MOSTRA
23 aprile - 27 settembre 2026
Fondazione MAST
via Speranza, 42 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00
(escluso il lunedì)
ingresso gratuito
In mostra la retrospettiva dei fotografi tedeschi della scuola di Düsseldorf, che ripercorre tutte le fasi della loro ricerca, dagli esordi agli ultimi lavori.
Hanno adottato una modalità precisa di usare la fotografia per raccontare fabbriche e strutture, immagini semplici che diventano vere opere d’arte.
Chi sono i Becher
Chi conosce la storia della fotografia contemporanea e la scuola di Düsseldorf, pensa subito a loro: i Becher.
I Becher sono due fotografi: Bernd Becher (1931 – 2007) e Hilla Wobeser (1934 – 2015).
Erano marito e moglie e hanno sempre lavorato insieme. Il loro lavoro è molto importante nella fotografia industriale e nella fotografia documentaria.
Dal 1959 hanno fotografato per molti anni edifici industriali come fabbriche, torri dell’acqua, silos e altre costruzioni simili, spesso vecchie o destinate alla demolizione. Hanno lavorato in molti paesi, tra cui Germania, Benelux, Regno Unito, Francia, Italia, Stati Uniti e Canada.
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Autoritratto di Bernd e Hilla Becher davanti alla miniera di carbone di Hannover in Germania, 1971-1974. |
History of a Method – storia di un metodo
Il contesto storico e culturale
Intorno al 1960, la fotografia industriale inizia a perdere importanza. Proprio in quegli anni, i Becher iniziano a fotografare fabbriche e grandi costruzioni industriali. Lo fanno in modo molto ordinato, creando serie di immagini messe in fila, chiamate tipologie fotografiche. Fotografano torri, gasometri, altiforni e silos, sempre nello stesso modo. Questo stile li rende famosi in tutto il mondo.
Nello stesso periodo, molte fabbriche europee cambiano o chiudono. La produzione si sposta in altri paesi e tante aziende vengono divise o vendute. Con l’arrivo dell’automazione e della globalizzazione, molte industrie perdono forza. Anche la fotografia nelle fabbriche sparisce: gli uffici fotografici vengono chiusi e molti archivi con immagini importanti vengono buttati via. Così si perde una grande parte della storia industriale.
Per questo il lavoro dei Becher è così importante. Dal 1959 ai primi anni 2000 viaggiano in Europa e in Nord America per fotografare queste strutture prima che scompaiano. Usano sempre lo stesso metodo oggettivo, semplice e preciso. Il loro lavoro si ispira alla Nuova Oggettività e si avvicina al minimalismo e all’arte concettuale. Le loro fotografie non sono solo documenti, ma anche opere d’arte che hanno influenzato molti altri fotografi.
Percorso espositivo
La mostra History of a Method è divisa in dieci sezioni, ognuna dedicata ad approfondire i temi e i metodi fondamentali del loro lavoro.
Le prime sei sezioni sono collocate al primo piano della MAST. Gallery 1, mentre le sezioni dalla sette alla dieci si trovano al piano terra, nella MAST. Gallery 0, situata nell’edificio adiacente.
MAST. Gallery 1
1 – Paesaggi industriali
In questa sezione sono presentate fotografie di edifici funzionali e costruzioni industriali, come altiforni, forni da calce, miniere e cave di ghiaia, realizzate tra il 1962 e il 1999 in diversi Paesi.
Fin dagli inizi della loro attività fotografica, i Becker rivolgono l’attenzione ai paesaggi industriali e alle costruzioni funzionali. Durante i loro viaggi, spesso con un furgone Volkswagen, raggiungono i luoghi individuati su mappe o altre fonti, osservandoli prima da lontano e poi da vicino.
Sul posto percorrono a piedi l’area intorno agli impianti, cambiando punto di vista per capire meglio l’insieme. Individuano così la posizione migliore per la macchina fotografica e studiano con attenzione l’inquadratura.
Il loro obiettivo è ottenere fotografie ordinate, precise e fedeli alla realtà, un lavoro difficile perchè il soggetto è articolato; cioè non si tratta semplicemente di ritrarre un oggetto, ma strutture molto grandi, complesse e disordinate.
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| Duisburg-Bruckhausen, Ruhr, Germania, 1999 |
2 – Impianti industriali: la miniera di carbone Ewald Fortsetzung
Nel lavoro dei Becher ci sono circa duecento documentazioni fotografiche di impianti industriali, ognuna composta da cinquecento o seicento negativi. Con il tempo hanno fatto una selezione, scegliendo solo le immagini più importanti.
I Becher volevano fotografare sempre l’intero impianto, non solo una parte.
Questo perché, durante le crisi del carbone e dell’acciaio, molti impianti venivano smantellati. Perciò volevano documentare tutto subito, prima che sparisse.
Un focus è dedicato alla miniera Ewald Fortsetzung, dove l’immagine principale è una vista panoramica.
Accanto a questa, ci sono foto dei singoli elementi della miniera, scattate da diverse angolazioni e organizzate in sequenze denominate "a svolgimento".
Un esempio è la serie dedicata all'area di estrazione del Pozzo 2, per la quale è stata scelta una composizione espositiva a stella, disposta sulla parete della mostra e articolata su tre file.
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| Torre di estrazione Pozzo 2 attiva tra il 1982 e 1985. |
Anche gli altri elementi della miniera sono fotografati per restituire immagini nitide ed esteticamente efficaci, organizzate in sequenze visivamente coerenti.
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| Torre di raffreddamento, 1985. |
Anche se le foto sono state scattate tra il 1982 e il 1985, i Becher hanno mantenuto la stessa luce e atmosfera, così da ottenere immagini uniformi.
Il loro è stato un lavoro lungo, fatto di scelte, modifiche e organizzazione delle immagini.
3 – Un oggetto, diversi punti di vista (Svolgimenti)
Nella sezione 3 prosegue l'esposizione compositiva degli "svolgimenti", per guardare lo stesso oggetto da punti di vista differenti.
Questo modo di organizzare le foto aiuta chi guarda a capire meglio tutta la struttura dell’oggetto, perché lo può osservare in modo completo.
Nell'immagine seguente:
Torri di estrazione (tre vedute ciascuna), 1962-1975.
1. Fosses-Bruay, n. 3, nord e passo di Calais, Francia, 1971
2. Miniera di carbone Carlos Magnus, Palenberg, Aquisgrana, Germania, 1962
3. Miniera di carbone Graf Schwerin, Castrop-Rauxel, Germania, 1975
4 – Tipologie
Le tipologie sono gruppi di fotografie messi insieme in una griglia. Ogni gruppo contiene da nove fino a ventiquattro immagini.
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| Torri di raffreddamento, 1965-1993. |
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| Torri di estrazione, 1966-1979. |
Servono per confrontare e ordinare le forme e le strutture degli edifici industriali, così da capire le differenze e le somiglianze tra loro. È quindi un lavoro di classificazione e di analisi.
In mostra si vedono tipologie realizzate dagli anni Sessanta fino ai primi anni Duemila.
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| Torri idriche, 1974-1983. |
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| Gasometri, 1965-1992. |
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| Il curatore Urs Stahel dialoga con alcuni ospiti durante la presentazione stampa al MAST. |
5 – Case
A partire dal 1968, i Becher iniziano a fotografare anche le case delle persone che lavorano nelle fabbriche, come operai e impiegati.
In particolare, si interessano ai grandi palazzi popolari, case costruite per molte famiglie, che si trovano nella zona della Ruhr e della Renania, vicino alle miniere di carbone e alle acciaierie.
Questi edifici hanno di solito tre o quattro piani. Sono stati progettati dopo la Seconda guerra mondiale, perché molte abitazioni erano state distrutte dai bombardamenti nelle zone industriali.
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| Duisburg, Germania, 1979. Ratingen, Germania, 1976. |
6 – Un oggetto in varie forme di rappresentazione: le case a graticcio
Questa parte mostra come i Becher possano rappresentare lo stesso oggetto in modi diversi, con grande precisione.
La stessa casa a graticcio di Birlenbach viene mostrata in tre modi:
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una singola fotografia frontale, cioè vista da davanti
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| Abendröthe 3, Birlenbach, Germania, 1972. |
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una serie di otto fotografie, che fanno capire meglio la forma e lo spazio della stessa casa, quasi come se fosse tridimensionale
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| Abendröthe 3, Birlenbach, Germania, 1972. |
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una tipologia di quindici immagini, dove la casa viene messa insieme ad altre per poterla confrontare
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| Case a graticcio in varie località della regione industriale di Siegen, Germania, 1959-1973. |
In questo modo si capisce come uno stesso oggetto può essere osservato da diversi punti di vista, per conoscerlo meglio.
MAST. Foyer
Il dialogo con la Scuola di Düsseldorf
Nel foyer della Fondazione MAST c’è una sezione collegata a History of a Method. Qui sono esposte opere dei fotografi della Scuola di Düsseldorf, cioè gli studenti dei Becher.
La Collezione MAST, oltre a possedere un corpus piuttosto consistente di opere dei Becher, conserva anche lavori fondamentali di alcuni allievi, diventati a loro volta protagonisti indiscussi della scena artistica internazionale: Andreas Gursky, Thomas Struth, Thomas Ruff e Tata Ronkholz.
L'esposizione aiuta a capire come il metodo dei Becher sia ancora vivo oggi, grazie al lavoro delle nuove generazioni di artisti che continuano a sviluppare e reinterpretare il loro modo di fotografare.
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| Andreas Gursky, Salinas, 2021 |
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| Thomas Struth – Full Scale Mock-Up 1, 2, 3 – 2017 |
Dal foyer scendo la scala che mi porta dal primo piano alla gallery al piano terra.
MAST. Gallery 0
7 – Sculture anonime
In questa parte ci sono più di quaranta fotografie e alcuni testi scritti nel 1970.
Tutte queste immagini fanno parte di un libro chiamato Anonyme Skulpturen. Eine Typologie technischer Bauten (Sculture anonime. Una tipologia di edifici tecnici), fondamentale nella storia della fotografia documentaria industriale.
