via San Giacomo, 13
Una piccola chiesa quasi sconosciuta ai bolognesi custodisce una storia rimasta nascosta per oltre tre secoli.
Al centro del racconto c'è la pala d'altare della Cappella Coltelli, Santa Cecilia in Gloria, e il rapporto tra Marcantonio Franceschini e il figlio Giacomo, protagonista dell'iniziativa "Franceschini segreto. Un modello rivelato".
Ma questa vicenda artistica si intreccia con un'altra storia, meno nota ma altrettanto significativa: quella del rione San Giacomo, il quartiere popolare che per secoli circondò la Chiesa di Santa Maria Incoronata e che venne progressivamente demolito nel Novecento per fare spazio all'espansione dell'area universitaria. Molti dei suoi abitanti furono trasferiti nelle cosiddette "case degli umili" di via Marco Polo, costruite per accogliere le famiglie allontanate dal centro storico.
Partecipo a una visita guidata tenuta nella Chiesa di Santa Maria Incoronata: è un luogo che molti bolognesi non conoscono. Per anni la chiesa rimane chiusa e dall'esterno passa quasi inosservata.
Oggi appare più simile a un edificio residenziale che a un luogo di culto.
All'interno, invece, si apre un capitolo importante della storia artistica bolognese. La chiesa è attualmente interessata da un ampio intervento di restauro che riguarda sia l'edificio sia le opere conservate al suo interno. Proprio questi lavori stanno riportando l'attenzione su un patrimonio rimasto a lungo nell'ombra.
Dove si trova
La chiesa si trova addossata alle antiche mura cittadine, sul lato interno dove oggi corre viale Quirico Filopanti (circonvallazione di Bologna) tra Porta San Donato e Porta San Vitale, nel cuore dell'area universitaria.
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| Contesto urbano della chiesa – mappa Google Earth, didascalie Monica Galeotti. |
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| Primo piano dell'intero edificio – mappa Google Earth, didascalie Monica Galeotti. |
Santa Maria Incoronata: la storia dalle origini
La sua storia è strettamente legata al quartiere che la circonda.
Oggi all'esterno si vedono gli edifici universitari, ma l'area un tempo aveva un aspetto completamente diverso.
Tra gli anni Venti e Trenta gran parte del quartiere venne infatti demolito e ricostruito, cancellando un tessuto urbano antico che per secoli aveva accompagnato la vita della chiesa.
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| Via San Giacomo con edifici universitari. |
Un aspetto che mi ha colpito riguarda la posizione dell'edificio.
La chiesa è addossata alle antiche mura cittadine, una caratteristica tipica delle chiese confraternali bolognesi. Lo stesso si osserva in altri edifici religiosi come il Baraccano e San Rocco.
Fin dal Medioevo, infatti, a Bologna era consuetudine costruire queste chiese seguendo l'andamento delle mura, con uno sviluppo parallelo al circuito difensivo della città.
1460/1465 – In questi anni, i primi confratelli della Compagnia del Suffragio, nel quartiere di San Giacomo, iniziano a raccogliere fondi per costruire un piccolo oratorio, attorno a un’immagine sacra collocata sulle mura.
Questa immagine sacra, rappresenta sicuramente la Vergine, ma non esistono stampe, né disegni, quindi non si può sapere con precisione com’era l’immagine originaria.
1510 circa – Il vicario del vescovo autorizza la confraternita a raccogliere offerte e ad ampliare l’edificio.
Da questo momento si inizia a vedere una trasformazione progressiva, con una serie di ampliamenti che prosegue per secoli, fino al Settecento. Ogni intervento ingrandisce la struttura e, ogni volta, l’edificio si espande "mangiando" un pezzo delle mura cittadine.
1660 – L’immagine sacra originale viene perduta e sostituita dal piccolo dipinto della Vergine di Simone dei Crocifissi, acquistato dalle monache francescane di via Orfeo.
Da quel momento l'immagine diventa il punto di riferimento della Confraternita del Suffragio, o dell'Incoronata.![]() |
| Stemma della Confraternita del Suffragio. Fonte: noteartistiche.it; originale conservato nelle Collezioni di San Giorgio in Poggiale, Bologna. |
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| Fonte: noteartistiche.it. |
Il '700 – La grande trasformazione barocca.
Arriva il cambiamento più radicale. La chiesa viene infatti ricostruita completamente e assume l’aspetto che, in gran parte, conserva ancora oggi.
