domenica 31 maggio 2026

Escursione al Monte Baco (427 m): sentieri nel Parco di Monte Sole

Cimitero di San Silvestro
via San Silvestro, 30 – Marzabotto


Itinerario breve ma suggestivo tra le colline meno conosciute del Parco Storico di Monte Sole, con scorci sul Contrafforte Pliocenico e, in inverno, un panorama dalla cima sul punto d’incontro tra il torrente Setta e il fiume Reno.


Guscio di lumaca bianco su roccia nel sottobosco del Parco di Monte Sole


COME ARRIVARE AL PUNTO DI PARTENZA PER L'ESCURSIONE AL MONTE BACO

Per raggiungere il punto di partenza dell’escursione, imbocco da Casalecchio di Reno la SS64 Porrettana. Continuo fino a Lama di Reno, dove seguo le indicazioni per Panico.

Dopo aver raggiunto la Chiesa di Panico proseguo lungo Via San Silvestro, una stretta strada collinare che sale sulle colline del Parco di Monte Sole.

Arrivo infine al piccolo parcheggio situato lungo il muro del Cimitero di San Silvestro.


Mappa del tragitto in auto da Bologna a Monte Baco con punto partenza escursione
Tragitto in auto e punto di partenza escursione
 (tracciato GPS Relive, didascalie Monica Galeotti)


Inizio il mio racconto descrivendo alcuni punti del percorso in auto che meritano una sosta.

Dopo essere uscita a Lama di Reno, mi dirigo verso il piccolo borgo di Panico, ma prima di arrivarci, dall’alto, intravedo il suggestivo Ponte di Panico, uno storico ponte a tre arcate immerso in un paesaggio molto affascinante.


Storico Ponte di Panico a tre arcate lungo l'escursione al Monte Baco


Si trova ai piedi dello sperone roccioso dove un tempo sorgeva il Castello dei Conti di Panico, distrutto nel 1325 dalle macchine da guerra dei bolognesi.
L’attuale struttura è una ricostruzione del 1946 che riproduce l'antico ponte medievale del 1300 circa, gravemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale.


Ponte di Panico ai piedi dello sperone roccioso dell'antico castello medievale


Proseguo e raggiungo il borgo di Panico, con la splendida Pieve di San Lorenzo, un edificio prezioso che riesco a fotografare solo dall’esterno.

Qui però di panico non c'è traccia: il borgo è immerso nella quiete.
Il suo nome deriva dall’antico panìco, un antico cereale simile al miglio che veniva coltivato in queste terre e che, secondo alcune ipotesi, avrebbe dato origine anche al nome di Borgo Panigale (quartiere di Bologna), attraverso il latino panicalis, cioè luogo coltivato a panìco.


Pieve di San Lorenzo di Panico, tappa storica nei sentieri di Monte Sole


Riprendo il percorso in auto imboccando via San Silvestro, una stretta strada che si snoda tra le colline.


Via San Silvestro tra le colline dell'Appennino durante il trekking al Monte Baco


Mi fermo al cimitero di San Silvestro, dove parcheggio.
È proprio da qui che inizia la mia escursione.


Parcheggio del cimitero di San Silvestro, punto di partenza dell'itinerario
Parcheggio del cimitero di San Silvestro, punto di partenza dell'itinerario.


Di fianco al cimitero trovo la chiesa di San Silvestro di Stanzano, di origine medievale, anche se l’aspetto attuale è frutto di importanti ristrutturazioni di fine Settecento.


Chiesa di San Silvestro di Stanzano lungo i percorsi del Parco di Monte Sole



Vista panoramica della chiesa di San Silvestro tra le colline bolognesi


ITINERARIO DELL'ESCURSIONE AL MONTE BACO

Segnavia n. 100
Difficoltà: nessuna
Tempo: 1 h (A/R)
Dislivello: 142 m
Lunghezza: 3,5 km (A/R)


Mappa GPS Relive del sentiero per escursione Monte Baco con note di percorso
Tracciato GPS Relive, didascalie Monica Galeotti.


Impiego un po’ di tempo per individuare il sentiero giusto perché le indicazioni per il Monte Baco non sono chiare: il sentiero 100 è segnalato in due direzioni diverse.
Scelgo quello che mi sembra più probabile e mi incammino.
All’inizio il sentiero è asfaltato e in leggera salita.


