Visualizzazione post con etichetta fotografia documentaria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fotografia documentaria. Mostra tutti i post

venerdì 20 settembre 2024

MARTIN PARR Short & Sweet

MOSTRA "SHORT & SWEET"
12 settembre 2024 - 6 gennaio 2025
Museo Civico Archeologico
via dell'Archiginnasio, 2 - BOLOGNA
aperta tutti i giorni escluso il martedì dalle 10:00 alle 18:00
sabato, domenica e festivi dalle 10:00 alle 19:00

Aggiornamento – 6 dicembre 2025
Aggiorno questo post per segnalare la scomparsa di Martin Parr (Epsom 23 maggio 1952 – Bristol 6 dicembre 2025)

La mostra espone oltre 60 fotografie selezionate dall'artista, affiancate dalla celebre serie "Common Sense", per celebrare i suoi cinquant'anni di carriera, iniziata nel 1975.


Organizzata da 24 ORE Cultura in collaborazione con il Museo Civico Archeologico e Magnum Photos, e patrocinata dal Comune di Bologna, l'esposizione è arricchita da un'intervista esclusiva realizzata dalla storica e critica della fotografia Roberta Valtorta.


martin_parr_foto_monica_galeotti





MARTIN PARR

Martin Parr, noto per il suo stile fotografico sociale e provocatorio, ha lasciato il segno con la sua critica alla borghesia, consolidando una carriera con progetti esposti a livello internazionale.

Nasce nel 1952 ad Epsom, nel Surrey, Inghilterra.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Autoritratto, To Sang Fotostudio - Amsterdam, 2000.



Il suo interesse per la fotografia, incoraggiato dal nonno, lo ha portato a studiare e realizzare progetti di successo, raggiungendo fama internazionale.

Le sue esposizioni, al Museum of Modern Art di New York nel 1991, dove spicca la nuova fotografia sociale britannica, e una grande mostra alla Tate Modern di Londra nel 2003, hanno consolidato il suo ruolo nel documentarismo fotografico del Novecento.

Nel 1994 è diventato membro della cooperativa fotografica Magnum.
Nel 2003 dirige il videoclip dei Pet Shop Boys e si afferma anche nei nuovi media.
Tra il 2004 e il 2012 è professore all'Università del Galles.


Martin ha condotto un'indagine socio-antropologica sulla società contemporanea, esplorando temi come turismo, consumi di massa e riti collettivi.
Le sue fotografie, crude e ironiche, riflettono con spietata indulgenza la crisi dell'umanità nell'era della globalizzazione.



LA MOSTRA
"Short & Sweet"

martin_parr_foto_monica_galeotti




Il percorso espositivo si sviluppa attraverso 9 serie fotografiche più una postazione video con un'intervista a Martin Parr, di Roberta Valtorta.


1- The Non-Conformists
 La mostra inizia con un progetto in bianco e nero realizzato tra il 1975 e il 1980 da un giovane e ispirato Martin Parr, appena diplomato all'Accademia d'Arte.

martin_parr_foto_monica_galeotti



All'età di 23 anni, insieme alla sua compagna (e futura moglie) Susie Mitchell, si sposta dalle zone centrali di Londra verso le periferie dello Yorkshire.
Per cinque anni, la coppia documenta la vita quotidiana, concentrandosi sugli eventi dei Non Conformisti, movimenti legati alle cappelle metodiste e battiste, allora in espansione nella zona.
Parr cattura l'ambiente e la vita dei lavoratori locali: operai, minatori, agricoltori e allevatori, realizzando un ritratto toccante dell'Inghilterra del nord, indipendente dallo Stato anglicano.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Buffet nella Cappella del Battista di Steep Lane; al centro Mrs Doris Wilson.
Calderdale, Sowerby, West Yorkshire, Inghilterra, 1977.




