Le sette sale del Museo Civico Davia Bargellini mi fanno fare un viaggio nel tempo dentro una casa nobile del Settecento, tra mobili antichi, quadri, sculture e tanti oggetti curiosi della Bologna di una volta.
Introduzione | Storia del museo e della fondazione
Il Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini è ospitato al piano terra di Palazzo Bargellini, in comodato gratuito dall’Opera Pia Davia Bargellini, oggi fondazione.
Nel 1924 l’allora soprintendente e direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Francesco Malaguzzi Valeri, firma una convenzione tra l’Opera Pia Davia Bargellini e il Comune di Bologna, impegnando entrambe le parti in un progetto culturale straordinario.
L’Opera Pia mette a disposizione il palazzo e la sua splendida quadreria, una delle rarissime collezioni bolognesi rimaste intatte e non dispersa tra Sei e Settecento, come invece accade a molte importanti raccolte cittadine.
Francesco Malaguzzi Valeri decide invece di raccogliere qui gli oggetti di arte industriale acquistati tra le due guerre, salvandoli dalla dispersione all’estero. In quel periodo infatti molti collezionisti provenienti da Germania, Inghilterra e Stati Uniti acquistano in Italia opere e manufatti a prezzi molto bassi per arricchire nuovi musei stranieri.
Malaguzzi Valeri sostiene che sia necessario fermare la fuga delle opere d’arte e conservarle nei territori in cui vengono prodotte. Riesce così a convincere l’Opera Pia di concepire questo museo come un appartamento arredato del Settecento bolognese.
Accanto a mobili e suppellettili di pregio, trovano spazio oggetti di arte applicata e curiosità della Bologna antica: ferri battuti, bronzi ornamentali, chiavi e appliques per mobili, cuoi lavorati, ceramiche e porcellane provenienti dalle più importanti manifatture europee.
Questa raccolta rappresenta un campionario dell’artigianato bolognese e nasce anche con uno scopo educativo: aiutare gli artigiani della città a perfezionare il proprio mestiere osservando da vicino esempi eccellenti di manifattura.
Il legame tra gli artigiani bolognesi e l’Opera Pia Davia Bargellini nasce dal testamento di Giuseppe Davia Bargellini, ultimo discendente della famiglia, che nel 1874 stabilisce che tutto il suo patrimonio venga destinato a una fondazione dedicata all’istruzione dei figli del popolo.
L’Opera Pia si occupa così dell’educazione dei ragazzi, insegnando loro a leggere, scrivere e fare di conto, affinché possano imparare un mestiere. In questo museo gli artigiani trovano modelli preziosi da studiare e riprodurre.
Va ricordato che Bologna, fino agli anni Cinquanta del Novecento, è molto apprezzata per le creazioni in stile: numerosi mobilieri bolognesi realizzano infatti copie e reinterpretazioni di mobili sei-settecenteschi di altissimo livello, estremamente credibili.
Il museo è ancora oggi gratuito proprio per rispettare lo spirito originario della fondazione: la cultura e l’istruzione devono essere accessibili a tutti.
L’Opera Pia continua infatti a sostenere gratuitamente anche l’istruzione museale, mettendo a disposizione professionisti che seguono le visite guidate, le mostre, la conservazione delle opere e i prestiti.
Il museo
Il museo è disposto in 7 sale ed è formato dalla collezione di oggetti di arte industriale raccolti da Malaguzzi e dai dipinti della famiglia Davia Bargellini, messi insieme in ogni sala.
Quindi il museo non serve solo a mostrare opere d’arte, ma a far vedere come viveva una famiglia ricca di Bologna nel Settecento: sembra di entrare in una vera casa di quel tempo, con le stanze arredate come allora.
Nel percorso si distinguono particolarmente la singolare palazzina in miniatura, la berlina di gala e il teatro bolognese con le marionette veneziane.
Sala 1 – Arte e industria
La visita si apre con un ambiente dedicato alle arti decorative bolognesi.
Trovo grandi mobili, cassapanche e credenze, tavoli, ferri battuti artigianali, lampadari.
Fin dall’inizio emerge la filosofia del museo: non separare le opere d’arte dagli oggetti d’uso, ma mostrare come convivessero all’interno di una dimora aristocratica.
Credenza con maioliche
Sopra questa credenza ci sono piatti di ceramica colorata (maiolica), fatti tra il 1700 e il 1800 a Bologna e a Faenza. Molti di questi oggetti appartenevano alla famiglia Rusconi.
Più in alto, su una mensola, ci sono anche dei vasi antichi da farmacia. Servivano per conservare medicine nell’Ospedale della Vita.
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| Credenza in noce con maioliche del XVI secolo. |
In passato, soprattutto tra il 1600 e il 1800 nel nord Italia, gli artigiani le decoravano con grande cura. Le rendevano belle e particolari, spesso con forme di foglie o piccoli volti.
Busto di Virgilio Bargellini – terracotta dipinta,
di Vincenzo Onofri (doc. Bologna dal 1503 al 1524)
Virgilio Bargellini era una persona molto importante per la città, che ricoprì importanti incarichi di governo dal 1501 al 1527.
Sappiamo chi è grazie a un antico manoscritto del Settecento, che racconta dei ritratti della famiglia Bargellini conservati nel loro palazzo.
Nella scultura si notano anche alcuni dettagli, come i guanti e gli anelli, che in passato erano segni di prestigio e potere.
Onofri fu un artista molto noto a Bologna e realizzò diverse opere importanti, ispirandosi ai grandi maestri della scultura del suo tempo.
Sala 3 – Cappella gentilizia e arte sacra
È una piccola stanza allestita come una cappella antica, con dipinti, sculture e oggetti in legno che ricordano un luogo di preghiera di una famiglia nobile.
La collezione di targhe devozionali – Vittorio Concato
Dal 2015 il museo conserva una collezione di 65 targhe devozionali in terracotta, donate dagli eredi di Vittorio Concato.
Queste targhe venivano prodotte nelle fabbriche di maioliche dell’Emilia-Romagna e in passato decoravano tanti luoghi: pilastri, nicchie, case, palazzi, strade, chiese e piccoli oratori.
Raccontano una tradizione nata nel Cinquecento, quando molte persone iniziavano a pregare davanti a immagini di Madonne e santi, chiedendo protezione per il lavoro nei campi e gli animali.
Le targhe sono state realizzate tra il Settecento e l’Ottocento: sono in terracotta, spesso fatte con stampi e decorate con smalti.
Sono oggetti semplici ma molto importanti, perché raccontano la fede e la vita quotidiana delle persone di un tempo.
Vedi anche > Le immagini sacre nelle strade di Bologna.
Sala 4 – Arte bolognese fra XVI e XIX secolo
La scultura qui è rappresentata dalle eleganti statuette del plasticatore neoclassico Giovanni Putti e di altri artisti, come Giuseppe Maria Mazza e Giovan Battista Bolognini.
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| Eleganti statuette neoclassiche di Giovanni Putti. |
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| Scultura del dio fluviale di autore ignoto, prima metà XIX secolo. |
Ritratto di gentildonna, di Prospero Fontana (Bologna, 1512-1597)
Questo dipinto rappresenta una gentildonna elegante, ritratta dentro una stanza ricca e raffinata.
La donna ha un’espressione dolce e malinconica. Indossa uno splendido abito di velluto verde, con una camicia bianca, una collana di perle e tanti accessori preziosi.
Attorno a lei possiamo vedere oggetti della vita quotidiana: una sedia, un vaso di fiori e i vetri luminosi della finestra. Il pittore li ha dipinti con grande attenzione ai dettagli e alla luce.
Prospero Fontana aveva lavorato anche a Firenze con Giorgio Vasari e aveva imparato molti segreti della prospettiva e della pittura teatrale. Per questo il dipinto sembra quasi una scena di uno spettacolo.
Sala 5 – Pittura e arredi del Seicento e Settecento
In questa sala si possono vedere eleganti mobili a cassettoni finemente decorati, come questo nell'immagine di impianto seicentesco, riccamente decorato con pitture a tempera su fondo bianco raffiguranti motivi vegetali e scene con figure e animali di gusto esotico.
Sala 6 – Il salone di rappresentanza e la berlina di gala
In passato questa sala era il grande salone di rappresentanza dell’appartamento al piano terra, e vi si entrava direttamente dall’atrio esterno.
Il punto più importante della stanza era il camino, decorato con statue in stucco e con un dipinto del pittore Nunzio Rossi, Sacrificio di Mosè.
Oggi però lo sguardo viene subito attirato da una grande carrozza elegante, usata per le occasioni di gala.
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| Berlina di gala e dipinto di Nunzio Rossi sulla destra. |
Berlina di gala (fine del sec. XVIII - inizi del sec. XIX)
Questa elegante carrozza apparteneva alla famiglia Pepoli ed era usata nelle occasioni più importanti. Era una carrozza di lusso, costruita per viaggiare in modo comodo e per farsi ammirare.
All’interno potevano sedersi quattro persone. La carrozza era sospesa con grandi cinghie di cuoio e speciali molle che rendevano il viaggio meno scosso anche sulle strade sconnesse.
Davanti sedeva il cocchiere che guidava i cavalli, mentre dietro c’era uno spazio riservato ai valletti, gli aiutanti dei signori.
Sui lati della carrozza sono dipinte quattro virtù considerate molto importanti: la Giustizia, la Fortezza, la Prudenza e la Temperanza. I dipinti sono realizzati nello stile neoclassico, molto di moda a quei tempi.
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| Particolare della berlina di gala con uno dei dipinti delle Virtù. |
La sala conserva anche importanti arredi della famiglia Bargellini, tra cui tre tavoli da muro.
Nell’immagine, un tavolo da muro con presepe di manifattura bolognese.
Ho già approfondito la tradizione del presepe bolognese in occasione della mostra > Presepi dalla collezione Forlai.
Ritratto di Monsignor Francesco Zambeccari (1682-1767)
ante 1762, di Luigi Dardani (Bologna, 1723-1787)
cera policroma, vetro, tessuto, capelli, osso
Luigi Dardani era un artista di Bologna che lavorava soprattutto con materiali particolari come cera, vetro e capelli veri per creare ritratti molto realistici.
Questo lavoro è la prima versione dell’opera, realizzata intorno al 1750, che mostra il monsignore quando era ancora relativamente giovane.
Dardani realizzò una seconda versione, quando il monsignore era più anziano, probabilmente dopo la sua morte.
Venere e Amore I Adone con Il cane
olio su tela, di Marcantonio Franceschini (Bologna, 1648 - 1729)
Commissionati nel 1710 da Virgilio Bargellini, i due ovali sono ancora racchiusi dentro le loro cornici originali.
Raffigurano i protagonisti del celebre mito Venere a Adone, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, dove la storia ruota attorno all'amore di Venere per il giovane cacciatore Adone, destinato a una morte tragica durante una battuta di caccia.
Venere e Amore
Venere, la dea dell’amore, toglie l’arco ad Amore, il suo piccolo figlio.
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| Venere e Amore, di Marcantonio Franceschini. |
Adone con il cane
Adone in veste di cacciatore, accompagnato dal suo cane.
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| Adone con il cane, di Marcantonio Franceschini. |
Franceschini era molto bravo e conosceva bene l’arte della sua regione, l’Emilia.
L’artista segnava le sue opere in un quaderno chiamato “Libro dei conti”.
Questi quadri fanno parte di altri lavori che il senatore Bargellini gli aveva chiesto: in museo si conservano tuttora altre tele di Franceschini.
Era professore clementino, molto apprezzato da collezionisti e mecenati italiani ed europei, come il Principe di Lichtenstein.
Bacco fanciullo, di Marcantonio Franceschini.
Le cornici dei quadri, finemente intagliate e dorate, mostrano la bravura degli artigiani bolognesi di quel periodo.
Sala 7 – Gli antenati e il teatrino
In questa sala sono raccolti oggetti di arti decorative realizzati tra il XIV e il XIX secolo.
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| Modelli di mobili in miniatura, in legno scolpito e dorato. |
Sono esposte eleganti porcellane del Settecento e dell’Ottocento e numerose sculture in terracotta.
Alle pareti, negli ovali, si possono vedere i ritratti della famiglia Bargellini, che un tempo erano esposti alle pareti della Galleria degli Antenati, al piano nobile del palazzo (vedi Palazzo Davia Bargellini a fondo pagina).
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| Porcellane del Settecento e Ottocento e ritratti degli antenati Bargellini. |
La sala ospita inoltre preziosi vetri di Murano e di Boemia realizzati tra il XVI e il XVIII secolo.
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| Vetrina con vetri di Murano e Boemia e ritratti degli antenati Bargellini. |
Nel Settecento l’arte del vetro di Murano attraversò un periodo di grandi cambiamenti. Il vetro di Boemia, più brillante e adatto alle incisioni decorative, divenne molto richiesto dalle corti europee, spingendo i maestri veneziani a rinnovare tecniche e stili.
Murano iniziò così a produrre vetri "ad uso di Boemia", ispirati ai modelli boemi ma ancora legati alla tradizione veneziana nelle forme e nelle decorazioni.
Gli oggetti esposti in questa sala testimoniano l’eleganza e la grande maestria raggiunta dall’arte vetraria europea.
Per approfondire la storia e la tradizione del vetro muranese, trovi anche > il mio post dedicato a Murano.
Infine l'elemento più curioso della sala: il teatrino per marionette, collocato sulla parete di fondo.
Il Davia Bargellini è un museo anomalo e affascinante, dove il visitatore non segue semplicemente una storia dell’arte, ma attraversa un mondo domestico ricostruito nei dettagli.
È proprio questa fusione tra quadreria, arredamento, arti decorative e memoria aristocratica a rendere il museo una delle esperienze più particolari e sottovalutate di Bologna.











































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