MOSTRA
Chi è David Claerbout (Kortrijk, Belgio, 1969)
David Claerbout inizia la sua attività artistica come pittore, per poi avvicinarsi alla fotografia, al cinema e alle nuove tecnologie. Nelle sue opere utilizza questi diversi linguaggi, a volte separatamente, altre volte combinandoli tra loro.
La tecnologia ha un ruolo importante nel suo lavoro: l'artista parte da fotografie scattate in luoghi e momenti diversi, che rielabora e unisce per creare nuove immagini.
Per farlo utilizza anche ricostruzioni in 3D, animazioni e intelligenza artificiale. Le immagini che ottiene sembrano spesso fotografie reali, ma sono in realtà il risultato di un lungo e complesso lavoro digitale, che rimane quasi invisibile a chi le guarda.
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| David Claerbout – ©seankelly.com |
The Quiet Machine: il tempo, il lavoro, la natura
Il tempo
È uno degli aspetti più importanti del lavoro di Claerbout. Nei suoi film lo rallenta, lo allunga e lo trasforma, fino a renderlo il vero protagonista delle immagini. Alcune opere durano molte ore, persino un'intera giornata, mentre altre possono continuare all'infinito perché vengono generate da un computer in tempo reale.
Non a caso, il suo nome compare regolarmente tra gli artisti che hanno realizzato i film più lunghi di tutti i tempi.
Le immagini sembrano a volte fotografie immobili, ma osservandole con attenzione si scoprono piccoli movimenti e cambiamenti che avvengono molto lentamente. Non è quindi la storia a essere al centro dei suoi film, ma ciò che accade mentre il tempo passa.
Lo spettatore è invitato a fermarsi e a osservare, seguendo trasformazioni che normalmente rischierebbe di non notare.
Le sue opere diventano così delle macchine silenziose (The Quiet Machine), in contrasto con il flusso continuo di immagini che ogni giorno ci circonda.
Il lavoro
È uno dei temi centrali della mostra, nelle sue diverse forme: quello delle persone che compaiono nei film, quello creativo e tecnico dell'artista e quello delle macchine che contribuiscono a realizzare le immagini. C'è poi il lavoro dello spettatore, chiamato a osservare con attenzione e a costruire un proprio significato di ciò che vede.
La natura
Nelle opere di Claerbout natura e tecnologia sono strettamente legate. Le piante crescono, le macchine lavorano, i paesaggi cambiano e anche gli ambienti industriali si trasformano. Tutto è in continuo movimento e nulla rimane uguale per sempre.
I 12 disegni
I disegni raccontano come Claerbout sviluppa le sue idee.
Ognuno è legato a un film e contiene appunti, schemi, figure e immagini che aiutano a dare forma al progetto.
Non sono semplici bozze, ma fanno parte del lavoro stesso, perchè la realizzazione dei film di Claerbout può durare anni, e il disegno diventa una pausa per fermarsi a verificare che tutto proceda come aveva immaginato.
Anche qui emerge il tema centrale della sua ricerca: il tempo, che accompagna ogni fase del lavoro, tra attese, ripensamenti e correzioni.
I 9 film
I film sono costruiti con grande cura e mostrano immagini che cambiano lentamente, luminose e serene.
Il loro effetto non finisce quando smettiamo di guardarli, ma continua a vivere nella nostra memoria.
Dei nove film presentati, due vengono mostrati in anteprima mondiale.
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| Una scena del video The Close di David Claerbout. |
Percorso espositivo
La mostra The Quiet Machine si sviluppa tra due spazi espositivi: al primo piano della MAST. Gallery 1 sono presentati 4 video.
I disegni sono esposti nel corridoio.
La seconda parte del percorso si trova al piano terra, nella MAST. Gallery 0, situata nell’edificio adiacente, dove sono proiettati altri 5 video, per un totale di 9 film.
MAST. Gallery 1
Breathing Bird
Due uccelli si osservano attraverso il vetro di una finestra, senza potersi raggiungere. Nel freddo, il respiro di uno dei due crea una piccola nuvola di goccioline.
Questo fenomeno può essere visto come un segno di vita e un tentativo di comunicare, ma allo stesso tempo mette in evidenza il vetro che li separa e impedisce loro di entrare in contatto.
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| David Claerbout, 2012, 30 min – loop. Videoproiezione a due canali su schermi piatti |
The Close set image
(from public to private)
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| David Claerbout, 2021 - 2022. Disegno processuale su carta da stampa digitale Hahnemühle. Matita, lavatura di china, disegno digitale stampato a mano, gouache. Collezione privata, Belgio. |
The Close set image
(leaving axis of the eyes)
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| David Claerbout, 2021 - 2022. Disegno processuale su carta da stampa digitale Hahnemühle. Matita, lavatura di china, disegno digitale stampato a mano, gouache. Collezione privata, Belgio. |
The Close
In The Close, David Claerbout ricrea digitalmente un filmato amatoriale degli anni Venti, ambientato in una strada popolare, dove alcuni bambini giocano tra i passanti.
L'attenzione si concentra progressivamente su un bambino, simbolo di un'infanzia povera e senza voce. Nella parte finale, mentre la sua immagine si ferma e la telecamera gli gira intorno, le voci di ventiquattro cantanti accompagnano la scena.
Attraverso questa ricostruzione, l'artista ripercorre la storia della macchina da presa e riflette sulla possibilità di dare attenzione e dignità a persone che, nella società del loro tempo, rimanevano spesso invisibili e inascoltate.
The forest and the wood
(Val fex near middle far)
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| David Claerbout, 2025. Inchiostro, pastello e gouache su carta acquerellata Hahnemühle. Courtesy Annet Gelink Gallery, Amstedam. |
The forest and the wood
La videoproiezione è ambientata nella Val Fex, in Svizzera, un paesaggio di prati, colline e montagne che ricorda i dipinti di Caspar David Friedrich.
Il film alterna immagini in tempo reale a sequenze accelerate in time-lapse. Sul fianco della montagna, una squadra di operai virtuali abbatte una foresta di larici ricostruita al computer. Poi gli alberi ricrescono e la foresta torna come prima.
Nell’immagine virtuale il tempo può tornare indietro e ricreare ciò che è stato tolto. Nella realtà, invece, non si può tornare indietro, come dimostra il ghiacciaio sullo sfondo, ormai avviato verso uno scioglimento irreversibile.
La valle è stata scelta anche per il legame con il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che qui trascorse otto estati.
La filosofia rappresenta una forma di resistenza all'industrializzazione, che può distruggere ciò che la natura non è in grado di ricreare.
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| David Claerbout, 2026, 51 min. Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound. |
The Algiers' Sections of a Happy Moment
La videoproiezione è ambientata su un campo da calcio sul tetto della Casbah di Algeri, affacciato sul Mediterraneo. Durante la partita, un giovane si ferma per dare da mangiare ai gabbiani. Claerbout trasforma questo singolo istante in una proiezione di 37 minuti, composta da circa 600 fotografie selezionate tra oltre 50.000 scatti, che mostrano la stessa scena da diversi punti di vista.
Attraverso un momento apparentemente insignificante, Claerbout ci mostra che la bellezza non è sempre un avvenimento straordinario, ma può nascondersi in un piccolo gesto quotidiano.
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| David Claerbout, 2008, 37 min - loop Videoproiezione a un canale, bianco e nero, stereo sound. |
MAST. Gallery 0
Nella MAST Gallery 0, alcune finestre vengono lasciate aperte per favorire un dialogo tra lo spazio espositivo e ciò che si trova all'esterno. La luce naturale si mescola così a quella delle videoproiezioni, facendo entrare nell'ambiente espositivo anche la presenza del mondo esterno.
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| MAST Gallery 0, finestre aperte e videoproiezione nello spazio espositivo. |
Aircraft Massive White Surface
(second study)
secondo disegno di studio per la videoproiezione:
Aircraft (F.A.L.)
(2015-2021) durata infinitaLa videoproiezione mostra un aereo sospeso all'interno di un grande capannone industriale. L'immagine unisce riprese reali e ricostruzioni al computer, creando un effetto molto realistico. L'aereo sembra ancora in costruzione, ma allo stesso tempo già abbandonato, come se passato e futuro si incontrassero nella stessa scena.
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| David Claerbout, 2015. Lavatura d'inchiostro e pennarello su carta. Collection De Pont Museum, Tilburg. |
Oil workers (from the Shell company of Nigeria)
returning home from work, caught in torrential rain
La videoproiezione mostra alcuni lavoratori della compagnia petrolifera Shell, in Nigeria, mentre cercano riparo da una pioggia molto forte. Partendo da una piccola fotografia trovata su Internet, Claerbout ricostruisce la scena al computer e la trasforma in un video. Gli uomini sembrano rimanere fermi per un tempo interminabile, senza poter riprendere il cammino. Attraverso questa attesa, l'artista ci invita a riflettere sul tempo che trascorriamo senza fare nulla, in una società che ci spinge a considerare utile solo quello che produce qualcosa. La pioggia, inoltre, offre un'immagine insolita dell'Africa, spesso associata alla siccità, mentre la presenza dei lavoratori della Shell richiama l'attività petrolifera del Paese.
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| David Claerbout, 2013, durata infinita. Videoproiezione, animazione HD, colore, muto. |
Woodcarver
(bordel of woke)
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| David Claerbout, 2025. Inchiostro, pastello e gouache su carta Canson Montval. Collezione privata. |
The Woodcarver and the forest
La videoproiezione mostra un artigiano che trasforma lentamente un tronco in un cucchiaio, mentre il film alterna le immagini del suo lavoro a quelle di una foresta rigogliosa. L'opera, che si ripete all'infinito, sembra inizialmente trasmettere calma e serenità, ma osservando con attenzione si scopre che gli alberi scompaiono uno dopo l'altro. Claerbout trasforma così un paesaggio piacevole in una riflessione sul tempo che passa e sulla perdita della natura, mostrandoci che potremmo accorgerci troppo tardi ciò che stiamo perdendo.![]() |
| David Claerbout, 2025, 24 ore 51 min. Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound, 7 fotografie in bianco e nero. |
Eagle Eye
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| David Claerbout, 2026. Gouache, pastello, acrilico e matita su carta Canson Montval. Courtesy the artist. |
Eagle Eye
È un film che dura più di sette ore. Mostra un'aquila testabianca americana distesa su un tavolo. Il suo corpo non si muove, ma i suoi occhi continuano a osservare tutto, anche chi la guarda attraverso lo schermo.
L'immagine dell'aquila è stata creata partendo da fotografie e video di rapaci soccorsi, poi trasformati con l'aiuto del computer e dell'intelligenza artificiale. Il programma è stato addestrato poco alla volta a rendere l'animale sempre più calmo e immobile.
L'aquila ha una vista eccezionale e una seconda palpebra trasparente, chiamata membrana nittitante, che mantiene l'occhio umido e le permette di tenerlo aperto continuando a vedere. Il titolo Eagle Eye, cioè «occhio d'aquila», richiama proprio il suo sguardo attento e penetrante.
Un tempo questi animali furono uccisi in gran numero e rischiarono di scomparire. Oggi, invece, l'uomo li osserva con videocamere mentre costruiscono i nidi e allevano i piccoli. Nell'opera, però, l'aquila non è più libera di muoversi: è diventata un corpo immobile, ma conserva uno sguardo capace di controllare tutto.
Il film mette così a confronto la vita degli animali con il mondo creato dai computer, mostrando come l'intelligenza artificiale possa imitare sempre meglio la vita: l'uomo non si limita più a osservarla, ma cerca di riprodurla, modificarla e controllarla.
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| David Claerbout, 2026, 7 ore 25 min. Videoproiezione a un canale, colore, muto. |
Sunrise
Nelle prime ore del mattino, una domestica svolge le sue mansioni quasi al buio, e lascia la casa ancora immersa nel sonno. In bicicletta si allontana verso la luce dell'alba, accompagnata dalle note del Vocalise di Sergej Rachmaninov. Il film si conclude con l'inizio del nuovo giorno, che coincide con l'inizio della giornata della donna.
Il film riflette sul tempo, sul lavoro e sulle differenze tra chi serve e chi viene servito.
L'alba segna non solo l'inizio di un nuovo giorno, ma anche la possibilità per la donna di riprendere la propria vita lontano da quella casa.
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| David Claerbout, 2009, 18 min. Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound. |




















