martedì 5 marzo 2019

CASA JOSÈ SARAMAGO

 Camino de los Tope, 35572 Tías - Lanzarote

(torna a Lanzarote 4° itinerario)


ultimo aggiornamento marzo 2025


LANZAROTE NO ES MI TIERRA, PERO ES TIERRA MIA.

 (Lanzarote non è la mia terra, però è terra mia)


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La casa è nascosta in mezzo ad altre, nella piccola cittadina di Tìas, che domina il mare di Puerto de Carmen.


Se il museo/fondazione Josè Saramago alla → Casa dos Bicos di Lisbona mi aveva emozionata, la casa di Lanzarote, dove lo scrittore ha vissuto insieme alla moglie Pilar del Rio gli ultimi 18 anni della sua vita, mi ha fatto piangere e compiangere.

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© Sebastião Salgado



Un'emozione fortissima dovuta all'ammirazione e al rispetto che porto da tempo verso chi ha scritto fra le più belle pagine della letteratura mondiale, "l'ultimo grande titano del romanzo moderno", come lo definì Harold Bloom.

Premio Nobel per la letteratura nel 1998, l'incipit del discorso che tenne alla consegna del premio, ne riassume l'essenza e al tempo stesso la grandezza:
"L'uomo più saggio che io abbia mai conosciuto non era in grado nè di leggere nè di scrivere", disse riferendosi a suo nonno.

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© Sebastião Salgado



Le sue posizioni sulla religione, in particolar modo dopo la pubblicazione de "Il Vangelo secondo Gesù Cristo", gli hanno procurato diverse critiche e censure dal governo portoghese.

Proprio per questo si convinse, nel 1993, insieme alla moglie Pilar, a lasciare il paese per vivere in esilio volontario a Lanzarote.

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© João Francisco Vilhena



Il libro in questione non è un'opera blasfema, si tratta della riscrizione della vita di Gesù secondo i Vangeli Apocrifi, cioè quei testi che si riferiscono alla figura di Gesù Cristo, scritti da apostoli o discepoli, che furono esclusi dalla pubblica lettura liturgica in quanto in contraddizione con l'ortodossia cristiana.
Il termine "apocrifo" significa "da nascondere".

I Vangeli apocrifi rendevano la figura di Gesù Cristo umana e non divinizzata.

Analogamente prima di lui in Italia Fabrizio de Andrè aveva trattato l'argomento dal punto di vista discografico, con l'opera "La Buona Novella".

L'opera letteraria di Josè Saramago è grandiosa, ogni suo libro è un'opera d'arte.

La sua narrazione comprende la poesia, il teatro, le cronache, i romanzi e altri scritti importanti come la presa di posizione contro Israele e le critiche verso l'ex premier italiano Silvio Berlusconi.

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© João Francisco Vilhena



La casa è costruita dalle fondamenta dalle due famiglie:
- Josè Saramago e la moglie Pilar del Rio
- la sorella di Pilar con il marito, complici nel progetto e nella vita.

Pilar oggi vive prevalentemente a Lisbona, dove presiede e si occupa della Fondazione Josè Saramago, mentre a Lanzarote vive la famiglia della sorella.
Le visite infatti vengono effettuate solo dalle 10 alle 14,30, escluso la domenica, perchè la casa è attualmente abitata e vissuta.


Due sono gli edifici:
casa e biblioteca.


A CASA


La Casa Josè Saramago a Lanzarote, un luogo di memoria e scrittura, dove il premio Nobel ha vissuto e lavorato.




La Casa Josè Saramago a Lanzarote, un luogo di memoria e scrittura, dove il premio Nobel ha vissuto.



In un luminoso corridoio si aprono le stanze della casa, una casa semplice, calda, accogliente.

Al centro, il tappeto di pietra vulcanica di cui Saramago era particolarmente orgoglioso.

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Il Salone, luogo di riposo e di lettura.

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Alle pareti opere di grandi artisti come Tapiés e Oscar Niemeyer.

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Il testo preferito di Saramago: il commento all'Apocalisse del Beato di Liébana, un abate dell'VIII secolo, illustrato dalle miniature di un raro manoscritto mozarabico.

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Sul tavolino, l'orologio segna le 4 del pomeriggio, come tutti gli altri presenti nella casa.
Un omaggio alla memoria del momento in cui conobbe Pilar.

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Nello Studio, la scrivania di lavoro, dove scrisse il primo romanzo in terra di Lanzarote: "Cecità", che seguiva "Il Vangelo secondo Gesù Cristo".
Le gambe della scrivania sono piene dei morsi dei suoi adorati cani Pepe, Greta e Camoens. 

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Intorno, i ricordi di famiglia e della consegna del Nobel.

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Una delle foto ritrae Saramago mentre scrive la frase sul vestito che la moglie indossava quando vinse il Nobel, le stesse che disse Maria Maddalena a Gesù ne "Il Vangelo secondo Gesù Cristo": "Guarderò la tua ombra se non vuoi che guardi te", e lui rispose "Voglio essere ovunque sia la mia ombra, se là saranno i tuoi occhi".

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 La madre di Saramago.

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Seduto alla scrivania, sembra non se ne sia mai andato.

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Saramago è morto nel suo letto, alla fine di una lunga malattia, il 18 giugno 2010, all'età di 87 anni.

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La Cucina è il cuore della casa.
Venne usata per cene, chiacchiere fra amici e compagni di lavoro.
Nomi illustri sono passati da qui:
Pedro Almodovar, Bernardo Bertolucci, Susan Sontag, Sebastião Salgado, fra i tanti.

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Come amava fare con i lettori che passavano da qua per porgli un saluto, anche ai visitatori di oggi viene offerto un caffè portoghese, alla tavola o in terrazza.
Io l'ho preso a tavola: che bella sensazione.

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Dalla cucina, una bella e ampia terrazza porta al giardino.

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Quando Saramago arrivò in questo luogo, il terreno era un deserto, ma pian piano vennero portati camion di terra e vennero piantati alberi, alcuni dedicati, come l'olmo, in omaggio al nipote Olmo, nato a Lanzarote.

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Amava sedere al centro del giardino e ammirare il mare.
"Guardare il mare, pensare che il mondo possa avere un rimedio, che l'umanità che trasportiamo deve prevalere sul malvagio", diceva.

La Casa Josè Saramago a Lanzarote, un luogo di memoria e scrittura, dove il premio Nobel osservava il mare.
Foto scattata seduta nel punto preferito di Saramago, dove amava fermarsi per contemplare il mare.





Alla fine del giardino, la piscina dove nuotava nel pomeriggio.

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LA BIBLIOTECA


Un secondo edificio contiene la biblioteca e la sala riunioni, costruito in un secondo tempo per mancanza di spazio.

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La Casa Josè Saramago a Lanzarote. Monica Galeotti visita questa casa.




All'entrata l'ulivo, simbolo di pace e saggezza, portato da Azinhaga, terra natia di Saramago.

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Così tanti erano i volumi che occupavano la casa, che Pilar, quando cercava un libro non lo trovava e lo ricomprava.
Si decise quindi di ampliare la casa nel 2006 con la biblioteca, che da quel momento divenne lo studio principale di Saramago.

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Una enorme quantità di libri, circa 15.000 volumi, catalogati per nazionalità dell'autore.

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Vi è poi un raggruppamento a parte, quello delle scrittrici donne.
Non era Saramago ad avere avuto quest'idea, che non aveva condiviso, ma accettato. Fu della moglie Pilar, la quale sostiene che le scrittrici donne, spesso sottovalutate, hanno dovuto lottare più duramente dei colleghi uomini per potersi affermare, quindi i colleghi uomini non meritano di mescolarsi sugli scaffali con le scrittrici donne.

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In primo piano un ritratto di Josè e Pilar, del pittore ceco Jiri Dokoupil.

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Per il Novecento Jorge Luis Borges, Pessoa e Kafka sono stati scrittori essenziali per Saramago, ma per la letteratura antica in bell'evidenza ci sono le tre cantiche della Divina Commedia di Dante.

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La scrivania.

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Infine la Sala Riunioni, originariamente destinata alle riunioni della Fondazione (se n'è tenuta una sola), poi trasferita a Lisbona.
Ha avuto in pratica la funzione di sala da pranzo, quando le circostanze escludevano la cucina.
Gli ultimi ospiti di questa sala sono stati Claudio Magris e Vargas Llosa con le rispettive mogli.

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Nella sala opere di paesaggi e navi verso l'incerto: il dramma universale dell'immigrazione che Saramago osservava con sofferenza, voleva che fosse contenuto qui.

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Dopo la morte di Saramago la casa è stata trasformata in museo, ma essendo stata vissuta, amata e progettata in ogni dettaglio, per volere degli interessati la casa rimane "casa", luogo intimo e accogliente, dove viene tramandata quella che era l'abitudine dello scrittore, cioè condividere la quotidianità con i suoi ospiti.

La casa conserva anche la storia di un grande amore, quello di Josè e la moglie Pilar, e questa foto di Sebastião Salgado per me ne è l'emblema.
Una storia che si può seguire nel documentario "Josè e Pilar" del regista Miguel Gonçalves Mendes.

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La guida mi ha intrattenuta senza fretta in un viaggio nel tempo, facendomi sentire a casa, un percorso che mi ha sommersa di malinconica felicità, un ossimoro perfetto, una visita preziosa.

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 DUE PAROLE SU TIAS


Cappella San Antonio, attualmente utilizzata come sala espositiva (Avenida Central, 57).
 Risale al XVII secolo e in origine era utilizzata per conservare il grano coltivato nella zona, come magazzino di pomodori e come caserma per i soldati che parteciparono alla guerra d'indipendenza cubana.



Tias, uno dei municipi più antichi di Lanzarote, ha affrontato per secoli la scarsità d'acqua, con ingegnosi sistemi di raccolta e distribuzione e oggi simboleggia l'importanza dell'acqua per tutta l'isola.

Nel 2018, in occasione del 50º anniversario dell’arrivo dell’acqua canalizzata nel centro del villaggio, viene sistemato il Monumento alla Cultura dell'Acqua, come tributo a questa fonte essenziale di vita e omaggio a coloro che contribuirono alla distribuzione dell’acqua nel villaggio di Tías.


Il Monumento alla Cultura dell'Acqua a Tias, celebra l'importanza storica dell'acqua a Lanzarote.

La scultura (Avenida Central, 51) è dell'artista Julián Bermúdez, originario di Tías, che rappresenta una contadina intenta a prelevare acqua da una cisterna con un secchio legato a una corda, ispirandosi a una donna di Las Asomada; è realizzata con tecniche miste a freddo.

L’artista, diplomato alla Scuola d’Arte di Arrecife, ha lavorato nel team dello scultore britannico Jason deCaires Taylor, contribuendo alla realizzazione delle figure del Museo Atlántico nelle acque di Las Coloradas, nel sud di Lanzarote (vedi prossimo post).

 Oggi vive in Inghilterra, dove collabora con il team multidisciplinare di Jason deCaires a progetti esposti in tutto il mondo.


L'ARRIVO DELL'ACQUA A TIAS

La scultura si trova in Avenida Central, dove nel 1968 venne completata la prima canalizzazione dell’acqua per il sud di Lanzarote, un evento che trasformò la vita della comunità.

La targa commemorativa accanto alla scultura riporta un brano tratto dal libro El Postigo de Tías, che racconta la storia dell’approvvigionamento idrico:

nella prima metà del XX secolo, mentre la capitale Arrecife riceveva acqua dalle gallerie di Famara, il sud dell’isola soffriva una grave carenza idrica, tanto da costringere parte della popolazione a migrare verso la capitale.

 Per far fronte a questa emergenza, venne costruito un sistema idraulico per raccogliere e distribuire acqua piovana a partire dal 1950, con Tías come centro principale della rete.

Nel 1968 si conclusero i lavori, con la canalizzazione dell’acqua dai depositi di acqua a Las Maretas, sulla Montaña Blanca, fino a una grande cisterna, situata nell’attuale Avenida Central, proprio dove oggi sorge la scultura.

Questo progetto, realizzato all'epoca con macchinari e risorse limitate, segnò un punto di svolta per la comunità rurale di Tías.

Curiosamente, un anno prima, nel 1967, era stato costruito il primo hotel a La Tiñosa (l’attuale Puerto del Carmen), ma l’acqua corrente non era ancora disponibile, non raggiungeva il sud dell’isola, e il trasporto dell’acqua avveniva ancora tramite camion cisterna.

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RIFERIMENTI:

Libri:
-pieghevole Josè Saramago - Casa Museo


Sitografia:

Resoconto di visita guidata alla casa (in inglese e spagnolo): 4 febbraio 2019 e 28 febbraio 2025.




La maglietta con una citazione da Cecità di Josè Saramago: "Si puedes mirar, ve. Si puedes ver, repara". ("Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva".
La mia maglietta preferita, con una citazione da Cecità di Josè Saramago: "Si puedes mirar, ve. Si puedes ver, repara". ("Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva")



2 commenti:

  1. Racconto emozionante. Ho provato la tua stessa sensazione, cioè che José si fosse alzato un attimo per andare di là e che da un momento all'altro potesse tornare in cucina, a chiacchierare dei suoi libri davanti a una tazza di caffè..

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    1. Grazie. E' proprio vero, forse il segreto è proprio in quella tazzina di caffè, in quell'offerta che tramanda una tradizione. Questa visita mi ha lasciato un segno così forte che sto rileggendo i suoi libri ad alta voce.

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