martedì 22 novembre 2016

MUSEO CIVICO DAVIA BARGELLINI

Strada Maggiore, 44 – BOLOGNA

ingresso gratuito > gli orari.

Le sette sale del Museo Civico Davia Bargellini mi fanno fare un viaggio nel tempo dentro una casa nobile del Settecento, tra mobili antichi, quadri, sculture e tanti oggetti curiosi della Bologna di una volta.


Il museo fa parte dell'istituzione dei Musei Civici d'Arte Antica di Bologna, insieme a:


museo davia bargellini-bologna







museo davia bargellini-bologna



Introduzione | Storia del museo e della fondazione

Il Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini è ospitato al piano terra di Palazzo Bargellini, in comodato gratuito dall’Opera Pia Davia Bargellini, oggi fondazione.

Nel 1924 l’allora soprintendente e direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Francesco Malaguzzi Valeri, firma una convenzione tra l’Opera Pia Davia Bargellini e il Comune di Bologna, impegnando entrambe le parti in un progetto culturale straordinario.

L’Opera Pia mette a disposizione il palazzo e la sua splendida quadreria, una delle rarissime collezioni bolognesi rimaste intatte e non dispersa tra Sei e Settecento, come invece accade a molte importanti raccolte cittadine.

Francesco Malaguzzi Valeri decide invece di raccogliere qui gli oggetti di arte industriale acquistati tra le due guerre, salvandoli dalla dispersione all’estero. In quel periodo infatti molti collezionisti provenienti da Germania, Inghilterra e Stati Uniti acquistano in Italia opere e manufatti a prezzi molto bassi per arricchire nuovi musei stranieri.

Malaguzzi Valeri sostiene che sia necessario fermare la fuga delle opere d’arte e conservarle nei territori in cui vengono prodotte. Riesce così a convincere l’Opera Pia di concepire questo museo come un appartamento arredato del Settecento bolognese.
Accanto a mobili e suppellettili di pregio, trovano spazio oggetti di arte applicata e curiosità della Bologna antica: ferri battuti, bronzi ornamentali, chiavi e appliques per mobili, cuoi lavorati, ceramiche e porcellane provenienti dalle più importanti manifatture europee.

Questa raccolta rappresenta un campionario dell’artigianato bolognese e nasce anche con uno scopo educativo: aiutare gli artigiani della città a perfezionare il proprio mestiere osservando da vicino esempi eccellenti di manifattura.

Il legame tra gli artigiani bolognesi e l’Opera Pia Davia Bargellini nasce dal testamento di Giuseppe Davia Bargellini, ultimo discendente della famiglia, che nel 1874 stabilisce che tutto il suo patrimonio venga destinato a una fondazione dedicata all’istruzione dei figli del popolo.

L’Opera Pia si occupa così dell’educazione dei ragazzi, insegnando loro a leggere, scrivere e fare di conto, affinché possano imparare un mestiere. In questo museo gli artigiani trovano modelli preziosi da studiare e riprodurre.

Va ricordato che Bologna, fino agli anni Cinquanta del Novecento, è molto apprezzata per le creazioni in stile: numerosi mobilieri bolognesi realizzano infatti copie e reinterpretazioni di mobili sei-settecenteschi di altissimo livello, estremamente credibili.

Il museo è ancora oggi gratuito proprio per rispettare lo spirito originario della fondazione: la cultura e l’istruzione devono essere accessibili a tutti.
L’Opera Pia continua infatti a sostenere gratuitamente anche l’istruzione museale, mettendo a disposizione professionisti che seguono le visite guidate, le mostre, la conservazione delle opere e i prestiti.



museo davia bargellini-bologna




Il museo

Il museo è disposto in 7 sale ed è formato dalla collezione di oggetti di arte industriale raccolti da Malaguzzi e dai dipinti della famiglia Davia Bargellini, messi insieme in ogni sala.

Quindi il museo non serve solo a mostrare opere d’arte, ma a far vedere come viveva una famiglia ricca di Bologna nel Settecento: sembra di entrare in una vera casa di quel tempo, con le stanze arredate come allora.

Nel percorso si distinguono particolarmente la singolare palazzina in miniatura, la berlina di gala e il teatro bolognese con le marionette veneziane.


Ingresso del Museo Davia Bargellini a Bologna con facciata storica elegante


Sala 1 – Arte e industria

La visita si apre con un ambiente dedicato alle arti decorative bolognesi.

Trovo grandi mobili, cassapanche e credenze, tavoli, ferri battuti artigianali, lampadari.

Fin dall’inizio emerge la filosofia del museo: non separare le opere d’arte dagli oggetti d’uso, ma mostrare come convivessero all’interno di una dimora aristocratica.


Credenza con maioliche
Sopra questa credenza ci sono piatti di ceramica colorata (maiolica), fatti tra il 1700 e il 1800 a Bologna e a Faenza. Molti di questi oggetti appartenevano alla famiglia Rusconi.

Più in alto, su una mensola, ci sono anche dei vasi antichi da farmacia. Servivano per conservare medicine nell’Ospedale della Vita.


Credenza in noce con maioliche del XVI secolo esposta al Museo Davia Bargellini
Credenza in noce con maioliche del XVI secolo.


Cancello in ferro battuto stile liberty, 1902 circa.
Disegnato da Giuseppe De Col e costruito da Pietro Maccaferri, è un’opera molto importante perché venne mostrata a una grande esposizione di arte a Torino nel 1902, dove si presentavano le creazioni più moderne dell’epoca.

Il cancello era stato fatto proprio per quell’evento e venne esposto in uno spazio dedicato a un famoso gruppo di artigiani e artisti chiamato Aemilia Ars.

Giuseppe De Col era un artista molto attento alle nuove idee che arrivavano dall’Europa e le usava per creare oggetti eleganti e moderni per il suo tempo.


Cancello in ferro battuto di Giuseppe De Col al Museo Davia Bargellini Bologna




Biciclo da competizione, manifattura bolognese
Questo biciclo apparteneva a Antonio Pezzoli.
Con questa bicicletta partecipava alle gare di velocità, e tra il 1888 e il 1893 stabilì alcuni record italiani.

In questo caso non c’è il freno, essendo bici da corsa.

Per salire in sella, il corridore usava un piccolo appoggio vicino alla ruota davanti.

Si correva su pista alla Montagnola di Bologna.


Biciclo da corsa ottocentesco della manifattura bolognese al Museo Davia Bargellini


Prometeo incatenato, di Aureliano Milani
Aureliano Milani è un pittore che lavora a Bologna all’inizio del Settecento e poi si sposta a Roma. Nei suoi primi anni torna allo stile dei Carracci, soprattutto di Annibale Carracci, perché non gli piace la pittura troppo libera e decorata del suo tempo.

Nei quadri usa uno stile ordinato e semplice. Le figure sono grandi e forti, come statue, ma senza troppi effetti spettacolari. Anche quando racconta storie antiche, come quella di Prometeo incatenato, vuole far capire bene la storia e i sentimenti.


Prometeo incatenato di Aureliano Milani conservato al Museo Davia Bargellini




Maniglie e bocchette da serratura in metallo
In passato, soprattutto tra il 1600 e il 1800 nel nord Italia, gli artigiani le decoravano con grande cura. Le rendevano belle e particolari, spesso con forme di foglie o piccoli volti.


Antiche serrature in metallo della collezione Museo Davia Bargellini Bologna



Sala 2 – Statue e dipinti antichi


Panoramica della seconda sala del Museo Davia Bargellini con collezioni storiche



San Sebastiano, 1500, di Marco Meloni
Questo dipinto arriva dalla chiesa di San Giuseppe di Saragozza a Bologna. Il pittore rappresenta il santo con un corpo molto realistico e curato nei dettagli, ma il suo volto appare sereno, quasi sognante, nonostante il martirio. Anche il paesaggio sullo sfondo, con alberi e natura ispirati ai paesaggi del Nord Europa, aiuta a mettere in risalto la figura del santo e a rendere il dipinto ancora più suggestivo per chi lo osserva.


