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sabato 9 luglio 2022

CAPRAIA - ITINERARIO STAGNONE-MONTE DELLE PENNE

 ARCIPELAGO TOSCANO


Terzo e ultimo percorso qui sull’isola di Capraia.
Lo Stagnone è l’unico bacino d’acqua naturale dell’isola, anche se purtroppo la siccità dovuta al cambiamento climatico ha fatto danni enormi, tanto da aver trovato già nel mese di maggio lo Stagnone completamente a secco.


Ciononostante ho trovato questo percorso, che interessa l’area centrale dell’isola, il più interessante dei tre.


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L'asfodelo, detto anche Zurletto, Sella dell'Acciatore.




IL PERCORSO

Sentieri CAI 406-405-402
Difficoltà: E*
Tempo di percorrenza: ore 5,30
Lunghezza: km 15
Dislivello: 599

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©escursione GPS Relive 3D - ©mappatura Monica Galeotti


LE TAPPE

1- PAESE (CHIESA DI SAN NICOLA)
2- SELLA DELL'ACCIATORE
3- STAGNONE
4- MONTE LE PENNE
5- LAVANDERIA EX CARCERE (OGGI AZIENDA LA MURSA)
6- DIRAMAZIONE OVILE EX CARCERE
7- PORTO


Fino alla Sella di Monte Cancelle il tragitto è lo stesso dell’itinerario di Punta dello Zenobito (→ vedi itinerario).

Parto quindi dalla Chiesa di San Nicola sentiero 406. 
Raggiunto Il Piano, proseguo a destra sentiero 405.


Mi stacco dalla Strada Vicinale del Semaforo quando arrivo al bivio Sella di Monte Cancelle, sentiero 402. 

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Diventa un sentiero di montagna, con saliscendi, a tratti sconnesso, a tratti bellissimo e riposante.

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Sull’altura osservo la strada che dovrò percorrere: la Sella dell'Acciatore con la piccola deviazione panoramica sulle rocce a strapiombo, la risalita alla sella del Monte Forcone e, il lontananza, il Monte le Penne.

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L’altura è panoramica anche sul paese.

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2- SELLA DELL'ACCIATORE
Arrivo alla Sella dell'Acciatore e vedo una distesa incredibile di asfodeli, ormai quasi tutti sfioriti data la stagione, ma il colpo d’occhio è fantastico e la foto non rende. 

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Gli asfodeli amano i prati soleggiati e sono invadenti nei terreni montuosi con rocce affioranti e nei terreni soggetti a pascolo eccessivo perchè, al contrario di altre piante erbacee, le loro foglie si rigenerano in continuazione anche se vengono mangiate.

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Vale la pena effettuare la breve deviazione verso il mare perché dalle rocce a strapiombo di questa sella si può vedere Cala del Fondo. 

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Cala del Fondo.

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Luogo ideale per effettuare un meritato riposo, minimo ma godereccio pranzo con pizza rossa dell’alimentari del paese.
Il calore della temperatura la rende croccante al punto giusto.

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Riprendo il sentiero dalla segnaletica della Sella e risalgo il Monte Forcone, il sentiero è ripido ma breve.

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Prosegue quasi pianeggiante in rilassante discesa per via di piccoli prati che fanno sembrare questo tratto il sentiero di un giardino.

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Trovo il Cardo saettone (Carduus pycnocephalus).
In Italia è presente più o meno ovunque, ma sempre in zone incolte o bordi delle vie.

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3- STAGNONE
Lo Stagnone è un piccolo lago che si estende su una superficie di circa mezzo ettaro. 
Ma la sua estensione varia secondo le stagioni.

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È di carattere alluvionale, quindi lo si ritrova pieno d’acqua alla fine delle precipitazioni autunnali mentre risulta completamente prosciugato dopo la siccità estiva.

A causa del cambiamento climatico e conseguente maggiore durata di siccità lo trovo completamente asciutto già alla fine del mese di maggio.

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Quando l’acqua è presente si sviluppa una vegetazione di tipo palustre, dove vengono a svernare numerosi uccelli migratori. 



Il lago si trova dalle parti di Punta e Cala del Recisello, che infatti scorgo dall'alto subito dopo.

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Da qui fino al Monte le Penne il sentiero è un saliscendi in cresta, per brevi tratti esposto sulle rocce ripide che arrivano al mare. 
È il tratto più bello e divertente del percorso. 

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Arrivo al Monte le Penne con un ultimo strappo in salita di 250 m.

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4- MONTE LE PENNE
Dalla conformazione delle sue rocce appuntite ben si capisce perché gli è stato dato questo nome. 

