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venerdì 20 settembre 2024

MARTIN PARR Short & Sweet

MOSTRA "SHORT & SWEET"
12 settembre 2024 - 6 gennaio 2025
Museo Civico Archeologico
via dell'Archiginnasio, 2 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni escluso il martedì dalle 10:00 alle 18:00
sabato, domenica e festivi dalle 10:00 alle 19:00

Aggiornamento – 6 dicembre 2025
Aggiorno questo post per segnalare la scomparsa di Martin Parr (Epsom 23 maggio 1952 – Bristol 6 dicembre 2025)

La mostra espone oltre 60 fotografie selezionate dall'artista, affiancate dalla celebre serie "Common Sense", per celebrare i suoi cinquant'anni di carriera, iniziata nel 1975.


Organizzata da 24 ORE Cultura in collaborazione con il Museo Civico Archeologico e Magnum Photos, e patrocinata dal Comune di Bologna, l'esposizione è arricchita da un'intervista esclusiva realizzata dalla storica e critica della fotografia Roberta Valtorta.


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MARTIN PARR

Martin Parr, noto per il suo stile fotografico sociale e provocatorio, ha lasciato il segno con la sua critica alla borghesia, consolidando una carriera con progetti esposti a livello internazionale.

Nasce nel 1952 ad Epsom, nel Surrey, Inghilterra.

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Autoritratto, To Sang Fotostudio - Amsterdam, 2000.



Il suo interesse per la fotografia, incoraggiato dal nonno, lo ha portato a studiare e realizzare progetti di successo, raggiungendo fama internazionale.

Le sue esposizioni, al Museum of Modern Art di New York nel 1991, dove spicca la nuova fotografia sociale britannica, e una grande mostra alla Tate Modern di Londra nel 2003, hanno consolidato il suo ruolo nel documentarismo fotografico del Novecento.

Nel 1994 è diventato membro della cooperativa fotografica Magnum.
Nel 2003 dirige il videoclip dei Pet Shop Boys e si afferma anche nei nuovi media.
Tra il 2004 e il 2012 è professore all'Università del Galles.


Martin ha condotto un'indagine socio-antropologica sulla società contemporanea, esplorando temi come turismo, consumi di massa e riti collettivi.
Le sue fotografie, crude e ironiche, riflettono con spietata indulgenza la crisi dell'umanità nell'era della globalizzazione.



LA MOSTRA
"Short & Sweet"

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Il percorso espositivo si sviluppa attraverso 9 serie fotografiche più una postazione video con un'intervista a Martin Parr, di Roberta Valtorta.


1- The Non-Conformists
 La mostra inizia con un progetto in bianco e nero realizzato tra il 1975 e il 1980 da un giovane e ispirato Martin Parr, appena diplomato all'Accademia d'Arte.

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All'età di 23 anni, insieme alla sua compagna (e futura moglie) Susie Mitchell, si sposta dalle zone centrali di Londra verso le periferie dello Yorkshire.
Per cinque anni, la coppia documenta la vita quotidiana, concentrandosi sugli eventi dei Non Conformisti, movimenti legati alle cappelle metodiste e battiste, allora in espansione nella zona.
Parr cattura l'ambiente e la vita dei lavoratori locali: operai, minatori, agricoltori e allevatori, realizzando un ritratto toccante dell'Inghilterra del nord, indipendente dallo Stato anglicano.

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Buffet nella Cappella del Battista di Steep Lane; al centro Mrs Doris Wilson.
Calderdale, Sowerby, West Yorkshire, Inghilterra, 1977.