Punto partenza sentiero Monte Baco con strada asfaltata e inizio percorso
Punto partenza sentiero Monte Baco con strada asfaltata.


Dopo pochi minuti si apre il primo panorama su Lama di Reno, quindi capisco di essere sulla strada giusta, quella della Via della Lana e della Seta.


Panorama su Lama di Reno durante l’escursione al Monte Baco in Emilia-Romagna


Vista su Monte Giovine, Lama di Reno e salita verso il Monte Baco.


Vista su Monte Giovine e Lama di Reno con salita verso il Monte Baco


Breve deviazione al Monte Giovine

Se si vuole effettuare una breve deviazione verso il Monte Giovine, lo si può raggiungere tramite un sentiero che si stacca sulla sinistra e risale la dorsale orientale.


Mappa GPS Relive del sentiero per escursione Monte Baco e Monte Giovine, parco di monte sole
Tracciato GPS Relive, didascalie Monica Galeotti.


Io l'ho fatto, ma la cima, dove è presente un’antenna ripetitore, che un tempo offriva un panorama aperto, oggi risulta completamente circondata dalla vegetazione cresciuta nel tempo.
Si tratta quindi soprattutto di una breve "sgambata" senza interesse panoramico.


Antenna ripetitore sulla cima del Monte Giovine nel Parco di Monte Sole
Antenna ripetitore sulla cima del Monte Giovine.


Per il Monte Baco raggiungo quindi quello che sembra il termine della strada, contro un’abitazione privata.

Sulla destra, però, c'è il sentiero segnato dalla classica vernice bianco-rossa, quindi seguo le indicazioni del percorso naturalistico.


Fine strada vicino abitazione con deviazione su sentiero bianco rosso Monte Baco
Fine strada vicino abitazione,
con deviazione su sentiero per Monte Baco.



ngresso al sentiero naturalistico segnato per l’escursione al Monte Baco


Costeggiando la casa si apre un ampio prato e, in lontananza, riconosco il profilo del Contrafforte Pliocenico, con ben visibile la parete di Monte Mario.


Panorama contrafforte pliocenico con parete Monte Mario durante escursione


Proseguo la salita con le ginestre in fiore, fino a raggiungere una leggera boscaglia.


Salita tra ginestre in fiore verso boscaglia lungo escursione Monte Baco


Trovo la deviazione per Monte Baco, sulla sinistra, mentre a proseguire diritto si scende verso il Piccolo Paradiso.


Indicazione direzione per il sentiero escursionistico Monte Baco nel bosco



Cartello sentiero Monte Baco con tempo di percorrenza 15 minuti escursione


La cima del Monte Baco e il punto panoramico

Sono quasi arrivata: pochi passi ancora e raggiungo la cima a 430 metri, dove si trova una Madonnina e una panchina.


Cima Monte Baco con madonnina di Lourdes e panchina
Cima Monte Baco con Madonnina di Lourdes e panchina.



 La Madonnina di Lourdes è stata collocata nel 2008 da un gruppo di volontari di Sasso Marconi.


Primo piano madonnina di Lourdes a Monte Baco installata da volontari locali


Questa escursione è nota soprattutto per il punto panoramico sul fiume Reno e sul torrente Setta, che si incontrano (vedi mappa escursione).

In realtà, nella stagione primaverile ed estiva, il fogliame impedisce completamente la vista: il panorama è di fatto solo invernale, come confermato anche dal cartiglio del parco, scritto con ironica sincerità da chi, come me, è rimasto un po’ deluso.


Cartello punto panoramico Parco Storico Monte Sole con vista stagionale


Flora lungo il sentiero: il geranio sanguigno

Ritorno sui miei passi e mi soffermo a osservare alcuni bellissimi fiori spontanei.

Come il geranio sanguigno (Geranium sanguineum), che deve il suo nome al colore dei suoi petali che in autunno diventano molto rossi.
Ha un solo fiore per ogni piccolo stelo, che è lungo circa 6–7 cm.
Questa pianta cresce ai bordi dei boschi, preferendo suoli calcarei o silicei.
Si può trovare fino a circa 1200 metri di altezza, sia in collina che in montagna.
Contiene sostanze chiamate tannini. In passato veniva usata per aiutare a guarire piccole ferite, per ridurre i liquidi e per dare forza al corpo.


Geranio sanguigno spontaneo lungo il sentiero dell’escursione Monte Baco


Nonostante la delusione per il panorama mancato, camminare immersa nella natura resta sempre un’esperienza rigenerante.

Per aiutare altri escursionisti che potrebbero trovarsi nella mia stessa incertezza, al ritorno, verificato il percorso corretto, scrivo sulla prima segnaletica del CAI l'indicazione "Monte Baco", proprio come quel gentile escursionista che in vetta ha segnalato che il panorama è visibile solo in inverno.


Segnaletica CAI Bologna sentiero 100 Monte Baco con annotazione escursionista



> PARCHI E GIARDINI BOLOGNESI (con Monte Sole)

> ITINERARI MONTAGNE

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NOTE:

  • L'itinerario descritto è stato effettuato il 2 maggio 2026, consultando preventivamente le previsioni meteo.
  • Tutte le foto sono di Monica Galeotti.
  • Per le indicazioni del sentiero ho utilizzato la mappa del Parco Regionale Monte Sole, a cura del centro Villa Ghigi, 1992.
  • Sconsiglio di percorrere l'itinerario nei mesi più caldi per le condizioni climatiche eccessivamente afose (le colline non sono in alta quota).



FONTI:

  • Mappa del Parco Regionale Monte Sole, a cura del centro Villa Ghigi, 1992, usata anche per le informazioni sui luoghi di interesse.
  • geraniosanguigno/wikipedia


Tracciato escursione Monte Baco su mappa OpenStreetMap nel Parco di Monte Sole
Mappa OpenStreet con tracciato GPS Relive per Monte Baco.


giovedì 21 maggio 2026

PALAZZO DAVIA BARGELLINI

Strada Maggiore, 44 – Bologna


Oggi racconto il fascino di una dimora seicentesca, con la sua architettura barocca bolognese, i celebri telamoni in macigno sulla facciata e gli ambienti interni.
Alcune sale del piano terra ospitano il Museo Civico d’Arte Industriale Davia Bargellini.


Statue dei telamoni al portale d’ingresso di Palazzo Davia Bargellini Bologna

Dove si trova

Il palazzo si trova nel centro storico di Bologna, lungo Strada Maggiore, una delle principali vie della città, inserito in un contesto di palazzi storici.

Si affaccia direttamente sulla strada ed è situato di fronte al portico della Basilica di Santa Maria dei Servi.


Mappa di Bologna con posizione Palazzo Davia Bargellini su Strada Maggiore e chiesa di Santa Maria dei Servi di fronte
Mappa Google Earth – didascalie Monica Galeotti


Cronistoria delle proprietà

> 1638-1658 – Nel pieno del Seicento, mentre Bologna vive una stagione di grande prestigio aristocratico, il nobile Camillo Bargellini decide di costruire una residenza capace di distinguersi dalle altre dimore cittadine.

I Bargellini, che fino ad allora erano semplicemente una famiglia molto ricca, diventano anche una famiglia nobile. Da quel momento non possono più abitare in una casa qualunque: devono avere un palazzo che faccia capire immediatamente, fin dalla facciata e dagli spazi interni, che ci troviamo davanti a una famiglia importante e potente, inserita nel Senato di Bologna.

Prende così forma Palazzo Davia Bargellini, progettato dall’architetto Bartolomeo Provaglia, in uno spazio particolarmente scenografico aperto davanti alla Basilica di Santa Maria dei Servi.

I lavori proseguono per circa vent’anni, trasformando il palazzo in una delle architetture nobiliari più riconoscibili di Bologna.


> 1730 – Nel Settecento, la famiglia continua ad arricchire la dimora: Vincenzo Bargellini commissiona il monumentale scalone interno, progettato da Carlo Francesco Dotti e realizzato da Alfonso Torreggiani, con eleganti decorazioni in stucco eseguite da Giuseppe Borelli.


> 1920 – Nel corso del Novecento il palazzo cambia funzione, ma conserva intatta la propria identità storica. Grazie alla volontà del soprintendente Francesco Malaguzzi Valeri, gli ambienti al piano terra diventano sede del Museo Civico d’Arte Industriale, mantenendo ancora oggi un allestimento che richiama l’atmosfera originaria della dimora aristocratica.


La facciata

Osservando il palazzo dai portici di Santa Maria dei Servi, non si può non rimanere colpiti dalla presenza monumentale della facciata di questo palazzo: spiccano due enormi figure, i telamoni, due gigantesche statue maschili che i bolognesi chiamano i "giganti".
Insieme al Nettuno di Piazza Maggiore, formano una sorta di triade simbolica dei giganti della città.

Questi due colossi vengono realizzati da due scultori diversi: la statua di sinistra è di Gabriele Brunelli, mentre quella di destra è opera del suo allievo Francesco Agnesini.

Sono composti da grandi blocchi di arenaria, il cosiddetto macigno.

Ogni statua è costruita con due blocchi sovrapposti, uniti all’altezza del bacino.

Sembrano sostenere simbolicamente il peso dell’edificio e contribuiscono a creare un forte effetto scenografico.


Primo piano dei telamoni scolpiti nel portale di Palazzo Davia Bargellini


Colpisce immediatamente l'assenza del portico.
Questo rappresenta una vera e propria pausa architettonica, un’eccezione molto significativa, perché a Bologna la regola è la presenza continua dei portici lungo le facciate.

Non è casuale: è un segno di potere e prestigio. Infatti, nella città, chi ottiene il permesso di non costruire il portico è perché può permettersi di pagare oppure perché appartiene a una famiglia estremamente influente.

La facciata mi comunica subito il messaggio: siamo di fronte a una famiglia ricca, potente e in ascesa.
Il palazzo viene costruito nel Seicento, quando i Bargellini, da semplici ricchi, diventano nobili senatori.

L’intera composizione architettonica è una dichiarazione di potere della famiglia.


Vista intera di Palazzo Davia Bargellini da Strada Maggiore a Bologna


L’androne

Entro nell’androne, che in questo caso è un grande corridoio.
Mi trovo dentro ad un vero e proprio cannocchiale prospettico, un asse visivo che parte dalla strada e arriva fino in fondo, dove si trova un giardino interno.


Androne prospettico di Palazzo Davia Bargellini con vista sul giardino



Sulla parete di sinistra dell'androne si trova lo stemma della famiglia Davia Bargellini.


Stemma della famiglia Davia Bargellini nel corridoio del palazzo storico


I giardini interni di molti palazzi bolognesi sono, in alcuni casi, costruiti con effetti scenografici. Un esempio è quello del Museo della Musica, a pochi metri da qua, dove il giardino è una quinta dipinta, uno spazio illusionistico.

Questo tipo di visione fa sembrare un piccolo giardino molto più grande e profondo di quello che è realmente, proprio grazie alla prospettiva e alla scenografia.

In questo palazzo c'è un piccolo giardino e un'altro "gigante", la statua di Ercole che sta lottando contro un leone; ha una storia diversa rispetto ai telamoni della facciata: non è opera di scultori noti, ma di un artista sconosciuto.


Giardino interno di Palazzo Davia Bargellini con Ercole e leone in lotta





Dettaglio della statua di Ercole nel giardino di Palazzo Davia Bargellini



L’androne, quindi, non è solo un passaggio: è un grande spazio che, attraverso la sua prospettiva, fa percepire immediatamente l'idea di osservare un luogo ricco, potente e rappresentativo, costruito per stupire.


Il cortile laterale

Nell’androne si apre un cortile laterale, anziché centrale, diversamente da quanto avviene nella maggior parte dei palazzi nobiliari bolognesi.

Questo perchè è stato "ereditato" dalla struttura precedente.


Androne e cortile laterale di Palazzo Davia Bargellini vista d’insieme
Androne e cortile laterale di Palazzo Davia Bargellini, vista d’insieme.


Per capire in che modo questa configurazione sia stata mantenuta, bisogna ripercorrere la storia delle antiche abitazioni da cui il palazzo deriva: due lotti di case, separati da una piccola strada.

L’attuale androne corrisponde proprio a quella strada interna tra i due lotti, per creare il grande effetto prospettico che attraversa tutto il palazzo.

Le vecchie case vengono "disfatte", ma questo non significa demolite completamente. Anzi, come succede spesso nell’architettura antica, non si butta via niente. Tutto ciò che è ancora bello, utile o prestigioso viene conservato e riutilizzato.

Una delle due case possiede già una bel salone di rappresentanza, e quindi i Bargellini decidono di mantenerlo. In questo modo oggi possiamo ancora vedere un’architettura cinquecentesca inserita all’interno di un palazzo seicentesco: è lo spazio dove oggi si trova il Museo.

L’altra casa possiede invece un bel cortile con capitelli cinquecenteschi. Anche qui non modificano quasi nulla: i Bargellini decidono di conservare il cortile e le colonne originali vengono lasciate al loro posto.

