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venerdì 6 novembre 2026

DAVID CLAERBOUT al MAST di Bologna: "The Quiet Machine"

MOSTRA

29 ottobre 2026 - 7 febbraio 2027
Fondazione MAST
via Speranza, 42 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00
(escluso il lunedì)
ingresso gratuito



Ingresso monumentale del MAST con il titolo della mostra David Claerbout The Quiet Machine



La mostra è una delle più ampie retrospettive sul lavoro di Claerbout.
Attraverso nove film, di cui due inediti, e dodici disegni, ripercorre la sua ricerca sul rapporto tra industria, tecnologia e natura.


Il padiglione MAST visto da lontano con l'ingresso alla mostra The Quiet Machine


Chi è David Claerbout (Kortrijk, Belgio, 1969)

David Claerbout inizia la sua attività artistica come pittore, per poi avvicinarsi alla fotografia, al cinema e alle nuove tecnologie. Nelle sue opere utilizza questi diversi linguaggi, a volte separatamente, altre volte combinandoli tra loro.
La tecnologia ha un ruolo importante nel suo lavoro: l'artista parte da fotografie scattate in luoghi e momenti diversi, che rielabora e unisce per creare nuove immagini.
Per farlo utilizza anche ricostruzioni in 3D, animazioni e intelligenza artificiale. Le immagini che ottiene sembrano spesso fotografie reali, ma sono in realtà il risultato di un lungo e complesso lavoro digitale, che rimane quasi invisibile a chi le guarda.


Autoritratto dell'artista David Claerbout, autore della mostra al MAST di Bologna
David Claerbout – ©seankelly.com


The Quiet Machine: il tempo, il lavoro, la natura

Il tempo
È uno degli aspetti più importanti del lavoro di Claerbout. Nei suoi film lo rallenta, lo allunga e lo trasforma, fino a renderlo il vero protagonista delle immagini. Alcune opere durano molte ore, persino un'intera giornata, mentre altre possono continuare all'infinito perché vengono generate da un computer in tempo reale.
Non a caso, il suo nome compare regolarmente tra gli artisti che hanno realizzato i film più lunghi di tutti i tempi. 
Le immagini sembrano a volte fotografie immobili, ma osservandole con attenzione si scoprono piccoli movimenti e cambiamenti che avvengono molto lentamente. Non è quindi la storia a essere al centro dei suoi film, ma ciò che accade mentre il tempo passa.
Lo spettatore è invitato a fermarsi e a osservare, seguendo trasformazioni che normalmente rischierebbe di non notare.
Le sue opere diventano così delle macchine silenziose (The Quiet Machine), in contrasto con il flusso continuo di immagini che ogni giorno ci circonda.

Il lavoro
È uno dei temi centrali della mostra, nelle sue diverse forme: quello delle persone che compaiono nei film, quello creativo e tecnico dell'artista e quello delle macchine che contribuiscono a realizzare le immagini. C'è poi il lavoro dello spettatore, chiamato a osservare con attenzione e a costruire un proprio significato di ciò che vede.

La natura
Nelle opere di Claerbout natura e tecnologia sono strettamente legate. Le piante crescono, le macchine lavorano, i paesaggi cambiano e anche gli ambienti industriali si trasformano. Tutto è in continuo movimento e nulla rimane uguale per sempre.

I 12 disegni
I disegni raccontano come Claerbout sviluppa le sue idee.
Ognuno è legato a un film e contiene appunti, schemi, figure e immagini che aiutano a dare forma al progetto.
Non sono semplici bozze, ma fanno parte del lavoro stesso, perchè la realizzazione dei film di Claerbout può durare anni, e il disegno diventa una pausa per fermarsi a verificare che tutto proceda come aveva immaginato.
Anche qui emerge il tema centrale della sua ricerca: il tempo, che accompagna ogni fase del lavoro, tra attese, ripensamenti e correzioni.

I 9 film
I film sono costruiti con grande cura e mostrano immagini che cambiano lentamente, luminose e serene.
Il loro effetto non finisce quando smettiamo di guardarli, ma continua a vivere nella nostra memoria.
Dei nove film presentati, due vengono mostrati in anteprima mondiale.


Una scena del video The Close di David Claerbout esposto nella mostra al MAST
Una scena del video The Close di David Claerbout.


Percorso espositivo

La mostra The Quiet Machine si sviluppa tra due spazi espositivi: al primo piano della MAST. Gallery 1 sono presentati 4 video.

I disegni sono esposti nel corridoio.

La seconda parte del percorso si trova al piano terra, nella MAST. Gallery 0, situata nell’edificio adiacente, dove sono proiettati altri 5 video, per un totale di 9 film.


MAST. Gallery 1


Breathing Bird

Due uccelli si osservano attraverso il vetro di una finestra, senza potersi raggiungere. Nel freddo, il respiro di uno dei due crea una piccola nuvola di goccioline.

Questo fenomeno può essere visto come un segno di vita e un tentativo di comunicare, ma allo stesso tempo mette in evidenza il vetro che li separa e impedisce loro di entrare in contatto.


Breathing Bird, video a due canali di David Claerbout nella mostra al MAST
David Claerbout, 2012, 30 min – loop.
Videoproiezione a due canali su schermi piatti



The Close set image
(from public to private)


The Closer Set Image, disegno processuale su carta di David Claerbout del 2021-2022
David Claerbout, 2021 - 2022.
Disegno processuale su carta da stampa digitale Hahnemühle.
Matita, lavatura di china, disegno digitale stampato a mano, gouache.
Collezione privata, Belgio.


The Close set image
(leaving axis of the eyes)


The Close Set Image, Living Axis of the Eyes, disegno processuale del 2021-2022
David Claerbout, 2021 - 2022.
Disegno processuale su carta da stampa
digitale Hahnemühle.
 Matita, lavatura di china, disegno digitale stampato
a mano, gouache. Collezione privata, Belgio.



The Close

2022 – 15 min
videoproiezione a un canale, bianco e nero, audio surround a 6 canali

In The Close, David Claerbout ricrea digitalmente un filmato amatoriale degli anni Venti, ambientato in una strada popolare, dove alcuni bambini giocano tra i passanti.

L'attenzione si concentra progressivamente su un bambino, simbolo di un'infanzia povera e senza voce. Nella parte finale, mentre la sua immagine si ferma e la telecamera gli gira intorno, le voci di ventiquattro cantanti accompagnano la scena.

Attraverso questa ricostruzione, l'artista ripercorre la storia della macchina da presa e riflette sulla possibilità di dare attenzione e dignità a persone che, nella società del loro tempo, rimanevano spesso invisibili e inascoltate.




The forest and the wood
(Val fex near middle far)


Disegno processuale The Forest and the Wood di David Claerbout, mostra al MAST Bologna
David Claerbout, 2025.
Inchiostro, pastello e gouache su carta acquerellata Hahnemühle.
Courtesy Annet Gelink Gallery, Amstedam.



The forest and the wood

La videoproiezione è ambientata nella Val Fex, in Svizzera, un paesaggio di prati, colline e montagne che ricorda i dipinti di Caspar David Friedrich.
Il film alterna immagini in tempo reale a sequenze accelerate in time-lapse. Sul fianco della montagna, una squadra di operai virtuali abbatte una foresta di larici ricostruita al computer. Poi gli alberi ricrescono e la foresta torna come prima.
Nell’immagine virtuale il tempo può tornare indietro e ricreare ciò che è stato tolto. Nella realtà, invece, non si può tornare indietro, come dimostra il ghiacciaio sullo sfondo, ormai avviato verso uno scioglimento irreversibile.
La valle è stata scelta anche per il legame con il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che qui trascorse otto estati.
La filosofia rappresenta una forma di resistenza all'industrializzazione, che può distruggere ciò che la natura non è in grado di ricreare.


The Forest and the Wood, videoproiezione di David Claerbout alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout, 2026, 51 min.
Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound.


The Algiers' Sections of a Happy Moment

La videoproiezione è ambientata su un campo da calcio sul tetto della Casbah di Algeri, affacciato sul Mediterraneo. Durante la partita, un giovane si ferma per dare da mangiare ai gabbiani. Claerbout trasforma questo singolo istante in una proiezione di 37 minuti, composta da circa 600 fotografie selezionate tra oltre 50.000 scatti, che mostrano la stessa scena da diversi punti di vista.
Attraverso un momento apparentemente insignificante, Claerbout ci mostra che la bellezza non è sempre un avvenimento straordinario, ma può nascondersi in un piccolo gesto quotidiano.


