| Chiusa di Casalecchio sul fiume Reno. |
IL CIPPO DEL CANTAGALLO
E' stato spostato dalla sua sede nel 2010 per proteggerlo dal degrado. Si trovava infatti ormai molto distante dall'alveo del fiume, a dimostrazione della capacità di un corso d'acqua naturale di modificare il proprio percorso e di spostarsi sul territorio.
LA STORIA DELLA CHIUSA
Nel 1250 il Comune di Bologna progettò una chiusa in pietra, che andò a integrare quella in legno.
I ruderi di questo manufatto, andato con il tempo in rovina, sono ancora visibili a fianco della casa di guardia.
| Casa di guardia e ruderi della prima Chiusa in pietra sul fiume Reno. |
A valle dei ruderi si è creato un angolo caratteristico noto come Prà Znèin, cioè Prato Piccolo, un'area dove sostare lungo il fiume.
| Prà-Znèin, Prato Piccolo tra i ruderi dell'antica Chiusa . |
Fu il Cardinale Egidio Albornoz a ordinare la costruzione della chiusa così come la conosciamo.
Nel Quattrocento e nel Cinquecento la chiusa subì seri danni.
Nel 1547 il pontefice Pio V affidò l'incarico dei restauri a Jacopo Barozzi, detto il Vignola, che operò insieme al fisico bolognese Giovan Battista Guglielmini.
A loro si deve l'assetto attuale: uno scivolo lungo 160 metri, largo 35 metri, con un dislivello di 8 metri.
La struttura venne per una parte ricostruita nel 1894, in seguito alla grande piena del 1893, che rese inutilizzabile il canale.
COME FUNZIONA LA CHIUSA DI CASALECCHIO
La Chiusa di Casalecchio sbarra il corso del fiume Reno, nel punto in cui il fiume arriva in pianura, a Casalecchio di Reno.
Dopo la rotta del Reno del 1893 venne costruito uno sfioratore di colmata, conosciuto come Chiusa Nuova.
L'acqua, rallentata dalla chiusa, favorisce l'origine del Canale di Reno.
Sul lato destro troviamo la vera opera di presa, chiamata Boccaccio, o Grande Bocca: è l'apertura attraverso la quale viene alimentato il canale.
La presa è altrimenti detta incile, termine che deriva da incidere: indica un'incisione nell'alveo con una soglia più bassa rispetto al piano di scorrimento, atta quindi a prelevare acqua anche in condizioni di scarsità.
| La presa, o incile, Boccaccio, che alimenta il Canale di Reno. |
L'imponente "muraglia" che divide il canale dal fiume non è solo un bastione divisorio, ma è il rivestimento di mattoni del sottostante galestro, realizzato per proteggerlo dall'erosione degli agenti atmosferici.
| L'imponente muraglia che separa il Canale di Reno dal fiume a Casalecchio. |
I PARAPORTI IDRAULICI
In prossimità della Chiusa ne incontriamo due: vicino all'Incile si trova il primo, denominato Stanza, mentre in corrispondenza della casa del custode si trova il secondo, denominato Prà Znèin, come la zona dove vi sono i ruderi della prima chiusa.
| Paraporto idraulico Stanza. |
Più a valle si trovano i Paraporti Scaletta, Verrocchio e San Luca.
Lo scolmatore di superficie del Paraporto Scaletta, più noto come "Casa dei ghiacci", consentiva, durante i rigidi inverni, di impedire il passaggio verso la città delle lastre di ghiaccio galleggianti, che avrebbero potuto danneggiare le ruote idrauliche dei mulini.
| Il Canale di Reno scorre a Casalecchio verso Bologna dopo la Chiusa. |
IL CUSTODE DELLA CHIUSA
| Casa della Chiusa, antica abitazione del custode. |
CHI PAGA LA MANUTENZIONE DELLA CHIUSA?
Ma chi sono i proprietari, e chi paga le opere di manutenzione?
Sono proprietari tutti coloro che ne traggono beneficio diretto o indiretto: questi costituiscono i Consorzi dei Canali di Reno e Savena in Bologna.
STENDHAL E LA CHIUSA DI CASALECCHIO
"Vado quasi ogni mattina a Casalecchio, passeggiata pittoresca alle cascate del Reno: è il Bois de Boulogne di Bologna".
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| Chiusa di Casalecchio, antica stampa - ©Consorzi delle Chiuse |
IL PERCORSO DEL CANALE DI RENO
Il Canale di Reno, dopo 6 km, entra in città presso un'opera denominata Opificio della Grada, e si separa in due rami nei pressi di via Marconi:
Il Canale Navile, un tempo navigabile, è lungo circa 35 km e si immette nel grande fiume Reno, restituendogli le acque, presso la località Passo Segni, nel Comune di Baricella, al confine con Ferrara.
LA FUNZIONE DELLA CHIUSA OGGI
Oggi, anche se non esiste più l'antico sistema industriale, il reticolo di canali si è convertito in una funzione di conservazione dell'equilibrio ambientale del territorio.
Le funzioni principali sono quelle di portare acqua quando non c'è e di portarla via quando ve ne è troppa, per scongiurare i danni in occasione di forti precipitazioni.
Inoltre, il sistema dei canali continua ad alimentare l'agricoltura della vasta area a nord della città.
È bene inoltre ricordare che la Chiusa di Casalecchio non è un semplice sbarramento: è un'opera più complessa, che svolge una doppia funzione.
Da una parte assesta l'alveo del fiume, rallentandone il corso; dall'altra convoglia una parte dell'acqua, depurata dai materiali in sospensione, nel Canale di Reno, anch'esso scavato nella roccia.
Imponente e meravigliosa, la Chiusa di Casalecchio oggi si pregia di essere l'opera idraulica fluviale funzionante più antica del mondo.
> La Chiusa di San Ruffillo
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- Le foto sono di Monica Galeotti, eccetto le immagini con fonte indicata.
- Per vedere le foto in alta risoluzione, clicca sull'immagine. Per una visione ottimale consiglio il PC.
BIBLIOGRAFIA
- Pieghevole “Appunti storici e notizie varie sulla Chiusa di Casalecchio”, a cura di Fabio Marchi per il Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno, Editrice Compositori, 1998.
- Pieghevole “Acque nascoste a Bologna”, a cura di Bologna Welcome.
- Pieghevole “Bologna città d’acque”, a cura di Stefano Pezzoli, Cecilia Ugolini e Sergio Venturi, per Regione Emilia-Romagna, Ed. Compositori.
- Bell’Italia, n. 5, settembre 1986, Ed. Giorgio Mondadori.
- Resoconto della visita guidata organizzata durante le Giornate FAI autunnali 2018, con relatore Fabio Marchi, segretario del Consorzio della Chiusa e del Canale di Reno.
SITOGRAFIA