Dipinto di San Sebastiano del Cinquecento conservato al Museo Davia Bargellini





Busto di Virgilio Bargellini – terracotta dipinta,
di 
Vincenzo Onofri (doc. Bologna dal 1503 al 1524)
Virgilio Bargellini era una persona molto importante per la città, che ricoprì importanti incarichi di governo dal 1501 al 1527.
Sappiamo chi è grazie a un antico manoscritto del Settecento, che racconta dei ritratti della famiglia Bargellini conservati nel loro palazzo.
Nella scultura si notano anche alcuni dettagli, come i guanti e gli anelli, che in passato erano segni di prestigio e potere.
Onofri fu un artista molto noto a Bologna e realizzò diverse opere importanti, ispirandosi ai grandi maestri della scultura del suo tempo.



Busto in terracotta dipinta di Virgilio Bargellini esposto nel museo di Bologna




La Madonna dei Denti (1345) – tempera su tavola
di 
Vitale da Bologna (doc dal 1330 al 1359)
Questa opera, firmata e datata 1345, è una delle poche documentate dall'artista e fra le più importanti realizzate, considerata un vero capolavoro dell’arte bolognese del Trecento.
Si chiama “Madonna dei Denti” perché proveniva da un piccolo oratorio (in origine sul colle dell'Osservanza) dedicato alla Madonna e a Sant’Apollonia, una santa a cui le persone si rivolgevano per i problemi ai denti.
Il dipinto arrivò nella collezione Bargellini nell’Ottocento.
In origine, il dipinto era più grande: ai lati c’erano altre figure di sante, oggi perdute.
Vitale da Bologna rappresenta la Madonna e il Bambino in modo umano e affettuoso, una mamma che tiene con dolcezza il suo bambino. Questo rende la scena facile da capire e vicina alla vita di tutti i giorni.
La Madonna è rappresentata anche con grande eleganza, con abiti ricchi di dettagli e decorazioni.



Madonna dei Denti di Vitale da Bologna custodita al Museo Davia Bargellini





Sala 3 – Cappella gentilizia e arte sacra

È una piccola stanza allestita come una cappella antica, con dipinti, sculture e oggetti in legno che ricordano un luogo di preghiera di una famiglia nobile.


Sala 3 del Museo Davia Bargellini a Bologna allestita come cappella storica nobiliare



La collezione di targhe devozionali – Vittorio Concato
Dal 2015 il museo conserva una collezione di 65 targhe devozionali in terracotta, donate dagli eredi di Vittorio Concato.
Queste targhe venivano prodotte nelle fabbriche di maioliche dell’Emilia-Romagna e in passato decoravano tanti luoghi: pilastri, nicchie, case, palazzi, strade, chiese e piccoli oratori.
Raccontano una tradizione nata nel Cinquecento, quando molte persone iniziavano a pregare davanti a immagini di Madonne e santi, chiedendo protezione per il lavoro nei campi e gli animali.
Le targhe sono state realizzate tra il Settecento e l’Ottocento: sono in terracotta, spesso fatte con stampi e decorate con smalti.
Sono oggetti semplici ma molto importanti, perché raccontano la fede e la vita quotidiana delle persone di un tempo.

Vedi anche > Le immagini sacre nelle strade di Bologna.


Parete della sala 3 con targhe devozionali donate al Museo Davia Bargellini Bologna



Primo piano delle targhe devozionali di Vittorio Concato nel Museo Davia Bargellini



Sala 4 – Arte bolognese fra XVI e XIX secolo

La scultura qui è rappresentata dalle eleganti statuette del plasticatore neoclassico Giovanni Putti e di altri artisti, come Giuseppe Maria Mazza e Giovan Battista Bolognini.


Panoramica della quarta sala del Museo Davia Bargellini a Bologna, allestimento e opere




Eleganti statuette neoclassiche di Giovanni Putti nel Museo Davia Bargellini Bologna
Eleganti statuette neoclassiche di Giovanni Putti.



Scultura del dio fluviale di autore ignoto, prima metà XIX secolo, museo Davia bargellini
Scultura del dio fluviale di autore ignoto, prima metà XIX secolo.


Ritratto di gentildonna, di Prospero Fontana (Bologna, 1512-1597)
Questo dipinto rappresenta una gentildonna elegante, ritratta dentro una stanza ricca e raffinata.
La donna ha un’espressione dolce e malinconica. Indossa uno splendido abito di velluto verde, con una camicia bianca, una collana di perle e tanti accessori preziosi.
Attorno a lei possiamo vedere oggetti della vita quotidiana: una sedia, un vaso di fiori e i vetri luminosi della finestra. Il pittore li ha dipinti con grande attenzione ai dettagli e alla luce.
Prospero Fontana aveva lavorato anche a Firenze con Giorgio Vasari e aveva imparato molti segreti della prospettiva e della pittura teatrale. Per questo il dipinto sembra quasi una scena di uno spettacolo.


Ritratto di gentildonna di Prospero Fontana nel Museo Davia Bargellini



Sala 5 – Pittura e arredi del Seicento e Settecento

In questa sala si possono vedere eleganti mobili a cassettoni finemente decorati, come questo nell'immagine di impianto seicentesco, riccamente decorato con pitture a tempera su fondo bianco raffiguranti motivi vegetali e scene con figure e animali di gusto esotico.


Cassettone seicentesco del Museo Davia Bargellini con pitture a tempera su fondo bianco


Il pezzo più importante della sala è la Palazzina con Arredi, in legno intagliato, dipinto e dorato.
La palazzina può essere avvicinata alla tradizione europea delle case di bambola diffuse tra Olanda, Germania e Francia, anche se il museo preferisce definirla una raffinata riproduzione in miniatura di un interno borghese settecentesco di area emiliana.


Palazzina settecentesca del Museo Davia Bargellini con interno borghese emiliano




Dettaglio degli interni della casa in miniatura del Museo Davia Bargellini a Bologna
Primo piano degli ambienti arredati della miniatura.



Primo piano degli ambienti arredati della miniatura settecentesca del museo bolognese


Luigi Crespi (Bologna, 1708-1779)
Il cacciatore – Il corriere, olio su tela
Questi due dipinti, realizzati da giovane negli anni Trenta del Settecento, mostrano lo stile di Luigi Crespi influenzato dal padre Giuseppe Maria.
Raccontano scene di vita quotidiana: un cacciatore e un uomo che trasporta e consegna pacchi.
La pittura è veloce e leggera, tipica delle sue prime opere, prima che l’artista sviluppi uno stile più maturo e ordinato.


Dipinti di Luigi Crespi al Museo Davia Bargellini con scene di cacciatore e corriere
Alla sinistra e alla destra nella foto, i dipinti di Luigi Crespi.




Sala 6 – Il salone di rappresentanza e la berlina di gala

In passato questa sala era il grande salone di rappresentanza dell’appartamento al piano terra, e vi si entrava direttamente dall’atrio esterno.

Il punto più importante della stanza era il camino, decorato con statue in stucco e con un dipinto del pittore Nunzio Rossi, Sacrificio di Mosè.

Oggi però lo sguardo viene subito attirato da una grande carrozza elegante, usata per le occasioni di gala.


Interno del Museo Davia Bargellini Bologna, berlina di gala nella sala 6
Berlina di gala e dipinto di Nunzio Rossi sulla destra.


Berlina di gala (fine del sec. XVIII - inizi del sec. XIX)
Questa elegante carrozza apparteneva alla famiglia Pepoli ed era usata nelle occasioni più importanti. Era una carrozza di lusso, costruita per viaggiare in modo comodo e per farsi ammirare.
All’interno potevano sedersi quattro persone. La carrozza era sospesa con grandi cinghie di cuoio e speciali molle che rendevano il viaggio meno scosso anche sulle strade sconnesse.
Davanti sedeva il cocchiere che guidava i cavalli, mentre dietro c’era uno spazio riservato ai valletti, gli aiutanti dei signori.


Dettaglio della berlina di gala del Museo Davia Bargellini Bologna, spazio valletti esterno


Sui lati della carrozza sono dipinte quattro virtù considerate molto importanti: la Giustizia, la Fortezza, la Prudenza e la Temperanza. I dipinti sono realizzati nello stile neoclassico, molto di moda a quei tempi.


Particolare della berlina di gala con dipinto delle Virtù, Museo Davia Bargellini
Particolare della berlina di gala con uno dei dipinti delle Virtù.


La sala conserva anche importanti arredi della famiglia Bargellini, tra cui tre tavoli da muro.
Nell’immagine, un tavolo da muro con presepe di manifattura bolognese.
Ho già approfondito la tradizione del presepe bolognese in occasione della mostra > Presepi dalla collezione Forlai.


Arredi della famiglia Bargellini, tavolo da muro con presepe bolognese antico


Ritratto di Monsignor Francesco Zambeccari (1682-1767)
ante 1762, di 
Luigi Dardani (Bologna, 1723-1787)
cera policroma, vetro, tessuto, capelli, osso
Luigi Dardani era un artista di Bologna che lavorava soprattutto con materiali particolari come cera, vetro e capelli veri per creare ritratti molto realistici.
Questo lavoro è la prima versione dell’opera, realizzata intorno al 1750, che mostra il monsignore quando era ancora relativamente giovane.
Dardani realizzò una seconda versione, quando il monsignore era più anziano, probabilmente dopo la sua morte.


Ritratto di monsignor Francesco Zambeccari, cera policroma di Luigi Dardani Bologna

Venere e Amore I Adone con Il cane
olio su tela, di 
Marcantonio Franceschini (Bologna, 1648 - 1729)
Commissionati nel 1710 da Virgilio Bargellini, i due ovali sono ancora racchiusi dentro le loro cornici originali.
Raffigurano i protagonisti del celebre mito Venere a Adone, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, dove la storia ruota attorno all'amore di Venere per il giovane cacciatore Adone, destinato a una morte tragica durante una battuta di caccia.

Venere e Amore
Venere, la dea dell’amore, toglie l’arco ad Amore, il suo piccolo figlio.


Venere e Amore di Marcantonio Franceschini, olio su tela 1710 Museo Bologna
Venere e Amore, di Marcantonio Franceschini.


Adone con il cane
Adone in veste di cacciatore, accompagnato dal suo cane.


Adone con il cane di Marcantonio Franceschini, opera del Museo Davia Bargellini
Adone con il cane, di Marcantonio Franceschini.



Le immagini sono delicate, unendo lo stile morbido di Correggio a quello più ordinato di Domenichino.
Franceschini era molto bravo e conosceva bene l’arte della sua regione, l’Emilia.
L’artista segnava le sue opere in un quaderno chiamato “Libro dei conti”.
Questi quadri fanno parte di altri lavori che il senatore Bargellini gli aveva chiesto: in museo si conservano tuttora altre tele di Franceschini.
Era professore clementino, molto apprezzato da collezionisti e mecenati italiani ed europei, come il Principe di Lichtenstein.


Bacco fanciullo, di Marcantonio Franceschini.

Bacco fanciullo di Marcantonio Franceschini, collezione Museo Davia Bargellini


Le cornici dei quadri, finemente intagliate e dorate, mostrano la bravura degli artigiani bolognesi di quel periodo.




Sala 7 – Gli antenati e il teatrino

In questa sala sono raccolti oggetti di arti decorative realizzati tra il XIV e il XIX secolo.


Oggetti di arti decorative al Museo Davia Bargellini tra legno e piccole cassettiere
Modelli di mobili in miniatura, in legno scolpito e dorato.



Sono esposte eleganti porcellane del Settecento e dell’Ottocento e numerose sculture in terracotta.

Alle pareti, negli ovali, si possono vedere i ritratti della famiglia Bargellini, che un tempo erano esposti alle pareti della Galleria degli Antenati, al piano nobile del palazzo (vedi Palazzo Davia Bargellini a fondo pagina).


Porcellane del Settecento e Ottocento esposte nel Museo Davia Bargellini Bologna
Porcellane del Settecento e Ottocento e ritratti degli antenati Bargellini.


La sala ospita inoltre preziosi vetri di Murano e di Boemia realizzati tra il XVI e il XVIII secolo.


Vetrina con vetri di Murano e Boemia tra XVI e XVIII secolo al museo bolognese
Vetrina con vetri di Murano e Boemia e ritratti degli antenati Bargellini.


Nel Settecento l’arte del vetro di Murano attraversò un periodo di grandi cambiamenti. Il vetro di Boemia, più brillante e adatto alle incisioni decorative, divenne molto richiesto dalle corti europee, spingendo i maestri veneziani a rinnovare tecniche e stili.
Murano iniziò così a produrre vetri "ad uso di Boemia", ispirati ai modelli boemi ma ancora legati alla tradizione veneziana nelle forme e nelle decorazioni.

Gli oggetti esposti in questa sala testimoniano l’eleganza e la grande maestria raggiunta dall’arte vetraria europea.

Per approfondire la storia e la tradizione del vetro muranese, trovi anche > il mio post dedicato a Murano.


Primo piano di vetri di Murano lavorati tra XVI e XVIII secolo al museo Bargellini


Infine l'elemento più curioso della sala: il teatrino per marionette, collocato sulla parete di fondo.


Teatrino per marionette del Settecento esposto al Museo Davia Bargellini Bologna


Teatro per marionette (sec. XVIII)
legno dipinto e tempera

Questo teatrino per marionette proviene dalla collezione De Courten e fu acquistato nel 1922 a Venezia e destinato a Bologna, perché ritenuto vicino allo stile degli scenografi Bibiena. Probabilmente fu realizzato a Forlì da allievi di Antonio Bibiena per la famiglia nobile degli Albicini, il cui stemma è visibile nella struttura.


Primo piano di marionette veneziane del Settecento nel museo Bargellini di Bologna


Le marionette, di produzione veneziana, sono tra le più importanti del periodo; insieme a quelle della collezione veneziana di Casa Grimaldi ai Servi (oggi > Museo della Casa di Carlo Goldoni), rappresentano un nucleo di grande rilievo.
La collezione è particolarmente ricca e comprende 74 marionette, 9 cavalli e una scimmia, anche se solo una parte è esposta.


Dettaglio ravvicinato di marionette settecentesche del Museo Davia Bargellini



Marionette storiche esposte al Museo Davia Bargellini con ricchi costumi




Il Davia Bargellini è un museo anomalo e affascinante, dove il visitatore non segue semplicemente una storia dell’arte, ma attraversa un mondo domestico ricostruito nei dettagli.
È proprio questa fusione tra quadreria, arredamento, arti decorative e memoria aristocratica a rendere il museo una delle esperienze più particolari e sottovalutate di Bologna.



museo davia bargellini-bologna








museo davia bargellini-bologna




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> PALAZZO DAVIA BARGELLINI

> CERCA BOLOGNA



NOTE:
> Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

> Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale consiglio il PC.

> Le opere qui pubblicate, pur non essendo complete, seguono fedelmente il percorso dell’esposizione.
Le condivido non solo come invito a visitare la mostra, ma come lettura per tutti coloro che esplorano il mondo anche da casa.

> Nel volume Dizionarietto di decorazione per l’architettura di Enrico Arceti (edizioni La Mandragora, Imola) viene pubblicata una mia fotografia dei celebri telamoni del palazzo alla voce "Telamone".


museo_davia bargellini_FOTO_Monica_Galeotti
©foto Monica Galeotti - Museo Davia Bargellini



FONTI:
Libri:
> Corrado Ricci e Guido Zucchini, "Guida di Bologna", ed. Alfa Bologna, 1976, p.67-68.

Siti web:

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