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venerdì 6 novembre 2026

DAVID CLAERBOUT al MAST di Bologna: "The Quiet Machine"

MOSTRA

29 ottobre 2026 - 7 febbraio 2027
Fondazione MAST
via Speranza, 42 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00
(escluso il lunedì)
ingresso gratuito



Ingresso monumentale del MAST con il titolo della mostra David Claerbout The Quiet Machine



La mostra è una delle più ampie retrospettive sul lavoro di Claerbout.
Attraverso nove film, di cui due inediti, e dodici disegni, ripercorre la sua ricerca sul rapporto tra industria, tecnologia e natura.


Il padiglione MAST visto da lontano con l'ingresso alla mostra The Quiet Machine


Chi è David Claerbout (Kortrijk, Belgio, 1969)

David Claerbout inizia la sua attività artistica come pittore, per poi avvicinarsi alla fotografia, al cinema e alle nuove tecnologie. Nelle sue opere utilizza questi diversi linguaggi, a volte separatamente, altre volte combinandoli tra loro.
La tecnologia ha un ruolo importante nel suo lavoro: l'artista parte da fotografie scattate in luoghi e momenti diversi, che rielabora e unisce per creare nuove immagini.
Per farlo utilizza anche ricostruzioni in 3D, animazioni e intelligenza artificiale. Le immagini che ottiene sembrano spesso fotografie reali, ma sono in realtà il risultato di un lungo e complesso lavoro digitale, che rimane quasi invisibile a chi le guarda.


Autoritratto dell'artista David Claerbout, autore della mostra al MAST di Bologna
David Claerbout – ©seankelly.com


The Quiet Machine: il tempo, il lavoro, la natura

Il tempo
È uno degli aspetti più importanti del lavoro di Claerbout. Nei suoi film lo rallenta, lo allunga e lo trasforma, fino a renderlo il vero protagonista delle immagini. Alcune opere durano molte ore, persino un'intera giornata, mentre altre possono continuare all'infinito perché vengono generate da un computer in tempo reale.
Non a caso, il suo nome compare regolarmente tra gli artisti che hanno realizzato i film più lunghi di tutti i tempi. 
Le immagini sembrano a volte fotografie immobili, ma osservandole con attenzione si scoprono piccoli movimenti e cambiamenti che avvengono molto lentamente. Non è quindi la storia a essere al centro dei suoi film, ma ciò che accade mentre il tempo passa.
Lo spettatore è invitato a fermarsi e a osservare, seguendo trasformazioni che normalmente rischierebbe di non notare.
Le sue opere diventano così delle macchine silenziose (The Quiet Machine), in contrasto con il flusso continuo di immagini che ogni giorno ci circonda.

Il lavoro
È uno dei temi centrali della mostra, nelle sue diverse forme: quello delle persone che compaiono nei film, quello creativo e tecnico dell'artista e quello delle macchine che contribuiscono a realizzare le immagini. C'è poi il lavoro dello spettatore, chiamato a osservare con attenzione e a costruire un proprio significato di ciò che vede.

La natura
Nelle opere di Claerbout natura e tecnologia sono strettamente legate. Le piante crescono, le macchine lavorano, i paesaggi cambiano e anche gli ambienti industriali si trasformano. Tutto è in continuo movimento e nulla rimane uguale per sempre.

I 12 disegni
I disegni raccontano come Claerbout sviluppa le sue idee.
Ognuno è legato a un film e contiene appunti, schemi, figure e immagini che aiutano a dare forma al progetto.
Non sono semplici bozze, ma fanno parte del lavoro stesso, perchè la realizzazione dei film di Claerbout può durare anni, e il disegno diventa una pausa per fermarsi a verificare che tutto proceda come aveva immaginato.
Anche qui emerge il tema centrale della sua ricerca: il tempo, che accompagna ogni fase del lavoro, tra attese, ripensamenti e correzioni.

I 9 film
I film sono costruiti con grande cura e mostrano immagini che cambiano lentamente, luminose e serene.
Il loro effetto non finisce quando smettiamo di guardarli, ma continua a vivere nella nostra memoria.
Dei nove film presentati, due vengono mostrati in anteprima mondiale.


Una scena del video The Close di David Claerbout esposto nella mostra al MAST
Una scena del video The Close di David Claerbout.


Percorso espositivo

La mostra The Quiet Machine si sviluppa tra due spazi espositivi: al primo piano della MAST. Gallery 1 sono presentati 4 video.

I disegni sono esposti nel corridoio.