Questo cortile possedeva anche un accesso carraio, quindi doveva esserci una grande apertura attraverso cui entravano i carri provenienti dalla campagna.


Cortile laterale interno di Palazzo Davia Bargellini a Bologna


E questo racconta molto della società bolognese dell’epoca: l’aristocrazia cittadina era infatti una aristocrazia fondiaria, cioè basava la propria ricchezza soprattutto sul possesso delle terre agricole.

Attraverso quei carri arrivavano continuamente le merci e le vettovaglie prodotte nelle proprietà di campagna: l’uva, il vino, l’olio — e questo oggi sorprende molti, ma una volta anche Bologna aveva gli ulivi, e l’olio si produceva quasi dappertutto — poi arrivavano il grano, i prosciutti e tutti i prodotti necessari per sostenere la vita della grande casa aristocratica.


Lo scalone come macchina teatrale del potere

Proseguendo sulla destra, subito dopo il cortile, incontro lo scalone, in posizione speculare rispetto all’ingresso del museo.


Scalone monumentale di Palazzo Davia Bargellini interno storico Bologna



Scalone monumentale di Palazzo Davia Bargellini a Bologna, prospettiva elegante dello scalone


La famiglia, già entrata nel Senato di Bologna, vede a un certo punto uno dei propri membri eletto gonfaloniere di giustizia, la più alta carica civile della città.

In questo contesto, lo scalone non è soltanto un elemento funzionale, ma diventa soprattutto un dispositivo scenografico e simbolico: una vera e propria "macchina teatrale" del potere, pensata per la rappresentazione pubblica del prestigio familiare in occasione delle grandi cerimonie.


Scalone monumentale di Palazzo Davia Bargellini a Bologna, interno prospettico elegante


Quando il senatore della famiglia viene eletto gonfaloniere di giustizia, assume per due mesi la carica, e si trasferisce a vivere a Palazzo d’Accursio.

Prima del trasferimento, però, riceve nella propria residenza ospiti e rappresentanti del Senato, e lo fa attraverso una discesa solenne e ritualizzata dello scalone monumentale.


Particolare dello scalone monumentale Palazzo Davia Bargellini Bologna


La guida paragona ironicamente questo momento a una sorta di "Wanda Osiris che scende lo scalone" con i suoi 12 boys, ma il gonfaloniere ne ha molti di più: i familiari, i servitori e soprattutto gli altri senatori, oltre quaranta persone provenienti dal Palazzo Comunale per scortarlo.

Ogni due mesi questi senatori si riuniscono per scegliere:

  • gli otto anziani, che formano un consiglio ristretto, paragonabile a una giunta moderna;
  • e il gonfaloniere, figura che può essere accostata, in modo semplificato, al ruolo odierno del sindaco.

Gli otto anziani hanno ciascuno un appartamento non molto grande, mentre condividono una sala da pranzo comune. Questo perché la politica dell’epoca considera fondamentale il fatto di mangiare insieme: stare a tavola uniti serve a creare compattezza, unione e collaborazione.

Non a caso, sul camino dell’antica sala da pranzo di Palazzo d'Accursio, si trovava un affresco — oggi conservato nelle Collezioni Comunali — che rappresenta le due grandi virtù del politico bolognese: Concordia e Silenzio.


Concordia e Silenzio di Orazio Samacchini, 1569, affresco staccato dall’appartamento degli Anziani di Palazzo d’Accursio, bologna
Concordia e Silenzio di Orazio Samacchini, 1569,
affresco staccato
dal camino della sala da pranzo
degli Anziani 
di Palazzo d’Accursio
(in prossimità della Torre dell'Orologio)
e visibile nelle sale 5-10 Dipinti XIII-XVIII sec.
delle Collezioni Comunali – foto Monica Galeotti



Concordia: la capacità di restare uniti.
Silenzio: inteso come discrezione e riservatezza politica.

Il gonfaloniere, rispetto agli altri, possiede invece un appartamento più grande, dotato anche di una sala di rappresentanza che oggi corrisponde all’attuale Sala Rossa.

L’elezione del gonfaloniere non è mai improvvisata. Tutto viene preparato molto tempo prima: le famiglie si alternano, si mettono d’accordo e organizzano accuratamente ogni dettaglio.

Del resto, diventare gonfaloniere richiede enormi preparativi:
bisogna ristrutturare il palazzo, costruire o rinnovare lo scalone, rifare il guardaroba, commissionare una nuova carrozza, preparare la casa per ricevere gli ospiti.

Per questo motivo il futuro gonfaloniere spesso non è nemmeno presente durante l’elezione: si trova a casa a prepararsi e a "farsi bello" per l’arrivo ufficiale del Senato.

Terminata l’elezione, il Senato esce da Palazzo d’Accursio mentre il popolo aspetta in Piazza Maggiore. A quel punto si forma una sorta di processione solenne: il corteo attraversa la città per raggiungere il palazzo del nuovo gonfaloniere.

Qui avviene la scena più teatrale di tutte.

Il gonfaloniere, pur sapendo perfettamente di essere stato eletto, finge stupore. Si presenta con gli abiti migliori, la casa perfettamente sistemata, un buffet già pronto per gli ospiti, e recita da grande attore la propria sorpresa:

"Ma come, amici cari, cosa ci fate qui? Mi avete eletto gonfaloniere?"

Ed è proprio per questo spettacolo politico e sociale che nasce lo scalone: non solo come elemento architettonico, ma come grande scena teatrale del potere aristocratico bolognese.


Dettaglio balaustra dello scalone di Palazzo Davia Bargellini Bologna con ornati classici



Salendo lo scalone

Questo è dunque il palcoscenico dal quale il senatore fa la sua parata. Bisogna immaginare lo scalone pieno di persone e lui che pronuncia un discorso dalla balaustra.


Balaustra scalone monumentale Palazzo Davia Bargellini Bologna punto discorso gonfaloniere


In alto ci sono due affreschi che rappresentano due episodi importanti della storia della famiglia. In uno è raffigurato Filippo Bargellini mentre accoglie e accompagna in processione l’immagine della Madonna di San Luca durante la sua discesa solenne in città.


Affresco scalone Bargellini Filippo Bargellini accoglie processione Madonna di San Luca


Nell’altro è celebrato Francesco Bargellini di San Giovanni in Monte in occasione della sua investitura ecclesiastica.


scalone palazzo Bargellini Bologna: Francesco investitura ecclesiastica


Il piano nobile

Sala dei Fasti e delle Feste

"Sala dei Fasti" perché qui ci sono dipinti che alludono ad episodi importanti della storia della famiglia; "delle feste" perché si tenevano i banchetti e i balli.

Di solito, quando si arriva in questa sala, molte persone si aspettano una stanza enorme. In realtà questo è un palazzo del Seicento, quindi con ambienti più modesti; nel Settecento, invece, si costruiscono sale delle feste davvero molto grandi.


Panoramica della sala delle feste al piano nobile di Palazzo Davia Bargellini
Panoramica della Sala delle Feste, attualmente occupata da arredi e materiali
degli uffici che usano questi ambienti.


Quello che conta davvero è che quelli appesi sono i quadri originali della sala. Restano in deposito per molti anni, finché, una decina di anni fa, vengono restaurati e riportati qui, esattamente dove l’inventario li descrive. Conservano ancora le loro cornici originali, tutte coerenti tra loro, e questo significa che fanno parte di una stessa serie. Una serie un po’ strana, perché racconta storie molto diverse.

Abbiamo due storie romane:

1. Muzio Scevola 
Il giovane romano Muzio Scevola, catturato dopo un attentato contro il re etrusco Porsenna, si brucia volontariamente la mano sul fuoco per dimostrare il proprio coraggio e la fedeltà a Roma.


Affresco nella sala delle feste di Palazzo Davia Bargellini Bologna, Muzio Scevo


2. Morte di Tito Tazio 
La scena raffigura la morte del re sabino Tito Tazio, protagonista delle leggendarie origini di Roma, rappresentata come una drammatica battaglia tra cavalieri e guerrieri.


Dipinto della morte di Tito Tazio nella sala storica di Palazzo Davia Bargellini
Immagine tratta dal pieghevole del palazzo.


Poi ci sono due episodi biblici:

3. Mosè salvato dalle acque
Il dipinto rappresenta il ritrovamento del piccolo Mosè nelle acque del Nilo da parte della figlia del faraone, episodio tratto dall’Antico Testamento.


Opera con Mosè salvato dalle acque nella collezione storica di Palazzo Davia
Immagine tratta dal pieghevole del palazzo.