Non si tratta più di ampliamenti progressivi, ma di una vera e propria trasformazione architettonica complessiva. L’edificio viene ripensato secondo il gusto bolognese del tempo, con un impianto più moderno, e viene costruito l'oratorio al piano di sopra.
A Bologna c'era una scarsa quantità di terreno costruibile, quindi molto spesso l'oratorio veniva costruito sopra la chiesa.
Di questo oratorio non è rimasto niente perchè fu demolito con la soppressione napoleonica per fare appartamenti.
Nell'immagine, da sinistra: la chiesa, il campanile e l'oratorio.
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| Disegno della Chiesa di Santa Maria Incoronata realizzato da Antonio Conti nel 1756 (Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, Gabinetto dei disegni e delle stampe. Cartella Gozzadini 26). Foto da centrofasoli.unibo. |
L'800 – La soppressione napoleonica e il passaggio ai privati
Con la soppressione napoleonica del 1798, la confraternita viene soppressa, ma la chiesa non viene chiusa, anche se cambia completamente la sua gestione: viene acquisita da un privato attraverso il demanio statale napoleonico, che l'aveva messa all'asta.
Il nuovo proprietario è un orafo, tale Giovanni Battista Rossi, artista e uomo di cultura.
Questo passaggio di proprietà è fondamentale perché evita la chiusura e probabilmente la perdita dell’edificio.
L’orafo mantiene la chiesa aperta a proprie spese.
Questa gestione continua fino al 1830, anno della morte del proprietario. Dopo questo momento, la situazione cambia di nuovo e si apre una lunga fase di conflitti.
1830 – Il parroco di Santa Maria Maddalena, la parrocchia vicina in via Zamboni, cerca di entrare in possesso della chiesa per trasformarla in una dipendenza della propria struttura.
Il suo progetto è appropriarsi dell’edificio, nominare un cappellano e utilizzare la chiesa solo in occasione delle festività, in pratica un tentativo di reinserire la chiesa nel sistema parrocchiale.
Tuttavia, questo piano non si realizza.
Un incaricato delle offerte coinvolto dal parroco, utilizza in realtà i fondi per acquistare direttamente la chiesa, creando una situazione di conflitto giuridico e istituzionale.
Il lungo conflitto con la Curia bolognese
Da questo momento si osserva l’inizio di una disputa che dura decenni.
La Curia bolognese continua a rivendicare la proprietà dell’edificio, affermando che era stata acquistata con le offerte della parrocchia.
Dall’altra parte, l'incaricato che aveva amministrato le offerte e i suoi successori affermano invece di avere pieno diritto sulla chiesa. Il conflitto diventa permanente e non si risolve per molto tempo.
Nel frattempo, il religioso proprietario muore giovane, a circa trentadue anni. Questo evento riapre ulteriormente la questione della proprietà.
La trasformazione dell’edificio in appartamenti
Dopo la sua morte, la situazione si complica ancora. Per garantire una rendita economica e mantenere l’edificio, il proprietario aveva trasformato gran parte della chiesa in appartamenti affittati.
I parenti del proprietario occupano una parte degli appartamenti, mentre altri vengono affittati a terzi. In questo contesto emergono anche figure della borghesia e del mondo accademico che abitano gli spazi.
Le accuse di truffa e il conflitto con la parrocchia
Il parroco di Santa Maria Maddalena accusa la gestione di irregolarità e parla di una possibile truffa.
Il conflitto si intensifica, ma diventa impossibile per la parrocchia ottenere il controllo dell’edificio o dei suoi proventi.
1861 – All’indomani dell'Unità d'Italia nel 1861 e soprattutto dopo la breccia di Porta Pia (1870), nasce la questione romana e il rapporto tra Stato e Chiesa si complica.
In questo contesto, la chiesa dell'Incoronata diventa anche luogo di attività culturali e ideologiche.
Gaudenzio Marzorati, tipografo militante del cattolicesimo reazionario, focalizzato su pubblicazioni locali di stampo anti-unitario e clericale, fonda qui una piccola casa editrice.
Da qui iniziano ad uscire opuscoli, fogli volanti, catechismi politici e libri devozionali profondamente polemici nei confronti del neonato Regno d'Italia, descritto come uno Stato usurpatore.
L’edificio assume quindi anche una funzione politica, diventando un punto di riferimento per un certo cattolicesimo conservatore e oppositivo rispetto al nuovo Stato italiano.
In questi spazi iniziano a girare anche due figure che appartengono al cattolicesimo conservatore moderato: Giovanni Acquaderni e Alfonso Rubbiani.
Acquaderni fonderà tutte le associazioni cattoliche italiane e il Credito Romagnolo a Bologna.
Rubbiani è il noto restauratore e fondatore del Comitato per Bologna Storica e Artistica.
Acquaderni acquista la casa editrice, smette con le pubblicazioni cattoliche antistatali e pubblica temi religiosi normali, in pratica stampa i santini.
Avviene quindi un cambiamento a livello politico: dai cattolici contro lo Stato unitario al passaggio verso cattolici moderati.
Il '900 – Durante la Seconda guerra mondiale, Bologna viene colpita dai bombardamenti.
Si entra nella fase più traumatica della storia della Chiesa della Santa Maria Incoronata.
La guerra cambia tutto in modo definitivo e irreversibile
Viene distrutto l’oratorio superiore, che aveva ospitato opere importanti come quelle di Gaetano Gandolfi, e il torrione medievale.
La parte della sagrestia e delle tre cappelle che vediamo oggi, si è salvata per pura fortuna.
Successivamente viene ricostruita in modo semplice, e non riprende la complessità originaria.
La distruzione del quartiere storico
Nel corso del Novecento si osserva anche la trasformazione radicale del quartiere San Giacomo, un’area storicamente povera, degradata e densamente abitata.
Con i piani di rinnovamento urbano e universitario, negli anni 20-30 del Novecento il rione viene progressivamente demolito per far spazio a nuovi edifici accademici (il polo universitario viene spostato dall'Archiginnasio a via Zamboni), e vengono costruite le palazzine universitarie.
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| Demolizione rione San Giacomo per far posto all'Università, foto da Il Comune di Bologna – rivista mensile municipale, 8 maggio 1931. |
Il 13 ottobre 1930 vengono inaugurati gli edifici costruiti fuori porta Lame dalla Pro Domo Miserorum, nome dell’istituzione benefica promossa da Alessandro e Clodoveo Cassarini e Virginia Pallotti. Il complesso era costituito da diversi fabbricati disposti a corte.
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| Disegno storico case degli Umili a Bologna, Istituto Cassarini-Pallotti (foto Biblioteca Sala Borsa). |
Le abitazioni erano gestite per offrire una soluzione abitativa temporanea, massimo sei mesi, alle categorie più disagiate, cacciate dal centro storico a seguito dei controversi sventramenti.
I primi inquilini delle nuove costruzioni sono proprio gli abitanti del rione San Giacomo, "sventrato" per il riassetto del quartiere universitario.
Gli abitanti vengono letteralmente "deportati" in questi fabbricati in via Marco Polo: le case popolari note come case degli umili.
Gli inquilini ricevevano una minestra al giorno e vivevano sotto la stretta sorveglianza di un custode di provata fede fascista.
Nonostante fossero state concepite come alloggi di transizione, la maggior parte delle famiglie vi rimasero per decenni. Nel corso degli anni l’isolato è stato completamente riqualificato: gli edifici originari sono stati demoliti tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, lasciando il posto a moderne palazzine, che ancora oggi ospitano alloggi ERP gestiti da Acer.
Nota personale:
ricordo bene gli edifici popolari, osservati dalle finestre della mia scuola elementare Bignami, che si affaccia proprio su via Marco Polo.
Alcuni miei compagni di scuola abitavano lì, ed io vivevo quel luogo come un paesaggio abituale dell’infanzia.
Anche la famiglia del mio futuro marito aveva legami con quelle case: la nonna e il padre hanno vissuto lì, e il nonno materno gestiva un forno all’interno della corte.
Ricordo anche il passaggio tra le vecchie case e le nuove palazzine ERP che le hanno sostituite.
La memoria del quartiere e la perdita delle fonti
Molti documenti fotografici e archivistici vengono persi o non conservati.
Solo grazie ad alcuni archivi privati, come quello dell’Opera Pia Zoni, si riescono a recuperare fotografie inedite che mostrano il quartiere Sa Giacomo prima delle demolizioni.
Queste immagini sono fondamentali perché restituiscono la vita quotidiana e l’aspetto reale della zona prima delle trasformazioni.
Paradossalmente alcune vecchie case dell'area di San Giacomo, come via San Leonardo, sono sopravvissute perchè nel frattempo era scoppiata la Seconda guerra mondiale, altrimenti molte altre sarebbero scomparse, perchè il nuovo piano regolatore per l'Università prevedeva l'abbattimento totale degli edifici "fatiscenti".
Santa Maria Incoronata, il progetto attuale
Per lungo tempo questo luogo è rimasto ai margini della conoscenza pubblica.
Oggi il restauro in corso e le iniziative di studio promosse attorno alle sue opere stanno riportando alla luce una parte significativa della storia artistica di Bologna.
IL SEGRETO DELLA PALA DI GIACOMO FRANCESCHINI
La vicenda è al centro del progetto "Franceschini segreto. Un modello rivelato", promosso dai Musei Civici di Bologna nel corso del 2026 attraverso conferenze, incontri e visite guidate.
Al Museo Davia Bargellini è esposto quello che in ambito museale viene definito un "ospite": un'opera proveniente da una collezione privata, o difficilmente visibile, che rimane temporaneamente nelle sale del museo.
La parola "Ospite", come riferimento museale, è stata coniata da Eugenio Riccomini.
Si tratta di un piccolo dipinto di Marcantonio Franceschini, uno dei maggiori esponenti della pittura bolognese tra Seicento e Settecento.
A renderlo straordinario non è soltanto la qualità artistica, ma la storia che racconta.
Marcantonio Franceschini aiuta il figlio alla sua prima prova
Marcantonio Franceschini è uno degli artisti più richiesti del suo tempo. Nato a Bologna nel 1648, si forma prima con Giovan Battista Galli Bibbiena e successivamente nella bottega di Carlo Cignani.
Lavora per nobili, chiese e istituzioni religiose in tutta Italia e contribuisce alla diffusione del classicismo bolognese fondato sulla lezione dei Carracci, di Guido Reni e del Domenichino.
Per far fronte alle numerose commissioni organizza una grande bottega nella quale lavorano collaboratori e familiari, compreso il figlio Giacomo.
Quest'ultimo, però, non possiede il talento del padre. Fino a quel momento svolge soprattutto attività di copia delle opere realizzate nella bottega familiare.
Quando riceve l'incarico di dipingere la pala destinata alla Cappella Coltelli di Santa Maria Incoronata si trova davanti alla prima vera prova pubblica della sua carriera.
Il bozzetto che doveva restare nascosto
In quel periodo Marcantonio sta per partire per Roma. Lo attendono importanti incarichi per la Basilica di San Pietro e non può seguire direttamente il lavoro del figlio.
Decide allora di aiutarlo in un modo particolare.
Realizza un modello preparatorio, un piccolo dipinto oggi esposto al Museo Davia Bargellini.
Non si tratta di un semplice schizzo. Il livello di finitura è sorprendentemente alto.
Le dimensioni sono ridotte (64x38), mentre la pala che realizzerà il figlio Giacomo sarà molto più grande (2,5x3 metri circa), ma realizzata a partire da questo modello.
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| Modello preparatorio di Santa Cecilia in gloria, di Marcantonio Franceschini, fino al 20 settembre 2026 esposto al Museo davia Bargellini. |
Quel modello preparatorio non deve essere mostrato al pubblico. Deve restare riservato.
L'obiettivo è lasciare credere che la pala esposta nella chiesa sia un'invenzione autonoma di Giacomo Franceschini.
Le ricerche archivistiche e le indagini diagnostiche condotte negli ultimi anni hanno permesso di ricostruire questa vicenda.
Oggi il bozzetto è considerato un documento eccezionale. Secondo gli studiosi è l'unico modello preparatorio noto tra i pochissimi eseguiti da Marcantonio Franceschini e finora identificati con certezza.
Per questo motivo ho scelto di collocare il dipinto di Santa Cecilia come ultima tappa di questo racconto della Chiesa di Santa Maria Incoronata: un’opera che oggi è capace di svelare il «segreto» di Marcantonio Franceschini e di suo figlio Giacomo, custodito per secoli tra queste mura.
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> MUSEO CIVICO DAVIA BARGELLINI
Visita guidata a cura di Antonio Buitoni, vice segretario del Comitato per Bologna Storica e Artistica.
Ho visitato la chiesa lunedì 8 giugno 2026.
- Tutte le foto sono di Monica Galeotti, eccetto le immagini con fonte indicata.
- Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale consiglio il PC.
- Al momento non sono previste ulteriori date per le visite guidate alla chiesa. È quindi consigliabile monitorare periodicamente ➡️ il sito del Museo Davia Bargellini, dove sono pubblicate le visite guidate al museo e le conferenze collegate all’iniziativa Franceschini segreto. Un modello rivelato, in programma fino al 20 settembre 2026.



















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