mercoledì 29 aprile 2026

BERND & HILLA BECHER al MAST di Bologna: "History of a Method"

MOSTRA

23 aprile - 27 settembre 2026
Fondazione MAST
via Speranza, 42 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00
(escluso il lunedì)
ingresso gratuito

Ingresso Fondazione MAST Bologna con titolo mostra fotografica 2026


In mostra la retrospettiva dei fotografi tedeschi della scuola di Düsseldorf, che ripercorre tutte le fasi della loro ricerca, dagli esordi agli ultimi lavori.

Hanno adottato una modalità precisa di usare la fotografia per raccontare fabbriche e strutture, immagini semplici che diventano vere opere d’arte.


Vista esterna edificio MAST Bologna con titolo mostra 2026 in grandi lettere


Chi sono i Becher

Chi conosce la storia della fotografia contemporanea e la scuola di Düsseldorf, pensa subito a loro: i Becher.

I Becher sono due fotografi: Bernd Becher (1931 – 2007) e Hilla Wobeser (1934 – 2015).
Erano marito e moglie e hanno sempre lavorato insieme. Il loro lavoro è molto importante nella fotografia industriale e nella fotografia documentaria.

Dal 1959 hanno fotografato per molti anni edifici industriali come fabbriche, torri dell’acqua, silos e altre costruzioni simili, spesso vecchie o destinate alla demolizione. Hanno lavorato in molti paesi, tra cui Germania, Benelux, Regno Unito, Francia, Italia, Stati Uniti e Canada.


Bernd e Hilla Becher in primo piano davanti alla miniera di carbone di Hannover in Germania, 1971-1974
Autoritratto di Bernd e Hilla Becher davanti alla miniera di carbone
di Hannover in Germania, 1971-1974.


History of a Method – storia di un metodo

Il contesto storico e culturale

Intorno al 1960, la fotografia industriale inizia a perdere importanza. Proprio in quegli anni, i Becher iniziano a fotografare fabbriche e grandi costruzioni industriali. Lo fanno in modo molto ordinato, creando serie di immagini messe in fila, chiamate tipologie fotografiche. Fotografano torri, gasometri, altiforni e silos, sempre nello stesso modo. Questo stile li rende famosi in tutto il mondo.

Nello stesso periodo, molte fabbriche europee cambiano o chiudono. La produzione si sposta in altri paesi e tante aziende vengono divise o vendute. Con l’arrivo dell’automazione e della globalizzazione, molte industrie perdono forza. Anche la fotografia nelle fabbriche sparisce: gli uffici fotografici vengono chiusi e molti archivi con immagini importanti vengono buttati via. Così si perde una grande parte della storia industriale.

Per questo il lavoro dei Becher è così importante. Dal 1959 ai primi anni 2000 viaggiano in Europa e in Nord America per fotografare queste strutture prima che scompaiano. Usano sempre lo stesso metodo oggettivo, semplice e preciso. Il loro lavoro si ispira alla Nuova Oggettività e si avvicina al minimalismo e all’arte concettuale. Le loro fotografie non sono solo documenti, ma anche opere d’arte che hanno influenzato molti altri fotografi.


Percorso espositivo

La mostra History of a Method è divisa in dieci sezioni, ognuna dedicata ad approfondire i temi e i metodi fondamentali del loro lavoro.
Le prime sei sezioni sono collocate al primo piano della MAST. Gallery 1, mentre le sezioni dalla sette alla dieci si trovano al piano terra, nella MAST. Gallery 0, situata nell’edificio adiacente.


MAST. Gallery 1

1 – Paesaggi industriali

In questa sezione sono presentate fotografie di edifici funzionali e costruzioni industriali, come altiforni, forni da calce, miniere e cave di ghiaia, realizzate tra il 1962 e il 1999 in diversi Paesi. 


Panoramica sezione paesaggi industriali mostra fotografica MAST 2026

Fin dagli inizi della loro attività fotografica, i Becker rivolgono l’attenzione ai paesaggi industriali e alle costruzioni funzionali. Durante i loro viaggi, spesso con un furgone Volkswagen, raggiungono i luoghi individuati su mappe o altre fonti, osservandoli prima da lontano e poi da vicino.

Sul posto percorrono a piedi l’area intorno agli impianti, cambiando punto di vista per capire meglio l’insieme. Individuano così la posizione migliore per la macchina fotografica e studiano con attenzione l’inquadratura.

Il loro obiettivo è ottenere fotografie ordinate, precise e fedeli alla realtà, un lavoro difficile perchè il soggetto è articolato; cioè non si tratta semplicemente di ritrarre un oggetto, ma strutture molto grandi, complesse e disordinate.


