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lunedì 21 giugno 2021

GROTTA DELLA SPIPOLA

San Lazzaro di Savena - BOLOGNA

(torna a Dolina della Spipola)




La Grotta della Spipola si trova quasi sul fondo della Dolina della Spipola. 


Grotta-Spipola-bologna




Si è già visto nel capitolo precedente cosa sia una dolina e cosa sono i suoi inghiottitoi: doline minori o imbuti naturali, attraverso i quali l’acqua piovana penetra in sotterranea. 
Per avere un’idea spicciola della cosa, immagino la dolina come un grande scolapasta irregolare, con buchi più o meno grandi che comunicano con le relative grotte sottostanti.

La Grotta della Spipola, presente nella dolina omonima,  in realtà è dovuta al transito e al divagare del torrente Acquafredda e ben poco dalle acque che provengono da altri punti di assorbimento in superficie.

È la più lunga dell'Emilia-Romagna, con uno sviluppo di 11 km (sistema Spipola-Acquafredda) ed è il maggior sistema carsico nei Gessi dell'Unione Europea.

Fu scoperta nel 1932 da Luigi Fantini dall’ingresso naturale detto "Buco del Calzolaio", oggi ostruito e inaccessibile.

Grotta-Spipola-bologna




Due anni più tardi, nel 1934, venne scoperta un’altra apertura quasi sul fondo della dolina, resa accessibile ai turisti mediante visite guidate, a seguito di alcuni lavori organizzati all'inizio degli anni 1990 dal gruppo speleologico bolognese. 

La porta di ingresso attuale è stata installata nel 1994 e ne garantisce la tutela dai vandali e dagli incapaci.
È affiancata da feritoie per il passaggio di pipistrelli e altri animali che utilizzano la grotta come rifugio.

Grotta-Spipola-bologna




L'ente del parco ha incaricato il gruppo speleologico GSB-USB di curarne la bonifica con il ripristino delle opere esistenti del 1936, aspirando al minor impatto ambientale possibile; inoltre sono state installate cinque stazioni di rilevamento che misurano i valori di temperatura e umidità.

Grotta-Spipola-bologna




I gruppi speleologi a Bologna sono due:
→ il GSB-USB (Gruppo Speleologico Bolognese 1932-Unione Speleologica Bolognese 1957), che ha preso vita con Luigi Fantini.

→ il CVSC (Corpo Volontario Soccorso Civile) Bologna speleologia.



COME SI ARRIVA ALLA GROTTA

Come per il percorso ad anello alla Dolina della Spipola, si raggiunge il parcheggio de La Palazza, punto di ritrovo e partenza, a circa 15 minuti dal centro di Bologna. 

©google map - ©indicazioni Monica Galeotti





DIFFICOLTÀ

  E - escursionistico - discreto allenamento fisico e capacità di orientamento, attrezzatura specifica.

DISLIVELLO- 10 m

La grotta non presenta particolari difficoltà ma, dato che il tratto turistico non è attrezzato, è necessario un abbigliamento adeguato. 
In un passaggio si procede carponi e in un altro si scorre su uno scivolo di fango, che al ritorno si ripercorre in salita.
In generale il fondo è sdrucciolevole per il fango che copre il percorso gessoso. 

Grotta-Spipola-bologna




Si percorrono all’interno circa 500 m per una durata di 2/3 ore, a seconda dell’agilità delle persone che compongono il gruppo. 



ABBIGLIAMENTO ADEGUATO 

Per prima cosa ho prenotato entro il venerdì precedente la visita, scrivendo all’ente parchi infea@enteparchi.bo.it e poi, a seguito di istruzioni, ho effettuato il pagamento (oppure info.parcogessi@enteparchi.bo.it). 


All’interno vi sono circa 12° anche d'estate. 

1- ho indossato scarpe da trekking, ma ideali sono gli stivali di gomma, perché fango ve ne è in abbondanza.
Il risultato:

Grotta-Spipola-bologna



2- pantaloni e giacca meglio se impermeabili; una felpa o pile, meglio con zip da mettere e togliere. 

3- bandana o cuffia da piscina per migliorare l’adesione del casco. 

4- un paio di guanti: in alcuni passaggi ci si deve appoggiare sulle pareti di gesso coperte di fanghiglia. 