Il progetto nasce da una mostra fatta nel 1969 alla Kunsthalle Düsseldorf. Questa mostra è stata molto importante perché ha fatto conoscere il lavoro dei Becher nel mondo dell’arte, soprattutto nell’arte minimalista e concettuale, cioè l’arte semplice che serve a far pensare.
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| Gasometro del 1900 circa, a Düsseldorf-Bilk, Germania, 1963. |
8 – Pubblicazioni e materiali stampati
I Becher hanno realizzato anche molti libri e altri materiali stampati. In questi libri raccolgono le loro fotografie e il loro lavoro.
Dal 1977 collaborano con la casa editrice Schirmer/Mosel. Insieme hanno pubblicato venti libri, che sono considerati molto importanti sia dal punto di vista dell’arte sia della grafica.
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| Collezione completa dei libri dei Becher pubblicati con Schirmer/Mosel. |
I Becher erano anche esperti di grafica, quindi si occupavano non solo delle foto, ma anche di come presentare le immagini. Inoltre hanno progettato inviti, manifesti e locandine per mostre ed eventi.
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| Poster delle mostre con progettazione grafica a cura dei Becher. |
9 – Bernd Becher: prime opere
Questa parte racconta le prime opere di Bernd Becher, quando era ancora giovane. All’inizio si forma come pittore decorativo, poi è diventato anche grafico.
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Quaderno di apprendistato di Bernd Becher con appunti, esercizi tecnici e registro attività tra 1949 e 1950. |
I suoi disegni e le prime fotografie mostrano come, piano piano, si è avvicinato sempre più alla fotografia, che diventerà il suo lavoro principale.
Questo cambiamento è avvenuto anche grazie a viaggi fatti in Italia e in Spagna e all’incontro con Hilla Wobeser, che diventerà sua moglie e sua collaboratrice.
Bernd era un bravo disegnatore e pittore.
In questo acquarello raffigura Mudersbach, un piccolo paese vicino alla sua città natale, immerso tra le colline. Il luogo è pieno di case a graticcio, con al centro il municipio e la chiesa. Era un posto familiare per lui, perché vi avevano vissuto alcuni parenti.
Il disegno anticipa già il lavoro futuro: le fotografie di edifici e paesaggi, viste con uno sguardo attento e ordinato.
10 – Hilla Becher: prime opere
Questa parte racconta la formazione di Hilla Becher da giovane. Studia fotografia a Potsdam e poi continua i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove crea un primo laboratorio di fotografia.
Negli anni Sessanta prova diversi modi di fotografare e cerca di capire meglio le forme e le strutture delle cose che fotografa, soprattutto quelle dei materiali naturali.
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| Studi di piante, fotogrammi, di Hilla Becher, anni Sessanta. |
Il film che racconta i Becher
A chiudere il percorso della mostra è il documentario The Photographers Bernd and Hilla Becher, di Marianne Kapfer (2011), che ripercorre i loro lavori più importanti: dalle case a graticcio fotografate agli inizi, fino alle fabbriche e miniere in Europa. Molti di questi luoghi oggi non esistono più.
Nel film, i due artisti parlano direttamente del loro lavoro, portato avanti per oltre quarant’anni. Il loro esempio ha dato vita alla famosa scuola di fotografia di Düsseldorf, che ha cambiato la fotografia contemporanea.
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| Bernd e Hilla Becher nel documentario finale. |
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Una mostra di riferimento per la fotografia
Questa mostra permette di vedere quanto è ricco e organizzato il lavoro dei Becher. Sono esposte più di 350 fotografie originali insieme a materiali come libri, disegni e poster. Le opere arrivano dall’archivio di Colonia e dallo studio di Düsseldorf, con il supporto di Max Becher, figlio della coppia.
La mostra è stata creata dagli studi di Colonia e Düsseldorf e presentata con un nuovo allestimento. È un’occasione importante per capire il valore dei Becher nella storia della fotografia contemporanea.
> LA PAGINA DEL MAST
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NOTE
La mostra è a cura di: Gabriele Conrath-School, Max Becher e Urs Stahel.
La visita descritta è stata effettuata in autonomia il 22 aprile 2026, in occasione della rassegna stampa.
Un ricco calendario di eventi accompagnerà l'esposizione, consultabile nel → Mast.Cineclub
Le opere qui pubblicate, pur non essendo complete, seguono fedelmente il percorso dell’esposizione. Le condivido non solo come invito a visitare la mostra, che è un’esperienza oltretutto gratuita, ma soprattutto come lettura per tutti coloro che esplorano il mondo anche da casa.
Tutte le foto sono di Monica Galeotti.
Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale si consiglia l'uso del PC.
FONTI
- Rassegna stampa con i curatori della mostra Gabriele Conrath-School e Urs Stahel.
- Pannelli informativi mostra Bernd Becher & Hilla Becher
- Guida alla mostra a cura della Fondazione MAST
- Comunicato stampa della mostra, a cura della Fondazione MAST
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