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©foto Claudia Guernelli





Da questo punto (è necessario fare attenzione) il panorama è spettacolare. 

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Vedo il sentiero fin qui percorso.

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Il panorama in costa.

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Scendo dal Monte delle Penne e raggiungo le pendici del Monte Castello, che percorro in piano per un tratto, poi è tutta discesa fino al porto.

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5- LAVANDERIA EX CARCERE (OGGI AZIENDA LA MURSA)
Lungo quest'ultimo tragitto vado ad attraversare una parte di ex carcere non visto nel percorso di Punta Teglia perché troppo lontano dal sentiero.

In questo caso arrivo dall’alto: a sinistra l’azienda agricola la Mursa, nella località "Lavanderia" e la Diramazione Ovile.
Sulla destra il paese.
Il muricciolo davanti a me ormai caduto e sconnesso, un tempo definiva il limite oltre il quale i detenuti non potevano andare.

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Entro nei terreni della Mursa perchè il sentiero CAI attraversa l'azienda, quindi sarà mia cura aprire e chiudere i cancelli della proprietà.

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Le aziende agricole presenti sul territorio sono pochissime, per via della difficoltà nella coltivazione con un terreno quasi ovunque in forte pendenza e condizioni climatiche avverse.

Questa tipologia di coltivazione, svolta in condizioni estreme rispetto alla coltivazione tradizionale, viene definita agricoltura/viticoltura eroica.

La possibilità di recuperare gli edifici e i terreni della ex colonia penale, di proprietà demaniale, viene data agli abitanti dell’isola col diritto di uso civico ad un affitto irrisorio con un contratto trentennale.

L’azienda agricola la Mursa nasce nella zona della ex lavanderia del carcere e va a recuperare i terrazzamenti creati dei detenuti. 

Il vitigno è di varietà "grenache", che anticamente veniva coltivato sull’isola, ad alberello, forma impiegata per contrastare il forte vento che batte sull’isola per gran parte dell’anno e per far fronte alla siccità nei mesi estivi.

3000 m² sono dedicati agli ortaggi, in vendita al forno del paese di proprietà della famiglia. 

Nel progetto ci sarà la ricostruzione dell’edificio della lavanderia, da destinare ad attività agrituristica.

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Si può notare, fra i terrazzamenti alle pendici di Monte Castello, la grande vasca realizzata all’epoca come rifornimento d’acqua per le coltivazioni, ancora oggi utilizzata.

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6- DIRAMAZIONE OVILE EX CARCERE
Raggiungo la Diramazione Ovile, sotto la quale si trova l’ex caseificio recuperato (→itinerario Punta della Teglia).

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Gli edifici erano utilizzati come ovile e stalla dei muli.

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Da qui arriverò al porto in un’ora circa. 

Sono ancora sulla strada sterrata e passo di fianco ad una vecchia cisterna per la raccolta d'acqua.

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7- PORTO
Raggiungo infine la strada asfaltata
ripercorrendo in discesa la strada dell’ex carcere.
 Giungo così al porto e il traghetto per il ritorno sembra aspettarmi.

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CONCLUSIONI SU CAPRAIA

Non ho potuto conoscere l’isola dal punto di vista del mare perché le barche non effettuano il giro dell’isola per pochi turisti. 

L’ho visitata dal punto di vista escursionistico, attraverso i tre itinerari pubblicati.

Percorrendo il primo sentiero, una volta arrivata sull’isola, mi è sembrato non ci fosse niente su queste basse cime.

Ed in effetti è così, tutta l’isola possiede una macchia mediterranea bassa e tratti di roccia vulcanica.
Il mare lo si vede poco; pochi anche i punti panoramici, non c’è acqua e nemmeno rifugi.
Poi ho scoperto i fiori, gli arbusti sempreverdi che resistono anche alle alte temperature.
La natura incontaminata priva di strutture per il turismo massivo e zero industrie inquinanti.

Lascio Capraia con l’idea di tornare per visitare il mare delle sue coste e con la consapevolezza di avere esplorato un altro piccolo pezzo del nostro bel paese.

Un paesaggio aspro che ho imparato ad apprezzare poco a poco.
Lo definirei un cammino "religioso".
Ovviamente niente a che vedere con i cammini religiosi tipo Santiago, è stato un cammino laico dove la protagonista è l’Italia e le sue bellezze nascoste.