5- scarpe e vestiti di ricambio da sostituire all’uscita della grotta e al parcheggio. 

il gruppo speleologico mi consegna il casco ⛑ igienizzato.



IL PERCORSO 

Scendo dal parcheggio La Palazza direzione grotta.

©relive - ©indicazioni Monica Galeotti



Grotta-Spipola-bologna




Entro nella grotta.

Grotta-Spipola-bologna





Urgono le prime, indispensabili raccomandazioni.

Grotta-Spipola-bologna




Si parte.

Grotta-Spipola-bologna




Nell'ordine incontrerò:

1- SALONE DEL FANGO
2- SALA CANALI DI VOLTA
3- DOLINA INTERNA


Grotta della Spipola- ©disegno depliand informativo Ente Parchi Emilia Orientale




In questa grotta non ci sono stalattiti e stalagmiti, ma rocce di cristalli di gesso, quella selenite che brilla alla luce del sole e della luna. 

Grotta-Spipola-bologna






1- SALONE DEL FANGO 

Questo salone ha una lunghezza di oltre 100 m e presenta il soffitto a mammelloni. 

Per arrivare alla sala ho percorso uno scivolo di fango facendo slittare le calzature aiutandomi con il palmo delle mani.
Altra soluzione è scivolare con il fondoschiena.





Grotta-Spipola-bologna




Il soffitto a mammelloni rappresenta la parte inferiore degli strati di selenite, cioè la più antica, quella che si andava formare circa 6 milioni di anni fa (Messiniano) nel bacino del Mediterraneo per via dell’evaporazione di acqua marina e la cristallizzazione dei sali. 

Grotta-Spipola-bologna




Sono state individuate fratture appenniniche che si presentano perpendicolari alla stratificazione e fungono da parete subverticale per le sale di crollo triangolari e si ripetono con continuità.
Nel Salone del Fango si osserva l'esempio principe.

Grotta-Spipola-bologna
Struttura triangolare della Sala del Fango con la struttura appenninica perpendicolare alla
 stratificazione.




La protezione della grotta, dal giorno della sua scoperta, ha resistito fino al 1940. 
Con lo scoppio dell’ultima guerra infatti le grotte sono state impiegate come rifugio per centinaia di persone sfollate, con tanto di masserizie e animali da cortile.
Sono stati trovati persino resti di una mucca, si pensa possa essere servita per alimentare civili e bambini, che nella grotta rimanevano per giorni.

In questa sala vi è una grande calata calcarea, molto rara nelle grotte di gesso, quasi unica.
In certe condizioni, quando l'acqua è dura, cioè molto concentrata, scioglie il gesso che è solubile, quindi il calcare precipita.

Grotta-Spipola-bologna





Di solito il calcare è bianco; in questo caso vi sono delle vene di calcare gialle per la presenza di alcuni sali minerali disciolti, come ferro e manganesio.
Le macchie nere sono dovute a residui di carburo dei fuochi accesi all'interno della grotta, non solo durante l'ultima guerra.

Le continue deturpazioni infatti sono state provocate da visitatori occasionali nel dopoguerra quando per decenni la grotta non è stata protetta e l'accesso non regolamentato.
 Quindi l'accesso avveniva non per necessità ma per ignoranza e poca sensibilità ambientale: fuochi accesi e rifiuti di ogni tipo.
Inoltre è stato provocato il distaccamento di parte della colata di calcare o alabastrina per farne dei portacenere.
All'inizio degli anni 1990, quando infine si installò il portone d'ingresso attuale, gli speleologi hanno bonificato la grotta, portando via, a mano o in spalla, quintali di rifiuti.

Grotta-Spipola-bologna






La colata integra in una foto del 1933.

Sala del Fango, colata alabastrina - ©GSB-USB





2- SALA DEI CANALI DI VOLTA 

Nella Sala dei Canali di Volta il soffitto presenta la forma di "U rovesciata".
Il processo di questa formazione è molto complesso ma si può sintetizzare in due fasi distinte:
-a bassa energia, con deposizione di materiale argilloso al pavimento e contemporaneamente dissoluzione del soffitto di gesso. 
-ad alta energia, asportazione del riempimento da parte dell'acqua fino a rendere visibile la galleria (l'acqua quando scorreva riempiva tutto lo spazio e il suo scorrere ha portato via l'argilla e allo stesso tempo ha levigato le rocce del soffitto, già scavate nella prima fase del processo dalla deposizione argillosa).

Per percorrere la "U rovesciata" è necessario chinare la testa.

Grotta-Spipola-bologna








Grotta-Spipola-bologna





Spiegazione pratica del movimento corretto per entrare ed uscire dagli anfratti.





Nel terreno un letto argilloso con pozze d'acqua, che si alterna a periodi di regime maggiore.
Sappiamo che quest'acqua si collega al sottostante Rio Acquafredda.
La grotta infatti si sviluppa su due livelli principali:
quello superiore, turistico, è il ramo più antico e ormai fossile;
quello inferiore è il ramo attivo in cui scorre il Rio Acquafredda.
La guida fa notare il corpuscolo di un animaletto che si è adattato all'ambiente ipogeo.
Si riesce a vedere?

Grotta-Spipola-bologna





Eccolo, individuato dentro al cerchio (clicca sulla foto per ingrandire).

Grotta-Spipola-bologna




Così si vede meglio: è un troglobio, genere Niphargus, una specie animale legata strettamente all'ambiente cavernicolo, privo di occhi e di colore bianco.




3- DOLINA INTERNA

Questa sala conclude il percorso turistico. 
La dolina interna ha una depressione del pavimento del diametro di circa 15 m e profonda circa 5 m.

Per entrare nella sala occorre superare un passaggio a carponi sul bordo della dolina.

Grotta-Spipola-bologna




La depressione della dolina cattura le acque provenienti dal ruscello interno e le convoglia ai piani inferiori attraverso il suo inghiottitoio, nel torrente principale dell'Acquafredda.

 Il fluire dell'acqua ricopre l'inghiottitoio di concrezioni carbonatiche, che lasciano una cascata di incrostazione calcarea spettacolare.

Grotta-Spipola-bologna




OLTRE LA DOLINA INTERNA

Un cunicolo di 40 m. porta al Salone Giordani, il più grande della grotta.
È un salone di crollo, non facilmente percorribile per via del terreno pieno di ciottoli franati, quindi non visitabile dal turista.
 Le guide spiegano, per avere un'idea delle dimensioni, che bisogna immaginare un tetto di grotta su Piazza Maggiore.
Uno dei saloni di crollo più grandi, nei gessi dell'Europa Occidentale.


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La visita alla Grotta della Spipola è una affascinante esperienza in quel di Bologna.

Una scoperta che dobbiamo a Luigi Fantini che, nato al Farneto, fin da bambino amava andare alla scoperta di grotte.

Da notare sulla foto la scritta "Grotta della Pispola", dal nome di un uccellino passeriforme che costruisce il suo nido per terra e forse proprio per questo ha dato il nome alla grotta.
In dialetto bolognese viene chiamato Spepla, Spiplen o Spippola, infine la grotta è diventata Spipola.

 Per via del suo continuo cinguettare e della sua simpatia, a Bologna è d'uso chiamare "spippola" una ragazza vivace e brillante.

Foto scattata il 10 settembre del 1933 (anche se viene riportata la data del 1934 sulla foto stessa)
©Archivio GSB/USB-wikipedia


Luigi Fantini successivamente ha esplorato, fra la Croara e il Farneto decine di nuove cavità.
La sua casa, in Val di Zena, è divenuta Centro del Parco dei Gessi.









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Bibliografia:
-depliand informativo Grotta della Spipola, Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale.
-pieghevole "Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa", Parco Regionale, a cura del Centro Villa Ghigi, 1993 e 2020.



-resoconto visita guidata con gli speleologi Alessandro Botticelli detto Botti e Gianluca Lorenzi detto Bimbo, della CVSC (Corpo Volontario Soccorso Civile) Bologna Speleologia.


Videografia:


Sitografia:



martedì 25 maggio 2021

DOLINA DELLA SPIPOLA

La Dolina della Spipola è la più grande di tutte quelle presenti nel Parco dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi della Abbadessa, ed è fra le maggiori d'Europa, con un diametro che supera i 700 m. e una profondità di 100.


 Il suo nome deriva da Pispola, un piccolo uccello passeriforme, protetto dal 1984, che nel dialetto locale viene chiamato Spepla o Spiplen.


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La dolina è una conca chiusa, tipica dei pianori di rocce calcaree. Queste rocce, chimicamente costituite da un sale, il solfato di calcio diidrato (CaSO₄).2H₂O, cioè gesso, tendono a dissolversi regredendo verso il basso.

Se le sue pareti e il fondo fossero impermeabili, la dolina si riempirebbe d'acqua formando un laghetto, mentre in questo caso quasi sempre è presente un inghiottitoio (imbuto naturale), attraverso il quale l'acqua piovana penetra in sotterranea.

All'interno della Spipola vi sono doline minori, i cosiddetti buchi, inghiottitoi che comunicano con le relative grotte. 

Il gesso, insieme ad altri elementi, costituisce la normale soluzione delle acque marine, dalle quali precipita durante le fasi di prolungata evaporazione.

Hanno iniziato a formarsi durante il Messiniano (fra 6 e 5 milioni di anni fa), quando nell'intero bacino del Mediterraneo, rimasto a più riprese isolato dall'Oceano Atlantico, ci fu un progressivo disseccamento, dovuto all'evaporazione dell'acqua.

Il clima era molto più caldo dell'attuale e l'intera area divenne una gigantesca e bianca salina.

Si è calcolato che anche nelle attuali condizioni climatiche, con la chiusura dello Stretto di Gibilterra, il Mediterraneo impiegherebbe solo un migliaio di anni per prosciugarsi.



Da Bologna la Dolina della Spipola dista circa 15 minuti. 

dolina-spipola-©mappatura-Monica-Galeotti
©google map - ©mappatura Monica Galeotti
 


Il sentiero natura tracciato nel parco è facile e breve, ricchissimo di interessanti documenti geologici e flora spontanea. 

PERCORSO AD ANELLO DOLINA DELLA SPIPOLA 
(Sentiero Natura Gessi della Croara)


Tempo di percorrenza: ore 1,30 
(compresi i tempi di fermata per osservare inghiottitoi e flora selvatica)
 
Lunghezza: Km 3

©relive - ©mappatura Monica Galeotti
©relive - ©mappatura Monica Galeotti





Il sentiero si chiama Gessi della Croara per via della vicina località omonima e prende inizio dal parcheggio de La Palazza, che prende il nome dalla casa colonica adiacente.

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Prendo il sentiero e scendo verso il basso costeggiando prativi ripidi.

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 Nel grande imbuto dolinico il sentiero raggiunge il fondo attraverso una ripida scalinata che porta all’ingresso della Grotta della Spipola. 

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La grotta fu scoperta nel 1932 attraverso l'ingresso naturale (chiamato poi Buco del Calzolaio) da Luigi Fantini e gli altri componenti del Gruppo Speleologico Bolognese.
L'accesso divenne in seguito impraticabile per il crollo di grossi massi gessosi.

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 Oggi vi è un ingresso artificiale aperto dallo stesso Gruppo nel 1936 per favorirne l'uso turistico.
 Vi si può accedere esclusivamente con visite guidate. 

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Il grosso portale ne garantisce la tutela ed è affiancato da feritoie per il passaggio dei pipistrelli.

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Dal fondo della dolina risalgo per il versante opposto e, una volta uscita dalla boscaglia, percorro il prativo che a inizio percorso osservavo dall'alto, con meravigliose fioriture gialle primaverili.

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Trovo bellissimi fiori in quantità.

La Stellaria:
le larve di alcune farfalle si cibano specificatamente di questo genere di pianta.

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Veronica comune (Veronica persica).
L'epiteto persica è in riferimento alla Persia (l'attuale Iran), da cui provenivano i campioni della specie.
Viene anche chiamata "occhio della Madonna".

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Geranio a foglie divise (Geranium dissectum L.)
Possiede fiori appaiati con la corolla formata da cinque petali bilobati di uno sgargiante rosa porpora.

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Il biancospino (Crataegus monogyna)
già incontrato ai Prati di Caprara.

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BUCO DELLE LUMACHE

Incontro una cavità chiamata Buco delle Lumache, nota anche come Buca del Pipistrello.
Larga 50 m. e profonda 15, assorbe le acque del sistema Spipola-Acquafredda.

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Il ruscellamento ha creato solchi verticali, le cosiddette erosioni a candela.

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Percorro un lembo del manto boscato, il più fresco e ombroso della dolina: trovo aceri e noccioli.

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AFFIORAMENTI IN OMBRA

Le pareti di gesso sono all'ombra del bosco.
Questi gessi vengono colonizzati da una vegetazione legata a questo microclima, come la

Borracina Glauca (Sedum Hispanicum L.)
La borracina è una succulenta che cresce facilmente su muri, greti, rupi e luoghi rocciosi.

dolina-spipola-FOTO-Monica-Galeotti





AFFIORAMENTI ASSOLATI

Sulla roccia gessosa nei punti più scoperti vi è una copertura vegetale povera, con piante che si adattano all'elevata aridità, come altre specie di borracina.

Borracina acre (Sedum acre L.)

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La fioritura del Timo.

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Il sentiero risale la dolina costeggiando il bosco dove prevale la roverella.

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Incontro una splendida Rosa canina.

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La Rosa canina piace molto al coleottero verde smeraldo (Cetonia aurata), sorpreso ad amoreggiare.

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Una leggera deviazione dal Sentiero Natura mi porta al Buco delle Candele, una delle morfologie carsiche superficiali più singolari.

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Queste forme sono il risultato delle azioni combinate di erosione e dissoluzione in zone localizzate dell'ammasso gessoso.

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L'ultimo strappo in salita mi porta a 
raggiungere, in cima alla dolina, la parete gessosa della Palestrina. 
Cespugli di Senape selvatica (Sinapis arvensis L.)...

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...si alternano ai fiori rossi smaglianti
 dell'Adonide annua (Adonis annua L.).

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PALESTRINA

Usata come palestra di roccia oggi abbandonata (vi sono ancora inseriti punti di ancoraggio ad anello), si tratta probabilmente di uno dei fronti di cava più antichi della collina bolognese.

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Dalla Palestrina il panorama si apre su Bologna.

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Qui trovo il Lampascione (Leopolda comosa L.).
Viene chiamato in tanti modi: 
cipollaccio, aglio delle vigne, aglio delle bisce, muscari chiomato.
Il suo bulbo globuloso che cresce nel sottosuolo, è simile a una piccola cipolla.
È riconosciuto come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani soprattutto di Basilicata e Puglia.

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ALTOPIANO DI MISERAZZANO

Proseguo verso l’altopiano di Miserazzano, adiacente alla dolina, il cui nome è legato alla rossa villa ottocentesca dei conti Negri, che ne domina l'estremità.

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Scendo da Palestrina lungo un sentiero ornato dal Gladiolo dei campi (Gladiolus italicus), dal colore rosa porpora intenso.

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Il nome latino Gladiolus significa "piccola spada", per via della forma delle foglie.
Un tempo molto comune, oggi è sempre più raro trovarlo.

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 Risalgo verso l'altopiano ormai vicino.

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L’altopiano è caratterizzato da piccole doline, inghiottitoi e dossi gessosi. 
Gli affioramenti gessosi determinano il cosiddetto paesaggio carsico. 

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Il gesso di Bologna è chiamato anche Selenite, una varietà di gesso cristallino (gesso secondario) composto da solfato di calcio diidrato.
Ha la particolarità di depositarsi in strati, quindi si trova in forma di scaglie, trasparenti traslucide che vengono attraversate dalla luce.
Una luce simile a quella della luna, da cui il nome:
luna selene in greco ↝ selenite.
Per questo è conosciuta anche come pietra di luna.

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Le colline bolognesi, ricche di questo minerale, contavano numerose cave che hanno rifornito la città fin dall'antichità.
Alcune torri medievali, come la Garisenda, possiedono il basamento in blocchi di selenite.
Macinata finemente e calcinata tra i 130 e i 170 ⁰C dà origine alla scagliola.

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BUCO DEI VINCHI

Lascio l'altopiano e a breve incontro il Buco dei Vinchi. 
Come già accennato, le cosiddette buche non sono altro che doline più piccole all'interno della grande Dolina della Spipola.
Si può altrimenti dire che la grande voragine della Spipola contiene la piccola voragine del Buco dei Vinchi, con una cavità che misura 54 m.

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Discendendo il fianco di questa dolina si raggiunge l'ingresso della cavità.

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Sopra la cavità una parete di gesso, sulla quale risiede una ceppaia di tiglio.

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Infine, mediante una larga strada sterrata, ritorno a La Palazza, e incontro l'ultimo fiore di questo splendido percorso: 
la Campanula patula.

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Bibliografia:
-pieghevole "Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa", Parco Regionale, a cura del Centro Villa Ghigi, 1993 e 2020.