via Giovanni Amendola, 2
REGGIO EMILIA
Ingresso gratuito senza prenotazione.
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L'ex ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, il San Lazzaro, è un importante luogo storico che ospita il Museo di Storia della Psichiatria nel Padiglione Lombroso, uno dei numerosi edifici immersi nel grande parco monumentale.
È stato aperto il 30 settembre 2012, dopo il restauro del Padiglione, e fa parte dei Musei Civici di Reggio Emilia.
Il suo scopo è raccontare la storia delle persone che vivevano e lavoravano nel manicomio, aiutando i visitatori a capire come venivano curate le malattie mentali nel passato e come le cose sono cambiate nel tempo.
Un luogo che conserva la storia della salute mentale in Italia.
Dove si trova il Museo di Storia della Psichiatria nel complesso del San Lazzaro
Il complesso dell’ex ospedale psichiatrico San Lazzaro si trova nella zona sud-est della città lungo la via Emilia verso Modena.
La sede del Museo è raggiungibile attraverso i percorsi interni del grande parco storico, riconvertito con funzioni sanitarie e culturali.
Oggi il tessuto urbano si è espanso e la città di Reggio Emilia è molto più vicina rispetto al passato.
Un tempo, invece, l’ospedale si trovava volutamente lontano dal centro abitato, in una posizione isolata, perché accoglieva persone considerate "sgradite" dalla popolazione.
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| Mappa perimetrale dell'area dell'ex ospedale psichiatrico. |
Il Padiglione Lombroso
Il Padiglione è un edificio costruito nel 1892 con il nome di Casino Galloni (colui che riformò per gli Este il San Lazzaro), destinato ai malati cronici tranquilli e concepito secondo i criteri del sistema manicomiale ottocentesco, con ambienti organizzati per la vita quotidiana e il ricovero di un numero limitato di pazienti.
A seguito della Legge Giolitti del 1904 sui manicomi e sugli alienati, che impose la creazione di sezioni separate per i pazienti cosiddetti "pazzi criminali", cioè persone che avevano commesso reati ma che non andavano in carcere, perchè incapaci di intendere e di volere, il fabbricato venne progressivamente trasformato.
Nel 1910 vennero aggiunte all'edificio ali dotate di celle e un muro, che ne accentuò il carattere di struttura isolata e separata dal resto del complesso.
La palazzina fu intitolata a Cesare Lombroso, medico e antropologo criminale tra i più influenti dell’Ottocento, anche se non lavorò mai a Reggio Emilia. La scelta del nome rifletteva il peso delle sue teorie sull’antropologia criminale e sulla classificazione dei soggetti ritenuti "pericolosi", che ebbero una forte influenza sulle pratiche psichiatriche e giudiziarie dell’epoca.
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| Veduta dell'Istituto Neuropsichiatrico San Lazzaro: cerchiato il Padiglione Lombroso. Il dipinto risale indicativamente al periodo compreso tra il 1914 e il 1929. |
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| Particolare del dipinto con veduta del Padiglione Lombroso e delle mura perimetrali, oggi Museo della Psichiatria. |
A partire dagli anni '40 del '900, la struttura tornò a ospitare anche pazienti non autori di reati e rimase in uso fino alla progressiva dismissione del manicomio. Dopo l’abbandono e la trasformazione del complesso, l’edificio è stato recuperato e oggi ospita il museo, che conserva e racconta la storia della psichiatria attraverso gli spazi originari.
Prima di entrare nelle stanze museali, ripercorro la storia del San Lazzaro, dalle sue origini fino ai giorni nostri.
Le origini del San Lazzaro
L’area del San Lazzaro, lungo la via Emilia, è abitata fin dall’epoca romana, come dimostrano i resti di una necropoli, ritrovati nella zona.
Nel 1217, durante il Medioevo, qui viene creato un ricovero per malati di peste. La scelta non è casuale: la zona si trova a est della città, perché si credeva che i venti da ovest verso est potessero proteggere il centro urbano dal contagio.
È in questo periodo che nasce il nome San Lazzaro, dal santo considerato protettore contro la peste. La stessa denominazione è rimasta in altre città emiliane, a testimonianza di questa antica tradizione.
Col tempo, il luogo non accoglie più solo gli appestati, ma diventa anche ospizio per poveri e mendicanti. Dal 1536 iniziano ad essere ospitate anche persone con disturbi mentali, segnando un cambiamento importante nella sua funzione.
Dal Cinquecento all’Ottocento: assistenza e controllo sociale
Tra il 1500 e il 1800, in tutta Italia nascono molte strutture come ospizi e ospedali. Non servono solo ad aiutare le persone in difficoltà, ma anche a controllarle e isolarle, soprattutto poveri, vagabondi e persone considerate "problematiche".
Nel 1702 viene realizzato un importante documento chiamato cabreo, una sorta di grande inventario con mappe e descrizioni dettagliate dei beni del San Lazzaro. Da qui risulta che l’istituto possedeva un vasto patrimonio di terreni ed edifici, che garantivano le sue entrate economiche. Il complesso era organizzato come una struttura agricola, con campi e un fattore che ne gestiva le attività.