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Note:
- questo percorso è stato effettuato il 24 maggio 2022.
- consiglio pedule da escursionismo, abbondante acqua, crema solare, cappellino.
- carta topografica 4LAND 201 Capraia (ufficiale parco) scaricata gratuitamente con → applicazione Avenza Maps

⃰Per i livelli di difficoltà nell'escursionismo vedi → Dolomiti presentazione

- grazie alla mia cara compagna di viaggio Claudia Guernelli




Sitografia:


domenica 3 luglio 2022

CAPRAIA - ITINERARIO PUNTA DELLO ZENOBITO

 ARCIPELAGO TOSCANO



Questo secondo percorso CAI è il più lungo dei tre presenti sull’isola.
La caratteristica comune è che non ci sono ripari ombreggiati, per via della presenza della sola macchia mediterranea, con pochissimi alberi.


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Il tragitto parte dal paese e raggiunge Punta dello Zenobito all’estremità sud dell’isola, con un percorso ad anello che consiglio di effettuare in senso antiorario.


Questo perché permette una salita 
più dolce al Monte Arpagna, mentre la parte più ripida è affidata alla discesa.

Se invece si hanno problemi alle ginocchia o paura della ripidità in discesa, meglio effettuare il percorso in senso orario.
Da considerare però sempre il periodo e il meteo: la salita ripida, accompagnata da affaticamento dovuto al caldo eccessivo, diventa rischiosa per svenimenti e cadute.


IL PERCORSO 
Sentieri CAI 406-405-404-403-401
Difficoltà: E
Tempo di percorrenza: 6 ore totali
Lunghezza: 14 km
Dislivello: 704

©google_earth_mappatura_Monica_Galeotti
©escursione GPS Relive 3D- mappatura Monica Galeotti



LE TAPPE

1- PAESE (CHIESA DI SAN NICOLA)
2- MONTE ARPAGNA
3- PUNTA ZENOBITO 


Parto quindi dalla Chiesa di San Nicola, al centro del paese, sentiero 406.

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La chiesa è appena alle spalle e trovo una piccola deviazione per i Palmenti del Segalaio. 

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I palmenti sono vasche scavate nella roccia funzionali alla produzione del vino, perché servivano a pigiare i grappoli per ricavarne il succo. 

La denominazione deriva dalla parola latina pavimentum (pavire: battere, pestare).

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I palmenti, documentati in Italia e anche nell’Arcipelago Toscano, hanno una forma quadrangolare, poco profondi, e comunicanti a coppia tramite un foro passante. 
Nella vasca superiore, di solito di dimensioni maggiori, l’uva veniva pigiata a piedi nudi, poi il mosto defluiva nella vasca inferiore.
Il mosto era raccolto in contenitori e veniva trasportato nelle case a fermentare.

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Sull’isola di Capraia è plausibile possano essere stati costruiti a partire dal XVI secolo, quando le fonti danno notizia di pratica vitivinicola sull’isola.
Quello del Segalaio è uno dei quattro palmenti visitabili. 



Proseguo e, all’altezza del visibile cartello "api a zonzo", so di trovarmi all’ingresso dell’azienda agricola San Rocco, che produce un miele super premiato, uno dei migliori di produzione nazionale.

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Ovunque cespugli di Cisto (Cistus monspeliensis).
Tipica pianta mediterranea, vegeta, come in questo caso, su suoli difficili, aridi e sterili, nella macchia mediterranea bassa in prossimità delle zone costiere.

Il culmine della fioritura è nei mesi di aprile-maggio.

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È una pianta fondamentale per le aree collinari degradate, in quanto, avendo semi con capacità di resistere alle alte temperature, ricopre facilmente luoghi percorsi da incendi e colonizza terreni prima della desertificazione.

Come altre piante fortemente aromatiche è rifiutato dagli animali.

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A sinistra il Sentiero del Reganico che raggiunge Cala dello Zurletto, già vista in → Capraia Isola.



Raggiungo Il Piano, una rara zona di pianura.
È il bivio da cui parte il circuito ad anello di questo itinerario.
Sia verso destra che verso sinistra si può arrivare a Punta dello Zenobito.

Io prenderò il sentiero 405 verso destra che mi permetterà di arrivare in cima al monte più dolcemente; a sinistra il monte prevede una salita impegnativa se fa molto caldo.

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Il sentiero diventa lastricato di grandi massi, faticoso da percorrere perché molto irregolare: è la "Strada vicinale del Semaforo", un'antica mulattiera che collega il paese al Semaforo di Monte Arpagna.

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Fu voluta dalla Regia Marina e costruita dai detenuti.
Per lunghi tratti è sopraelevata, per eliminare i saliscendi naturali del terreno.

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In un tratto la vegetazione forma quasi una galleria sopra la strada.

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Tralascio il bivio a destra che porta allo Stagnone (402) e proseguo diritto (il sentiero diventa 404) ed ecco apparire il Monte Arpagna.