Duisburg Bruckhausen Ruhr 1999 fotografia archeologia industriale
Duisburg-Bruckhausen, Ruhr, Germania, 1999



2 – Impianti industriali: la miniera di carbone Ewald Fortsetzung

Nel lavoro dei Becher ci sono circa duecento documentazioni fotografiche di impianti industriali, ognuna composta da cinquecento o seicento negativi. Con il tempo hanno fatto una selezione, scegliendo solo le immagini più importanti.

I Becher volevano fotografare sempre l’intero impianto, non solo una parte.

Questo perché, durante le crisi del carbone e dell’acciaio, molti impianti venivano smantellati. Perciò volevano documentare tutto subito, prima che sparisse.

Un focus è dedicato alla miniera Ewald Fortsetzung, dove l’immagine principale è una vista panoramica.

Accanto a questa, ci sono foto dei singoli elementi della miniera, scattate da diverse angolazioni e organizzate in sequenze denominate "a svolgimento".
Un esempio è la serie dedicata all'area di estrazione del Pozzo 2, per la quale è stata scelta una composizione espositiva a stella, disposta sulla parete della mostra e articolata su tre file.


Torre di estrazione Pozzo 2 attiva tra il 1982 e 1985 in area industriale
Torre di estrazione Pozzo 2 attiva tra il 1982 e 1985.


Anche gli altri elementi della miniera sono fotografati per restituire immagini nitide ed esteticamente efficaci, organizzate in sequenze visivamente coerenti.


Torre di raffreddamento del 1985 in impianto industriale dismesso
Torre di raffreddamento, 1985.


Anche se le foto sono state scattate tra il 1982 e il 1985, i Becher hanno mantenuto la stessa luce e atmosfera, così da ottenere immagini uniformi.

Il loro è stato un lavoro lungo, fatto di scelte, modifiche e organizzazione delle immagini.


3 – Un oggetto, diversi punti di vista (Svolgimenti)

Nella sezione 3 prosegue l'esposizione compositiva degli "svolgimenti", per guardare lo stesso oggetto da punti di vista differenti.

Questo modo di organizzare le foto aiuta chi guarda a capire meglio tutta la struttura dell’oggetto, perché lo può osservare in modo completo.

Nell'immagine seguente:
Torri di estrazione (tre vedute ciascuna), 1962-1975.

1. Fosses-Bruay, n. 3, nord e passo di Calais, Francia, 1971
2. Miniera di carbone Carlos Magnus, Palenberg, Aquisgrana, Germania, 1962
3. Miniera di carbone Graf Schwerin, Castrop-Rauxel, Germania, 1975


Serie di torri di estrazione mineraria in Francia e Germania tra 1962 e 1975


4 – Tipologie

Le tipologie sono gruppi di fotografie messi insieme in una griglia. Ogni gruppo contiene da nove fino a ventiquattro immagini.


Serie di torri di raffreddamento nell’archeologia industriale europea documentata dai Becher
Torri di raffreddamento, 1965-1993. 


Strutture di estrazione mineraria fotografate con rigore tipologico da Bernd e Hilla Becher
Torri di estrazione, 1966-1979. 


Servono per confrontare e ordinare le forme e le strutture degli edifici industriali, così da capire le differenze e le somiglianze tra loro. È quindi un lavoro di classificazione e di analisi.

In mostra si vedono tipologie realizzate dagli anni Sessanta fino ai primi anni Duemila.


Collezione di torri idriche europee ritratte in stile documentario sistematico dai Becher
Torri idriche, 1974-1983.



Gasometri industriali immortalati in sequenze fotografiche rigorose nella mostra al MAST
Gasometri, 1965-1992.


Il curatore Urs Stahel dialoga con ospiti durante la presentazione stampa al MAST
Il curatore Urs Stahel dialoga con alcuni ospiti durante la presentazione stampa al MAST.


5 – Case

A partire dal 1968, i Becher iniziano a fotografare anche le case delle persone che lavorano nelle fabbriche, come operai e impiegati.

In particolare, si interessano ai grandi palazzi popolari, case costruite per molte famiglie, che si trovano nella zona della Ruhr e della Renania, vicino alle miniere di carbone e alle acciaierie.

Questi edifici hanno di solito tre o quattro piani. Sono stati progettati dopo la Seconda guerra mondiale, perché molte abitazioni erano state distrutte dai bombardamenti nelle zone industriali.


Confronto tra due abitazioni a Duisburg e Ratingen nella ricerca tipologica dei Becher
Duisburg, Germania, 1979. Ratingen, Germania, 1976.


6 – Un oggetto in varie forme di rappresentazione: le case a graticcio

Questa parte mostra come i Becher possano rappresentare lo stesso oggetto in modi diversi, con grande precisione.

La stessa casa a graticcio di Birlenbach viene mostrata in tre modi:

  • una singola fotografia frontale, cioè vista da davanti


Casa a graticcio a Birlenbach ripresa frontalmente nella ricerca tipologica dei Becher
Abendröthe 3, Birlenbach, Germania, 1972. 


  • una serie di otto fotografie, che fanno capire meglio la forma e lo spazio della stessa casa, quasi come se fosse tridimensionale

Sequenza di immagini mostra la casa a graticcio da più angolazioni con effetto spaziale
Abendröthe 3, Birlenbach, Germania, 1972. 



  • una tipologia di quindici immagini, dove la casa viene messa insieme ad altre per poterla confrontare


Casa a graticcio di Birlenbach confrontata con altre strutture nella tipologia fotografica dei Becher
Case a graticcio in varie località della regione industriale di Siegen, Germania, 1959-1973. 

In questo modo si capisce come uno stesso oggetto può essere osservato da diversi punti di vista, per conoscerlo meglio.


MAST. Foyer

Il dialogo con la Scuola di Düsseldorf

Nel foyer della Fondazione MAST c’è una sezione collegata a History of a Method. Qui sono esposte opere dei fotografi della Scuola di Düsseldorfcioè gli studenti dei Becher.


Panoramica del foyer con opere degli artisti della scuola di Düsseldorf all’interno della mostra

La Collezione MAST, oltre a possedere un corpus piuttosto consistente di opere dei Becher, conserva anche lavori fondamentali di alcuni allievi, diventati a loro volta protagonisti indiscussi della scena artistica internazionale: Andreas Gursky, Thomas Struth, Thomas Ruff e Tata Ronkholz.

L'esposizione aiuta a capire come il metodo dei Becher sia ancora vivo oggi, grazie al lavoro delle nuove generazioni di artisti che continuano a sviluppare e reinterpretare il loro modo di fotografare.


Saline viste dall’alto nella fotografia contemporanea di Gursky con geometrie e grande scala
Andreas Gursky, Salinas, 2021


Trittico di ambienti tecnologici analizzati con approccio tipologico da Thomas Struth
Thomas Struth – Full Scale Mock-Up 1, 2, 3 – 2017



Dal foyer scendo la scala che mi porta dal primo piano alla gallery al piano terra.


Scala di collegamento tra i piani che guida il passaggio dalla sala sette alla successiva sezione della mostra


MAST. Gallery 0

7 – Sculture anonime

In questa parte ci sono più di quaranta fotografie e alcuni testi scritti nel 1970.


Panoramica della sala sette dedicata alle sculture anonime nella fotografia industriale dei Becher


Tutte queste immagini fanno parte di un libro chiamato Anonyme Skulpturen. Eine Typologie technischer Bauten (Sculture anonime. Una tipologia di edifici tecnici), fondamentale nella storia della fotografia documentaria industriale.


Copertina del libro Anonyme Skulpturen dedicato alla tipologia degli edifici tecnici industriali


Il progetto nasce da una mostra fatta nel 1969 alla Kunsthalle Düsseldorf. Questa mostra è stata molto importante perché ha fatto conoscere il lavoro dei Becher nel mondo dell’arte, soprattutto nell’arte minimalista e concettuale, cioè l’arte semplice che serve a far pensare.


Gasometro del 1900 a Düsseldorf-Bilk documentato nella tipologia industriale di Bernd e Hilla Becher
Gasometro del 1900 circa, a Düsseldorf-Bilk, Germania, 1963.



8 – Pubblicazioni e materiali stampati

I Becher hanno realizzato anche molti libri e altri materiali stampati. In questi libri raccolgono le loro fotografie e il loro lavoro.

Dal 1977 collaborano con la casa editrice Schirmer/Mosel. Insieme hanno pubblicato venti libri, che sono considerati molto importanti sia dal punto di vista dell’arte sia della grafica.


Collezione completa dei libri dei Becher pubblicati con Schirmer/Mosel dedicati alla fotografia tipologica
Collezione completa dei libri dei Becher pubblicati con Schirmer/Mosel.


I Becher erano anche esperti di grafica, quindi si occupavano non solo delle foto, ma anche di come presentare le immagini. Inoltre hanno progettato inviti, manifesti e locandine per mostre ed eventi.


Poster delle mostre europee dei Becher con progettazione grafica legata alla fotografia industriale
Poster delle mostre con progettazione grafica a cura dei Becher.



9 – Bernd Becher: prime opere

Questa parte racconta le prime opere di Bernd Becher, quando era ancora giovane. All’inizio si forma come pittore decorativo, poi è diventato anche grafico.


Quaderno di apprendistato di Bernd Becher con appunti, esercizi tecnici e registro attività tra 1949 e 1950
Quaderno di apprendistato di Bernd Becher con appunti,
esercizi tecnici e registro attività tra 1949 e 1950.


I suoi disegni e le prime fotografie mostrano come, piano piano, si è avvicinato sempre più alla fotografia, che diventerà il suo lavoro principale.

Questo cambiamento è avvenuto anche grazie a viaggi fatti in Italia e in Spagna e all’incontro con Hilla Wobeser, che diventerà sua moglie e sua collaboratrice.

Bernd era un bravo disegnatore e pittore.

In questo acquarello raffigura Mudersbach, un piccolo paese vicino alla sua città natale, immerso tra le colline. Il luogo è pieno di case a graticcio, con al centro il municipio e la chiesa. Era un posto familiare per lui, perché vi avevano vissuto alcuni parenti.

Il disegno anticipa già il lavoro futuro: le fotografie di edifici e paesaggi, viste con uno sguardo attento e ordinato.


Acquerello anni cinquanta di Mudersbach, villaggio tra colline con case a graticcio, municipio e chiesa centrale



10 – Hilla Becher: prime opere

Questa parte racconta la formazione di Hilla Becher da giovane. Studia fotografia a Potsdam e poi continua i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove crea un primo laboratorio di fotografia.

Negli anni Sessanta prova diversi modi di fotografare e cerca di capire meglio le forme e le strutture delle cose che fotografa, soprattutto quelle dei materiali naturali.


Studi di piante e fotogrammi di Hilla Becher dagli anni Sessanta con composizioni scientifiche e naturali
Studi di piante, fotogrammi, di Hilla Becher, anni Sessanta.


Il film che racconta i Becher

A chiudere il percorso della mostra è il documentario The Photographers Bernd and Hilla Becher, di Marianne Kapfer (2011), che ripercorre i loro lavori più importanti: dalle case a graticcio fotografate agli inizi, fino alle fabbriche e miniere in Europa. Molti di questi luoghi oggi non esistono più.

Nel film, i due artisti parlano direttamente del loro lavoro, portato avanti per oltre quarant’anni. Il loro esempio ha dato vita alla famosa scuola di fotografia di Düsseldorf, che ha cambiato la fotografia contemporanea.


Bernd e Hilla Becher nel documentario che conclude il percorso espositivo
Bernd e Hilla Becher nel documentario finale.

Una mostra di riferimento per la fotografia

Questa mostra permette di vedere quanto è ricco e organizzato il lavoro dei Becher. Sono esposte più di 350 fotografie originali insieme a materiali come libri, disegni e poster. Le opere arrivano dall’archivio di Colonia e dallo studio di Düsseldorf, con il supporto di Max Becher, figlio della coppia.

La mostra è stata creata dagli studi di Colonia e Düsseldorf e presentata con un nuovo allestimento. È un’occasione importante per capire il valore dei Becher nella storia della fotografia contemporanea.


Autoritratto di Monica Galeotti mentre fotografa la collezione negli spazi della Fondazione MAST


> LA PAGINA DEL MAST

LA PAGINA DI BOLOGNA


Ti è piaciuto questo post? Condividilo sui social e iscriviti alla mia newsletter: è il modo migliore per supportare il mio lavoro.




NOTE

La mostra è a cura di: Gabriele Conrath-School, Max Becher e Urs Stahel.

La visita descritta è stata effettuata in autonomia il 22 aprile 2026, in occasione della rassegna stampa.

Un ricco calendario di eventi accompagnerà l'esposizione, consultabile nel  Mast.Cineclub

Le opere qui pubblicate, pur non essendo complete, seguono fedelmente il percorso dell’esposizione. Le condivido non solo come invito a visitare la mostra, che è un’esperienza oltretutto gratuita, ma soprattutto come lettura per tutti coloro che esplorano il mondo anche da casa.

Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale si consiglia l'uso del PC.


