martedì 13 marzo 2018

VILLA SPADA E MUSEO DEL TESSUTO

via di Casaglia, 3 - BOLOGNA


aggiornato 2022

La neoclassica Villa Spada si può raggiungere dal centro cittadino seguendo → lo storico e suggestivo portico che si snoda lungo via Saragozza fino all'Arco del Meloncello e poi sale alla Basilica di San Luca.


Bologna-Villa-Spada




L'ingresso principale si trova all'incrocio fra via Saragozza e via di Casaglia, in una delle zone più belle della città.

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LA STORIA

La villa risale agli inizi del XIX secolo, su progetto dell'architetto Giovanni Battista Martinetti, che seguì la volontà del proprietario, il marchese Giacomo Zambeccari, per farne un'elegante dimora di riposo e svago appena fuori dalla città, dotandola anche di una capiente cisterna per il ghiaccio.
Martinetti era nato nel 1764 nel Canton Ticino, giunse a Bologna all'età di 11 anni, divenne architetto comunale e diresse numerosi restauri.
A lui si deve la forma circolare del Parco della Montagnola.

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Nel 1820 la villa fu acquistata dalla marchesa Beaufort, sposata con il principe romano Clemente Veralli Spada, che edificò l'attigua torre 

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e fece decorare il frontone dell'edificio con lo stemma di famiglia.

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Nell'agosto 1849 fu sede del comando austriaco e teatro del processo e della condanna a morte di Ugo Bassi.
Padre Ugo Bassi, cappellano garibaldino, e Giovanni Livriaghi, furono catturati e tenuti prigionieri per qualche giorno nella torretta medievale, prima di essere fucilati lungo il portico che dal Meloncello conduce alla Certosa.

Un'antica stampa, appesa sulle scale fra pianterreno e piano del museo, raffigura i due prigionieri all'uscita del cancello di Villa Spada dopo la sentenza di condanna a morte avvenuta nella Sala della Meridiana (1849).

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Più tardi la villa fu del principe egiziano Hussein Cheriff Bey e poi, intorno al 1920, della famiglia Pisa, che aprì il nuovo ingresso su via Saragozza, oggi principale accesso al parco.

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Venne danneggiata dai bombardamenti nel 1943 e infine ceduta dai Pisa al Comune di Bologna negli anni Sessanta, che aprì al pubblico il parco nel decennio successivo.

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Il MUSEO STORICO DEL TESSUTO E DELLA TAPPEZZERIA 

Fa parte dell'istituzione dei Musei Civici d'Arte Antica di Bologna, insieme a:

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E' un museo interessante e poco conosciuto.
L'idea del tappezziere bolognese Vittorio Zironi nacque in un campo di prigionia tedesco.
Fu lì che, chiacchierando con un sorvegliante, anche lui tappezziere nella vita civile, venne a sapere che a Berlino era andato in fiamme lo storico Museo del Tessuto.
Da quel momento non ebbe pace e decise di farlo lui a Bologna: girò i mercati e recuperò in campagna tutte quelle attrezzature che il progresso stava mandando in pensione.
Il valore dell'iniziativa fu immediatamente raccolto dai bolognesi, che in pochi giorni riempirono di centinaia di firme i registri.

 Nel 1966 è stato ospitato nelle sale di palazzo Salina Bronzetti, in via Barberia, all'epoca unico museo del genere in Italia e fra i pochissimi in Europa.
E' allestito a Villa Spada dal 1990.

Il pregio del museo consiste nella varia provenienza di oltre 6.000 pezzi, solo in parte esposti, allo scopo di far conoscere la storia del tessuto e le diverse tecniche di lavorazione.

Visitando le sale si è attratti dai colori, dalla provenienza e dalla età di fabbricazione:
manifatture tessili italiane, europee ed orientali.

Nel percorso di visita non si assiste ad una esposizione cronologica, ma ad una descrizione per tipologia.

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PIANO TERRA

In queste prime sale vi è il nucleo più consistente della collezione, costituito da:
broccati

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lampassi,

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velluti, stendardi, realizzati da importanti manifatture locali, italiane e straniere fra il XVI e il XIX secolo.
Altre sale ospitano anche un laboratorio di restauro dei tessuti antichi e una biblioteca specializzata.

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PRIMO PIANO


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SALA DEL TELAIO

Alle pareti vari tessuti in seta e un telaio in legno della metà del '800.
Il telaio per la tessitura manuale è con sistema Jacquard a schede perforate per fare il disegno.
Il dispositivo metallico incastonato sopra al telaio, non visibile nella foto, sostiene il meccanismo di avanzamento del nastro a schede perforate, azionate dal tessitore mediante il pedale.

Joseph Marie Jacquard (1752-1834) fu un operaio tessile di Lione che nel 1801 brevettò la prima macchina a schede perforate in grado di automatizzare i telai a mano, per realizzare complessi tessuti operati.
In realtà il primo prototipo del telaio fu realizzato dal tessitore catanzarese nella seconda metà del '400, noto a Lione come Jean Le Calabrais, Giovanni il Calabrese, invitato a corte da Luigi XI.
Un esemplare del telaio è conservato nel Museo delle Arti e dei Mestieri a Parigi.