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| I terreni e gli edifici del San Lazzaro nel 1673. |
Nel 1655, durante l’invasione delle truppe spagnole, il San Lazzaro viene saccheggiato. Essendo isolato e poco difeso, viene usato come base militare. L’attacco porta alla distruzione dell’archivio storico, e per questo oggi mancano molte informazioni sulle cure e sulla vita interna dell’istituto.
Nonostante i tentativi di riforma, le condizioni restano difficili. Nel 1754, il duca Francesco III d’Este prova a migliorare l’assistenza ai malati mentali, ma senza riuscire a ottenere cambiamenti significativi.
La "Casa de’ Pazzi degli Stati Estensi" e la riforma del San Lazzaro
In questo periodo si diffonde un'idea di cura, ispirata al medico francese Philippe Pinel, che a partire dal 1795 aveva liberato dalle catene le alienate (le donne affette da disturbi mentali) del celebre ospedale parigino della Salpêtrière, segnando la nascita della psichiatria moderna.
Questo gesto trasformò i "folli" da criminali segregati a persone bisognose di cure, la cosiddetta terapia morale, dando avvio al primo tentativo terapeutico, basato su una vita quotidiana regolata: orari precisi, attività di lavoro, passeggiate e momenti all’aperto o culturali. L’obiettivo è cercare di migliorare le condizioni dei pazienti attraverso disciplina e routine.
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| Pinel libera dalle catene le alienate della Salpêtrière, di Robert Fleury. |
Le teorie di Pinel arrivano anche da noi, tanto che nel 1821 il duca Francesco IV d’Este, signore di Modena e Reggio, nominò il giovane medico Antonio Galloni direttore della "Casa de' pazzi degli Stati Estensi", con il compito di riordinare l’istituto e di renderlo più adatto alla cura dei malati.
Questo è considerato l'atto di fondazione del moderno ospedale psichiatrico reggiano, cioè non più ospizio assistenziale multifunzionale, ma istituzione psichiatrica specializzata.
Galloni, inviato a documentarsi presso il manicomio di Aversa, iniziò un’importante opera di ristrutturazione del San Lazzaro e si impegnò a migliorare le condizioni dei pazienti secondo i principi della "terapia morale".
Gli ambienti vengono ridistribuiti in modo più ordinato, con la separazione tra uomini e donne e una suddivisione dei pazienti in base alle diverse condizioni.
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| Targa commemorante il duca Francesco IV. |
Accanto a questo approccio restano comunque pratiche più dure come la contenzione, ma si rafforza l’idea che anche il rapporto tra medico e paziente possa avere un ruolo nella cura.
Durante la direzione di Galloni il San Lazzaro cresce molto e diventa conosciuto anche fuori dall’Italia. Alla sua morte, nel 1855, il numero dei ricoverati è aumentato in modo significativo.
Dopo di lui la direzione passa a Luigi Biagi, ma molte riforme vengono abbandonate e le condizioni peggiorano fino alle sue dimissioni nel 1871.
Gli succede Ignazio Zani, che avvia un rinnovamento soprattutto strutturale e organizza anche una colonia agricola, usata come parte del percorso di lavoro e riabilitazione dei pazienti.
Funzione e popolazione del manicomio tra Ottocento e primo Novecento
L’ospedale psichiatrico ospita circa il 95% di persone indigenti e solo una piccola percentuale di persone benestanti.
Questo riflette la realtà sociale dell’epoca: una povertà diffusa, condizioni economiche fragili e una cattiva alimentazione fanno sì che molte persone finiscano con maggiore facilità in un’istituzione psichiatrica.
Oggi questa dinamica è completamente cambiata e anche la distribuzione socioeconomica risulta più equilibrata.
All’interno dell’ospedale, i trattamenti che le persone ricevono sono molto diversi a seconda della categoria sociale di appartenenza.
È importante inoltre ricordare che in questo ospedale, come in molti altri in Italia, entrano e convivono tutte assieme persone molto diverse tra loro: donne considerate "troppo libere" o non conformi ai modelli sociali, persone con epilessia, con demenza senile, con disturbi psichiatrici come la schizofrenia, oppure persone omosessuali. Oggi tutto questo appare difficile da comprendere, ma in quel contesto storico viene ricondotto a un’unica idea: un "problema del cervello".
La società del tempo tende a interpretare comportamenti e condizioni molto differenti come espressioni della stessa origine.
Anche le teorie di Lombroso e molte classificazioni dell’epoca oggi risultano superate, ma bisogna cercare di fare un passo indietro e di inserirsi nello spirito del tempo per comprenderle.
Quindi secondo la logica del passato il criterio è unico: tutto ciò che riguarda il comportamento, il disagio psichico o le crisi epilettiche viene ricondotto a una stessa origine, localizzata nel cervello, anche se ancora non si sa esattamente come funzioni.
Ed è proprio in questo spazio di incertezza che nasce la psichiatria moderna, tra tentativi di classificazione, studio e ricerca.







