2- Bad Weather
Prima di dedicarsi alle sue note serie a colori, Parr realizzò l’ultimo progetto in bianco e nero, sviluppato tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, e pubblicato nel 1982.
Il tema centrale del progetto è l'ossessione britannica per il tempo atmosferico.
Utilizzando una fotocamera subacquea, l'artista si immerge nelle tipiche condizioni metereologiche inglesi, come pioggia, acquazzoni, nevischio e tempeste di neve, documentando rigorosamente tali scenari sia in Inghilterra che in Irlanda.
Parr voleva sovvertire le regole fotografiche tradizionali, affermando: "Di solito si dice di scattare solo quando c'è il sole e la luce è buona, ma mi piaceva l’idea di fotografare solo in caso di maltempo".
Con ironia e sensibilità, la serie ritrae le reazioni delle persone costrette a vivere e a sopportare le condizioni climatiche rigide, mostrando espressioni autentiche in un contesto quotidiano.
Invece di concentrarsi sull’iconico paesaggio britannico, Parr volge l’obiettivo verso l'umanità che lo vive, creando un’opera che cattura il legame tra le persone e il loro ambiente, caratterizzato da un clima spesso inclemente.

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Festa di strada per il giubileo, Elland, West Yorkshire, Inghilterra, luglio 1977.




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O'Connel Bridge, Dublino, Irlanda, ottobre 1981.



3- The Last Resort
Il primo progetto a colori è "The Last Resort" (1982-1985), un reportage amaramente ironico realizzato sulle spiagge di New Brighton, sobborgo balneare vicino a Liverpool, durante la metà degli anni '80, un periodo segnato dal profondo declino economico del nord-ovest dell'Inghilterra.
Con una crudezza ironica, ma con una certa tenerezza verso i suoi connazionali, Parr ritrae famiglie a basso reddito in vacanza, mostrando un luogo che, anziché apparire come una località turistica, somiglia più a una zona industriale.

In questo reportage Parr esprime la sua nostalgia per gli anni '60, offrendo una lucida e spietata analisi della fine della classe operaia e dei suoi valori, nonché l'avvento di una nuova concezione consumistica della vita, documentando la decadenza della società del benessere e del consumo.
Questo lavoro, uno dei suoi più celebri, è realizzato con una fotocamera di medio formato e un flash a luce naturale.

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New Brighton, Inghilterra, 1985.



4- Small World
Negli anni '90 l'attenzione si sposta sul fenomeno del turismo di massa (1989-2008).
La serie "Small World" esplora questo tema, mostrando la differenza tra la visione idealizzata dei luoghi famosi e la realtà trasformata dall'uso turistico.

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Acropoli, Atene, Grecia, 1991.




Il fotografo segue il turista medio, cercando di svelare la falsità del viaggio, divenuto un'attività di svago grazie ai voli low-cost.

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Pisa, Italia, 1990.




Attraverso queste immagini, Martin offre una visione critica di un mondo turistico sempre più omogeneo e spersonalizzato, paragonabile al modello di Las Vegas.

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Las Vegas, Nevada, USA, 2000.






5- Common Sense
L'installazione "Common Sense" esposta presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, include 250 fotografie, stampate a basso costo su carta A3, con l'utilizzo di una macchina Xerox a colori, selezionate dalle 350 della mostra omonima del 1999, all'epoca installata contemporaneamente in 41 sedi di 17 paesi, conquistando un Guinness World Record.

Le immagini offrono uno studio approfondito del consumo di massa e della cultura dello spreco, concentrandosi in particolare sul contesto occidentale ed europeo.

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Riprendendo gli elementi distintivi della fotografia di Parr degli anni '70 e '80, la serie riflette la sua ricerca ossessiva di ciò che è volgare, assurdo e fuori luogo, rappresentando soggetti legati al cattivo gusto, che affronta con cinismo e sarcasmo.

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Le immagini, spesso audaci negli accostamenti di oggetti kitsch, sono scattate da prospettive insolite e con inquadrature ravvicinate, creando composizioni dinamiche che catturano l’attenzione, un'attenzione al dettaglio che coglie i tratti distintivi della società contemporanea.

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Postazione video-intervista a Martin Parr, di Roberta Valtorta.


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La postazione include sdrai da spiaggia, anticipando la serie fotografica Life's a Beach.

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6- Life's a beach
Martin ha sempre avuto un legame speciale con il tema della spiaggia, e la serie "Life’s a Beach" del 2013 ne è una dimostrazione.
Raccoglie scatti di spiagge di tutto il mondo, immortalando corpi semi-nudi e comportamenti eccentrici in pubblico.

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Magaluf, Majorca, Spagna, 2003.




Mentre negli Stati Uniti la fotografia di strada è una tradizione forte, nel Regno Unito la fotografia da spiaggia ha una simile rilevanza culturale, considerando che nessuno si trova a più di 75 miglia dalla costa.

La spiaggia è uno spazio in cui le persone possono rilassarsi ed esprimere la propria eccentricità, un tratto tipico dei britannici.

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Martin ha documentato la vita in spiaggia per decenni (con scatti che vanno dal 1986 al 2018), immortalando momenti di bagnanti, nuotate e picnic, e catturando l'essenza di questo luogo in cui la gente si mostra in modo autentico.



7- Everybody Dance Now
La serie "Everybody Dance Now" (1986-2018) si concentra sulla danza come forma di espressione universale e democratica, catturando scene di ballo in tutto il mondo, da San Paolo alle isole scozzesi.

Per oltre trent'anni, Parr ha fotografato diversi tipi di danze e ballerini, documentando con precisione i corpi, i movimenti, gli abiti e le espressioni.

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Questa ricerca approfondita rivela l'energia travolgente del ballo, che unisce natura e cultura in un'esplosione di vitalità e libertà.
Le immagini mostrano il corpo collettivo che si esprime senza inibizioni, offrendo un ritratto dinamico e inclusivo di un'attività che accomuna tutti.

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Ballo greco, Christ's Hospital School, West Sussex, Inghilterra, 2011.




8- Establishment
L'Inghilterra è il soggetto principale del lavoro di Parr, che nelle sue serie fotografiche ha esplorato con umorismo e satira l'identità inglese.

L'artista si concentra sull'élite britannica (2010-2016), fotografando luoghi di potere, personaggi politici e università prestigiose.

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La Regina in visita in occasione del 650° anniversario della Worshipful Company of Drapers,
Drapers' Livery Hall, Londra, Inghilterra, 2014.



Reinventa i cliché inglesi, rendendo sorprendenti anche i rituali e le tradizioni più ovvie.
 Attraverso un'analisi dettagliata dei comportamenti, degli abiti, degli sguardi e degli arredi, l'autore svela le convenzioni sociali che caratterizzano l'élite, mostrando la ripetizione di rituali e piccole ossessioni che definiscono il mondo del potere in Inghilterra, offrendo rivelazioni provocatorie.

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A sinistra: Brasenose College Ball, Oxford, Inghilterra, 2015.
Al centro: Burns Night, St Hugh's College, Oxford, Inghilterra, 2016.
A destra: studenti in festa dopo gli esami finali, Oxford, Inghilterra, 2016.




9- Fashion
Parr, sempre sensibile alle convenzioni sociali e alle regole dell'apparenza nel mondo globalizzato, ha affrontato anche il tema della moda con un approccio ironico e satirico, lontano dal glamour tradizionale.

Per oltre vent'anni ha fotografato non solo abiti e accessori, spesso eccessivi o assurdi, ma anche le posture e le espressioni delle persone in Europa, Stati Uniti, Africa e Asia.

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Paris Fashion Week, Parigi, Francia, 2007.



 La serie "Fashion" (1999-2019) include scatti realizzati per riviste e sfilate di moda, ma mantiene la coerenza con il suo stile critico, che esplora le fragilità dell'umanità attraverso un'osservazione acuta e ironica. Queste immagini non si limitano alla moda, ma raccontano i meccanismi sociali di una società sempre più standardizzata e influenzata dalle tendenze globali, mostrando come la moda sia un riflesso delle debolezze e delle contraddizioni del mondo moderno.

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CONCLUSIONI
Durante la conferenza stampa, Roberta Valtorta, spiega il motivo per cui vale la pena visitare questa mostra:

"Short & Sweet", "Corto e dolce".
 Il titolo, ironico, riflette il suo stile: apparentemente leggero, ma con una profondità dolce-amara.

La mostra richiama il tema di "Cruel and Tender", "Crudele e tenero", del 2003, dove l'esposizione fotografica di Parr esplora la condizione umana, bilanciando tenerezza e crudezza nel mostrare la realtà.

Parr si mimetizza nel linguaggio visivo della pubblicità, con immagini colorate e appariscenti, per criticare la società globalizzata e massificata, che ha perso il senso autentico della vita.

È un documentarista, un osservatore attento in un ambito d'azione di tipo antropologico, che indaga sui comportamenti e sui luoghi della nostra civiltà.
Una civiltà triste, poiché sguaiata e colorata, e proprio per questo malinconica. 

Qual è lo scopo di questa mostra? 
La mostra invita a riflettere su una realtà che appare felice ma che in verità cela distruzione e alienazione. Propone di non identificarsi con ciò che si vede nelle fotografie, incoraggiando la ricerca di una vita più semplice e autentica, meno effimera e superficiale, meno simile alla pubblicità. 

Con una grande dose di ironia, Parr cerca di essere serio e giocoso al tempo stesso, come ha sempre fatto, e invita a guardare la realtà in faccia: ci fa sorridere, cosa che non guasta, ma con la consapevolezza di non voler essere ciò che rappresenta, spingendoci a cercare una vita più semplice e autentica.



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Bibliografia:
-catalogo della mostra "Martin Parr. Short & Sweet", edito da 24 ORE Cultura.
-pannelli informativi mostra "Martin Parr. Short & Sweet".
-comunicato stampa della mostra, a cura di Bologna Musei.

-resoconto conferenza e visita in anteprima.

La mostra è curata da:
Martin Parr

Un ricco calendario di eventi accompagnerà l'esposizione, consultabile nel  sito dedicato alla mostra



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Conferenza stampa 11 settembre 2024.
Da sinistra: Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia,
Paola Cappitelli, 25 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE,
Massimo Bugani, assessore alla Comunicazione Bologna,
Eva Degl'Innocenti, direttrice Musei Civici Bologna,
Andréa Holzheer, Global Culture Director Magnum Photos.
©Monica Galeotti




domenica 23 giugno 2024

I LUOGHI E LE PAROLE DI ENRICO BERLINGUER

MOSTRA
12 giugno - 25 agosto 2024
Museo Civico Archeologico
via dell'Archiginnasio, 2 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00
(escluso il martedì)
ingresso gratuito


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Berlinguer fotografato prima del suo intervento ai funerali delle
vittime della strage di Piazza della Loggia,
Brescia, 30 maggio 1974 - ©Renato Corsini


"I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer" è il titolo della mostra ideata, organizzata e realizzata dall’Associazione Enrico Berlinguer, dedicata alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana.


 Questo evento è stato promosso dalla Fondazione 2000, dal Centro Studi e Ricerche sulla Cultura, Formazione, Innovazione Politica e Amministrativa, e dal Centro Studi e Ricerche Renato Zangheri, in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici di Bologna, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna.


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Enrico Berlinguer (1922-1984) è stato uno dei più influenti politici italiani del XX secolo, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla sua morte. 
Berlinguer ha introdotto la strategia del "compromesso storico", promuovendo un dialogo tra comunisti e cattolici per stabilizzare la democrazia italiana durante gli anni di piombo. 
La sua visione politica, caratterizzata da un forte impegno per la moralità nella vita pubblica e per l'indipendenza del partito rispetto all'Unione Sovietica, ha lasciato un'eredità di modernità e lungimiranza rilevante ancora oggi. 
Berlinguer ha saputo anticipare temi come l'ecologia, i diritti civili e la necessità di un'Europa unita, mostrando una capacità di leggere il futuro che continua a influenzare il dibattito politico contemporaneo.

La mostra, organizzata in occasione del centenario della nascita e a quarant'anni dalla sua scomparsa, si propone di ravvivare e valorizzare il suo lascito politico. 
Attraverso materiali originali, tra cui audiovisivi, registrazioni sonore, fotografie e documenti d'archivio, la biografia di Berlinguer viene ripercorsa per offrire una nuova prospettiva sulla sua eredità. 
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La mostra, suddivisa in 6 gallerie, si sviluppa attraverso due linee narrative principali.

La prima linea narrativa ha un carattere storico ed è organizzata in cinque sezioni tematiche: gli affetti, il dirigente, nella crisi italiana, la dimensione globale, attualità e futuro.

La seconda linea narrativa è di tipo iconografico e comprende fotografie da reportage, manifesti di partito e vignette satiriche.

Inoltre, dopo essere stata esposta per la prima volta al Mattatoio di Roma, la mostra si arricchisce nella sua tappa bolognese di una nuova sezione dedicata al profondo rapporto tra Berlinguer e i militanti dell’Emilia-Romagna, che offrirono un sostegno eccezionale alle sue strategie politiche.

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©mappa Musei Civici Bologna - ©legenda Monica Galeotti




GALLERIA 1
Gli affetti


La prima galleria esplora la dimensione privata di Berlinguer, mostrando nelle due teche foto familiari, dalla sua infanzia alla maturità, con i suoi figli e la moglie Letizia Laurenti, e lettere dall’archivio della Fondazione Gramsci che evidenziano le sue relazioni con intellettuali, artisti, militanti e persone di diverse convinzioni politiche.

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Lettera di Renato Guttuso a Berlinguer e biglietto di risposta, 1975.

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Alle pareti, una timeline rappresenta graficamente anno per anno gli eventi della sua vita attraverso il suo percorso politico.

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IL PERCORSO POLITICO

Enrico Berlinguer si iscrive al PCI nel 1943, aderendo alla sezione giovanile di Sassari.
Come molti giovani della sua generazione, diventa comunista attraverso l'antifascismo.
Condivide la proposta del "partito nuovo" di Palmiro Togliatti, che conosce nel 1944 grazie al padre Mario. 

Nel PCI di Togliatti, le istanze di emancipazione sono inquadrate nella democrazia progressiva, pensata in un contesto di collaborazione tra forze antifasciste, che però si esaurisce con la guerra fredda.
Il PCI mantiene l'obiettivo di una via democratica al socialismo, partecipando alla stesura della Costituzione, pur continuando a riferirsi all'URSS e ai paesi del blocco sovietico. 

Berlinguer cresce politicamente in questo contesto.
Nel 1949 è eletto segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e l'anno successivo presidente della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. 

Sale ai vertici del PCI: nel 1958 entra nella segreteria nazionale, dal 1962 è in direzione e segreteria, nel febbraio 1969 è eletto vicesegretario accanto a Longo, e nel marzo 1972 diventa segretario. 

Guida ora una forza nazionale che vuole interpretare i bisogni di cambiamento degli anni '60, difendendo la Repubblica da attacchi eversivi. 

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Dopo la repressione della Primavera di Praga, Berlinguer accentua l'autonomia del PCI dal campo socialista, sollecitando una riforma in senso democratico.
La sua proposta per l'Italia si concretizza nel 1973, dopo il golpe in Cile, con la formula del compromesso storico, che mira a una nuova intesa tra le grandi forze popolari costituenti (cattolici, comunisti e socialisti), linea premiata dagli elettori.
Nel 1976, superato il 34% dei voti, il PCI esce dall'opposizione ma non entra nel governo.

La stagione della solidarietà democratica (1976-79) si svolge in una grave crisi economica e politica, culminata nel delitto Moro, che priva Berlinguer del suo principale interlocutore.

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Berlinguer si scontra con la leadership sovietica, ribadendo l'inscindibilità di democrazia e socialismo.
Si muove su un piano globale: costruisce un fronte eurocomunista con i partiti comunisti francese e spagnolo, sostiene movimenti di liberazione, dialoga con le sinistre europee e riprende i rapporti con la Cina nel 1980.

La solidarietà democratica consente importanti riforme nel welfare italiano, ma la politica dei sacrifici e dell'austerità mina il consenso del PCI.
Tornato all'opposizione, Berlinguer rafforza il rapporto con le classi popolari e si allinea ai nuovi movimenti di massa: sostiene gli operai di Mirafiori, solleva la questione morale dopo il terremoto in Irpinia, si oppone agli euromissili, dialoga con il femminismo e difende la scala mobile nel 1984, anno della sua morte.

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LA BIBLIOTECA GIOVANILE
La selezione di libri della biblioteca personale di Berlinguer, risalenti al suo periodo giovanile, includono la filosofia, dai greci antichi (Socrate, Platone, Aristotele) ai moderni (Hegel, Nietzsche, Croce), la scienza politica (Machiavelli, gli illuministi, il pensiero risorgimentale italiano) e le teorie della conoscenza applicate alla scienza e alle tematiche religiose.

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La mostra è multimediale, con diverse postazioni video dotate di cuffie.

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Al termine della prima galleria c'è il primo focus di approfondimento con la Stagione Riformatrice di Berlinguer, con le informazioni sulla promulgazione di leggi fondamentali per la democrazia e la proiezione di filmati d'epoca che illustrano la pluralità dei movimenti sociali che hanno reso possibile la nuova Italia.

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GALLERIA 2
Il dirigente

La galleria 2 ripercorre il percorso politico di Berlinguer, dalla sua iscrizione al Partito Comunista nel 1943 fino alla sua elezione a Vicesegretario nel 1969.


Anni '70.

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Berlinguer assiste alla manifestazione dell'Alleanza nazionale dei contadini dal balcone di Botteghe Oscure, Roma, via delle Botteghe Oscure, 26 giugno 1974 - ©Alma Mater Studiorum Bologna.

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Nella crisi italiana

Eletto Segretario del PCI nel 1972, guidò il partito durante la crisi italiana.
Questa sezione ricostruisce il contesto in cui operò, ripercorrendo i momenti cruciali della sua biografia politica fino alla sua prematura scomparsa nel 1984, nel pieno di una profonda crisi sociale.

Un secondo focus di approfondimento intitolato
Violenza politica, stragi e terrorismo in Italia, ricostruisce la lunga scia di attentati e delitti che dal 1969 al 1984 hanno funestato la vita democratica del paese.


Corrispondenza con la famiglia Moro.
Messaggio di Berlinguer a Eleonora Moro, 16 marzo 1978 - ©Fondazione Gramsci, Archivio E. B.

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Dibattito alla Camera sulla fiducia al governo Andreotti.
Appunti manoscritti preparatori dell'intervento di Berlinguer, 16 marzo 1978 - ©Fondazione Gramsci, Archivio E.B.

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GALLERIA 3
Berlinguer in Emilia Romagna


La sezione emiliano-romagnola della mostra su Enrico Berlinguer evidenzia due grandi fasi della sua biografia politica.

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La prima fase, tra gli anni '40 e '50, vede Berlinguer alla guida della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), ricostituita nel 1949, di cui diventa segretario generale a 27 anni.
L'Emilia-Romagna giocò un ruolo cruciale in questa fase di rilancio, con Palmiro Togliatti che nel maggio 1949 tenne un importante discorso a Reggio Emilia.
Nel 1953, la FGCI era già una vasta organizzazione di massa con 460.000 iscritti e 8.800 sezioni. Questo periodo rappresentò per Berlinguer una palestra di organizzazione politica.


L'opera "I funerali di Togliatti", di Renato Guttuso è visibile presso il MAMbo di Bologna, via Don Minzoni, 14.

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La seconda fase, tra il 1972 e il 1984, vede Berlinguer come segretario nazionale del Partito Comunista Italiano (PCI).
Questo periodo è noto per i suoi memorabili comizi alle Feste nazionali dell'Unità e appuntamenti politici in Emilia, che si chiude con l'inaugurazione di una sezione comunista a Lagosanto, Ferrara, il 1º maggio 1984, poco prima della sua morte.


Berlinguer ai funerali delle vittime dell'attentato fascista del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna.
Sulla gradinata di San Petronio dalla quale parla il sindaco della città, Renato Zangheri, si riconosce anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Bologna, Piazza Maggiore, 6 agosto 1980 - dal libro "Berlinguer a Bologna", a cura della Federazione del PCI di Bologna.

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In visita alla Ducati Elettrotecnica, Bologna, 8 maggio 1983 - ©Archivio storico Paolo Pedrelli della Camera del Lavoro di Bologna.

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Berlinguer alla Festa nazionale dell'Unità al Campo Volo, Reggio Emilia, 18 settembre 1983 - dal libro "Enrico berlinguer. Il sogno di un'altra Italia", a cura di L. Capitani - foto Luigi Ghirri.

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La voce di Berlinguer
I manifesti.


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GALLERIA 4
Lo sguardo del reporter


"Lo sguardo del reporter" è il titolo dell'esposizione di fotografie di Angelo Palma esposte nella quarta galleria.

Membro della scuola romana di fotogiornalismo, Palma ha documentato eventi politici e culturali, contribuendo alla costruzione dell'opinione pubblica e la sua costante presenza agli eventi legati al PCI lo rende una preziosa fonte iconografica per la ricostruzione delle vicende di Enrico Berlinguer.

Nato a Riofreddo nel 1948, ha pubblicato su importanti quotidiani e riviste, e nel 2000 il suo archivio è stato dichiarato di particolare interesse storico.

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I libri su Berlinguer

La figura e la politica di Berlinguer sono state ampiamente trattate in vari volumi, sia durante il suo periodo come leader del PCI che dopo la sua scomparsa.
Tra le opere più rilevanti ci sono i lavori di Gianfranco Piazzesi, Vittorio Gorresio, Chiara Valentini, Giuseppe Fiori, Francesco Barbagallo e Silvio Pons.

Negli anni '90 si avviò una riflessione sul suo lascito, mentre dal decennio successivo storici e autori contemporanei continuano a esplorare la sua eredità politica e culturale.
Berlinguer rimane una figura significativa nella letteratura, nella cultura popolare e tra i giovani, con molte testimonianze di chi lo ha conosciuto.

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GALLERIA 5
La dimensione globale


Enrico Berlinguer è stato una figura di spicco, che ha incarnato un nuovo corso del PCI.
Qui vengono illustrati i punti salienti della sua politica internazionale:

. la ridefinizione dei rapporti con l'Unione Sovietica:
dal 1968, con la condanna dell’intervento in Cecoslovacchia, Berlinguer ha sostenuto la democrazia e guidato la rottura con l’URSS dopo lo stato d’assedio in Polonia del 1981, diventando promotore dell'eurocomunismo in Europa, insieme ad altri leader comunisti di Spagna e Francia.

. l'appoggio ai paesi non allineati, promuovendo principi di indipendenza, sovranità, pace, cooperazione internazionale e critica all'imperialismo, cercando di instaurare relazioni di solidarietà con i movimenti di liberazione e i governi non allineati in Vietnam e altri paesi del Terzo Mondo.

. il riavvicinamento alla Repubblica Popolare Cinese.

 . le riflessioni sul Cile e il sostegno ai partiti progressisti in America Latina.


Il mondo di Berlinguer è il terzo focus di approfondimento:
le mappe delle sue relazioni mostrano i luoghi che ha visitato e i leader che ha incontrato, evidenziando il suo impegno a cavallo tra l’Europa occidentale, il mondo comunista e il Sud globale, dimostrando una visione politica all’avanguardia.

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Attualità e futuro

Questa ultima sezione della biografia politica di Berlinguer esamina il suo lascito, apprezzato e riconosciuto oltre i confini del proprio partito, per la coerenza e il rispetto degli avversari.

I documenti e le fotografie testimoniano come sia ancora una figura centrale nel dibattito pubblico italiano.
La sua eredità comprende "la questione morale" e la riforma del sistema dei partiti.
Il suo successo postumo deriva anche dalla sua capacità di anticipare temi globali come l'emergenza ambientale, le risorse energetiche, la critica del capitalismo, la pace, la cooperazione internazionale, e l'impatto della rivoluzione informatica, che oggi sono al centro della politica mondiale.

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GALLERIA 6
Berlinguer nella satira


Berlinguer è stato oggetto sia di ammirazione sia di critica.
Le fotografie lo hanno reso un'icona di massa, mentre la satira ha offerto una visione dissacrante della sua figura.
Le copertine de "Il Male" lo hanno ritratto in modo caricaturale, evidenziando un tratto borghese e aristocratico in contrasto con l'immagine proletaria.

Falsa prima pagina de l'Unità, Il Male, 19 settembre 1978.

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Il Male, 11 aprile 1979.

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Roberto Benigni prende in braccio Berlinguer sulla terrazza del Pincio, alla manifestazione della FGCI, Roma 16 giugno 1983 - ©sequenza fotografica Mimmo Chianura.






La Galleria 6 conclude la mostra esponendo altri libri su Berlinguer, in continuità con la Galleria 4.
 Infine, sono presenti postazioni di approfondimento.

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CONCLUSIONI


Matteo Lepore, sindaco di Bologna dice:
"Quella di Berlinguer non è una mostra celebrativa, ma un'occasione per comprendere il suo punto di vista intellettuale, filosofico e le sue passioni, per capire le sue scelte e l'importanza della sua figura per il cammino e il futuro del nostro paese.

Il 2 agosto è stato uno dei momenti più tragici della vita sociale del nostro territorio.
In quel periodo, la destra al potere in alcuni paesi metteva a rischio la stabilità dei paesi democratici, portando alla nascita del compromesso storico come riflessione e scelta politica.

Una figura come Enrico Berlinguer oggi deve essere vista come una chiave di lettura del mondo, della società e del ruolo della politica.
Non si tratta di una scelta nostalgica, ma di una decisione orientata al futuro, al dibattito pubblico, e alla volontà di Bologna di trasformare i propri musei in porte aperte sull'attualità, la storia e il futuro.
Approfondire il periodo dal dopoguerra ad oggi, che nelle scuole si studia poco, è fondamentale per comprendere che l'Italia non è stata solo Tangentopoli e il governo della Democrazia Cristiana.
Questa consapevolezza è cruciale, in quanto rappresenta una delle grandi mancanze democratiche del nostro paese."


Alexander Höber, curatore:
"Questa mostra è il risultato di un grande lavoro collettivo.
Abbiamo insistito molto sulla seconda parte, dove Berlinguer emerge non solo come leader italiano, ma anche europeo.
I temi trattati dimostrano la sua visione ampia e globale, evidenziata dalla ricchezza delle sue relazioni internazionali, come illustrato nella mappa della galleria."


Gregorio Sorgonà, curatore:
"La mostra "I luoghi e le parole di Berlinguer" vede la sua prima tappa a Roma, dove ha attirato 70.000 visitatori.
 La seconda tappa non poteva essere che Bologna, città che ha storicamente rappresentato un baluardo del pensiero e delle politiche di Enrico Berlinguer, riflettendo la forte tradizione progressista e l'impegno civico della comunità locale.
Il successo di questa iniziativa ci spinge a riflettere sulle ragioni di tale affluenza.
Berlinguer ha un pubblico affezionato che ci invita a considerare la sua eredità politica e il rapporto con la comunità di partito.
La mostra ha attirato molti giovani, sottolineando la capacità di Berlinguer di instaurare un legame sentimentale con il popolo, come testimoniato dai suoi funerali.
Le sue idee di libertà, eguaglianza e fratellanza si sono fuse in una proposta politica progressiva e transnazionale.
La sua politica può essere riassunta in due parole: comunismo e democrazia.
Questa mostra è un'occasione importante per noi, curatori e collaboratori dell'Istituto Gramsci, che conserva l'archivio di Berlinguer, e per la società civile italiana, invitata a discuterne e prenderne parte."

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Bibliografia:
-pannelli informativi mostra "I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer".
-comunicato stampa della mostra, a cura di Bologna Musei.


-resoconto conferenza e visita in anteprima.


La mostra è curata da:
Alessandro d'Onofrio, architetto e critico d'architettura.
Alexander Höbel, storico contemporaneo, collabora con la Fondazione Gramsci.
Gregorio Sorgonà, storico contemporaneo e coordinatore del Consiglio d'indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci.
Carlo de Maria, direttore Centro Studi e ricerche Renato Zangheri.

Un ricco calendario di eventi accompagnerà l'esposizione, consultabile nel  sito dedicato alla mostra


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Conferenza stampa 11 giugno 2024. Da sinistra Gregorio Sorgonà, Carlo de Maria,
il sindaco di Bologna Matteo Lepore e Alexander Höbel - ©Monica Galeotti






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Matteo Lepore visita la mostra - ©Monica Galeotti