Videoproiezione in bianco e nero The Algiers' Sections of a Happy Moment al MAST
David Claerbout, 2008, 37 min - loop
Videoproiezione a un canale, bianco e nero, stereo sound.


MAST. Gallery 0


MAST Gallery 0, edificio contemporaneo della Fondazione MAST

Nella MAST Gallery 0, alcune finestre vengono lasciate aperte per favorire un dialogo tra lo spazio espositivo e ciò che si trova all'esterno. La luce naturale si mescola così a quella delle videoproiezioni, facendo entrare nell'ambiente espositivo anche la presenza del mondo esterno.


MAST Gallery 0 a Bologna, finestre aperte e videoproiezione nello spazio espositivo
MAST Gallery 0, finestre aperte e videoproiezione nello spazio espositivo.


Aircraft Massive White Surface
(second study)
secondo disegno di studio per la videoproiezione:

Aircraft (F.A.L.)

(2015-2021) durata infinita
La videoproiezione mostra un aereo sospeso all'interno di un grande capannone industriale. L'immagine unisce riprese reali e ricostruzioni al computer, creando un effetto molto realistico. L'aereo sembra ancora in costruzione, ma allo stesso tempo già abbandonato, come se passato e futuro si incontrassero nella stessa scena.

Aircraft, disegno processuale del 2021 di David Claerbout esposto al MAST di Bologna
David Claerbout, 2015.
Lavatura d'inchiostro e pennarello su carta.
Collection De Pont Museum, Tilburg.


Oil workers (from the Shell company of Nigeria)
returning home from work, caught in torrential rain

La videoproiezione mostra alcuni lavoratori della compagnia petrolifera Shell, in Nigeria, mentre cercano riparo da una pioggia molto forte. Partendo da una piccola fotografia trovata su Internet, Claerbout ricostruisce la scena al computer e la trasforma in un video. Gli uomini sembrano rimanere fermi per un tempo interminabile, senza poter riprendere il cammino. Attraverso questa attesa, l'artista ci invita a riflettere sul tempo che trascorriamo senza fare nulla, in una società che ci spinge a considerare utile solo quello che produce qualcosa. La pioggia, inoltre, offre un'immagine insolita dell'Africa, spesso associata alla siccità, mentre la presenza dei lavoratori della Shell richiama l'attività petrolifera del Paese.


Oil Workers from the Shell Company of Nigeria, videoproiezione di Claerbout al MAST
David Claerbout, 2013, durata infinita.
Videoproiezione, animazione HD, colore, muto.



Woodcarver
(bordel of woke)


Woodcarver Bordel of Woke, disegno processuale di David Claerbout del 2025
David Claerbout, 2025.
Inchiostro, pastello e gouache su carta Canson Montval.
Collezione privata.



The Woodcarver and the forest

La videoproiezione mostra un artigiano che trasforma lentamente un tronco in un cucchiaio, mentre il film alterna le immagini del suo lavoro a quelle di una foresta rigogliosa. L'opera, che si ripete all'infinito, sembra inizialmente trasmettere calma e serenità, ma osservando con attenzione si scopre che gli alberi scompaiono uno dopo l'altro. Claerbout trasforma così un paesaggio piacevole in una riflessione sul tempo che passa e sulla perdita della natura, mostrandoci che potremmo accorgerci troppo tardi ciò che stiamo perdendo.


The WoodCarver and the Forest, videoproiezione di David Claerbout nella mostra MAST
David Claerbout, 2025, 24 ore 51 min.
Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound, 7 fotografie in bianco e nero.



Eagle Eye


Eagle Eye, composizione principale del disegno processuale di David Claerbout
David Claerbout, 2026.
Gouache, pastello, acrilico e matita su carta Canson Montval.
Courtesy the artist.


Eagle Eye

È un film che dura più di sette ore. Mostra un'aquila testabianca americana distesa su un tavolo. Il suo corpo non si muove, ma i suoi occhi continuano a osservare tutto, anche chi la guarda attraverso lo schermo.
L'immagine dell'aquila è stata creata partendo da fotografie e video di rapaci soccorsi, poi trasformati con l'aiuto del computer e dell'intelligenza artificiale. Il programma è stato addestrato poco alla volta a rendere l'animale sempre più calmo e immobile.
L'aquila ha una vista eccezionale e una seconda palpebra trasparente, chiamata membrana nittitante, che mantiene l'occhio umido e le permette di tenerlo aperto continuando a vedere. Il titolo Eagle Eye, cioè «occhio d'aquila», richiama proprio il suo sguardo attento e penetrante.
Un tempo questi animali furono uccisi in gran numero e rischiarono di scomparire. Oggi, invece, l'uomo li osserva con videocamere mentre costruiscono i nidi e allevano i piccoli. Nell'opera, però, l'aquila non è più libera di muoversi: è diventata un corpo immobile, ma conserva uno sguardo capace di controllare tutto.

Il film mette così a confronto la vita degli animali con il mondo creato dai computer, mostrando come l'intelligenza artificiale possa imitare sempre meglio la vita: l'uomo non si limita più a osservarla, ma cerca di riprodurla, modificarla e controllarla.


Eagle Eye, installazione video di David Claerbout esposta alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout, 2026, 7 ore 25 min.
Videoproiezione a un canale, colore, muto.



Sunrise

Nelle prime ore del mattino, una domestica svolge le sue mansioni quasi al buio, e lascia la casa ancora immersa nel sonno. In bicicletta si allontana verso la luce dell'alba, accompagnata dalle note del Vocalise di Sergej Rachmaninov. Il film si conclude con l'inizio del nuovo giorno, che coincide con l'inizio della giornata della donna.
Il film riflette sul tempo, sul lavoro e sulle differenze tra chi serve e chi viene servito. 
L'alba segna non solo l'inizio di un nuovo giorno, ma anche la possibilità per la donna di riprendere la propria vita lontano da quella casa.


Sunrise, videoproiezione di David Claerbout del 2009 alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout, 2009, 18 min.
Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound.


Riflessioni finali
La partecipazione attiva

Come spiega il curatore Francesco Zanot, le opere non vogliono dimostrare qualcosa, ma offrono al visitatore la possibilità di vivere un'esperienza personale.

Più semplicemente, si può dire che chi guarda non è soltanto uno spettatore, ma prende parte all'esperienza con il proprio sguardo e la propria sensibilità, diventando così parte attiva del cambiamento che si sviluppa nel tempo.


> LA PAGINA DEL MAST

> LA PAGINA DI BOLOGNA


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NOTE

La mostra è a cura di: Francesco Zanot

La visita descritta è stata effettuata in autonomia il 28 ottobre 2026, in occasione della rassegna stampa.

Le opere qui pubblicate, pur non essendo complete, seguono fedelmente il percorso dell’esposizione. Le condivido non solo come invito a visitare la mostra, che è un’esperienza oltretutto gratuita, ma soprattutto come lettura per tutti coloro che esplorano il mondo anche da casa.

Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale si consiglia l'uso del PC.

L’esposizione è affiancata da un programma di talk, proiezioni, presentazioni e workshop per il pubblico, le famiglie e i più piccoli, a ingresso gratuito su prenotazione.
Il programma su: mast.org


FONTI

  • Rassegna stampa con il curatore della mostra Francesco Zanot e David 
  • Pannelli informativi mostra David Claerbout
  • Comunicato stampa della mostra, a cura della Fondazione MAST

David Claerbout e Francesco Zanot sul palco alla presentazione stampa della mostra al MAST
David Claerbout e Francesco Zanot sul palco
durante la conferenza stampa di presentazione della mostra.



David Claerbout e Francesco Zanot dialogano durante la visita alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout e Francesco Zanot
durante la visita alla mostra The Quiet Machine.


mercoledì 29 aprile 2026

BERND & HILLA BECHER al MAST di Bologna: "History of a Method"

MOSTRA

23 aprile - 27 settembre 2026
Fondazione MAST
via Speranza, 42 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00
(escluso il lunedì)
ingresso gratuito

Ingresso Fondazione MAST Bologna con titolo mostra fotografica 2026


In mostra la retrospettiva dei fotografi tedeschi della scuola di Düsseldorf, che ripercorre tutte le fasi della loro ricerca, dagli esordi agli ultimi lavori.

Hanno adottato una modalità precisa di usare la fotografia per raccontare fabbriche e strutture, immagini semplici che diventano vere opere d’arte.


Vista esterna edificio MAST Bologna con titolo mostra 2026 in grandi lettere


Chi sono i Becher

Chi conosce la storia della fotografia contemporanea e la scuola di Düsseldorf, pensa subito a loro: i Becher.

I Becher sono due fotografi: Bernd Becher (1931 – 2007) e Hilla Wobeser (1934 – 2015).
Erano marito e moglie e hanno sempre lavorato insieme. Il loro lavoro è molto importante nella fotografia industriale e nella fotografia documentaria.

Dal 1959 hanno fotografato per molti anni edifici industriali come fabbriche, torri dell’acqua, silos e altre costruzioni simili, spesso vecchie o destinate alla demolizione. Hanno lavorato in molti paesi, tra cui Germania, Benelux, Regno Unito, Francia, Italia, Stati Uniti e Canada.


Bernd e Hilla Becher in primo piano davanti alla miniera di carbone di Hannover in Germania, 1971-1974
Autoritratto di Bernd e Hilla Becher davanti alla miniera di carbone
di Hannover in Germania, 1971-1974.


History of a Method – storia di un metodo

Il contesto storico e culturale

Intorno al 1960, la fotografia industriale inizia a perdere importanza. Proprio in quegli anni, i Becher iniziano a fotografare fabbriche e grandi costruzioni industriali. Lo fanno in modo molto ordinato, creando serie di immagini messe in fila, chiamate tipologie fotografiche. Fotografano torri, gasometri, altiforni e silos, sempre nello stesso modo. Questo stile li rende famosi in tutto il mondo.

Nello stesso periodo, molte fabbriche europee cambiano o chiudono. La produzione si sposta in altri paesi e tante aziende vengono divise o vendute. Con l’arrivo dell’automazione e della globalizzazione, molte industrie perdono forza. Anche la fotografia nelle fabbriche sparisce: gli uffici fotografici vengono chiusi e molti archivi con immagini importanti vengono buttati via. Così si perde una grande parte della storia industriale.

Per questo il lavoro dei Becher è così importante. Dal 1959 ai primi anni 2000 viaggiano in Europa e in Nord America per fotografare queste strutture prima che scompaiano. Usano sempre lo stesso metodo oggettivo, semplice e preciso. Il loro lavoro si ispira alla Nuova Oggettività e si avvicina al minimalismo e all’arte concettuale. Le loro fotografie non sono solo documenti, ma anche opere d’arte che hanno influenzato molti altri fotografi.


Percorso espositivo

La mostra History of a Method è divisa in dieci sezioni, ognuna dedicata ad approfondire i temi e i metodi fondamentali del loro lavoro.
Le prime sei sezioni sono collocate al primo piano della MAST. Gallery 1, mentre le sezioni dalla sette alla dieci si trovano al piano terra, nella MAST. Gallery 0, situata nell’edificio adiacente.


MAST. Gallery 1

1 – Paesaggi industriali

In questa sezione sono presentate fotografie di edifici funzionali e costruzioni industriali, come altiforni, forni da calce, miniere e cave di ghiaia, realizzate tra il 1962 e il 1999 in diversi Paesi. 


Panoramica sezione paesaggi industriali mostra fotografica MAST 2026

Fin dagli inizi della loro attività fotografica, i Becker rivolgono l’attenzione ai paesaggi industriali e alle costruzioni funzionali. Durante i loro viaggi, spesso con un furgone Volkswagen, raggiungono i luoghi individuati su mappe o altre fonti, osservandoli prima da lontano e poi da vicino.

Sul posto percorrono a piedi l’area intorno agli impianti, cambiando punto di vista per capire meglio l’insieme. Individuano così la posizione migliore per la macchina fotografica e studiano con attenzione l’inquadratura.

Il loro obiettivo è ottenere fotografie ordinate, precise e fedeli alla realtà, un lavoro difficile perchè il soggetto è articolato; cioè non si tratta semplicemente di ritrarre un oggetto, ma strutture molto grandi, complesse e disordinate.


Duisburg Bruckhausen Ruhr 1999 fotografia archeologia industriale
Duisburg-Bruckhausen, Ruhr, Germania, 1999



2 – Impianti industriali: la miniera di carbone Ewald Fortsetzung

Nel lavoro dei Becher ci sono circa duecento documentazioni fotografiche di impianti industriali, ognuna composta da cinquecento o seicento negativi. Con il tempo hanno fatto una selezione, scegliendo solo le immagini più importanti.

I Becher volevano fotografare sempre l’intero impianto, non solo una parte.

Questo perché, durante le crisi del carbone e dell’acciaio, molti impianti venivano smantellati. Perciò volevano documentare tutto subito, prima che sparisse.

Un focus è dedicato alla miniera Ewald Fortsetzung, dove l’immagine principale è una vista panoramica.

Accanto a questa, ci sono foto dei singoli elementi della miniera, scattate da diverse angolazioni e organizzate in sequenze denominate "a svolgimento".
Un esempio è la serie dedicata all'area di estrazione del Pozzo 2, per la quale è stata scelta una composizione espositiva a stella, disposta sulla parete della mostra e articolata su tre file.


Torre di estrazione Pozzo 2 attiva tra il 1982 e 1985 in area industriale
Torre di estrazione Pozzo 2 attiva tra il 1982 e 1985.


Anche gli altri elementi della miniera sono fotografati per restituire immagini nitide ed esteticamente efficaci, organizzate in sequenze visivamente coerenti.


Torre di raffreddamento del 1985 in impianto industriale dismesso
Torre di raffreddamento, 1985.


Anche se le foto sono state scattate tra il 1982 e il 1985, i Becher hanno mantenuto la stessa luce e atmosfera, così da ottenere immagini uniformi.

Il loro è stato un lavoro lungo, fatto di scelte, modifiche e organizzazione delle immagini.


3 – Un oggetto, diversi punti di vista (Svolgimenti)

Nella sezione 3 prosegue l'esposizione compositiva degli "svolgimenti", per guardare lo stesso oggetto da punti di vista differenti.

Questo modo di organizzare le foto aiuta chi guarda a capire meglio tutta la struttura dell’oggetto, perché lo può osservare in modo completo.

Nell'immagine seguente:
Torri di estrazione (tre vedute ciascuna), 1962-1975.

1. Fosses-Bruay, n. 3, nord e passo di Calais, Francia, 1971
2. Miniera di carbone Carlos Magnus, Palenberg, Aquisgrana, Germania, 1962
3. Miniera di carbone Graf Schwerin, Castrop-Rauxel, Germania, 1975


Serie di torri di estrazione mineraria in Francia e Germania tra 1962 e 1975


4 – Tipologie

Le tipologie sono gruppi di fotografie messi insieme in una griglia. Ogni gruppo contiene da nove fino a ventiquattro immagini.


Serie di torri di raffreddamento nell’archeologia industriale europea documentata dai Becher
Torri di raffreddamento, 1965-1993. 


Strutture di estrazione mineraria fotografate con rigore tipologico da Bernd e Hilla Becher
Torri di estrazione, 1966-1979. 


Servono per confrontare e ordinare le forme e le strutture degli edifici industriali, così da capire le differenze e le somiglianze tra loro. È quindi un lavoro di classificazione e di analisi.

In mostra si vedono tipologie realizzate dagli anni Sessanta fino ai primi anni Duemila.


Collezione di torri idriche europee ritratte in stile documentario sistematico dai Becher
Torri idriche, 1974-1983.



Gasometri industriali immortalati in sequenze fotografiche rigorose nella mostra al MAST
Gasometri, 1965-1992.


Il curatore Urs Stahel dialoga con ospiti durante la presentazione stampa al MAST
Il curatore Urs Stahel dialoga con alcuni ospiti durante la presentazione stampa al MAST.


5 – Case

A partire dal 1968, i Becher iniziano a fotografare anche le case delle persone che lavorano nelle fabbriche, come operai e impiegati.

In particolare, si interessano ai grandi palazzi popolari, case costruite per molte famiglie, che si trovano nella zona della Ruhr e della Renania, vicino alle miniere di carbone e alle acciaierie.

Questi edifici hanno di solito tre o quattro piani. Sono stati progettati dopo la Seconda guerra mondiale, perché molte abitazioni erano state distrutte dai bombardamenti nelle zone industriali.


Confronto tra due abitazioni a Duisburg e Ratingen nella ricerca tipologica dei Becher
Duisburg, Germania, 1979. Ratingen, Germania, 1976.


6 – Un oggetto in varie forme di rappresentazione: le case a graticcio

Questa parte mostra come i Becher possano rappresentare lo stesso oggetto in modi diversi, con grande precisione.

La stessa casa a graticcio di Birlenbach viene mostrata in tre modi:

  • una singola fotografia frontale, cioè vista da davanti


Casa a graticcio a Birlenbach ripresa frontalmente nella ricerca tipologica dei Becher
Abendröthe 3, Birlenbach, Germania, 1972. 


  • una serie di otto fotografie, che fanno capire meglio la forma e lo spazio della stessa casa, quasi come se fosse tridimensionale

Sequenza di immagini mostra la casa a graticcio da più angolazioni con effetto spaziale
Abendröthe 3, Birlenbach, Germania, 1972. 



  • una tipologia di quindici immagini, dove la casa viene messa insieme ad altre per poterla confrontare


Casa a graticcio di Birlenbach confrontata con altre strutture nella tipologia fotografica dei Becher
Case a graticcio in varie località della regione industriale di Siegen, Germania, 1959-1973. 

In questo modo si capisce come uno stesso oggetto può essere osservato da diversi punti di vista, per conoscerlo meglio.


MAST. Foyer

Il dialogo con la Scuola di Düsseldorf

Nel foyer della Fondazione MAST c’è una sezione collegata a History of a Method. Qui sono esposte opere dei fotografi della Scuola di Düsseldorf, cioè gli studenti dei Becher.


Panoramica del foyer con opere degli artisti della scuola di Düsseldorf all’interno della mostra

La Collezione MAST, oltre a possedere un corpus piuttosto consistente di opere dei Becher, conserva anche lavori fondamentali di alcuni allievi, diventati a loro volta protagonisti indiscussi della scena artistica internazionale: Andreas Gursky, Thomas Struth, Thomas Ruff e Tata Ronkholz.

L'esposizione aiuta a capire come il metodo dei Becher sia ancora vivo oggi, grazie al lavoro delle nuove generazioni di artisti che continuano a sviluppare e reinterpretare il loro modo di fotografare.


Saline viste dall’alto nella fotografia contemporanea di Gursky con geometrie e grande scala
Andreas Gursky, Salinas, 2021


Trittico di ambienti tecnologici analizzati con approccio tipologico da Thomas Struth
Thomas Struth – Full Scale Mock-Up 1, 2, 3 – 2017



Dal foyer scendo la scala che mi porta dal primo piano alla gallery al piano terra.


Scala di collegamento tra i piani che guida il passaggio dalla sala sette alla successiva sezione della mostra


MAST. Gallery 0

7 – Sculture anonime

In questa parte ci sono più di quaranta fotografie e alcuni testi scritti nel 1970.


Panoramica della sala sette dedicata alle sculture anonime nella fotografia industriale dei Becher


Tutte queste immagini fanno parte di un libro chiamato Anonyme Skulpturen. Eine Typologie technischer Bauten (Sculture anonime. Una tipologia di edifici tecnici), fondamentale nella storia della fotografia documentaria industriale.


Copertina del libro Anonyme Skulpturen dedicato alla tipologia degli edifici tecnici industriali


Il progetto nasce da una mostra fatta nel 1969 alla Kunsthalle Düsseldorf. Questa mostra è stata molto importante perché ha fatto conoscere il lavoro dei Becher nel mondo dell’arte, soprattutto nell’arte minimalista e concettuale, cioè l’arte semplice che serve a far pensare.


Gasometro del 1900 a Düsseldorf-Bilk documentato nella tipologia industriale di Bernd e Hilla Becher
Gasometro del 1900 circa, a Düsseldorf-Bilk, Germania, 1963.



8 – Pubblicazioni e materiali stampati

I Becher hanno realizzato anche molti libri e altri materiali stampati. In questi libri raccolgono le loro fotografie e il loro lavoro.

Dal 1977 collaborano con la casa editrice Schirmer/Mosel. Insieme hanno pubblicato venti libri, che sono considerati molto importanti sia dal punto di vista dell’arte sia della grafica.


Collezione completa dei libri dei Becher pubblicati con Schirmer/Mosel dedicati alla fotografia tipologica
Collezione completa dei libri dei Becher pubblicati con Schirmer/Mosel.


I Becher erano anche esperti di grafica, quindi si occupavano non solo delle foto, ma anche di come presentare le immagini. Inoltre hanno progettato inviti, manifesti e locandine per mostre ed eventi.


Poster delle mostre europee dei Becher con progettazione grafica legata alla fotografia industriale
Poster delle mostre con progettazione grafica a cura dei Becher.



9 – Bernd Becher: prime opere

Questa parte racconta le prime opere di Bernd Becher, quando era ancora giovane. All’inizio si forma come pittore decorativo, poi è diventato anche grafico.


Quaderno di apprendistato di Bernd Becher con appunti, esercizi tecnici e registro attività tra 1949 e 1950
Quaderno di apprendistato di Bernd Becher con appunti,
esercizi tecnici e registro attività tra 1949 e 1950.


I suoi disegni e le prime fotografie mostrano come, piano piano, si è avvicinato sempre più alla fotografia, che diventerà il suo lavoro principale.

Questo cambiamento è avvenuto anche grazie a viaggi fatti in Italia e in Spagna e all’incontro con Hilla Wobeser, che diventerà sua moglie e sua collaboratrice.

Bernd era un bravo disegnatore e pittore.

In questo acquarello raffigura Mudersbach, un piccolo paese vicino alla sua città natale, immerso tra le colline. Il luogo è pieno di case a graticcio, con al centro il municipio e la chiesa. Era un posto familiare per lui, perché vi avevano vissuto alcuni parenti.

Il disegno anticipa già il lavoro futuro: le fotografie di edifici e paesaggi, viste con uno sguardo attento e ordinato.


Acquerello anni cinquanta di Mudersbach, villaggio tra colline con case a graticcio, municipio e chiesa centrale



10 – Hilla Becher: prime opere

Questa parte racconta la formazione di Hilla Becher da giovane. Studia fotografia a Potsdam e poi continua i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove crea un primo laboratorio di fotografia.

Negli anni Sessanta prova diversi modi di fotografare e cerca di capire meglio le forme e le strutture delle cose che fotografa, soprattutto quelle dei materiali naturali.


Studi di piante e fotogrammi di Hilla Becher dagli anni Sessanta con composizioni scientifiche e naturali
Studi di piante, fotogrammi, di Hilla Becher, anni Sessanta.


Il film che racconta i Becher

A chiudere il percorso della mostra è il documentario The Photographers Bernd and Hilla Becher, di Marianne Kapfer (2011), che ripercorre i loro lavori più importanti: dalle case a graticcio fotografate agli inizi, fino alle fabbriche e miniere in Europa. Molti di questi luoghi oggi non esistono più.

Nel film, i due artisti parlano direttamente del loro lavoro, portato avanti per oltre quarant’anni. Il loro esempio ha dato vita alla famosa scuola di fotografia di Düsseldorf, che ha cambiato la fotografia contemporanea.


Bernd e Hilla Becher nel documentario che conclude il percorso espositivo
Bernd e Hilla Becher nel documentario finale.

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Una mostra di riferimento per la fotografia

Questa mostra permette di vedere quanto è ricco e organizzato il lavoro dei Becher. Sono esposte più di 350 fotografie originali insieme a materiali come libri, disegni e poster. Le opere arrivano dall’archivio di Colonia e dallo studio di Düsseldorf, con il supporto di Max Becher, figlio della coppia.

La mostra è stata creata dagli studi di Colonia e Düsseldorf e presentata con un nuovo allestimento. È un’occasione importante per capire il valore dei Becher nella storia della fotografia contemporanea.


Autoritratto di Monica Galeotti mentre fotografa la collezione negli spazi della Fondazione MAST


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NOTE

La mostra è a cura di: Gabriele Conrath-School, Max Becher e Urs Stahel.

La visita descritta è stata effettuata in autonomia il 22 aprile 2026, in occasione della rassegna stampa.

Un ricco calendario di eventi accompagnerà l'esposizione, consultabile nel → Mast.Cineclub

Le opere qui pubblicate, pur non essendo complete, seguono fedelmente il percorso dell’esposizione. Le condivido non solo come invito a visitare la mostra, che è un’esperienza oltretutto gratuita, ma soprattutto come lettura per tutti coloro che esplorano il mondo anche da casa.

Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale si consiglia l'uso del PC.


FONTI

  • Rassegna stampa con i curatori della mostra Gabriele Conrath-School e Urs Stahel.
  • Pannelli informativi mostra Bernd Becher & Hilla Becher
  • Guida alla mostra a cura della Fondazione MAST
  • Comunicato stampa della mostra, a cura della Fondazione MAST


Gabrielle Conrath-Scholl durante la rassegna stampa mentre presenta i contenuti della mostraUrs Stahel interviene alla presentazione stampa della mostra illustrando il progetto espositivo