2- Bad Weather
Prima di dedicarsi alle sue note serie a colori, Parr realizzò l’ultimo progetto in bianco e nero, sviluppato tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, e pubblicato nel 1982.
Il tema centrale del progetto è l'ossessione britannica per il tempo atmosferico.
Utilizzando una fotocamera subacquea, l'artista si immerge nelle tipiche condizioni metereologiche inglesi, come pioggia, acquazzoni, nevischio e tempeste di neve, documentando rigorosamente tali scenari sia in Inghilterra che in Irlanda.
Parr voleva sovvertire le regole fotografiche tradizionali, affermando: "Di solito si dice di scattare solo quando c'è il sole e la luce è buona, ma mi piaceva l’idea di fotografare solo in caso di maltempo".
Con ironia e sensibilità, la serie ritrae le reazioni delle persone costrette a vivere e a sopportare le condizioni climatiche rigide, mostrando espressioni autentiche in un contesto quotidiano.
Invece di concentrarsi sull’iconico paesaggio britannico, Parr volge l’obiettivo verso l'umanità che lo vive, creando un’opera che cattura il legame tra le persone e il loro ambiente, caratterizzato da un clima spesso inclemente.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Festa di strada per il giubileo, Elland, West Yorkshire, Inghilterra, luglio 1977.




martin_parr_foto_monica_galeotti
O'Connel Bridge, Dublino, Irlanda, ottobre 1981.



3- The Last Resort
Il primo progetto a colori è "The Last Resort" (1982-1985), un reportage amaramente ironico realizzato sulle spiagge di New Brighton, sobborgo balneare vicino a Liverpool, durante la metà degli anni '80, un periodo segnato dal profondo declino economico del nord-ovest dell'Inghilterra.
Con una crudezza ironica, ma con una certa tenerezza verso i suoi connazionali, Parr ritrae famiglie a basso reddito in vacanza, mostrando un luogo che, anziché apparire come una località turistica, somiglia più a una zona industriale.

In questo reportage Parr esprime la sua nostalgia per gli anni '60, offrendo una lucida e spietata analisi della fine della classe operaia e dei suoi valori, nonché l'avvento di una nuova concezione consumistica della vita, documentando la decadenza della società del benessere e del consumo.
Questo lavoro, uno dei suoi più celebri, è realizzato con una fotocamera di medio formato e un flash a luce naturale.

martin_parr_foto_monica_galeotti
New Brighton, Inghilterra, 1985.



4- Small World
Negli anni '90 l'attenzione si sposta sul fenomeno del turismo di massa (1989-2008).
La serie "Small World" esplora questo tema, mostrando la differenza tra la visione idealizzata dei luoghi famosi e la realtà trasformata dall'uso turistico.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Acropoli, Atene, Grecia, 1991.




Il fotografo segue il turista medio, cercando di svelare la falsità del viaggio, divenuto un'attività di svago grazie ai voli low-cost.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Pisa, Italia, 1990.




Attraverso queste immagini, Martin offre una visione critica di un mondo turistico sempre più omogeneo e spersonalizzato, paragonabile al modello di Las Vegas.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Las Vegas, Nevada, USA, 2000.






5- Common Sense
L'installazione "Common Sense" esposta presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, include 250 fotografie, stampate a basso costo su carta A3, con l'utilizzo di una macchina Xerox a colori, selezionate dalle 350 della mostra omonima del 1999, all'epoca installata contemporaneamente in 41 sedi di 17 paesi, conquistando un Guinness World Record.

Le immagini offrono uno studio approfondito del consumo di massa e della cultura dello spreco, concentrandosi in particolare sul contesto occidentale ed europeo.

martin_parr_foto_monica_galeotti


Riprendendo gli elementi distintivi della fotografia di Parr degli anni '70 e '80, la serie riflette la sua ricerca ossessiva di ciò che è volgare, assurdo e fuori luogo, rappresentando soggetti legati al cattivo gusto, che affronta con cinismo e sarcasmo.

martin_parr_foto_monica_galeotti




Le immagini, spesso audaci negli accostamenti di oggetti kitsch, sono scattate da prospettive insolite e con inquadrature ravvicinate, creando composizioni dinamiche che catturano l’attenzione, un'attenzione al dettaglio che coglie i tratti distintivi della società contemporanea.

martin_parr_foto_monica_galeotti





Postazione video-intervista a Martin Parr, di Roberta Valtorta.


martin_parr_foto_monica_galeotti



La postazione include sdrai da spiaggia, anticipando la serie fotografica Life's a Beach.

martin_parr_foto_monica_galeotti





martin_parr_foto_monica_galeotti



6- Life's a beach
Martin ha sempre avuto un legame speciale con il tema della spiaggia, e la serie "Life’s a Beach" del 2013 ne è una dimostrazione.
Raccoglie scatti di spiagge di tutto il mondo, immortalando corpi semi-nudi e comportamenti eccentrici in pubblico.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Magaluf, Majorca, Spagna, 2003.




Mentre negli Stati Uniti la fotografia di strada è una tradizione forte, nel Regno Unito la fotografia da spiaggia ha una simile rilevanza culturale, considerando che nessuno si trova a più di 75 miglia dalla costa.

La spiaggia è uno spazio in cui le persone possono rilassarsi ed esprimere la propria eccentricità, un tratto tipico dei britannici.

martin_parr_foto_monica_galeotti

Martin ha documentato la vita in spiaggia per decenni (con scatti che vanno dal 1986 al 2018), immortalando momenti di bagnanti, nuotate e picnic, e catturando l'essenza di questo luogo in cui la gente si mostra in modo autentico.



7- Everybody Dance Now
La serie "Everybody Dance Now" (1986-2018) si concentra sulla danza come forma di espressione universale e democratica, catturando scene di ballo in tutto il mondo, da San Paolo alle isole scozzesi.

Per oltre trent'anni, Parr ha fotografato diversi tipi di danze e ballerini, documentando con precisione i corpi, i movimenti, gli abiti e le espressioni.

martin_parr_foto_monica_galeotti




Questa ricerca approfondita rivela l'energia travolgente del ballo, che unisce natura e cultura in un'esplosione di vitalità e libertà.
Le immagini mostrano il corpo collettivo che si esprime senza inibizioni, offrendo un ritratto dinamico e inclusivo di un'attività che accomuna tutti.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Ballo greco, Christ's Hospital School, West Sussex, Inghilterra, 2011.




8- Establishment
L'Inghilterra è il soggetto principale del lavoro di Parr, che nelle sue serie fotografiche ha esplorato con umorismo e satira l'identità inglese.

L'artista si concentra sull'élite britannica (2010-2016), fotografando luoghi di potere, personaggi politici e università prestigiose.

martin_parr_foto_monica_galeotti
La Regina in visita in occasione del 650° anniversario della Worshipful Company of Drapers,
Drapers' Livery Hall, Londra, Inghilterra, 2014.



Reinventa i cliché inglesi, rendendo sorprendenti anche i rituali e le tradizioni più ovvie.
 Attraverso un'analisi dettagliata dei comportamenti, degli abiti, degli sguardi e degli arredi, l'autore svela le convenzioni sociali che caratterizzano l'élite, mostrando la ripetizione di rituali e piccole ossessioni che definiscono il mondo del potere in Inghilterra, offrendo rivelazioni provocatorie.

martin_parr_foto_monica_galeotti
A sinistra: Brasenose College Ball, Oxford, Inghilterra, 2015.
Al centro: Burns Night, St Hugh's College, Oxford, Inghilterra, 2016.
A destra: studenti in festa dopo gli esami finali, Oxford, Inghilterra, 2016.




9- Fashion
Parr, sempre sensibile alle convenzioni sociali e alle regole dell'apparenza nel mondo globalizzato, ha affrontato anche il tema della moda con un approccio ironico e satirico, lontano dal glamour tradizionale.

Per oltre vent'anni ha fotografato non solo abiti e accessori, spesso eccessivi o assurdi, ma anche le posture e le espressioni delle persone in Europa, Stati Uniti, Africa e Asia.

martin_parr_foto_monica_galeotti
Paris Fashion Week, Parigi, Francia, 2007.



 La serie "Fashion" (1999-2019) include scatti realizzati per riviste e sfilate di moda, ma mantiene la coerenza con il suo stile critico, che esplora le fragilità dell'umanità attraverso un'osservazione acuta e ironica. Queste immagini non si limitano alla moda, ma raccontano i meccanismi sociali di una società sempre più standardizzata e influenzata dalle tendenze globali, mostrando come la moda sia un riflesso delle debolezze e delle contraddizioni del mondo moderno.

martin_parr_foto_monica_galeotti






CONCLUSIONI
Durante la conferenza stampa, Roberta Valtorta, spiega il motivo per cui vale la pena visitare questa mostra:

"Short & Sweet", "Corto e dolce".
 Il titolo, ironico, riflette il suo stile: apparentemente leggero, ma con una profondità dolce-amara.

La mostra richiama il tema di "Cruel and Tender", "Crudele e tenero", del 2003, dove l'esposizione fotografica di Parr esplora la condizione umana, bilanciando tenerezza e crudezza nel mostrare la realtà.

Parr si mimetizza nel linguaggio visivo della pubblicità, con immagini colorate e appariscenti, per criticare la società globalizzata e massificata, che ha perso il senso autentico della vita.

È un documentarista, un osservatore attento in un ambito d'azione di tipo antropologico, che indaga sui comportamenti e sui luoghi della nostra civiltà.
Una civiltà triste, poiché sguaiata e colorata, e proprio per questo malinconica. 

Qual è lo scopo di questa mostra? 
La mostra invita a riflettere su una realtà che appare felice ma che in verità cela distruzione e alienazione. Propone di non identificarsi con ciò che si vede nelle fotografie, incoraggiando la ricerca di una vita più semplice e autentica, meno effimera e superficiale, meno simile alla pubblicità. 

Con una grande dose di ironia, Parr cerca di essere serio e giocoso al tempo stesso, come ha sempre fatto, e invita a guardare la realtà in faccia: ci fa sorridere, cosa che non guasta, ma con la consapevolezza di non voler essere ciò che rappresenta, spingendoci a cercare una vita più semplice e autentica.



_____________________________




______________________________




Bibliografia:
-catalogo della mostra "Martin Parr. Short & Sweet", edito da 24 ORE Cultura.
-pannelli informativi mostra "Martin Parr. Short & Sweet".
-comunicato stampa della mostra, a cura di Bologna Musei.

-resoconto conferenza e visita in anteprima.

La mostra è curata da:
Martin Parr

Un ricco calendario di eventi accompagnerà l'esposizione, consultabile nel → sito dedicato alla mostra



martin_parr_foto_monica_galeotti
Conferenza stampa 11 settembre 2024.
Da sinistra: Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia,
Paola Cappitelli, 25 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE,
Massimo Bugani, assessore alla Comunicazione Bologna,
Eva Degl'Innocenti, direttrice Musei Civici Bologna,
Andréa Holzheer, Global Culture Director Magnum Photos.
©Monica Galeotti




giovedì 16 novembre 2023

HICHAM BENOHOUD e CÉCILE B. EVANS - BIENNALE FOTO/INDUSTRIA 2023

BOLOGNA

(torna a Biennale 2023 presentazione)




11 - HICHAM BENOHOUD
San Giorgio in Poggiale
via Nazario Sauro, 20/2


©loftartgallery.net

Benohoud è un artista di Marrakesh, nato nel 1968.
Dopo aver conseguito il diploma di maturità in arti plastiche nel 1987, ha insegnato alla scuola superiore e in seguito si è dedicato alla professione di artista visivo. 

Dal 1998, con il suo lavoro, di ispirazione surrealista, esplora la cultura e le strutture sociali marocchine attraverso fotografia, performance, pittura e installazioni.

Nel 2003 completa i suoi studi presso la scuola superiore di arti decorative di Strasburgo in Francia.

Il suo lavoro è stato presentato in diverse istituzioni internazionali e le sue opere sono parte delle collezioni permanenti al Centre Pompidou di Parigi e alla Tate Modern di Londra.



LA MOSTRA
"La Salle de Classe"
(l'aula scolastica)


hicham_benohoud_foto_monica_galeotti


Il gioco favorisce la consapevolezza di sé e degli altri fin dall'infanzia, influenzando le diverse fasi della vita, e Benohoud descrive questo processo.

Tra il 1994 e il 2000, realizza la serie "La Salle de Classe" mentre insegna arte a Marrakech.

Sviluppa uno stile che si basa su immagini create attraverso la messa in scena di oggetti, prendendo in prestito materiali della classe per creare scene insolite e non convenzionali.

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti



Nel suo percorso di insegnante, comprende presto l'incompatibilità tra la sua vocazione artistica e l'insegnamento tradizionale. Per sconfiggere la noia, propone un'attività performativa ai suoi studenti, senza un intento artistico iniziale.

L'aula diventa uno studio fotografico, con studenti che agiscono da modelli e protagonisti, esplorando dinamiche tra individui e autorità. L'artista, originariamente pittore, è una persona molto ansiosa, ama avere tutto sotto controllo, quindi vede nella fotografia un mezzo più sicuro, più istantaneo, ma vuole comunque avere una sorta di controllo e prepara ogni scatto con disegni e schizzi, eliminando l'improvvisazione nell'opera finale.

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti




Stabilisce regole simili a un gioco: niente oggetti esterni in aula per esplorare il rapporto tra ambiente e individui, e casualità nella scelta degli studenti. Tuttavia, infrange subito la prima regola, introducendo prolungamenti esterni che accentuano la sensazione di chiusura.

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti



 In classe, spiega il suo intento in 10 minuti, chiedendo ai ragazzi sullo sfondo di seguire il programma, mentre pone uno o massimo tre soggetti in primo piano, simboli di non conformità alla collettività.

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti




I ragazzi, soprattutto in primo piano, sembrano poco entusiasti della fotografia, ma dobbiamo pensare che era il 1994, quindi ancorati alla visione tradizionale di immagini familiari. Oggi, i giovani di 13 anni interagiscono con la fotografia in modo diverso grazie ai telefonini.

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti


Nel progetto, i ragazzi partecipano marginalmente, costruendo dispositivi con oggetti trovati in aula, determinando così i ruoli all'interno dell'ambiente, ma il controllo è principalmente del professore.

Il professore esaudisce le richieste dei ragazzi per nuove attività, creando un corso ad hoc, ma vuole che l'educazione artistica rimanga il suo "gioco".
Quindi, nonostante il suo intento iniziale fosse criticare l'autorità attraverso il gioco e la fotografia, il professore finisce per diventare un'autorità a sua volta, offrendo così una riflessione sul piano sociale e politico.

La scelta del bianco e nero non è poetica, ma dettata dalla povertà e dalle limitate risorse nel 1994 a Marrakesh. Le foto sono stampate manualmente e personalmente dall'artista per questa la mostra, con gelatina ai sali d'argento. 

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti



Intervistato sul ruolo dei genitori riguardo al progetto, riferisce che, occupati a sbarcare il lunario, mostrano scarso interesse, mentre l'autorità scolastica è indifferente.

 L'artista sottolinea l'assenza di manipolazioni fotografiche, come nel gioco prospettico di un ragazzo che dà l'illusione di fluttuare sul tavolo, una pratica onesta e difficile da realizzare prima dello scatto.

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti



In questa serie fotografica i giovani soggetti sono catturati poco prima che la generazione venga travolta dai social e dai selfie.
In un'epoca, quella degli anni '90, in cui la posa fotografica è ancora rara e causa imbarazzo, le immagini offrono uno sguardo sul futuro della società, rivelando sogni e misteri dei suoi membri attraverso un gioco semplice e elementare: il posare davanti a una macchina fotografica.

hicham_benohoud_foto_monica_galeotti



_________________________


12 - CÉCILE B. EVANS
MAMbo
Via Don Minzoni, 14


©apollomagazine


Cécile B. Evans, nata nel 1983, è un artista di origini americane e belghe.
Nei primi anni ha studiato recitazione metodica e teatro sperimentale alla New York University. Dopo un periodo come attrice, ha abbracciato l'arte. Ha svolto diversi lavori, tra cui truccatrice, barista, cameriera e critica gastronomica. Ha vissuto a New York, Berlino e attualmente risiede a La Plaine Saint-Denis, a nord di Parigi.

 Le sue opere esplorano l'emozione e la ribellione contro sovrastrutture ideologiche, fisiche e tecnologiche e sono conservate in collezioni pubbliche, tra cui il MoMA di New York, il Whitney Museum negli USA, il Centre Pompidou in Francia.


LA MOSTRA
"Reality or not"


cecile_evans_foto_monica_galeotti


Il film indaga la creazione di realtà, esplorando aspetti filosofici, culturali, politici ed economici legati al processo. Approfondisce l'impatto della cultura digitale sulla condizione umana, mettendo in luce come essa amplifichi e evidenzi le diverse narrazioni in una società dominata da molteplici realtà.

Questo progetto è concepito sia come singolo film che come installazione.




L'INSTALLAZIONE


L'istallazione del progetto "Reality Or Not" accompagna e sostiene la proiezione video attraverso immagini alle pareti e manufatti di arte contemporanea.


"The Antiuniverse is created"
(viene creato l'universo)
Inchiostro eco-solvente su strati di pellicola poliestere trasparente, stampe inkjed, stampe a sublimazione, nastro UV, vernice acquerello blockx, penna, 2022.

cecile_evans_foto_monica_galeotti




"Tree of life (Blue)"
(albero della vita blu)
Stampa C, stampa metallizzata Kodak e stampa UV in vetro, 2014.
Dopo la morte di Phillip Seymour Hoffman, avvenuta nel febbraio 2014, è stato riferito che sarebbe stato sottoposto a rendering digitale per il completamento del film di Hunger Games; il suo regista avrebbe poi definito questa proposta "una cosa orribile".
Come gli spettri di Solaris (1972) di Tarkovksy, il fantasma PHIL occupa una sorta di inquietante mezza vita: come un originale da cui si è completamente rimosso.


cecile_evans_foto_monica_galeotti




"Phil"
Stampa 3D, carrello dati personalizzato, 2014.

cecile_evans_foto_monica_galeotti1





"ML at Home with bird"
(ML a casa con un uccello)
Inchiostro eco-solvente su strati di pellicola poliestere trasparente, stampe inkjed, stampe a sublimazione, nastro UV, vernice acquerello blockx, carta da stampa ruvida, penna, 2022.

cecile_evans_foto_monica_galeotti





"A Collective of Renders"
(un collettivo di rendering)
Inchiostro eco-solvente su strati di pellicola poliestere trasparente, stampe inkjed, stampe a sublimazione, nastro UV, vernice acquerello blockx, carta da stampa ruvida, penna, 2022.

cecile_evans_foto_monica_galeotti





"What a feeling"
(che sensazione)
Stampa 3D, carrello dati personalizzato, 2014.
La telecamera si allontana dal volto del narratore per rivelare che lo chalet è una replica esatta dello chalet utilizzato come set di una famosa serie televisiva.
Lo chalet si trova sul tetto di un edificio situato nel quartiere di produzione cinematografica di un sobborgo industriale a nord di Parigi. 

cecile_evans_foto_monica_galeotti7








cecile_evans_foto_monica_galeotti






Prima di entrare nella Sala delle Ciminiere è necessario indossare i calzari.

cecile_evans_foto_monica_galeotti



IL FILM
"Reality Or Not"
video HD 35' 30"


cecile_evans_foto_monica_galeotti





cecile_evans_foto_monica_galeotti


Il film racconta la storia di studenti di un liceo a nord di Parigi coinvolti in un reality show che li spinge a manipolare la realtà. Ispirandosi all'autogoverno parigino del 1871, i giovani esplorano nuovi modi di esistere, affrontando sfide come la limitazione della soggettività individuale e la necessità di trovare soluzioni condivise.

cecile_evans_foto_monica_galeotti





cecile_evans_foto_monica_galeotti



Nel gruppo giovanile, i nuovi modi di esistere si manifestano attraverso "trasferimenti" che permettono agli studenti di esplorare realtà diverse, ciascuna con ambienti e personaggi unici. Tra di essi spiccano ML, ex partecipante a The Real Housewives e chiaroveggente programmatrice, una farfalla con nuvole disegnate sulle ali, Broadixea, ispirata a Boadicea, regina degli Iceni, un gruppo di rendering scartati di un influencer virtuale che formano un collettivo di lavoro e un antiuniverso con spazio, tempo e atmosfera propri.

cecile_evans_foto_monica_galeotti





cecile_evans_foto_monica_galeotti




L'opera sfida la distinzione fra reale e virtuale nel mondo contemporaneo, esplorando le implicazioni psicologiche e cognitive di questa fusione.

cecile_evans_foto_monica_galeotti



__________________________


 → IL MAST





______________________________




Bibliografia:
-pannello informativo mostra "La Salle de Classe".
-pannello informativo mostra "Reality or Not".


-resoconto visita guidata organizzata dalla Fondazione MAST per "La Salle de Classe".


Sitografia: