Scoprire Lanzarote nel sud dell’isola significa immergersi in paesaggi spettacolari: spiagge dorate, scogliere vulcaniche e piccole calette nascoste. Qui voglio raccontare un percorso personale.
1 – FEMÉS 2 – PENISOLA DEL PAPAGAYO 3 – PLAYA BLANCA 4 – MUSEO SOTTOMARINO ATLANTICO
La riserva naturale del Papagayo sono una serie di spiagge situate sulla Costa del Rubicon.
Il nome Rubicon (rosso, dal latino rubeus) deriva dalla Montaña Roja, il vulcano rosso che domina Playa Blanca.
La zona del Rubicon (costa e montagne) è inclusa nel Monumento Naturale dell'Ajaches, ampio comprensorio della zona sud di Lanzarote.
Per arrivare alla Punta del Papagayo ci sono due strade:
. la LZ2, più lunga, grande e scorrevole, che arriva a Playa Blanca
. la LZ702, più breve, stretta e meno scorrevole
Quest'ultima, a mio avviso, è di gran lunga preferibile: è panoramica e spettacolare, dal piccolo villaggio di Uga passa per Femes.
Il villaggio di Femes corrisponde al punto più alto del percorso (si potrebbe dire un passo di montagna), ed è molto attraente.
La piccola piazza del paese e la graziosa Ermita di San Marcial del Rubicon (chiesa di San Marziale del Rubicon) coincidono con il punto panoramico.
Dal balcone di Femes, dove sono sistemati i tavolini di un bar-ristorante, si gode una magnifica vista su Playa Blanca, sulla Montaña Roja e sulla ripida strada che discende il passo.
Strada ripida in discesa da Femes verso Papagayo.
2 – PENISOLA DEL PAPAGAYO
La penisola, famosa per le sue spiagge spettacolari, fa parte di una Riserva Naturale Protetta. Per accedere infatti occorre pagare un pedaggio e percorrere in auto circa 3,5 km di strada sterrata.
In alternativa si può scegliere un suggestivo percorso a piedi: un itinerario panoramico di circa 2,4 km (circa 45 minuti) che attraversa tutte le spiagge della riserva, partendo dagli ultimi edifici ai margini dell'area protetta fino a raggiungere Playa del Papagayo.
PLAYA DEL PAPAGAYO
E' la spiaggia più famosa, un luogo protetto rimasto incontaminato.
Due promontori la riparano, per cui anche nelle giornate di vento la spiaggia risulta particolarmente riparata.
E' spettacolare.
Naturalmente non ci sono servizi spiaggia con lettini e ombrelloni, e questo è il suo bello.
Nella stagione invernale il costume è possibile, ma il bagno in mare è per i più coraggiosi.
Due locali per aperitivi e piccoli spuntini – El Chiringuito e Casa el Barba – sono perfettamente inseriti nel contesto del luogo.
I prezzi non sono bassi, ma l'aperitivo al tramonto è su un panorama mozzafiato.
PLAYA MUJERES
Dall'alto si osservano, in direzione Playa Blanca, altre insenature selvagge del parco, la più famosa delle quali è l'ultima, Playa Mujeres.
Playa Mujeres, essendo la più estesa, è anche quella meno riparata dai venti, ma la sua bellezza è unica.
Il colore ocra della sabbia si confonde con i rilievi che la circondano.
Sempre dal promontorio del Papagayo, dalla parte opposta delle spiaggie appena viste, osservo Caleta del Congrio.
Un tempo spiaggia per nudisti, oggi è aperta a tutti, incontaminata e isolata.
3 – PLAYA BLANCA
Dalla Riserva Naturale Protetta del Papagayo, un percorso pedonale lungomare attraversa Playa Blanca, e arriva fino al Faro di Pechiguera, ai piedi della Montana Ruja.
Nel mio caso, ho percorso tutto in auto, ma con tempo a disposizione, è possibile coprire i circa 12 km a piedi in 2-3 ore solo andata, a seconda del ritmo di camminata e delle eventuali soste durante il percorso.
Secondo la mappa che ho tracciato con i punti più rilevanti, dopo aver superato l'ultima spiaggia del comprensorio del Papagayo, Playa Mujeres, incontrerò nell'ordine:
Costruita nel 1741 per proteggere l'isola dai pirati, nel 1749 fu incendiata da pirati algerini e successivamente ricostruita nel 1769, come indicato da un'iscrizione sopra l'ingresso.
La struttura è di forma circolare e si trova sul promontorio del Águila, che regala una bella vista panoramica sulla costa meridionale e sugli scogli rosso fuoco.
Ricordo che questa è la costa del Rubicon, un nome che significa "rosso", proprio come il vulcano Montaña Roja che domina la zona.
Io sul promontorio del Aguila; sullo sfondo i rilievi di Fuerteventura.
. MARINA RUBICÓN
Marina Rubicón è il porto turistico più recente dell'area di Playa Blanca, una delle zone più frequentate, ormai rovinata dal turismo di massa.
Vi sono molti negozi e ristoranti di lusso.
Ogni mercoledì e sabato mattina, il mercato dell'artigianato intorno alla Plaza de la Ermita offre prodotti artigianali locali.
Tuttavia, le catene di fast food americane e le strutture moderne hanno trasformato gran parte della zona, riducendo il suo fascino autentico.
Mercato Marina Rubicón a Playa Blanca.
. PLAYA DORADA
Questa è sicuramente una bella spiaggia, anche se artificiale.
Mentre le spiagge del Papagayo sono caratterizzate dalla sabbia dorata sahariana trasportata dal vento direttamente dal Marocco, la sabbia dorata di questa spiaggia è stata importata dall'uomo.
Dalla rotatoria con la barchetta si accede alla bella Playa Blanca.
Inaugurata nel 2022, la scultura celebra le tradizioni marinare di Playa Blanca e rende omaggio ai pescatori e alle loro famiglie. Qui la pesca è un'attività artigianale che rispetta l'ambiente, sostiene circa 30 famiglie locali e valorizza il settore della ristorazione turistica.
L'autrice dell'opera è Cintia Machin, la stessa che ha realizzato le sculture delle Saline de Janubio.
La zona che si sviluppa intorno alla spiaggia di Playa Blanca è il nucleo storico, quello che ha dato il nome all'intera area.
In altre parole, è da qui che tutto ha avuto inizio.
Verso il porto di Playa Blanca.
Il porto di Playa Blanca, rispetto a quello di Marina Rubicon (focalizzato sul turismo nautico e servizi di lusso), è più tradizionale e legato anche alla pesca.
Costruito nel 1988, con la sua torre di 50 metri, è il faro più alto dell'isola, e segna il confine fra Lanzarote e Fuerteventura.
La zona è un pò desolata, ma le onde dell'oceano sono potenti e creano un panorama notevole.
Concludo questo reportage con un approfondimento sul Museo Sottomarino Atlantico e sul talento straordinario dell'artista che l'ha creato.
4 – MUSEO SOTTOMARINO ATLANTICO
Il Museo Sottomarino Atlantico, inaugurato nel 2016, è un progetto dell'artista britannico Jason deCaires Taylor. Si trova a 12 metri di profondità, davanti a Playa de Los Coloradas.
E' bellissimo e singolare: per l'estetica, la modalità, il contesto in cui è inserito e il significato.
Il museo si sviluppa su due livelli principali: il primo a pochi metri dalla superficie, adatto ai principianti di immersione e agli snorkelers; il secondo più profondo, per immersioni certificate.
Jason deCaires Taylor, già incontrato qui a Lanzarote, al MIAC (Castello San Josè di Arrecife) con l'opera "Rising Tide", è scultore, istruttore di immersioni e naturalista marino. Ha creato opere straordinarie in tutto il mondo ed è considerato il Jaques Cousteau del mondo dell'arte.
Le statue sono realizzate in cemento pH neutro e materiali eco‑compatibili, con l’intento di favorire la colonizzazione da parte di coralli e pesci, trasformando il museo in un vero giardino sottomarino.
Le istallazioni sono 10 e suggeriscono una riflessione sui temi contemporanei (la strage dei migranti) e sull'uso delle risorse della terra.
1- LOS JOLATEROS
Un gruppo di bambini su barche di ottone, chiamate appunto jolateros, barchette instabili usate per giochi d'acqua a Lanzarote, richiama una metafora, quella di quanto sarebbe precario navigare su una barca di ottone, un invito a preservare un futuro stabile ai nostri figli.
Rappresenta il modo in cui i marinai furono abbandonati nel naufragio al largo delle coste del Senegal.
La scultura mostra il parallelismo fra quel fatto e l'attuale crisi dei rifugiati, in cui molte persone vengono abbandonate dalla società, a causa della mancanza di umanità. Fa pensare alla perdita e alla speranza, rendendo omaggio a coloro che hanno perso la vita nel viaggio.
L'imbarcazione è ispirata ai gommoni che arrivano a Lampedusa.
La coppia che si fa un selfie accanto alla zattera di Lampedusa riprende un momento tragico: una dura realtà per alcuni, diventa uno spettacolo per gli altri.
L'opera ci invita a pensare all'uso delle nuove tecnologie e a quello che stiamo facendo.
35 figure camminano verso un muro sottomarino e un ingresso.
Il muro, lungo 30 metri, vuole essere un monumento dell'assurdo, che può essere aggirato in qualsiasi direzione.
In tempi di crescente patriottismo e protezionismo, il muro ci ricorda che non possiamo segregare i nostri oceani, l'aria, il clima o la fauna selvatica, mentre tracciamo le nostre proprietà.
Dimentichiamo che siamo tutti parte integrante di un sistema vivente a nostro rischio e pericolo.
Oltre 200 sculture a grandezza naturale simboleggiano un vortice del sistema oceanico (ocean gyre).
Nel vortice, modelli di tutte le età e di tutti i ceti sociali: perchè ci siamo evoluti dalla vita marina e siamo tutti soggetti ai movimenti e alla volontà dell'oceano.
L'oceano fornisce l'ossigeno che respiriamo, regola il nostro clima e fornisce una fonte vitale di nutrizione a milioni di persone:
"The Human Gyre" è la nostra vulnerabilità di fronte alla sua immensa forza.
Molti conoscono l'artista J.Taylor attraverso l'album "Ukulele Song" di Eddie Vedder, con l'immagine in copertina "The Lost Correspondent", esposta a Grenada, nel Mar dei Caraibi, dove nel 2006 Taylor ha creato il primo museo sottomarino (considerato dal National Geographic una delle 25 meraviglie del mondo).
Ora lascio alle mie spalle la zona sud di Lanzarote, con Playa Blanca e la sua distesa di abitazioni e hotel massificati ai piedi della Montagna Ruja.
Porto con me le immagini forse più belle dell'intera isola, quelle della Penisola del Papagayo, meraviglia protetta rimasta incontaminata.
_______________________________
FINE DEL VIAGGIO: LANZAROTE, L'ISOLA CHE INCANTA
L'isola di Lanzarote, con panorami mozzafiato, vulcani e pietre, non può che colpire e gli itinerari, qualsiasi essi siano, sono imbevuti, mischiati e grondanti di arte e letteratura, grazie a Cèsar Manrique e Josè Saramago.
Manrique ha utilizzato l'isola con la tavolozza dei colori, come fosse un quadro da dipingere, ha lasciato ovunque la sua impronta cercando di creare un mondo ideale in cui vivere, per sè e per gli altri.
Insisteva infatti nel cercare di far comprendere che tutte le persone dovrebbero pretendere di vivere in un luogo ideale.
Saramago adottato ed esule, ha continuato a scrivere libri e racconti e diari. Forte presenza nell'isola, fin da Lisbona.
Eccomi all'arrivo, il viaggio è finito.
Ma non ho fatto in tempo a scriverlo che Saramago mi riprende:
"Il viaggio è finito.
Non è vero.
Il viaggio non finisce mai.
Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto d'estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio.
Nessun commento:
Posta un commento