4. Rebecca e il servo di Abramo al pozzo 
Rebecca offre acqua al servo inviato da Abramo per trovare una sposa a Isacco, in un episodio biblico simbolo di ospitalità e provvidenza divina.



Dipinto di Rebecca al pozzo con il servo di Abramo a Palazzo Davia Bargellini



Infine, un episodio di storia greca:

5. Congedo di Tolomeo da Berenice
La scena raffigura l’addio tra Tolomeo e Berenice  prima della partenza del sovrano per la guerra, secondo il gusto teatrale della pittura storica settecentesca.


Dipinto sala delle feste Palazzo Davia Bargellini Bologna, congedo di Tolomeo e Berenice

In tutto sono cinque dipinti.

Che cosa abbiano davvero in comune queste storie è ancora tutto da capire.

Anche gli autori sono sconosciuti: ne possiamo parlare al plurale perché sono sicuramente tre, dato che gli stili sono molto diversi tra loro.

I due episodi di storia romana vengono dipinti da una mano; i due episodi biblici da un’altra; mentre Tolomeo e Berenice sono opera di un terzo artista.
Sono pittori che conoscono sicuramente i Carracci, ma il lavoro di ricerca per la loro identificazione è ancora in corso.


Secondo piano

Galleria degli Antenati

Ogni famiglia aristocratica costruiva e celebrava la propria identità anche attraverso un albero genealogico visivo.

In questa galleria erano esposti i ritratti degli antenati, oggi conservati al Museo Davia Bargellini, al piano terra.

Qui rimangono una serie di episodi legati alla famiglia, dipinti sopra le porte: le famose sovrapporte.


Panoramica della Galleria degli Antenati al secondo piano di Palazzo Davia Bargellini




Sovrapporta decorata con episodio storico della famiglia Bargellini a Bologna


Inoltre vi sono altri antenati, questa volta però immaginari, scolpiti nello stucco: sembrano un incrocio tra le Guardie Svizzere e i paladini di Orlando e Carlo Magno raccontati da Ariosto.


Statua in stucco che rappresenta antenati immaginari nel Palazzo Davia Bargellini




Panoramica delle due statue affiancate alla parete con finestra centrale


Le famiglie ricche discendono sempre da qualcuno che ha fatto fortuna. A volte si tratta perfino di grandi briganti. I Bargellini, a giudicare dal cognome, forse discendono dal bargello, cioè da chi faceva rispettare la legge; ma più probabilmente erano armigeri piuttosto particolari, facilmente corruttibili.

C’è anche un’altra ipotesi: barigellum, o bargellino, è il nome di una moneta coniata a Firenze nel Trecento. Dunque la famiglia potrebbe avere a che fare con il denaro: forse erano usurai che applicavano tassi d’interesse particolarmente elevati.

In un modo o nell’altro, arrivano dalla montagna e il loro sangue non era propriamente blu. Però, con il passare del tempo e grazie ai matrimoni con famiglie nobili, giungono alle soglie del Seicento pronti a diventare membri del Senato.


Vista dalla finestra sul Portico dei Servi e colline di Bologna Palazzo Davia Bargellini
Dalla finestra della Galleria: il Portico dei Servi e le colline di Bologna.


I dipinti degli antenati al Museo Davia Bargellini

Scendo lo scalone e mi dirigo verso l'ingresso del museo.


Discesa dallo scalone del Palazzo Davia Bargellini verso l’ingresso del museo


Ora mi trovo nella sala del museo dove sono conservati i dipinti degli antenati, ma li devo immaginare appesi nella Galleria degli Antenati, quella che ho appena visto al secondo piano del palazzo.


Ritratti degli antenati nella sala del museo di Palazzo Davia Bargellini a Bologna


Noto che sono presenti anche figure femminili, perché per i Bargellini il matrimonio è estremamente importante e, di conseguenza, compaiono donne rilevanti, spesso legate a patrimoni considerevoli.


Ritratti femminili tra gli antenati Bargellini legati a matrimoni e patrimoni familiari


La domanda che ricorre spesso è: Davia o Bargellini? Il palazzo è originariamente dei Bargellini. La famiglia lo abita fino al 1816, anno in cui muore l’ultimo dei Bargellini senza eredi. In questo contesto, secondo l’uso bolognese, avviene un’adozione: viene adottata una persona legata alla famiglia.

Si tratta di un membro della famiglia Davia: esiste ancora oggi Palazzo Davia, in Via Cesare Battisti 7.

In pratica, l’ultimo dei Bargellini era stato il padrino di cresima del giovane Davia. A quei tempi il legame che si instaura è talmente forte da essere percepito quasi come un legame di sangue. Per questo motivo, l’adozione è considerata quasi naturale. L’unico obbligo imposto è quello di assumere il nome e cognome, e così questo ragazzo diventa Davia Bargellini.

Egli continua ad abitare in Via Cesare Battisti, ma si ritrova a gestire numerose proprietà, tra cui questa straordinaria quadreria. Inoltre, anche i Davia erano collezionisti di opere d’arte, quindi le due collezioni unite diventano qualcosa di molto importante.

Il busto su colonna in questa sala è Virgilio Davia Bargellini, il penultimo della famiglia. Sarà suo figlio Giuseppe, nel 1874, a fondare l’Opera Pia.
Virgilio è un grande sostenitore dei beni culturali: potremmo definirlo, in termini moderni, un Ispettore Onorario di Soprintendenza, cioè un appassionato di storia dell’arte e collezionista.

Il suo ritratto non è dei più felici: si scherza dicendo che ha "dimenticato la dentiera sul comodino", ma si tratta di una scultura che raffigura un uomo in età avanzata.


Virgilio Davia Bargellini penultimo erede della famiglia bolognese e storico dell’arte


Qui lo si osserva con l’uniforme di gala, quella indossata nelle cerimonie importanti. È una figura che ha fatto moltissimo per i beni culturali a Bologna. La cosa più importante è del 1848, perchè contribuisce alla riapertura della Chiesa di San Francesco. Non agisce da solo, ma all’interno di una rete di persone.

Dal 1801 la chiesa era stata chiusa e trasformata in dogana: le merci vi sostavano per la quarantena, poiché provenivano da altri Stati italiani. Virgilio e i suoi collaboratori riescono a farla riaprire al culto e a far rimontare il grande altare marmoreo dei fratelli Dalle Masegne.

Durante l’età napoleonica, quell’altare era stato smontato in pezzi e trasferito in Basilica di San Petronio, finendo poi in un sotterraneo della cappella Bolognini, poiché l’aristocratico Bolognini aveva offerto quel luogo come deposito.

Virgilio ha fatto molto per i nostri beni culturali, dedicando la sua vita alla conservazione e alla collezione di opere d'arte. Suo figlio Giuseppe, ereditandone la sensibilità, diede vita all'Opera Pia che portò alla creazione del Museo Davia Bargellini, ancora oggi liberamente visitabile.

Uscendo dal palazzo e dirigendomi verso il portone che dà su Strada Maggiore, si apre una vista particolarmente scenografica del portico di Santa Maria dei Servi.


Uscita da Palazzo Davia Bargellini verso portico di Santa Maria dei Servi


Il maniglione del portone, con il leone araldico dei Bargellini, è l'ultimo dettaglio di questa visita.


Primo piano del maniglione con stemma famiglia Davia Bargellini Bologna


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> MUSEO CIVICO DAVIA BARGELLINI

> BASILICA DI SANTA MARIA DEI SERVI

CERCA BOLOGNA



NOTE
    • Il palazzo è normalmente chiuso al pubblico; la visita è stata possibile grazie alla disponibilità di chi ha consentito l’accesso ai propri spazi di lavoro (Nomisma: società di ricerca e consulenza economica che analizza mercati, imprese e territorio).

    • Visita guidata a cura di Antonella Mampieri, conservatrice del Museo Davia Bargellini e storica dell’arte.

    • Ho visitato il palazzo venerdì 8 maggio 2026.

    • Tutte le foto sono di Monica Galeotti.
    • Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale consiglio il PC.
    • Le visite guidate di Palazzo Davia Bargellini (ingresso gratuito, max 15 partecipanti), sono consultabili sul pieghevole dedicato, disponibile all'interno del museo (oppure > qui): sei date distribuite da gennaio a novembre, con due turni (15:30 e 17:00). Prenotazione obbligatoria: museiarteantica@comune.bologna.it



    FONTI
    Libri:
    > Corrado Ricci e Guido Zucchini, "Guida di Bologna", ed. Alfa Bologna, 1976, p. 67-68.

    Altre fonti:
    > resocondo di visita guidata, a cura di Antonella Mampieri.