e presenta un’indicazione per Hotel Bewaller.
La imbocco e, prima di raggiungere l’hotel, trovo il piccolo parcheggio dedicato all’escursione, dove lascio l’auto.
![]() |
| Percorso in auto da Oberregen al parcheggio dell’escursione. Elaborazione dell’autrice. |
![]() |
| Parcheggio all'inizio dell'escursione. |
ITINERARIO DELL'ESCURSIONE
Segnavia: n. 9 – 8
Difficoltà: T (turistico)
Tempo: 1 h e 30 m (andata), compreso il giro intorno al lago
Dislivello: 113 m
Lunghezza: 5,9 km
![]() |
| Percorso al lago di Carezza lungo il sentiero forestale Temblweg. Tracciato GPS Relive, elaborazione dell'autrice. |
Dal parcheggio parte una strada forestale pressoché pianeggiante, con lievi saliscendi: è il percorso denominato Temblweg.
Superati i prati sopra l’hotel, entro nella foresta e quasi subito incontro una piccola stalla con magnifici cavalli.
In lontananza riconosco il Corno Bianco di Passo Oclini.
A circa dieci minuti dal Lago di Carezza il bosco finisce. L’ultimo tratto è all’aperto e davanti a me si apre la magnifica vista della catena del Catinaccio.
Gli ultimi metri del sentiero affiancano la strada statale e in poco tempo raggiungo il lago.
Intraprendo il sentiero che lo circonda.
La prospettiva migliore è dal lato stradale, con la foresta e i campanili del Latemar sullo sfondo.
Acqua e siccità
Il Lago di Carezza, alimentato soprattutto da precipitazioni e scioglimento della neve, non ha immissari importanti.
È al massimo della sua bellezza tra giugno e luglio, con le sue acque turchesi, ma negli ultimi anni le condizioni di siccità e la minore disponibilità di neve hanno reso più evidente il problema della riduzione delle acque.
La tempesta Vaia del 2018 ha inoltre danneggiato la foresta del Latemar, cambiando radicalmente il paesaggio. Il recupero dell'antico aspetto richiederà nuove piantumazioni.
Un tempo, quando l’acqua era più abbondante e arrivava fino ai primi alberi del bosco, i campanili si specchiavano nelle acque del lago e l’immagine era ancora più spettacolare.
Un lago sempre più fragile
Il problema non è soltanto quello della scarsità d'acqua.Questo piccolo specchio alpino deve fare i conti anche con una pressione turistica enorme: si stimano picchi che in estate possono raggiungere 4.000 presenze al giorno.
Nel tempo, con la pressione di auto e autobus turistici, è stato costruito un parcheggio esterno e uno sotterraneo, e negozi acchiappaturisti.
La sua fama, amplificata dai social, lo ha trasformato in un fenomeno di overtourism: nel luglio 2026 è stato introdotto per la prima volta un ranger dedicato al lago, incaricato anche di controllare l'uso dei droni. Nei primi mesi ne ha già fermati circa un centinaio. Sempre più influencer e troupe raggiungono il lago appositamente per realizzare foto e video.
IL LAGO DI MEZZO
Decido di tornare al sentiero Temblweg allungando un po’ il percorso attraverso il Lago di Mezzo.
In questo modo posso ammirare da una prospettiva diversa le montagne che incorniciano il lago.
Segnavia: n. 10 – 12
Difficoltà: T (turistico)
Tempo: 53 m
Dislivello: 106 m
Lunghezza: 2,2 km
![]() |
| Percorso ad anello tra il lago di Carezza e il Lago di Mezzo. Tracciato GPS Relive, elaborazione dell'autrice. |
In realtà, quello che un tempo era il Lago di Mezzo oggi non è più un lago: l’acqua è scomparsa e rimane soltanto una radura.
La radura si trova a 1.593 metri di quota.
Osservo l'area: un tempo qui si trovava il lago.
Proseguo poi lungo il percorso, con scorci del paesaggio, specie sul finire, con i campanili del Latemar alle mie spalle, e il Lago di Carezza dall'alto insieme al Catinaccio.
![]() |
| I campanili del Latemar. |
![]() |
| Vista dall'alto sul lago di Carezza e sulle montagne del Catinaccio. |
Raggiungo il sentiero Temblweg e proseguo sulla via del ritorno lungo lo stesso percorso dell’andata.
![]() |
| Sentiero Temblweg di ritorno con Corno Nero e Corno Bianco sullo sfondo. |
IL COMPAGNO DI VIAGGIO
Un ricordo che rimane
Ricordo il Lago di Carezza negli anni ’70, quando trascorrevo le vacanze con la mia famiglia a Pozza di Fassa. Mia madre, appassionata cercatrice di funghi, ci faceva alzare all’alba per andare nella foresta intorno al lago. Non c’era il grande parcheggio di oggi, non c’erano negozi e anche nelle ore centrali della giornata si incontrava poca gente. Era, semplicemente, un paradiso.
Sono voluta tornare dopo tanti anni, pur sapendo quanta gente si riversa ogni giorno sul lago. Ho scelto di arrivarci a piedi, attraverso la foresta, e non certo in auto, pagando per un parcheggio sotterraneo.
Il mio consiglio è di iniziare l’escursione al massimo alle 8, così da raggiungere il lago intorno alle 9. Lungo il sentiero ho incontrato pochissime persone e anche intorno al lago, a quell’ora, la situazione era ancora sopportabile.
Ma al ritorno dal giro del Lago di Mezzo, verso le 10, lo scenario era completamente cambiato: il Lago di Carezza era ormai invaso da turisti da selfie e influencer intenti a fotografare e filmare. Sono scappata immediatamente, imboccando il sentiero di ritorno Temblweg.
Il luogo è ancora magnifico, ma ritrovarlo così diverso da come lo ricordavo mi ha fatto riflettere su quanto sia cambiato il modo di vivere questi luoghi. Mi infastidisce vedere come si sia trasformato in un’attrazione da turismo di massa, con famiglie e visitatori di ogni età che si aggirano ovunque con abbigliamenti e calzature tutt'altro che da montagna e influencer intenti a scattare fotografie; insomma, molti di loro arrivano fin qui attratti dalla fama del luogo, senza avere alcun rapporto con la montagna.
Come racconto anche nella pagina "Chi sono" del mio sito, amo soprattutto i percorsi meno battuti, lontani dalla folla e dal turismo di massa, tranne nei casi in cui si tratti di luoghi di straordinaria bellezza.
Anch'io faccio parte, inevitabilmente, di questo meccanismo di visibilità. La differenza sta nella consapevolezza con cui scelgo di raccontare un luogo, cercando di far conoscere un territorio attraverso la conoscenza, non attraverso il semplice desiderio di andarci.
Il lago di Carezza continuerà a essere magnifico.
Sono tornata, ma preferisco ricordarlo per quello che era.
NOTE:
- L'itinerario descritto è stato effettuato il 1 agosto 2026, consultando preventivamente le previsioni meteo.
- Tutte le foto sono di Monica Galeotti.
- Per le indicazioni del sentiero ho utilizzato la Carta topografica Tabacco – Sciliar-Catinaccio-Latemar 029 – 1:25.000
- Per i livelli di classificazione delle difficoltà nell'escursionismo vedi > Dolomiti presentazione
- Le 10 regole base per affrontare un’escursione in montagna > Prudenza in montagna













































































