FONTI

  • Rassegna stampa con i curatori della mostra Gabriele Conrath-School e Urs Stahel.
  • Pannelli informativi mostra Bernd Becher & Hilla Becher
  • Guida alla mostra a cura della Fondazione MAST
  • Comunicato stampa della mostra, a cura della Fondazione MAST


Gabrielle Conrath-Scholl durante la rassegna stampa mentre presenta i contenuti della mostraUrs Stahel interviene alla presentazione stampa della mostra illustrando il progetto espositivo


sabato 18 aprile 2026

TENESAR: il villaggio sull'oceano, a Lanzarote

C’è un luogo sull'isola dove il turismo non è mai arrivato.
Un piccolo villaggio nascosto tra
rocce vulcaniche e oceano, lontano dalle rotte più battute, dove il silenzio è assoluto e il paesaggio appare quasi surreale.

Oggi arrivo a Tenesar, un angolo remoto che pochi conoscono.


Ingresso del villaggio Tenesar con scritta e pesce in ferro battuto

Come arrivare a Tenesar

Il piccolo e solitario villaggio di pescatori si trova sulla costa nord-occidentale di Lanzarote.


Mappa Google Earth con posizione del villaggio Tenesar a Lanzarote
Mappa Google Earth – didascalie Monica Galeotti


La strada attraversa un paesaggio deserto, privo di abitazioni: intorno a me solo lava solidificata.


Strada nel paesaggio vulcanico di Lanzarote tra lava e deserto, Tenesar

Eppure un’indicazione c’è, e ho finalmente la conferma che questo villaggio esiste davvero.


Cartello stradale che indica il villaggio di Tenesar nel nord di Lanzarote


Un villaggio isolato tra oceano e silenzio

Tenesar non è altro che una manciata di abitazioni che durante la maggior parte dell’anno non sono abitate. Nessuno vive qui in modo permanente.


Arrivo a Tenesar con strada e prime case bianche nel paesaggio vulcanico


La gente ha preferito spostarsi in zone più adatte a una vita "normale". Così, i pochi proprietari hanno deciso di ristrutturare le proprie case, tornando al villaggio solo d’estate o nei fine settimana, per rilassarsi e dedicarsi alla pesca.


Case bianche del villaggio Tenesar immerse nel paesaggio di Lanzarote
Le case bianche di Tenesar


Cosa trovo a Tenesar

Cosa trovo qui? La bellezza assoluta del contrasto tra il nero delle rocce vulcaniche e il blu profondo dell’oceano.


Contrasto tra rocce vulcaniche nere e oceano blu profondo a Tenesar, Lanzarote

Da qualche parte ho letto che sulle rocce si possono individuare i bellissimi granchi rossi: qui non li ho visti (li ho incontrati invece a Punta Mujeres).


Onde oceaniche che si infrangono sulle rocce scure della costa


Cammino sia a destra che a sinistra del villaggio, lungo due passeggiate panoramiche dove non c’è traccia di turisti.


Largo sentiero tra rocce vulcaniche vicino al villaggio di Tenesar

Tenesar a piedi

Verso destra: scogliere e forza dell’oceano

Verso destra si aprono scogliere di lava.
Ricordano quelle di Los Hervideros in scala minore, ma qui non esistono sentieri: servono scarpe comode e molta attenzione.


mponente scogliera di lava modellata dal vento e dall'oceano


Non bisogna avvicinarsi troppo se c’è alta marea, perché le onde si infrangono con violenza sulle rocce.

Il panorama è spettacolare: sullo sfondo appare il villaggio di Tenesar, come in una cartolina.


Onde sulle rocce con vista del villaggio Tenesar sullo sfondo


Verso sinistra: casette bianche e piscine naturali

Torno al villaggio e mi dirigo verso sinistra. Qui le casette cubiche bianche, con le porte azzurre, sono isolate lungo la scogliera.


Passeggiata sulla scogliera di Tenesar tra case bianche isolate e oceano



Case cubiche bianche con porte azzurre a Tenesar affacciate sull’oceano


Trovo anche alcune piscine naturali battute dalle onde.


Piscine naturali lungo la costa di Tenesar tra onde forti e paesaggi vulcanici


Uno sguardo finale

Torno sui miei passi e cammino accompagnata da una splendida immagine: Tenesar con alle spalle lo strapiombo della costa rocciosa, la montagna alta che protegge, e il mare che si infrange con forza sulle sue rocce.

Un luogo remoto e selvaggio, lontano da tutto, incontaminato.


Vista su Tenesar tra montagna rocciosa e mare in tempesta

Ti è piaciuto questo post? Condividilo sui social e iscriviti alla mia newsletter: è il modo migliore per supportare il mio lavoro.



Monica Galeotti a Tenesar, Lanzarote



LANZAROTE pagina di presentazione con itinerari


NOTE:                                  

. L'itinerario descritto è stato effettuato il 9 marzo 2026.

. Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

. Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale consiglio il PC.