Jacquard studiò il telaio di Giovanni il Calabrese, lo perfezionò e brevettò la macchina tessile che da lui prese il nome.
Il sistema da lui perfezionato, gestito da un solo operatore senza più assistenti, ha modificato il processo produttivo e ha posto le basi per lo sviluppo della grande industria tessile.

Per essere stato il primo strumento ad utilizzare una scheda perforata, è considerato l'antenato del calcolatore.

 Il telaio Jacquard di questa sala, che porta una stoffa di Damasco, è perfettamente conservato e funzionante.

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Da qui si passa alla Sala da Pranzo, ornata con raffinate candelabre a bassorilievo.

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In questa grande sala sono esposte vesti liturgiche.

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Tornando alle scale, prima di salire al secondo piano, incontreremo a mezza via la Sala della Meridiana.

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Alle pareti ovali a stucco con i miti di Diana e Endimione.

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In questa sala si svolgono incontri di studio e convegni sulla storia del tessuto, e anche mostre temporanee, come in questo caso.
Si può notare alle spalle dei vestiti esposti la grande statua di Zefiro dello scultore bolognese Giacomo de Maria.

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SECONDO PIANO

Incontriamo la Sala Boschereccia, con decorazioni pittoriche di Serafino Barozzi.

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Sono colpita da un bellissimo abito femminile del 1915. Confezionato da una sartoria milanese, è composto da raso di seta, chiffon di seta, organza di seta, filet di cotone ricamato in filato di seta, gallone di seta, frangia in fettuccia e perline, fodera in raso di seta e organza al colletto (donazione famiglia Ghini, Bologna).

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Una meravigliosa camicetta in lino verde acqua del 1908, sartoria di Firenze (donazione famiglia Brunori Nizzi Nuti, Bologna).
Il corpetto di linea aderente è caratterizzato dalla fascia in lino verde ribattuto che segna la vita, internamente sostenuta con tre stecche in metallo.
Il modello è caratterizzato da uno studiatissimo effetto trompe l'oeil ottenuto mediante due tessuti estremamente differenti fra loro, che suggeriscono la fittizia presenza di una camicetta e un bolero.
Il raffinatissimo impiego di materiali diversi per colore, resa e trasparenze è una delle caratteristiche più tipiche della moda femminile  dei primi del Novecento.

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Nelle sale successive incontriamo manufatti ricamati italiani, come Ranieri di Sorbello, Perugia.

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Un corpetto per giovinetto con pizzi in cotone di raso di seta e ricami in oro della fine del 1700.

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Nelle sale dei tessuti orientali si nota lo zoccolo per bagno turco del XVIII secolo.

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Nel dipinto di Jean-Etienne Liotard "Donna franca vestita alla turca con domestica", 1742 (Ginevra, Musée d'Art d'Histoire), notiamo le pianelle ai piedi e quindi possiamo dedurre quanto le donne amassero i tacchi alti già secoli fa.

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Le pianelle sono state le anticipatrici degli zoccoli,  come ad esempio quelli di Salvatore Ferragamo per Judy Garland, 1938.

©www.twobros.it



In colore azzurro e nero, in seta con ricami e cuoio, due paia di scarpine per donna adulta del sud della Cina dei primi del 900. Il piede veniva atrofizzato da bambina forzando le quattro dita (escluso il pollice) sotto la pianta del piede.

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La Sala del Medioriente, con la sua collezione di caftani ottomani del XVIII secolo, è una delle più belle.

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Le ultime due sale sono dedicate alle passamanerie e alle pelli.

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Il telaio per passamanerie è trecentesco.

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Il museo non è soltanto storico ma anche didattico: si è distinto infatti grazie all'attività del suo laboratorio di restauro.

Grazie a Vittorio Zironi oggetti importantissimi per la comprensione di un mondo complesso come quello dell'artigianato tessile non sono andati dispersi.

Il museo è aperto il giovedì dalle 9 alle 14 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 18,30.

La prima domenica del mese, come per tutti gli altri musei civici, l'entrata è gratuita.

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"Noi italiani per quanto riguarda il gusto abbiamo presupposti unici al mondo. Pensiamo ad esempio che nel Rinascimento la tappezzeria doveva abbinarsi all'abbigliamento: la grande civiltà italiana si è espressa non solo con la grande arte ma anche con queste raffinatezze domestiche. Anche il tessuto e l'abbigliamento fanno parte del nostro patrimonio culturale."
 (Giancarlo Benevolo, referente del Museo del Tessuto e della Tappezzeria "Vittorio Zironi")





La villa è circondata da un bellissimo parco con vialetti e sentieri:






Elenco delle fonti consultate/utilizzate per la ricerca.

Bibliografia:
-Emilia Romagna, Touring Editore, 2010
-AD/Bologna, supplemento al n. 60 della rivista AD, anno 1986, Ed. Mondadori
-pieghevole "Villa Spada", a cura del Centro Villa Ghigi, serie parchi e giardini bolognesi n. 15, omaggio ai lettori di Repubblica, anno 1992.

Sitografia:


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