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Giungo in un breve pianoro dove trovo una costruzione diroccata di un ex rifugio militare della Regia Marina, l'alloggio del Capitano, dove risiedeva il personale addetto al semaforo-osservatorio sulla vetta.

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 Da qui il Monte Arpagna dista circa 20 minuti e il sentiero diventa 403.
Il colpo d'occhio è sulla selvaggia costa ovest; in lontananza la Corsica.

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La cima del Monte Arpagna è contraddistinta dal Semaforo, un ex faro e osservatorio marittimo, oggi ridotto al solo scheletro, realizzato nei primi anni del 1900.
Il personale, che alloggiava nei ruderi appena passati, controllava da qui il traffico marittimo, in particolare da e verso la Corsica.

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Vi lavoravano fino a 18 marinai per turno; era dotato di un potente binocolo montato su rotaie, con orizzonte di 360°.
Sul tetto un faro per la segnalazione notturna, una radio e un telegrafo.

L'osservatorio meteorologico ha funzionato dal 1914 al 1952 (ma aveva già interrotto dall'8 settembre 1943 al 1945 durante la Seconda Guerra).

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Lo scheletro arrugginito è il risultato di ciò che avviene quassù: porte, finestre e pareti sono state divelte dal vento, che a volte tocca i 150 km orari.

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Ora vado ad affrontare la discesa per raggiungere Punta dello Zenobito.
Fino ad ora la salita non è stata impegnativa e il percorso non eccessivamente lungo quindi, con gambe poco stressate posso affrontare la discesa anche se con un po’ di pendenza.
Un'ultima occhiata al Semaforo e alla cima del Monte Arpagna.

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Il terreno è roccioso con tracce di sentiero.

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Il lontananza verso sud vedo la Torre dello Zenobito, costruita nel 1545 dalla Repubblica di Genova, per segnalare i pirati saraceni che all'epoca infestavano il Mediterraneo.

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Raggiungo il cartello indicatore (30 minuti alla torre), ed è qui che dovrò tornare per effettuare il percorso ad anello di ritorno. 
In questa zona entra in roaming l’operatore telefonico francese, vista la vicinanza con la Corsica.

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La Torre dello Zenobito è a pianta circolare e non è restaurata, del tutto simile alla sua gemella Torre del Porto (oggi biblioteca), di cui è una copia più grande.
È la quarta e ultima torre vista qui a Capraia.

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Deve il suo nome, come anche la "punta" costiera su cui si trova, ad un antico monastero, "cenobio", che si trovava nelle vicinanze nell'alto Medioevo.

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Questo promontorio nasconde alla vista la magnifica Cala Rossa, uno dei punti più belli dell’isola, così chiamata per il colore di questo terreno.

La zona è scoscesa e franosa con pericolo di caduta, è sconsigliabile arrivare alla torre. 
Per questo motivo non mi è possibile fotografare Cala Rossa, se non un breve lembo di costa.

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Il terreno è ricoperto di cespugli di Elicriso.

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Veduta aerea di Cala Rossa .




Lungo il sentiero assolato e deserto incontro Marco Giacomini*, guida ambientale a capo di un gruppo di escursionisti.
Molto utili i suoi consigli su Capraia per affrontare al meglio questo tipo di camminata.

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©foto Claudia Guernelli





Torno ai cartelli indicatori e prendo il sentiero di ritorno per il paese (401), chiamato "Sentiero perduto dello Zenobito", antico cammino parallelo alla costa ovest appena percorsa, di cui si erano perse le tracce, ripulito e ripristinato nel 2010 dopo due anni di lavoro da parte di volontari dell'isola.

Il sentiero è misto, in parte su tratti rocciosi, ma non presenta nessuna difficoltà.

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Osservo Torre dello Zenobito, ormai in lontananza dietro di me.

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Su questo sentiero, sempre alto sul mare, pochi tratti sono in costa; intravedo un'unica cala, quella della Carbicina.

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Infine dolcemente, circondata da arbusti di Erica arborea, faccio ritorno al paese.

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Anche se ormai verde (la fioritura dell'Erica avviene in febbraio-marzo), il suo portamento eretto la rende in ogni stagione attraente.

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Note:
- questo percorso è stato effettuato il 21 maggio 2022.
- consiglio pedule da escursionismo, abbondante acqua, crema solare, cappellino.
- carta topografica 4LAND 201 Capraia (ufficiale parco) scaricata gratuitamente con → applicazione Avenza Maps

⃰Per i livelli di difficoltà nell'escursionismo vedi → Dolomiti presentazione

*Marco Giacomini, guida ambientale, Firenze, cell. 328.081.1588. 



Bibliografia:
- cartellonistica in loco, Palmenti del Segalaio.


Sitografia: