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lunedì 30 maggio 2022

CALANCHI DI SANT'ANDREA

Ozzano dell’Emilia - Bologna



calanchi_santandrea_ozzano


Anche questo percorso, come tutti i principali e interessanti del parco, è raggiungibile da una strada che si stacca dalla via Emilia verso le colline, in questo caso da Ozzano dell’Emilia, e dista dalle mura di Bologna 30-35 minuti. 


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©google earth - ©mappatura Monica Galeotti





IL PERCORSO DEI CALANCHI DI SANT’ANDREA 
(o dell’ABBADESSA)


Sentieri CAI 801A - 801B
Difficoltà E 
Tempo di percorrenza: 2 ore
Lunghezza: 6,5 km
Dislivello: 222 m

Nota: nelle stagioni umide e piovose, abbondante presenza di fango.

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©escursione GPS Relive 3D - ©mappatura Monica Galeotti



Il percorso è ad anello e interessa un’area calanchiva piuttosto estesa.

I punti di interesse:
1- CHIESA DI SANT’ANDREA
2- VILLA MASSEI
3- PASSO DELLA BADESSA
4- AGRITURISMO DULCAMARA
5- VILLA TORRE
6- PIEVE DI PASTINO


Da Ozzano dell’Emilia, attraverso le indicazioni stradali, raggiungo la Chiesa di Sant’Andrea in circa 8 minuti, dove trovo un comodo parcheggio.

1- CHIESA DI SANT’ANDREA

Questa semplice chiesa, già esistente nel XI secolo, venne profondamente modificata tra la fine del '700 e l'inizio dell'800.

chiesa_santandrea_ozzano




All’interno sono conservate le reliquie della Beata Lucia di Settefonti, fondatrice del ramo femminile dell’Ordine dei Camaldolesi.

Ecco che compare un’altra donna importante della Bologna del passato, donna che dà il nome ai calanchi di questo percorso, chiamati appunto Calanchi della Abbadessa o di Sant'Andrea.

La sua figura è in bilico fra storia e leggenda.

LA LEGGENDA DELLE SETTEFONTI

Storia d’amore fra la Badessa Lucia e Rolando e le Settefonti zampillanti.


Nella Bologna del 1100 era nota la bellezza di Lucia, Badessa del Monastero Camaldolese di Settefonti.

La più antica raffigurazione
(1370 circa)
©nellevallibolognesi


Il conte bolognese Diatagora Fava, detto Rolando, che aveva avuto modo di vederla, si fece trasferire nella zona di Ozzano e, secondo la leggenda, ogni mattina percorreva a cavallo il sentiero sui calanchi che conduceva al convento dell’amata.


La chiesa sorgeva lungo il crinale non lontano dalla Pieve di Pastino. 

Lucia cercò di combattere il turbamento provocato da quelle visite con preghiere e penitenze.
Quando Lucia accettò di incontrarlo, entrambi confessarono il loro amore, ma lei, votata al sacrificio dei voti, lo pregò di non tornare mai più.

Rolando partì crociato per la Terrasanta mentre Lucia, ormai malata, morì.

In Palestina fu fatto prigioniero e incatenato come schiavo.
 Nella sua cella gli apparve in sogno Lucia ad annunciargli la propria morte.

Al risveglio si trovò libero presso la tomba dell’amata e il suo pianto provocò la ripresa dello zampillare delle Settefonti, che si erano seccate alla morte di Lucia.

Oggi su questo sito, ad indicare dove sorgeva il Monastero di Settefonti, è stato posto un pilastrino (seicentesco).




Delle fonti non rimane traccia, l'ultima è stata interrata in tempi relativamente recenti per evitare la continua processione di gente che andava a bagnarsi gli occhi.
Fin dal '600 infatti le persone con gravi malattie agli occhi andavano a Settefonti nella speranza di una guarigione, per intercessione della beata.
I proprietari terrieri si lamentavano che i loro campi venivano calpestati e dicevano:"Vadano in farmacia a comprarsi il collirio!"; così anche l'ultima fonte è stata chiusa.

Nella Chiesa di Sant’Andrea, dove riposa il corpo di Lucia, sono conservati anche i ceppi della prigionia di Rolando.



2- VILLA MASSEI

Circondata da un romantico parco, la villa fu ristrutturata dai Conti Massei nel primo Ottocento in stile neogotico.
Sembra un castello medievale.
Oggi ospita eventi e cerimonie nuziali.

Percorro l'inizio del sentiero CAI 801A costeggiando lo storico parco della villa.

villa_massei_ozzano




Poco dopo il sentiero si inoltra in un fitto arbusteto spontaneo.
Solo qualche decennio fa la zona era coltivata.
Dopo l'abbandono dell'agricoltura la vegetazione prende il sopravvento trasformando l'area in un intrigo di spine, fiori colorati e bacche.

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Incontro il bel fiore della Poligala Comosa.

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3- PASSO DELLA BADESSA

É da quel lontano medioevo che, fra storia e leggenda, lo stretto calanco percorso dal Cavaliere Rolando ogni giorno per vedere la sua amata Lucia prende questo nome.

Dal punto di vista naturalistico invece questo è il cuore dei calanchi.
Mi trovo sul fondovalle del Rio Centonara e l'imponente formazione dei calanchi si mette in mostra.

La roccia è nuda e lascia trasparire il suo passato geologico.
Sono frequenti frane e solchi di erosione.

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Nelle argille si osservano minerali e impronte di cinghiali e caprioli.
Intorno un manto di Sulla (Hedysarum coronarium).

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La Sulla è una pianta erbacea perenne dalla corolla rosso porpora e fiorisce verso la fine della primavera da aprile a giugno.

L’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea dove la Sulla viene coltivata negli avvicendamenti colturali, in alternanza ad esempio al grano e all’orzo.

Oltre ad essere pianta foraggera infatti, migliora il terreno e la fertilizzazione dello stesso perché ha la capacità di fissare l’azoto. 

Dal punto di vista botanico è altrettanto importante perché capace di colonizzare terreni argillosi e pesanti.
Meglio di qualsiasi altra leguminosa, resiste alla siccità e si adatta alle argille calcare o sodiche fortemente instabili e, col suo grosso e potente fittone, riesce a stabilizzare e ridurre l’erosione delle argille dei calanchi e delle crete.

È considerata anche ottima mellifera, visitata dalle api per il polline e il nettare, così che il miele di Sulla è fra i più apprezzati.

In cucina vengono usate foglie e fiori per insalate crude miste e per preparare frittate e zuppe.

In erboristeria è nota per le proprietà astringenti, vitaminizzanti e contro il colesterolo.

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Oltrepasso il Rio Centonara e proseguo fino a raggiungere un bivio.

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Il bivio è il punto di congiunzione del percorso ad anello.
Prendo a destra perchè alla mia sinistra il sentiero lo farò di ritorno in discesa.

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Risalgo una ripida dorsale argillosa, pericolosa dopo le piogge.

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In cima posso ammirare, questa volta dall'alto in posizione panoramica, l'ambiente dei calanchi.

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Trovo macchie di arbusti:
anche in mezzo ad un percorso che riguarda il mondo asciutto delle argille posso trovare una zona umida, ed un fungo, che sembrerebbe essere un prataiolo, è qui a testimoniare.

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L’ambiente umido è importantissimo per gli anfibi, gli insetti, i mammiferi e gli uccelli che popolano l’area.

Questo boschetto anticipa l'ingresso nell'agriturismo Dulcamara.

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4- AGRITURISMO DULCAMARA

Da sempre questo bio-agriturismo offre ristorazione, ortaggi, frutta e una fattoria didattica.

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5- VILLA TORRE

Uscita dalla Dulcamara mi allungo a Villa Torre poco più in alto.
La villa è diventata Centro Visita del Parco, per informare ed educare al turismo ambientale dei Parchi del Bolognese.
Vi è inoltre un percorso museale "Da mare a mare", dedicato alla geologia del territorio.
È aperta solo la domenica.

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Dalla villa scendo per la strada asfaltata di via Tolara sino a incontrare, sulla sinistra, i resti dell'antica Pieve di Pastino.

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6- PIEVE DI PASTINO

Dell'antica pieve non restano che rovine, fra le quali si distingue il semplice oratorio.

Il nome, secondo una leggenda, deriva da un precedente tempio pagano dedicato a Pan.

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I muri del vicino edificio rurale cinquecentesco sono stati costruiti utilizzando materiali della vecchia pieve, inserendo anche blocchi di selenite ed elementi decorativi.

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Da qui una sterrata, indicata con segnavia CAI 801B, mi riporta al fondovalle del Rio Centonara, in corrispondenza del bivio incontrato all'andata.

Lungo la discesa incontro due pozze d'acqua che il parco conserva e tutela per la riproduzione di anfibi rari e minacciati.

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Raggiungo infine nuovamente la Chiesetta di Sant'Andrea sul far della sera, mentre il tramonto sui calanchi rende ancor più suggestivo il mio passaggio.

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Ogni anno, a fine maggio o inizio giugno ad Ozzano si tiene la Sagra della Badessa, la festa ispirata a Lucia di Settefonti, con rievocazioni medievali e menù a tema.

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Bibliografia:
- Tiziano Costa, "Donne da prima pagina nel passato di Bologna", Costa Editore, 2017, pp. 24-27
- pieghevole "Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa", a cura del Centro Villa Ghigi, 1993 e 2020.


Sitografia:


mercoledì 30 giugno 2021

PERCORSO DI CIAGNANO (Calanchi di Monte Arligo)

Ozzano dell'Emilia - BOLOGNA




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Le zone di maggiore interesse individuate nel Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa sono marcate da percorsi segnalati.

Questi percorsi sono tutti raggiungibili da strade che si staccano dalla via Emilia verso le colline.
Il percorso di Ciagnano è raggiungibile da Ozzano dell’Emilia.

Dista dalle mura di Bologna (Porta Maggiore) circa 35 minuti. 
Una volta raggiunto l'abitato di Ozzano ho percorso nell'ordine:
via Mazzini, via Galvani, via San Cristoforo, via Poggio, parcheggio Poggio di Sotto.

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©google earth - ©mappatura Monica Galeotti



Il sentiero parte proprio di fronte alla piccola area di sosta Poggio di Sotto, quasi invisibile, lungo via Poggio. 

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IL PERCORSO DI CIAGNANO
(Sentiero Natura Calanchi di Monte Arligo)


Sentiero SN3 - Difficoltà E
Tempo di percorrenza: 45 minuti
Lunghezza: 1,8 km
Altitudine: 86 m

percorso-di-ciagnano-MAPPATURA-Monica-Galeotti
©relive - ©mappatura Monica Galeotti

Il percorso ad anello, senza nessuna difficoltà, scende nel bosco che riveste il versante sinistro della piccola valle dove scorre il Rio Ciagnano. 

Di fronte la visuale delle creste calanchive che vanno dal Passo dell'Abbadessa al rilievo di Monte Arligo. 
 

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Lungo il sentiero si individuano particolarmente quattro ecosistemi:
1- IL CAMPO ABBANDONATO 
2- IL BOSCO
3- IL RIO
4- IL CALANCO



1- IL CAMPO ABBANDONATO
Ho trovato erba molto alta all'inizio del percorso, tanto che ho creduto di avere sbagliato, ma le indicazioni dell'ente parco sono evidenti, e ho fatto bene ad addentrarmi perchè poco dopo il sentiero pulito entra nella boscaglia.

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Tutto il sentiero attraversa una porzione di territorio che riassume i caratteri delle aree pedecollinari di queste zone, coltivate fino alla metà del secolo scorso.
Un tempo vi era il vitigno pregiatissimo dello Saslat di Ciagnano, un'uva bianca che oggi è stata recuperata nella Romagna interna.¹

Nel secondo dopoguerra le aree sono state progressivamente abbandonate ma vi sono le tracce dello storico passato.

Dirigendomi verso il basso calpesto quel pendio coltivato per secoli e incontro la vegetazione che ha cominciato a ricolonizzare gli antichi campi coltivati: 
i cespuglieti e il filari perlopiù di roverelle.

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In alcuni punti il sentiero è la parte calpestabile delle ex aree terrazzate degli antichi coltivi, oggi coperte dalla vegetazione spontanea.

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Trovo la Poligala maggiore (Polygala major), una pianta rara che cresce fra i 200 e i 1200 m. e fiorisce fra maggio e luglio.

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L’ambiente offre rifugio a varie specie animali: per la loro osservazione e necessario il silenzio e un po’ di fortuna. 



2- IL BOSCO
Come per i campi, l’esodo dalla collina ha comportato la sospensione dell’utilizzo del bosco per la produzione della legna.

Il bosco infatti veniva periodicamente tagliato e con l’abbandono, ogni ceppaia ha generato numerosi fusti che hanno creato l’intricata vegetazione che oggi posso osservare mentre oltrepasso arbusti di ginestre ormai sfiorite.

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La vegetazione è quella tipica dei luoghi assolati ed asciutti.
La fa da padrone la roverella, una tipologia di quercia legata ai climi caldo temperati. 

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Incontro un'altra pianta legata a questo clima:
l'Azzeruolo selvatico (Crataegus azarolus).
È un albero da frutto, longevo (può diventare centenario) anche se rimane di piccole dimensioni per la crescita lenta.
Le foglie, di color verde brillante, sono di forma ovale e cuneiforme.
Il frutto è un pomo commestibile di forma globosa, varia da 1 a 3 cm di diametro e a maturazione, che si conclude a settembre, è di color rosso amaranto.
La sua polpa ha un sapore agrodolce e viene definito un frutto "minore"; molto diffuso nei secoli passati, il consumo è andato via via in diminuzione, sono catalogati fra i frutti "dimenticati" e, quasi scomparsi, sono una rarità.
La pianta predilige per la propria crescita i pendii collinari che si trovano in buona esposizione solare, crescendo in maniera ottimale nella stessa fascia climatica della roverella. Predilige terreni argillosi e calcarei.
Che dire: si trova nel luogo giusto!

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Trovo un'area di sosta attrezzata.

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3- il RIO
Ai piedi di questo pendio scorre il piccolo Rio Ciagnano.
Il rio alterna momenti di piena a fasi di secca, anche totale, durante l’estate.



4- il CALANCO
Il calanco, collina di natura argillosa, è un ambiente inospitale per piante e animali.
Per sua natura, è soggetto all’alternarsi di fenomeni opposti, la contrazione e la dilatazione: durante la stagione arida il terreno asciugandosi si contrae creando spaccature, al contrario, con la pioggia, l’argilla si rigonfia per via dell’acqua che trattiene.

Intravedo i calanchi di Monte Arligo.

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Il sentiero risale e mi porta a ridosso della strada asfaltata di via Poggio.

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Mi trovo ad avere due opzioni:
tornare al parcheggio lungo la strada asfaltata o proseguire lungo il sentiero a ritroso.

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Decido per la seconda soluzione, e ho fatto bene,
sul sentiero splendide fioriture che concludono la mia escursione.

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La Salvia comune o dei prati (Salvia pratensis L.)
I suoi fiori sono molto bottinati dalle api, che ne raccolgono il nettare.
Le foglie e i fiori sono commestibili e possono essere usati in cucina.

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Il Lino Malvino (Linum viscosum L.)
Questo è il suo abitat: prati aridi e radure boschive in zone calcaree, dal piano basale fino a 1600 m.

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Bibliografia:
-pieghevole "Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa", a cura del Centro Villa Ghigi, 1993 e 2020.