Strada Maggiore 34 – Bologna
Questo splendido museo è ospitato a Palazzo Sanguinetti.
Nel 1986 Eleonora Sanguinetti donò al Comune di Bologna il palazzo di famiglia, perché diventasse un luogo dedicato alla cultura.
Grazie a questo gesto importante oggi qui possiamo visitare il Museo della Musica e la città può conservare una biblioteca musicale fra le più importanti d'Europa.
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| Soffitto dello scalone monumentale al Museo della Musica. |
PALAZZO SANGUINETTI
Questo palazzo rinascimentale fu ampliato e trasformato in età neoclassica, arricchito da importanti cicli decorativi tra XVI e XIX secolo.
Cronistoria delle proprietà
> Origini (inizio XVI sec.): nucleo originario appartenente alla famiglia Loiani.
> 1569 – Acquistato da Ercole e Giulio Riario, ramo bolognese di una famiglia di Savona.
Unificazione degli edifici preesistenti e realizzazione del monumentale scalone scenografico.
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| Scalone monumentale di Palazzo Sanguinetti. |
> 1796 – Intervento Aldini: il marchese Raffaello Riario Sforza concede il palazzo al conte Antonio Aldini, che affida il rinnovamento all’architetto Giovan Battista Martinetti, rendendo più elegante la facciata: restaura e allunga in alto il bel cornicione di terracotta ispirato al tempio del Foro Romano di Antonino e Faustina.
Inoltre viene aggregata parte della confinante casa che ingloba la Torre degli Oseletti.
Oggi si può osservare al civico 36 il suo ingresso, restaurato nel 1924 con blocchi di selenite.
➡️ Vedi Torri di Bologna – prima parte
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| Palazzo Sanguinetti e Torre degli Oseletti. |
Una volta suddiviso il grande salone cinquecentesco, vengono effettuate le più importanti decorazioni neoclassiche affidate a Pelagio Palagi, Serafino Barozzi, Vincenzo Martinelli e Antonio Basoli.
> XIX secolo: dopo la caduta di Napoleone e la conseguente rovina economica di Aldini, il palazzo viene venduto a Diego Pegnalverd.
> 1832 – Alla morte di Pegnalverd la proprietà passa al celebre tenore Domenico Donzelli, che realizza ulteriori ampliamenti.
Era un cantante molto importante e lavorava con grandi musicisti come Rossini, Bellini e Donizetti. Donzelli fece mettere le sue iniziali, "DD", sulla ringhiera del balcone che guarda la strada.
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| Palazzo Sanguinetti e balcone Domenico Donzelli. |
Anche se era nato a Bergamo, Donzelli visse e morì a Bologna. Nella sua casa ospitò anche Rossini che, nonostante abitasse a pochi metri di distanza (Strada Maggiore 26), in quel periodo aveva problemi con la moglie Isabella Colbran. Quando Donzelli morì, fu sepolto alla Certosa di Bologna, nella Galleria degli Angeli.
> 1870 – Dopo la morte di Donzelli i suoi eredi avevano bisogno di soldi e nel 1870 vendettero il palazzo alla famiglia Sanguinetti. Probabilmente vendettero anche i mobili e gli oggetti della casa, che finirono in altre abitazioni senza che si sapesse che erano appartenuti al famoso tenore.
La famiglia Sanguinetti attuò nuovi interventi decorativi, soprattutto nell’area destinata a biblioteca.
> 1986–2004: donazione al Comune di Bologna da parte dell’ultima erede Eleonora Sanguinetti, disponendo che fosse destinato a museo musicale in memoria del padre Guido.
Dopo i restauri conclusi nel 2004 l’edificio diventa museo e biblioteca pubblica.
Ingresso — Il Trompe-l’œil di Luigi Busatti
Appena entrata vedo, nello sfondo del cortile, il grande affresco illusionistico di Luigi Busatti del XIX secolo.
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| Cortile con affresco di Luigi Busatti. |
Sembra che lo spazio si apra verso un altro mondo: è un effetto ottico.
IL MUSEO
Le origini e la storia
Il museo nasce per valorizzare l’immenso patrimonio musicale conservato a Bologna, città che dal Seicento è stata uno dei centri musicali più importanti.
Tra le tantissime storie legate alla musica che si possono raccontare grazie ai documenti conservati, il museo ha scelto di presentare quelle che si capiscono meglio anche solo guardando oggetti e manoscritti, quasi senza bisogno di tante spiegazioni.
Si racconta così la storia musicale a partire dal nucleo originario di queste collezioni: il patrimonio della Biblioteca musicale fondata nel Settecento da Giovanni Battista Martini, noto come Padre Martini, grande teorico e maestro di musica, insieme a quella dei suoi amici e corrispondenti, come Christoph Willibald Gluck, Johann Christian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart.
Il museo parla anche della storia del libro musicale dal Cinquecento all’Ottocento, dell’opera del Settecento legata alla figura di Farinelli e dell’opera dell’Ottocento legata a Gioachino Rossini.
Il percorso museale: le nove sale
In ogni sala trovo dipinti, strumenti musicali antichi, libri, spartiti e manoscritti originali.
Sala 1 — "Alla boschereccia"
Il percorso del museo inizia in una sala molto elegante, decorata "alla boschereccia", cioè con dipinti che fanno sembrare le pareti come fosse un vero e proprio giardino.
Questo tipo di decorazione era molto di moda nei palazzi bolognesi di fine Settecento.
L’effetto fu creato nel 1805 dal pittore Vincenzo Martinelli, su incarico di Antonio Aldini, che voleva una sala da pranzo speciale. Le statue dipinte di Bacco e Cerere, tutte di un solo colore come se fossero vere sculture, sono opera del giovane Pelagio Palagi.
Al centro della sala c’è una grande vetrina: un’unica immagine accompagna in un viaggio lungo più di quattrocento anni di storia della musica.
Le arpe e i cornetti ricordano la storia di Orfeo, il musicista leggendario che, con il suo canto, cercò di addormentare Caronte per riportare indietro la sua amata Euridice. Questa storia fu raccontata in una famosa opera di Claudio Monteverdi nel 1607.
Le arpe esposte sono rarissime: sono due delle sole quattro arpe cromatiche del Cinquecento esistenti al mondo, cioè arpe con più file di corde.
Le altre due si trovano a Roma (Museo Nazionale degli Strumenti Musicali) e a Modena > (Galleria Estense).
Sono strumenti bellissimi, decorati con grande cura, pensati non solo per suonare ma anche per stupire chi li guardava.
Vicino alle arpe c’è un libro molto antico del 1636, scritto da Marin Mersenne. È una specie di grande manuale che spiega come funzionano gli strumenti musicali e come nasce il suono, e la pagina è aperta proprio sull'arpa più piccola esposta al museo.
Grazie a libri come questo possiamo capire come si suonava tanti secoli fa.
Una cosa speciale di questo museo è proprio questa: in poche altre parti del mondo si possono vedere insieme gli strumenti antichi, i libri che li descrivono e le musiche scritte per loro, accanto ai ritratti dei grandi compositori che le hanno create. È come fare un vero viaggio nel tempo attraverso la musica.
L'inizio del percorso in questa stanza è calzante: la musica è armonia, cioè equilibrio e bellezza, proprio come un bel giardino.
Sala 2 — Frate Giambattista Martini
Le sale 2 e 3 sono dedicate al padre spirituale del museo, qui ritratto in un ovale di Angelo Crescimbeni.
Gianbattista Martini (1706–1784), era frate francescano, grande studioso e maestro di musica.
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| Seconda sala con ovale di Giambattista Martini di Angelo Crescimbeni. |
In passato era la "Sala di Didone ed Enea", come si può notare dagli affreschi alle pareti e al soffitto.
Il progetto più ambizioso di Padre Martini è La Storia della Musica, di cui si può vedere il manoscritto.
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| Manoscritto “Storia della musica” di Giambattista Martini, secolo XVIII. |
A partire dal manoscritto, Martini concepì un’idea ambiziosa e quasi enciclopedica: creare a Bologna una vasta biblioteca di testi e spartiti musicali di ogni tempo e affiancarvi una galleria di ritratti dedicata ai principali compositori, esecutori e teorici della musica.
La sua autorevolezza nel contrappunto e il suo insegnamento lo resero un punto di riferimento in tutta Europa. Fu maestro di numerosi giovani compositori e intrattenne una fitta rete di corrispondenza con importanti personalità politiche, intellettuali e musicali del suo tempo.
L'Esemplare di Martini testimonia la sua intensa attività di teorico e didatta della musica.
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| Manoscritto “Esemplare” di Giambattista Martini, 1774, saggio pratico di contrappunto. |
Sala 3 — Gli amici di Padre Martini
In questa sala trovo ritratti, lettere e testimonianze dei musicisti che erano in contatto con lui.
Bologna era un centro musicale famoso in tutta Europa.
Nel 1729 Padre Martini viene consacrato sacerdote e da allora vive principalmente nel convento di San Francesco a Bologna, anche per le sue condizioni di salute fragili. Nonostante ciò, riceve frequenti visite: come raccontava lui stesso, "senza uscire di cella" conversava "con più di uno di certi maestri…".
La sua fama di teorico e didatta si diffuse rapidamente in Europa, come testimoniano le circa 6000 lettere conservate in biblioteca, che documentano i suoi rapporti con musicisti, politici e personalità culturali.
Dalle lettere emergono anche i rapporti affettuosi con gli allievi che giunsero a Bologna da tutta Europa.
Tra i suoi allievi più celebri ci sono Johann Christian Bach, ritratto da Thomas Gainsborough (il pittore dei reali d'Inghilterra) e il giovane Wolfgang Amadeus Mozart.
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| I ritratti. In alto: Johann Joseph Fux e Christoph Willibald Gluck. In basso: Johann Christian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart. |
Mozart frequentò la scuola nel 1770 solo per poche settimane, per ottenere la "patente di filarmonico", ossia l’accesso all’Accademia filarmonica di Bologna, ed è il protagonista dei famosi tre compiti per l’esame di ammissione.
Al Museo della musica ve ne sono due su tre esposti, e la leggendaria vicenda si trova ben spiegata qui > Il mistero dei tre compiti.
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| I due compiti esposti in bacheca mostrano il lavoro preparatorio di Mozart e le correzioni di Padre Martini per l’esame all’Accademia Filarmonica di Bologna nel 1770. |
Lo splendido clavicembalo costruito da Orazio Albana a Roma nel 1628, è parte della collezione storica del Museo.
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| Clavicembalo costruito da Orazio Albana a Roma. |
La natura morta con libri, di Giuseppe Maria Crespi, merita una menzione speciale.
I due sportelli di libreria con scaffali di libri di musica, non fu commissionato da Padre Martini; tuttavia fu lui a far aggiungere in seguito i titoli dei volumi.
Questo permette di conoscere quali trattati Martini considerava fondamentali per la teoria musicale, studiati per comprendere corde e suoni, armonia e relazioni tra musica e cosmo.
Questi testi saranno al centro della Sala 4.
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| Sportelli di libreria musicale, di Giuseppe Maria Crespi. |
Sala 4 — L’idea della musica
In questa saletta, decorata dalla bottega di Serafino Barozzi, i colori tenui danno ai fiori e ai vasi dipinti in trompe-l’œil un effetto di grande leggerezza e trasparenza.
La sala è dedicata alla nascita della teoria musicale e ai principali trattati tra Quattrocento e Seicento, compresa la tastiera perfetta (insuonabile!).
Per secoli studiosi e filosofi hanno cercato di stabilire le regole delle note, delle scale e dell’armonia, studiando numeri e proporzioni. In quel periodo la musica teorica era considerata più importante di quella pratica.
Tra i principali teorici ci furono Franchino Gaffurio, Gioseffo Zarlino e Cartesio.
Un esempio interessantissimo è il trattato teorico "L’antica musica ridotta alla moderna prattica", di Nicola Vicentino, stampato a Roma nel 1555 da Antonio Barre:
Vicentino cercava di recuperare gli antichi generi musicali greci e di introdurre note intermedie tra i semitoni (microintervalli).
Proponeva un sistema che andava oltre il tradizionale cromatismo a 12 note, includendo tutte le note possibili secondo le diverse concezioni musicali del Rinascimento.
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| Nicola Vicentino, "L'antica musica ridotta alla moderna prattica" (Roma, 1555). Trattato teorico che ispira il Clavemusicum Omnitonum. |
La teoria contenuta nel libro è alla base della progettazione del Clavemusicum Omnitonum, lo strumento costruito nel 1606 da Vito Trasuntino, quindi la realizzazione pratica di quella teoria.
Lo strumento possiede 125 tasti disposti su 5 file diverse, progettato per comprendere tutte le note possibili, ma così complesso da essere quasi impossibile da suonare.
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| Clavemusicum Omnitonum del 1606 costruito da Vito Trasuntino su progetto di Nicola Vicentino. |
Con Claudio Monteverdi la musica cambiò: iniziò a dare più spazio all’espressione e ai sentimenti, aprendo la strada alla musica moderna.
Sala 5 — Libri per musica e strumenti del XVI e XVII secolo
Questa sala una volta era la sala delle feste, con affreschi che raccontavano la storia dei proprietari Riario.
Poi, alla fine del Settecento, è stata divisa in spazi più piccoli e decorata da Serafino Barozzi.
Le pareti mostrano colonne, statue dipinte e oggetti dell’antica Roma, insieme a simboli di guerra, arte e musica.
Le nicchie con monocromi rappresentano figure classiche: Apollo del Belvedere, simbolo di perfezione estetica e riferimento al dominio francese sullo Stato pontificio, e Tersicore, musa della danza, chiara allusione alla funzione della sala come spazio per la musica e il ballo.
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| Sala cinque del museo. |
È la sala probabilmente più importante del museo, dove sono presenti libri musicali molto antichi e strumenti dei secoli Cinquecento e Seicento, la prova di come la musica passi definitivamente dalla teoria alla pratica.
Davanti alla vetrina principale osservo le origini dell’editoria musicale: dai trattati a stampa di fine Quattrocento, con esempi musicali ancora scritti a mano, fino al famoso Harmonice musices Odhecaton A, il primo libro musicale a stampa della storia, realizzato a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1501.
Sì, l'inventore della stampa musicale è un italiano.
La sua intuizione fu di applicare il metodo della stampa a caratteri mobili alla musica, dando forma stabile a ciò che prima viveva solo nella copia manoscritta, creando il concetto stesso di spartito.
Questo diede il via a un fiorente mondo editoriale, e ne è un esempio lo stesso Odhecaton, un’antologia di quasi cento chansons franco-fiamminghe, le più famose dell’epoca.
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| Harmonice Musices Odhecaton A, del 1501, primo libro musicale a stampa della storia, unico esemplare completo. |
Proseguo lungo la vetrina e vedo altre edizioni realizzate dai rivali di Petrucci, come Andrea Antico e Jacques Moderne, che inventano metodi alternativi per stampare musica, alcuni più spettacolari da leggere, altri più economici da produrre.
Ma tutti questi fogli di musica prendono vita solo grazie agli strumenti che li accompagnano.
Osservo i liuti di varie forme e dimensioni.
E poi strumenti curiosi e originali: flauti, il flagioletto a forma di pesce, la ghironda, la viola da gamba a cinque corde, persino i giganteschi serpentoni.
Ogni strumento racconta la creatività e l’abilità dei costruttori del tempo, prima che gli strumenti musicali assumessero le forme standard che conosciamo oggi.
Infine, nella piccola nicchia accanto alla splendida tiorba a forma di khitára, scopro la storia della prima Opera: Euridice, di Rinuccini, musicata da Jacopo Peri.
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| Tiorba in forma di khitara, ignoto, fine sec. XVI – inizio sec. XVII, e libro dell’Euridice di Jacopo Peri. |
Sala 6 — Farinelli e l’opera italiana nel Settecento
In questa sala si vede quanto erano importanti e belli i teatri e le opere per la gente di 300 anni fa, e come Farinelli e gli altri musicisti hanno reso famosa l’opera italiana nel mondo.
Soprattutto nel Settecento, il protagonista dell’opera era il cantante. Non contava solo la voce e la bravura tecnica — agilità, acuti, trilli e bel canto — ma anche la presenza scenica: portamento elegante, gesti sicuri e capacità di trasmettere emozioni come amore, dolore e passione.
Il soprano Carlo Broschi, detto Farinelli, divenne celebre per questo, in Italia come a Londra e alla corte di Madrid. Era noto per il suo stile dolce e coinvolgente, capace di esprimere sentimenti profondi e suscitare nel pubblico ammirazione per ideali di dignità, fierezza e nobiltà.
Qui è rappresentato in un grande ritratto a grandezza naturale.
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| Ritratto di Carlo Broschi (Farinelli), di Corrado Giaquinto, sec. XVIII |
Il modellino del Teatro Comunale di Bologna fatto da Antonio Galli Bibiena nel 1756.
Sotto ai mandolini ci sono i libretti e le partiture delle opere buffe, cioè le opere divertenti, come La serva padrona di Pergolesi e Il Barbiere di Siviglia di Paisiello.
L'arpa a pedali francese del XVIII secolo, di Pierre Cousineau e figli, è meravigliosa.
Sala 7 — Rossini e l’opera dell’Ottocento
Nell’Ottocento il melodramma diventa lo spettacolo più popolare in Italia e in Europa. Al centro del sistema operistico non c’è più solo il cantante, anche se resta importante, ma cresce il ruolo del compositore: le opere iniziano a restare stabilmente nei cartelloni teatrali e a essere ricordate per la loro musica e struttura scenica. Con Gioacchino Rossini e il suo Barbiere di Siviglia, che diventerà la versione più famosa rispetto a quella precedente di Paisiello, il compositore diventa la figura dominante.
Successivamente, Bellini, Donizetti e Verdi scrivono opere in cui musica, testo e azione si uniscono perfettamente.
Questo processo culmina con Richard Wagner: il suo Lohengrin, rappresentato a Bologna nel 1871, segna l’inizio del suo successo in Italia.
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| Dipinto e busto di Richard Wagner. |
La sala mostra anche il passaggio dall’epoca di padre Martini ai suoi successori: Stanislao Mattei, che salva la collezione dalle confische napoleoniche, e Gaetano Gaspari, che per primo cataloga tutto il materiale trasformandolo in vera Biblioteca. Entrambi lavorano per conservare e arricchire partiture, trattati e quadri, seguendo lo spirito di Martini.
Alle pareti sono esposti i ritratti dei grandi musicisti dell’Ottocento: Rossini, Verdi, Bellini, Donizetti, Boito, Colbran e Wagner. Accanto ai busti si trovano libretti e partiture originali, come la lettera di Wagner al sindaco per la cittadinanza onoraria e il libretto della prima italiana del Lohengrin al Comunale di Bologna nel 1871.
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| Dipinto e busto di Giuseppe Verdi. |
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| Due dipinti di Gaetano Donizetti. |
Ma il vero protagonista della sala resta Rossini.
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| Dipinto e busto di Gioachino Rossini. |
Di lui sono esposti cimeli, il pianoforte Pleyel del 1844, lettere autografe e soprattutto il manoscritto originale del Barbiere di Siviglia.
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| Il pianoforte Pleyel di Rossini. |
Sala 8 — Libri per musica e strumenti del XVIII e XIX secolo
La sala era l’ingresso principale dell’appartamento.
La decora lo scenografo Antonio Basoli nel 1798, con finte architetture dipinte, colonne e ghirlande.
Lui stesso definisce lo stile "quasi semigotico", con finti bracieri dipinti in trompe-l’oeil.
Le decorazioni figurative sono invece di Pietro Fancelli.
Il tutto crea un ambiente elegante e solenne.
La sala è dedicata al Settecento e Ottocento, epoca di grandi trasformazioni. Nel Settecento la stampa musicale passa dalla tipografia all’incisione e nell’Ottocento si diffonde la partitura operistica a stampa. Intanto gli strumenti si perfezionano e assumono forme sempre più simili a quelle moderne: diventano sempre più presenti pianoforte, arpa, archi e fiati, mentre altri strumenti scompaiono.
Quindi sono esposti strumenti che mostrano l’evoluzione verso i modelli moderni.
Tra i pezzi più importanti:
l’heckelfono, realizzato su richiesta di Richard Wagner. Ancora oggi viene prestato al Teatro Comunale quando si eseguono musiche di Wagner o Strauss;
la prima edizione dei concerti di Vivaldi che includono Le Quattro Stagioni (Amsterdam, 1725);
un pianoforte Érard del 1811, appartenuto alla sorella di Napoleone;
un’arpa a pedali di fine Settecento.
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| Pianoforte Érard e arpa a pedali. |
Sala 9 — Tra Otto e Novecento: Martucci e Respighi
Dalla sala otto accedo a una piccola sala che conclude il percorso del museo, omaggio alla cultura musicale bolognese e italiana: Giuseppe Martucci e Ottorino Respighi.
Giuseppe Martucci (1856-1909) fu compositore, direttore d’orchestra e pianista. Dal 1886 al 1902 fu direttore del Liceo musicale di Bologna. Ammirava la musica di Brahms e Wagner e contribuì a diffondere in Italia la musica sinfonica europea. Nel 1888 diresse per la prima volta in Italia Tristan und Isolde di Wagner durante l’Esposizione universale di Bologna.
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| Ritratto di Giuseppe Martucci, dipinto da Giuseppe De Santis nel 1904. |
Tra i suoi allievi ci fu Ottorino Respighi (1879-1936), uno dei più importanti compositori italiani del Novecento. La sua musica mostra un forte interesse per il passato, che rielabora con un linguaggio moderno. Nel museo si conservano alcuni suoi manoscritti autografi. In sala si trova anche una fotografia del compositore, donata dalla moglie Elsa, e il suo giradischi.
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| Fotografie di Ottorino Respighi. |
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| Giradischi appartenuto a Ottorino Respighi – radiogrammofono Fonoletta XI CGE Compagnia Generale di Elettricità, 1933. |
La decorazione della saletta, realizzata da Felice Giani nel 1805, presenta motivi ispirati alle grottesche, con figure fantastiche come sfingi, centauri, arpie e satiri, intrecciate a motivi vegetali. Questo stile, molto diffuso nell’Ottocento, mostra un'incredibile somiglianza con le volte del > portico della Banca d'Italia, decorate da Gaetano Lodi nel 1862.
Lodi decorò a Palazzo Sanguinetti la famosa sala egizia nel 1881, oggi parte della biblioteca del museo.
LA BIBLIOTECA
La biblioteca, situata sempre al piano nobile, con ingresso opposto a quello delle sale del museo, è famosa a livello internazionale per i suoi materiali rari. Fu creata da Padre Martini nel 1757, che raccolse oltre 17.000 volumi tra libri, manoscritti e libretti d’opera.
La collezione fu salvata dalle confische napoleoniche grazie al suo allievo Stanislao Mattei e nel 1827 venne donata al Comune di Bologna. Nell’Ottocento si arricchì grazie a donazioni e acquisti promossi dal bibliotecario Gaetano Gaspari.
La saletta egizia
Nella Biblioteca vi è una piccola stanza decorata in stile egizio, scoperta durante alcuni restauri sotto uno strato di pittura bianca.
Le decorazioni furono realizzate alla fine degli anni 1870 dal pittore Gaetano Lodi, su commissione di Angelo Sanguinetti. La stanza è riccamente decorata con colonne colorate, finte statue e motivi ispirati all’antico Egitto.
Questo stile deriva dall’esperienza di Lodi in Egitto, dove lavorò al Cairo e studiò da vicino l’arte egizia mentre era al servizio di Ismail Pascià, dopo l’apertura del Canale di Suez. Da questi studi nacquero molti dei suoi progetti decorativi.
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| La piccola stanza decorata in stile egizio, come illustrata in un libro consultato sul posto. |
Oggi la Biblioteca conserva manoscritti autografi preziosissimi di compositori di ogni tempo (fra tutti il Barbiere di Siviglia e lo Stabat Mater di Rossini e il breve pezzo di Mozart per l'esame di ammissione all'Accademia, come già visto nelle sale del museo), trattati musicali, una grande raccolta di musica vocale del XVI e XVII secolo, oltre 11.000 libretti d’opera e circa 8.000 lettere autografe.
È una delle raccolte più importanti d’Europa e rappresenta il cuore storico da cui è nato il Museo.
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| La sala di consultazione della biblioteca. |

















































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