La seconda parte del percorso si trova al piano terra, nella MAST. Gallery 0, situata nell’edificio adiacente, dove sono proiettati altri 5 video, per un totale di 9 film.


MAST. Gallery 1


Breathing Bird

Due uccelli si osservano attraverso il vetro di una finestra, senza potersi raggiungere. Nel freddo, il respiro di uno dei due crea una piccola nuvola di goccioline.

Questo fenomeno può essere visto come un segno di vita e un tentativo di comunicare, ma allo stesso tempo mette in evidenza il vetro che li separa e impedisce loro di entrare in contatto.


Breathing Bird, video a due canali di David Claerbout nella mostra al MAST
David Claerbout, 2012, 30 min – loop.
Videoproiezione a due canali su schermi piatti



The Close set image
(from public to private)


The Closer Set Image, disegno processuale su carta di David Claerbout del 2021-2022
David Claerbout, 2021 - 2022.
Disegno processuale su carta da stampa digitale Hahnemühle.
Matita, lavatura di china, disegno digitale stampato a mano, gouache.
Collezione privata, Belgio.


The Close set image
(leaving axis of the eyes)


The Close Set Image, Living Axis of the Eyes, disegno processuale del 2021-2022
David Claerbout, 2021 - 2022.
Disegno processuale su carta da stampa
digitale Hahnemühle.
 Matita, lavatura di china, disegno digitale stampato
a mano, gouache. Collezione privata, Belgio.



The Close

2022 – 15 min
videoproiezione a un canale, bianco e nero, audio surround a 6 canali

In The Close, David Claerbout ricrea digitalmente un filmato amatoriale degli anni Venti, ambientato in una strada popolare, dove alcuni bambini giocano tra i passanti.

L'attenzione si concentra progressivamente su un bambino, simbolo di un'infanzia povera e senza voce. Nella parte finale, mentre la sua immagine si ferma e la telecamera gli gira intorno, le voci di ventiquattro cantanti accompagnano la scena.

Attraverso questa ricostruzione, l'artista ripercorre la storia della macchina da presa e riflette sulla possibilità di dare attenzione e dignità a persone che, nella società del loro tempo, rimanevano spesso invisibili e inascoltate.




The forest and the wood
(Val fex near middle far)


Disegno processuale The Forest and the Wood di David Claerbout, mostra al MAST Bologna
David Claerbout, 2025.
Inchiostro, pastello e gouache su carta acquerellata Hahnemühle.
Courtesy Annet Gelink Gallery, Amstedam.



The forest and the wood

La videoproiezione è ambientata nella Val Fex, in Svizzera, un paesaggio di prati, colline e montagne che ricorda i dipinti di Caspar David Friedrich.
Il film alterna immagini in tempo reale a sequenze accelerate in time-lapse. Sul fianco della montagna, una squadra di operai virtuali abbatte una foresta di larici ricostruita al computer. Poi gli alberi ricrescono e la foresta torna come prima.
Nell’immagine virtuale il tempo può tornare indietro e ricreare ciò che è stato tolto. Nella realtà, invece, non si può tornare indietro, come dimostra il ghiacciaio sullo sfondo, ormai avviato verso uno scioglimento irreversibile.
La valle è stata scelta anche per il legame con il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che qui trascorse otto estati.
La filosofia rappresenta una forma di resistenza all'industrializzazione, che può distruggere ciò che la natura non è in grado di ricreare.


The Forest and the Wood, videoproiezione di David Claerbout alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout, 2026, 51 min.
Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound.


The Algiers' Sections of a Happy Moment

La videoproiezione è ambientata su un campo da calcio sul tetto della Casbah di Algeri, affacciato sul Mediterraneo. Durante la partita, un giovane si ferma per dare da mangiare ai gabbiani. Claerbout trasforma questo singolo istante in una proiezione di 37 minuti, composta da circa 600 fotografie selezionate tra oltre 50.000 scatti, che mostrano la stessa scena da diversi punti di vista.
Attraverso un momento apparentemente insignificante, Claerbout ci mostra che la bellezza non è sempre un avvenimento straordinario, ma può nascondersi in un piccolo gesto quotidiano.


Videoproiezione in bianco e nero The Algiers' Sections of a Happy Moment al MAST
David Claerbout, 2008, 37 min - loop
Videoproiezione a un canale, bianco e nero, stereo sound.


MAST. Gallery 0


MAST Gallery 0, edificio contemporaneo della Fondazione MAST

Nella MAST Gallery 0, alcune finestre vengono lasciate aperte per favorire un dialogo tra lo spazio espositivo e ciò che si trova all'esterno. La luce naturale si mescola così a quella delle videoproiezioni, facendo entrare nell'ambiente espositivo anche la presenza del mondo esterno.


MAST Gallery 0 a Bologna, finestre aperte e videoproiezione nello spazio espositivo
MAST Gallery 0, finestre aperte e videoproiezione nello spazio espositivo.


Aircraft Massive White Surface
(second study)
secondo disegno di studio per la videoproiezione:

Aircraft (F.A.L.)

(2015-2021) durata infinita
La videoproiezione mostra un aereo sospeso all'interno di un grande capannone industriale. L'immagine unisce riprese reali e ricostruzioni al computer, creando un effetto molto realistico. L'aereo sembra ancora in costruzione, ma allo stesso tempo già abbandonato, come se passato e futuro si incontrassero nella stessa scena.

Aircraft, disegno processuale del 2021 di David Claerbout esposto al MAST di Bologna
David Claerbout, 2015.
Lavatura d'inchiostro e pennarello su carta.
Collection De Pont Museum, Tilburg.


Oil workers (from the Shell company of Nigeria)
returning home from work, caught in torrential rain

La videoproiezione mostra alcuni lavoratori della compagnia petrolifera Shell, in Nigeria, mentre cercano riparo da una pioggia molto forte. Partendo da una piccola fotografia trovata su Internet, Claerbout ricostruisce la scena al computer e la trasforma in un video. Gli uomini sembrano rimanere fermi per un tempo interminabile, senza poter riprendere il cammino. Attraverso questa attesa, l'artista ci invita a riflettere sul tempo che trascorriamo senza fare nulla, in una società che ci spinge a considerare utile solo quello che produce qualcosa. La pioggia, inoltre, offre un'immagine insolita dell'Africa, spesso associata alla siccità, mentre la presenza dei lavoratori della Shell richiama l'attività petrolifera del Paese.


Oil Workers from the Shell Company of Nigeria, videoproiezione di Claerbout al MAST
David Claerbout, 2013, durata infinita.
Videoproiezione, animazione HD, colore, muto.



Woodcarver
(bordel of woke)


Woodcarver Bordel of Woke, disegno processuale di David Claerbout del 2025
David Claerbout, 2025.
Inchiostro, pastello e gouache su carta Canson Montval.
Collezione privata.



The Woodcarver and the forest

La videoproiezione mostra un artigiano che trasforma lentamente un tronco in un cucchiaio, mentre il film alterna le immagini del suo lavoro a quelle di una foresta rigogliosa. L'opera, che si ripete all'infinito, sembra inizialmente trasmettere calma e serenità, ma osservando con attenzione si scopre che gli alberi scompaiono uno dopo l'altro. Claerbout trasforma così un paesaggio piacevole in una riflessione sul tempo che passa e sulla perdita della natura, mostrandoci che potremmo accorgerci troppo tardi ciò che stiamo perdendo.


The WoodCarver and the Forest, videoproiezione di David Claerbout nella mostra MAST
David Claerbout, 2025, 24 ore 51 min.
Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound, 7 fotografie in bianco e nero.



Eagle Eye


Eagle Eye, composizione principale del disegno processuale di David Claerbout
David Claerbout, 2026.
Gouache, pastello, acrilico e matita su carta Canson Montval.
Courtesy the artist.


Eagle Eye

È un film che dura più di sette ore. Mostra un'aquila testabianca americana distesa su un tavolo. Il suo corpo non si muove, ma i suoi occhi continuano a osservare tutto, anche chi la guarda attraverso lo schermo.
L'immagine dell'aquila è stata creata partendo da fotografie e video di rapaci soccorsi, poi trasformati con l'aiuto del computer e dell'intelligenza artificiale. Il programma è stato addestrato poco alla volta a rendere l'animale sempre più calmo e immobile.
L'aquila ha una vista eccezionale e una seconda palpebra trasparente, chiamata membrana nittitante, che mantiene l'occhio umido e le permette di tenerlo aperto continuando a vedere. Il titolo Eagle Eye, cioè «occhio d'aquila», richiama proprio il suo sguardo attento e penetrante.
Un tempo questi animali furono uccisi in gran numero e rischiarono di scomparire. Oggi, invece, l'uomo li osserva con videocamere mentre costruiscono i nidi e allevano i piccoli. Nell'opera, però, l'aquila non è più libera di muoversi: è diventata un corpo immobile, ma conserva uno sguardo capace di controllare tutto.

Il film mette così a confronto la vita degli animali con il mondo creato dai computer, mostrando come l'intelligenza artificiale possa imitare sempre meglio la vita: l'uomo non si limita più a osservarla, ma cerca di riprodurla, modificarla e controllarla.


Eagle Eye, installazione video di David Claerbout esposta alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout, 2026, 7 ore 25 min.
Videoproiezione a un canale, colore, muto.



Sunrise

Nelle prime ore del mattino, una domestica svolge le sue mansioni quasi al buio, e lascia la casa ancora immersa nel sonno. In bicicletta si allontana verso la luce dell'alba, accompagnata dalle note del Vocalise di Sergej Rachmaninov. Il film si conclude con l'inizio del nuovo giorno, che coincide con l'inizio della giornata della donna.
Il film riflette sul tempo, sul lavoro e sulle differenze tra chi serve e chi viene servito. 
L'alba segna non solo l'inizio di un nuovo giorno, ma anche la possibilità per la donna di riprendere la propria vita lontano da quella casa.


Sunrise, videoproiezione di David Claerbout del 2009 alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout, 2009, 18 min.
Videoproiezione a un canale, colore, stereo sound.


Riflessioni finali
La partecipazione attiva

Come spiega il curatore Francesco Zanot, le opere non vogliono dimostrare qualcosa, ma offrono al visitatore la possibilità di vivere un'esperienza personale.

Più semplicemente, si può dire che chi guarda non è soltanto uno spettatore, ma prende parte all'esperienza con il proprio sguardo e la propria sensibilità, diventando così parte attiva del cambiamento che si sviluppa nel tempo.


> LA PAGINA DEL MAST

> LA PAGINA DI BOLOGNA


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NOTE

La mostra è a cura di: Francesco Zanot

La visita descritta è stata effettuata in autonomia il 28 ottobre 2026, in occasione della rassegna stampa.

Le opere qui pubblicate, pur non essendo complete, seguono fedelmente il percorso dell’esposizione. Le condivido non solo come invito a visitare la mostra, che è un’esperienza oltretutto gratuita, ma soprattutto come lettura per tutti coloro che esplorano il mondo anche da casa.

Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale si consiglia l'uso del PC.

L’esposizione è affiancata da un programma di talk, proiezioni, presentazioni e workshop per il pubblico, le famiglie e i più piccoli, a ingresso gratuito su prenotazione.
Il programma su: mast.org


FONTI

  • Rassegna stampa con il curatore della mostra Francesco Zanot e David 
  • Pannelli informativi mostra David Claerbout
  • Comunicato stampa della mostra, a cura della Fondazione MAST

David Claerbout e Francesco Zanot sul palco alla presentazione stampa della mostra al MAST
David Claerbout e Francesco Zanot sul palco
durante la conferenza stampa di presentazione della mostra.



David Claerbout e Francesco Zanot dialogano durante la visita alla mostra The Quiet Machine
David Claerbout e Francesco Zanot
durante la visita alla mostra The Quiet Machine.


domenica 17 novembre 2019

BIENNALE FOTO/INDUSTRIA 2019 - Lisetta Carmi e David Claerbout

(torna ad Anthropocene - Biennale di Foto/Industria parte prima)




4 - LISETTA CARMI

Oratorio di Santa Maria della Vita
via Clavature, 8



Oggi novantacinquenne, nasce a Genova da una famiglia borghese di origine ebraica.
Durante il periodo delle leggi razziali è costretta a lasciare gli studi che da quel momento continuerà per tutta la vita da sola.

Negli anni '60 abbandona l'attività di pianista che aveva condotto fino all'età di 35 anni. 
La decisione fu presa in seguito ad un comizio di Giorgio Almirante a Genova.
Voleva andare a protestare con i portuali, ma il suo insegnante di pianoforte le disse che non le sarebbe stato possibile perchè, se si fosse rotta una mano, non avrebbe più potuto suonare.
Rispose al maestro che, se le sue mani erano più importanti del resto dell'umanità, era inutile continuare a suonare. 
Da quel giorno smise e si appassionò di fotografia, ravvisando in essa uno strumento di impegno politico e un mezzo, attraverso lo sguardo sugli altri, per una ricerca esistenziale.

Dopo una prima esperienza al Teatro Duse di Genova, firma reportage di documentazione e denuncia sociale, come quello al Porto di Genova.

Il reportage che fece scandalo fra il 1960 e il 1970 è "I Travestiti", realizzato a Genova, che invitava a riflettere sull'identità di genere. Le foto furono esposte in tutto il mondo.

Per il ritratto famosi sono i suoi 12 scatti nel 1966 a Ezra Pound, che le valsero il prestigioso Premio Niépce.

Lavorerà come fotografa solo fino al 1984, producendo un vastissimo archivio.

Su di lei:
- il libro"Le cinque vite di Lisetta Carmi", di Giovanna Calvenzi, 2013.
- il film "Lisetta Carmi un'anima in cammino", di Daniele Segre, 2010.


LA MOSTRA

Porto di Genova


Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi


A Foto/Industria 2019 due tra i suoi reportage più importanti:
- Genova Porto, 1964
- Italsider, 1964.

La prima sala vede il progetto sul Porto di Genova, un'approfondita inchiesta che la Carmi conduce con i portuali della FILP-CGIL.

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi






Testimonia l'intensa attività del porto e la difficile situazione dei portuali.

©Lisetta Carmi - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi





©Lisetta Carmi - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi





Porto di Genova. Bacino di carenaggio, 1964.
©Lisetta Carmi - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi





Manifesto della mostra Genova Porto, 1964.
Foto Lisetta Carmi - Lo scarico dei fosfati.
©Lisetta Carmi - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi





Porto di Genova. Lo scarico dei fosfati, 1964.
©Lisetta Carmi - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi




La sala dell'Oratorio dei Battuti (con la bellissima composizione in terracotta del Transito della Vergine), vede una serie di scatti, sempre a Genova, sull'Italsider, con i cantieri e gli interni delle acciaierie.

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi





©Lisetta Carmi - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi






©Lisetta Carmi - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi




Accompagna la mostra la musica di Luigi Nono che, con Lisetta Carmi, visitò gli stabilimenti, registrandone i rumori e ponendoli alla base della sua composizione "La fabbrica illuminata".

Foto-Industria-Bologna-2019-Lisetta-Carmi



In porto come in fabbrica, la fotografia di Lisetta Carmi aderisce alle problematiche sociali dell'occupazione e delle classi operaie.


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5 - DAVID CLAERBOUT

Palazzo Zambeccari
via de' Carbonesi, 11


L'artista, nato a Kortrijk in Belgio nel 1969, vive e lavora ad Anversa.

È noto soprattutto per le immagini in movimento combinate ad immagini fisse, che affrontano il passare del tempo.
Una forma ibrida, a metà strada tra cinema, fotografia e tecnologia digitale.


LA MOSTRA

Olympia



Foto-Industria-Bologna-2019-David-Claerbout



Con la stessa formula, questa esposizione è il suo progetto più ambizioso e visionario.

©David Claerbout - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-David-Claerbout





Le immagini ritraggono l'Olympiastadion di Berlino, progettato dall'architetto Werner March.
L'edificio, noto per aver ospitato le Olimpiadi del 1936, secondo il suo progetto originario dovrebbe resistere per mille anni.
Tale era infatti la durata prevista per l'intero ciclo del Terzo Reich.

©David Claerbout - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-David-Claerbout





David Claerbout si è chiesto come dovrebbe apparire l'Olympiastadium fra mille anni e per immmaginarlo ha sviluppato un complesso software di computer grafica che simula il degrado dell'architettura in tempo reale in una proiezione di grande formato.
Con il passare del tempo la vegetazione avanzerà sempre più verso lo stadio, fino a sommergerlo e farlo scomparire.

A sinistra l'immagine fissa, a destra l'immagine in movimento.

©David Claerbout - Monica Galeotti©photo














©David Claerbout - Monica Galeotti©photo

Foto-Industria-Bologna-2019-David-Claerbout


Dal momento della presentazione dell'opera l'aspetto dell'edificio e della vegetazione è cambiato sensibilmente, come dimostra l'archivio di migliaia di immagini riprese quando il progetto ha avuto inizio, il 15 marzo 2016.

Olympia (La disintegrazione in tempo reale nelle rovine dello Stadio Olimpico di Berlino nel corso di mille anni). Inizio 2016.
Proiezione a due canali in tempo reale.


→ la pagina della Biennale di Foto/Industria



→ ALBERT RENGER-PATZSCH alla Pinacoteca e ARMIN LINKE alla Biblioteca Universitaria




Bibliografia:
- Pieghevole Foto/Industria 2019.

Sitografia: