mercoledì 19 novembre 2025

BIENNALE FOTO/INDUSTRIA 2025 | URSULA SCHULZ-DORNBURG

BOLOGNA, 7 novembre - 14 dicembre 2025
(vai alla pagina della Biennale Foto/Industria)




2 - URSULA SCHULZ-DORNBURG
Pinacoteca
via delle Belle Arti, 56


Foto Instagram Gallery Luisotti.



Ursula Schulz-Dornburg (Berlino, 1938) è una fotografa e artista concettuale, conosciuta per le sue serie dedicate all’architettura storica e ai paesaggi di confine in Europa, nel Caucaso e in Medio Oriente.
Il suo lavoro esplora il legame tra spazio, tempo e memoria, documentando luoghi dimenticati o poco visibili nella storia e nella vita contemporanea.


La mostra
SOME HOMES
(Alcune case)


Facciata della Pinacoteca di Bologna con mostra Some Homes, Ursula Schulz-Dornburg, Biennale Foto Industria 2025.



La mostra Some Homes raccoglie sei serie fotografiche realizzate tra gli anni Sessanta e i primi Duemila in diversi paesi – tra cui Olanda, Georgia, Russia, Iraq e Indonesia – dedicate a differenti forme dell’abitare. Le immagini documentano abitazioni effimere, costruite con materiali naturali e destinate a scomparire in pochi anni, accanto a strutture concepite per durare nei secoli.

Entrata interna della mostra Some Homes con cartellone informativo, Ursula Schulz-Dornburg.

Unendo rigore documentario e sensibilità concettuale, Ursula indaga non solo l’aspetto architettonico, ma anche il valore simbolico di questi luoghi: dalle case sospese sull’acqua ai rifugi scavati nella roccia, fino alle costruzioni improvvisate. In tutte emerge la medesima tensione umana a creare uno spazio proprio, un confine tra dentro e fuori, protezione e apertura verso il mondo.
Quando serve, la serie fotografica è accompagnata da una mappa del luogo.


Prima serie: Case Bugis, 1982


Panoramica della prima serie fotografica Case Bugis, 1982, Ursula Schulz-Dornburg.


La mappa localizza queste abitazioni in Indonesia, a Rantepao e Macassar.


Mappa delle abitazioni tradizionali Bugis in Indonesia, evidenziando villaggi e distribuzione geografica.


Osservare una casa Bugis dall’esterno permette di cogliere dettagli sulla vita dei suoi abitanti.
Dimensioni e materiali rivelano la loro condizione economica, mentre la forma delle scale e il numero di pannelli del timpano indicano la posizione nella gerarchia sociale.

Ampliamenti temporanei segnalano un matrimonio imminente in famiglia.
Porte e finestre chiuse durante il giorno suggeriscono che gli abitanti stanno pranzando: così come esporre l’interno della casa può renderla vulnerabile a influssi nocivi, mantenere serrate le aperture garantisce protezione.


Primo piano di una fotografia della serie Case Bugis, 1982, Ursula Schulz-Dornburg.



Primo piano seconda fotografia della serie Case Bugis, 1982, Ursula Schulz-Dornburg.



Primo piano terza fotografia della serie Case Bugis, 1982, Ursula Schulz-Dornburg.



Primo piano quarta fotografia della serie Case Bugis, 1982, Ursula Schulz-Dornburg.



Seconda serie: Bosforo, 1978


Panoramica della seconda serie fotografica Bosforo del 1978 di Ursula Schulz-Dornburg.

Queste fotografie mostrano ville storiche in legno lungo le due sponde del Bosforo, note come Yalis.

Costruite soprattutto nella seconda metà del XIX secolo e fino alla prima guerra mondiale, erano residenze di lusso per ufficiali, ministri, diplomatici, mercanti e banchieri.

Mappa delle abitazioni fotografate da Ursula Schulz-Dornburg lungo il Bosforo nel progetto del 1978.


Poichè sul Bosforo non esiste la marea, le ville furono edificate direttamente sulle rive, cosicchè la loro posizione e i grandi giardini sulle colline retrostanti creavano un paesaggio fiabesco.
Oggi ne rimangono pochissime. Molte sono state restaurate, ma il contesto è cambiato: le antiche foreste dietro le ville sono sostituite da città e strade moderne. Nonostante la solidità apparente, anche queste case di legno hanno una fragilità intrinseca, simile a quella delle case Bugis.
L’insieme rimanda un pò a Venezia, anch'essa estremamente fragile e sull'acqua.


Fotografia della serie Bosforo di Ursula Schulz-Dornburg, abitazione in legno affacciata sullo stretto del Bosforo.



Fotografia della serie Bosforo di Ursula Schulz-Dornburg, abitazione in legno lungo le rive del Bosforo.



Fotografia della serie Bosforo di Ursula Schulz-Dornburg, casa in legno sullo stretto del Bosforo.



Terza serie: Paesaggi scomparsi. Iraq, gli arabi delle paludi, 1980


Panoramica della serie Paesaggi scomparsi sugli arabi delle paludi in Iraq, realizzata nel 1980 da Ursula Schulz-Dornburg.


La serie documenta la vita nelle paludi del sud dell’Iraq, dove gli abitanti costruivano case di canne adattate a un ambiente acquoso.


Mappa geografica che mostra la localizzazione delle abitazioni degli arabi delle paludi nell’area meridionale dell’Iraq.


In conversazioni con Julian Heynen (2017-2018, articolo Vertical of Time), Ursula racconta come fosse affascinata dalla conoscenza antica delle strutture di canne, dalla loro funzione e forma.
Julian sottolinea il carattere narrativo e documentario di queste immagini, in cui a differenza di altre serie, le persone sono presenti.

Le strutture, pur effimere per i materiali deperibili e l’azione degli elementi, incarnano una conoscenza architettonica millenaria.


Abitazione tradizionale degli arabi delle paludi costruita sull’acqua e circondata da canneti nel sud dell’Iraq.



Persona che spinge una piccola imbarcazione sull’acqua nelle paludi dell’Iraq, ambiente abitato dagli arabi delle paludi.



Due persone che camminano sugli argini vicino alle abitazioni galleggianti degli arabi delle paludi nel sud dell’Iraq.


Ursula vi si recò consapevole del pericolo che correva questa comunità a causa della situazione politica, con l’intento di conservare una memoria visiva di una cultura in via di scomparsa.

Pochi anni dopo gli scatti, infatti, le paludi furono prosciugate dal regime di Saddam Hussein per punire la popolazione sciita, compromettendo irrimediabilmente l’ecosistema e il modo di vivere di queste comunità.
 Tentativi successivi di ripristinare la presenza di questi abitanti ebbero risultati limitati.
La serie rappresenta così un archivio prezioso di un mondo ormai scomparso.


Interno di un’abitazione costruita sulla palude dagli arabi delle paludi, con struttura in giunchi intrecciati e luce naturale.



Quarta serie: 15 km lungo il confine tra Georgia e Azerbaigian, 1989-1990


Panoramica della serie “15 km lungo il confine Georgia-Azerbaigian (1989-1990)” di Ursula Schulz.


La serie documenta le grotte di David Gareja, scavate dai monaci cristiani dell’impero bizantino nel VII secolo, situate in un paesaggio desertico e remoto lungo il confine tra Georgia e Azerbaigian.


Mappa delle grotte di David Gareja al confine Georgia-Azerbaigian con indicazione delle abitazioni rupestri.


La loro lontananza e difficoltà di accesso ha contribuito a preservarle nel tempo.
Per catturare la luce desiderata, Ursula fu costretta a campeggiare sul luogo e scattare all’alba, quando ogni dettaglio delle pareti emergeva con chiarezza.
Le pareti mostrano incisioni dei monaci e, successivamente, iscrizioni lasciate da soldati russi che si erano nascosti nelle grotte durante la guerra.
 Queste stratificazioni di segni richiamano l’idea di memoria accumulata nelle case abitate: ogni abitazione conserva tracce di chi vi ha vissuto.
Le grotte riportano anche all’idea primordiale di casa: per l’uomo la caverna è stata il primo rifugio.


nterno di una grotta-abitazione a David Gareja con nicchie e tracce di vita sul muro roccioso.




Ingresso di una grotta-abitazione nelle rocce di David Gareja con apertura scavata e sentiero d’accesso.




Paesaggio arido e desertico visto dall’interno di una grotta a David Gareja, orizzonte roccioso e vallate.


Scattare le fotografie fu complesso e avventuroso, richiedendo arrampicate sulla roccia per raggiungere l’interno delle caverne.

Un video racconta la montagna rocciosa di David Gareja con i fori visibili delle grotte e la difficoltà di accesso.


Montagna rocciosa di David Gareja con i fori visibili delle grotte.



Uomo contemporaneo che prova ad arrampicarsi verso le grotte di David Gareja lungo il percorso ripido e roccioso.



Quinta serie: Kronstadt 2002
A stone installed (in the absence of wind)
Una pietra installata (in assenza di vento) 

Questa serie, tra le più recenti, è ambientata nell'isola di Kotlin, vicino a San Pietroburgo.
Gli scatti non erano previsti: Ursula si trovava in zona per fotografare sommergibili nucleari dismessi della flotta sovietica, ma l’impresa si rivelò troppo complessa. Lungo il viaggio di ritorno, incontrò queste misteriose strutture isolate nel nulla.


Fotografia della serie Kronstadt 2002 di Ursula Schulz-Dornburg esposta alla biennale Foto/Industria 2025 a Bologna.


Attratta dalla loro architettura e dalle forme, decise di fotografarle senza sapere cosa fossero, attratta dal loro carattere enigmatico.
L’artista racconta di essersi sentita spaventata sul posto, consapevole di trovarsi in un luogo dove non avrebbe dovuto stare.
Solo anni dopo scoprì la natura di queste strutture, ma ha scelto di non rivelarla, perché vuole che il pubblico le osservi con lo stesso senso di mistero e meraviglia che provò lei alla prima visione.
Evidenziando i "resti" architettonici, strutture mute di processo storico e abbandono, la serie lascia allo spettatore la libertà di immaginare cosa possano essere queste enigmatiche forme.


Seconda fotografia della serie Kronstadt 2002 di Ursula Schulz-Dornburg esposta alla biennale Foto/Industria 2025 a Bologna.




Sesta serie: Huts, Temples, Castles, 1969
Capanni, Templi, Castelli, 1969

Questa serie, la più datata della mostra, è stata realizzata nei dintorni di Amsterdam.


Panoramica della serie fotografica “Huts, Temples, Castles, 1969” di Ursula Schulz-Dornburg esposta alla Biennale Foto Industria 2025.

Durante il viaggio, Ursula scoprì un parco giochi speciale, costruito dal governo in collaborazione con psicologi e insegnanti: accessibile solo tramite barca e vietato agli adulti, offriva ai bambini la libertà di creare e distruggere tutto ciò che volevano.


Bambini nel parco giochi intenti a costruire case di legno durante attività educativa e creativa.

Le fotografie raccontano la necessità primordiale di costruire, un impulso universale che si manifesta fin dall’infanzia: dai fortini alle capanne, dai falò agli oggetti realizzati con le proprie mani.
In alcune immagini si vedono bambini con martelli o intenti a muoversi in barca verso il parco, scene di gioco libero e anarchico, pericolose e decisamente spontanee. La serie esplora così l’atto creativo nella sua forma più pura, senza controllo né regole, e celebra la capacità dei bambini di plasmare il proprio mondo.


Bambino nel parco giochi che costruisce una piccola casa di legno utilizzando materiali semplici.



Bambini che accendono un piccolo fuoco davanti alle case di legno che hanno costruito nel parco giochi.



Bambino con un martello in mano mentre partecipa a un’attività di costruzione nel parco giochi.


Video: Kurchatov – Architettura di un sito per test nucleari, 2012

A chiudere la mostra, un breve video-conversazione del 2014 tra Ursula Schulz-Dornburg e Peter Kammerer, professore di sociologia all'Università di Urbino.
 Vengono contestualizzate le fotografie scattate nel 2012 a Kurchatov, in Kazakistan.
Nel dialogo si riflette sulla storia e sull’eredità del sito di test nucleari sovietico e sul modo in cui la fotografia può restituire le tracce di un luogo segnato dalla distruzione e dall’oblio.


Immagine del sito di test nucleari di Kurchatov del 2012, parte della mostra di Ursula Schulz alla Biennale Foto Industria 2025.


Il sito raffigurato nelle immagini è l'area Semipalatinsk, nota come "Il Poligono", utilizzata per test nucleari e ha una storia drammatica: tra il 1949 e il 1989 vi furono condotti 456 esperimenti nucleari, all’insaputa della popolazione locale.
Il regista britannico Anthony Butts ha documentato alcuni degli effetti genetici e sanitari di queste prove nel suo film del 2010, After the Apocalypse.


Campo sperimentale di Semipalatinsk – foto schulz-dornburg.com


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 > parte 3 - MIKAEL OLSSON, VUYO MABHEKA, JULIA GAISBACHER, Collegio Venturoli

> LA PAGINA DI FOTO/INDUSTRIA


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NOTE:
-Le opere qui pubblicate, pur non essendo complete, seguono fedelmente il percorso dell’esposizione e hanno un valore proprio. Le condivido non solo come invito a visitare la mostra, che è un’esperienza oltretutto gratuita, ma soprattutto come lettura per tutti coloro che esplorano il mondo anche da casa.

-Tutte le foto sono di Monica Galeotti, salvo la foto personale di Ursula Schulz-Dornburg e quella del Campo sperimentale di Semipalatinsk, che non è presente in mostra ma compare nel video di chiusura (copyright indicato).

-Per vedere mappa e foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine.
Per una visione ottimale consiglio il PC.


FONTI:
-resoconto di visita con guida interna
-p
ieghevole MAST

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