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martedì 29 marzo 2022

ARCA DI SAN DOMENICO

BASILICA DI SAN DOMENICO
Piazza San Domenico, 13 - BOLOGNA




L’arca è il monumento sepolcrale realizzato per Domenico di Guzman, fondatore dell'Ordine dei Domenicani, morto a Bologna il 6 agosto 1221.


Si trova nella cappella a lui dedicata, lungo la navata destra della Basilica di San Domenico e, per l’incredibile bellezza, rimane la più importante opera d’arte di questa chiesa ma anche una delle più importanti di Bologna.

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L’aspetto attuale è frutto di diversi interventi effettuati fra il 1200 e il 1700.

È una vera e propria sintesi teologica, va letta dall’alto verso il basso, riporta la gerarchia della Chiesa e la successione cronologica degli eventi:
alla sommità Dio padre, 
sotto il suo creato, ovvero la terra, l’aria e il mare.
All’interno del creato c’è la redenzione, l’annunciazione e la passione di Cristo.
Sullo stesso livello i quattro evangelisti che diffondono il messaggio della redenzione.

Ad un livello ancora più basso l’opera della Chiesa rappresentata dagli otto santi patroni di Bologna e l’ordine dei frati predicatori il cui capostipite è Domenico celebrato nell’arca e conservato al suo interno.

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DESCRIZIONE 


1- NICOLA PISANO
Il primo cui fu commissionata l’opera fu Nicola Pisano nel 1264.
Egli realizzò sei pannelli marmorei decorati ad altorilievo e descriventi sei scene della vita del santo, concludendo il lavoro nel 1267.
I sei pannelli decorano i quattro lati del sarcofago parallelepipedo.

I pannelli sono separati da sei statuette e che vedono il Cristo Redentore, la Vergine con bambino e i quattro santi legati all’ordine domenicano.
Cronologicamente la storia di San Domenico parte dal pannello di destra, posto sul lato lungo del sarcofago parte anteriore.
Quindi si procede verso sinistra in senso orario.

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Le sei scene hanno un notevole valore documentario, oltre che artistico, in quanto raffigurano episodi narrati dai frati dell’ordine che avevano conosciuto Domenico quando questi era ancora in vita.

Per la minuziosa descrizione di ogni tavola rimando al seguente → link



2- NICCOLÒ DELL’ARCA
Dal 1469 al 1473 Niccolò da Bari, che dopo quest’opera fu soprannominato Niccolò dell’Arca, eseguì la decorazione della cimasa sopra il sarcofago e realizzò l’angelo ceroferario (reggicandelabro) di sinistra.

La sommità della cimasa vede Dio padre, dominatore del mondo che infatti si trova sotto i suoi piedi.
Allo stesso tempo ama l’oggetto del suo dominio perché sorregge un’altra raffigurazione del mondo con la mano sinistra tenendolo vicino al cuore. 

Più in basso i simboli della creazione: i festoni di frutta simboleggiano la terra.
I due putti simboleggiano il cielo e gli otto delfini il mare.

Ai piedi della creazione Gesù Cristo morto in mezzo a due angeli, quello dell’Annunciazione e quello della Passione.
Alle estremità i quattro evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che hanno diffuso al mondo intero il messaggio di Gesù Cristo.

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Dopo la rappresentazione del padre e del figlio viene lo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo non ha immagini quindi Nicolò dell’Arca lo rappresenta con i suoi effetti e cioè i santi protettori di Bologna. 
Vi sono otto statue, sei di Niccolò e due di Michelangelo:
nella parte anteriore San Francesco, San Petronio (Michelangelo), San Domenico e San Floriano.

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Nella parte posteriore Santa Agricola, San Giovanni Battista, San Procolo (Michelangelo) e San Vitale.

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3- MICHELANGELO
Nel 1494 un giovane Michelangelo contribuì con alcune piccole statue: quelle appena evidenziate e l’angelo reggicandelabro di destra.

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Questo perché nel 1494 Niccolò dell’Arca morì e alcune sculture erano rimaste probabilmente abbozzate o da realizzare.
Michelangelo in quell’anno si trovava a Bologna, a seguito della cacciata dei Medici da Firenze, accolto dal nobile Giovan Francesco Aldrovandi il quale, per la sua intercessione, gli commissionò i tre lavori.

 Michelangelo, all'epoca diciannovenne, venne influenzato dallo stile di Jacopo della Quercia (facciata di San Petronio) e da Niccolò dell'Arca, dato che il volto e il braccio di Gesù nella Pietà Vaticana richiamano il Gesù del Compianto sul Cristo Morto, conservato alla Basilica di Santa Maria della Vita a Bologna.

Nel San Procolo di Michelangelo si nota la corta tunica, in uso nei soldati, i calzari alti e un mantello portato in spalla.
La critica vede nell'espressione fiera ed eroica del San Procolo quell'intuizione embrionale che si svilupperà nel famoso David.

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4- ALFONSO LOMBARDI 
Nel 1532 Alfonso Lombardi eseguì la stele sotto il sarcofago raffigurante l’adorazione dei Magi e scene della vita del santo.


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Ai lati della stele di Alfonso Lombardi vi sono i due angeli reggitorcia già nominati.




5- JEAN BAPTISTE BOUDARD
Infine nel 1768 Jean Baptiste Boudard realizzò il bassorilievo sotto l’altare con la morte di San Domenico.

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Dietro la tomba è conservato il reliquiario con il capo di San Domenico. 

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Nel 1383, a distanza di un secolo dalla morte, si volle che il santo si potesse trasportare ed esporre nelle processioni quindi fu incaricato l'orafo Jacopo Roseto a realizzare un reliquiario che stupisse per il disegno e la ricchezza dei metalli usati.





Attorno all’arca, tutte le sere i frati domenicani del convento si riuniscono per pregare il loro padre fondatore.


Poche opere di scultura riuniscono, come l'arca di San Domenico, tante diverse abilità e maniere, tutte però concordanti a innalzare un altissimo canto di bellezza.


Non resta che entrare nella:








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Bibliografia:
-Corrado Ricci e Guido Zucchini, "Guida di Bologna", Ed.Alfa - Bologna - 1968, ristampa 1976



Sitografia:


giovedì 2 febbraio 2017

COMPIANTO SUL CRISTO MORTO - Niccolò dell'Arca

via Clavature, 8-10, Bologna


aggiornato 2021

Come tanti altri artisti e letterati, anche Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura, è passato da Bologna.


Per iniziare, Saramago indica Bologna come la città dei quattro appellativi, così come la indicano tutti: "dotta", "turrita", "città dei portici", "grassa".

E poi seducente, femminile, soffice.

"Accettiamo pure i luoghi comuni", dice, "che la esprimono più di mille parole ricercate. Ed è anche una città molto vecchia che ha compiuto il miracolo di fissare le proprie antichità, difendendole dalla livella del turista, che uniforma tutto."


Rimane particolarmente colpito dal Compianto sul Cristo Morto, gruppo scultoreo capolavoro di Niccolò dell’Arca, conservato nella Chiesa di Santa Maria della vita:


"Nella chiesa di Santa Maria della Vita, c’è uno dei più drammatici gruppi scultorei di terracotta che abbia mai visto.


Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto




 È la "Lamentazione sul Cristo morto" di Niccolò dell’Arca, modellato dopo il 1485. Queste donne che si prodigano sul corpo disteso, urlano il loro dolore tutto umano sopra un cadavere che non è Dio: lì nessuno si aspetta che la carne resusciti.

Già nel 1485, Niccolò dell’Arca aveva capito tante cose: nella sua Lamentazione, solo apparentemente espressa per la morte di un dio, si può togliere il Cristo e sostituirlo con altri corpi:

il corpo bianco dilaniato dalla mina, con tutto il basso ventre squarciato (addio, mio figlio impossibile), il corpo nero bruciato dal napalm, con le orecchie tagliate, serbate altrove in qualche boccetta d’alcol (addio Angola, addio Guinea, addio Mozambico, Addio Africa).

Non vale la pena di togliere le donne: non c’è differenza alcuna nel loro pianto."✱




Ciò che colpisce appunto è la rappresentazione del dolore: reale, umano. Non vi è nulla di composto, divino, silenzioso.

Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto




Il signore vestito in abiti rinascimentali che ci osserva e ci invita a riflettere è GIUSEPPE D'ARIMATEA, con in mano il martello col quale ha tolto i chiodi che reggevano Cristo alla croce.
MARIA SALOME' appoggia le mani sulle ginocchia come a sorreggersi per non soccombere allo strazio.

Da sinistra: Giuseppe d'Arimatea, Maria Salomè, Madonna e San Giovanni Apostolo.

Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto





Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto





Di fianco a Maria Salomè, la MADONNA con le mani giunte, strette a pugno, appare piegata da un lato quasi come fosse spezzata, il viso straziato dal dolore per la perdita del figlio.

Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto





Al centro il CRISTO MORTO, con la testa reclinata sul cuscino. Ed è sul cuscino che si può notare l'incisione: Opus Nicolai de Apulia (la firma di Niccolò da Puglia, detto dell'Arca, così soprannominato dopo aver realizzato il coperchio piramidale e l'alta cima dell'Arca di San Domenico, nella chiesa omonima, a Bologna).

Michelangelo, ospitato a Bologna dal nobile Giovan Francesco Aldrovandi per circa un anno alla fine del '400, viene influenzato dallo stile di Niccolò dell'Arca, dato che il volto e il braccio di Gesù nella Pietà Vaticana richiamano il Gesù del Compianto di questa basilica.

Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto




SAN GIOVANNI APOSTOLO piange in modo sommesso con un palmo della mano nell'atto di reggere il mento.
Infine spiccano le due Marie straziate dal dolore:

Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto




MARIA DI CLEOFA tende le mani come per nascondere alla vista la scena di morte e sembra quasi tremare con le vesti agitate dal vento.
MARIA MADDALENA arriva di corsa, spinta da una forza che la rende scomposta, con la veste svolazzante, con il viso deformato dall'urlo di dolore.

Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto






Bologna-Santa Maria della Vita-Il Compianto



Non appare Nicodemo, figura presente in tutti i Compianti (vedi la bellissima rappresentazione del Compianto di Alfonso Lombardi alla Cattedrale di San Pietro a Bologna), probabilmente andato perduto o, più verosimilmente, la statua, che aveva il volto di Giovanni II Bentivoglio, signore della città, una volta conquistata Bologna e accorpata allo Stato della Chiesa da papa Giulio II nel 1506, fu abbattuta come altre, per cancellare la memoria dei signori precedenti.

La chiesa, dopo la Controriforma, giudicherà eccessive queste manifestazioni dolorose e le sculture, molto spesso, saranno allontanate dalle chiese. Il Compianto subì la stessa sorte: prima di essere ricollocato all'interno di Santa Maria della Vita, fu per lungo tempo situato all'esterno in una nicchia che affacciava sul mercato. 
Il loro impatto emotivo è tale che nel 1779 il priore di Santa Maria disse: "Le varie azioni di dette statue sembrano certo opportunissime a distruggere la devozione nei sacerdoti celebranti a detto altare".

 Niccolò morì in miseria nel 1494. Difficile pensare che chi aveva espresso tanta energia non avesse meritato riconoscimento. 

Girolamo Borselli, frate domenicano di un convento di Bologna, nello stesso anno della morte di Niccolò scrive: "Era bizzarro e di costumi rozzi; era talmente rustico che tutti gli stavano lontani; mancava perfino del necessario; aveva la testa così dura che non accettava neppure i consigli degli amici.
Eppure quest'uomo così selvatico ci ha lasciato alcune fra le invenzioni più alte della nostra civiltà figurativa, capaci di attraversare il cuore degli uomini anche nei tempi più oscuri".



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                                              → Josè Saramago



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✱ dal libro "Manuale di pittura e calligrafia", Josè Saramago, 1983, ed. Feltrinelli 2011, pag.125, 139.