domenica 19 ottobre 2025

CHIESA DEI SANTI BARTOLOMEO E GAETANO

Strada Maggiore, 4
BOLOGNA


È una delle chiese più antiche di Bologna: la prima documentazione certa risale al 1288 con un monastero femminile cluniacense e una chiesa dedicata a San Bartolomeo (nel 1253 se ne costruiva il chiostro e si ricorda una cripta).


Veduta della chiesa di San Bartolomeo e Gaetano a Bologna ripresa dalla Torre degli Asinelli.
Veduta della chiesa di San Bartolomeo e Gaetano a Bologna,
ripresa dalla Torre degli Asinelli, dal post Le due torri : Asinelli e Garisenda, 2016.



DOVE SI TROVA

La chiesa si trova dietro le Due Torri: la facciata, realizzata dai Teatini nel Seicento, era rivolta verso Piazza di Porta Ravegnana, mentre oggi l’ingresso principale è su Strada Maggiore.

L'impressione è che le Torri ne oscurino la facciata, mentre in realtà esistevano già da secoli.

I Teatini orientarono consapevolmente la facciata verso la piazza, sacrificando la piena visibilità, perchè volevano un legame prestigioso con lo spazio pubblico.

Vista aerea della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna, situata dietro le Due Torri su Piazza di Porta Ravegnana.
Bologna, rielaborazione da Google Earth – Monica Galeotti



LA STORIA DELLA CHIESA DEI SANTI BARTOLOMEO E GAETANO

La storia la raccontano i suoi esterni, con il portico cinquecentesco, che ha pilastri imponenti e decorazioni di candelabre in arenaria, con ornati e fregi rinascimentali, oggi logorate dal tempo.

Esterni della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna con ingresso sotto portico decorato in arenaria.



Particolare del portico della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna ornato con candelabre in arenaria.
Particolare del portico ornato con candelabre in arenaria.


Questo portico si deve alla decisione del pronotario apostolico e governatore di Modena e Reggio, Giovanni Gozzadini che, secondo alcune fonti, ne avviò la costruzione nel 1512.

L'incarico fu affidato ad Andrea da Formigine.

L’ambiziosa opera, ispirata a modelli romani, era parte di un progetto palaziale, non pensato per una chiesa, ma per un edificio civile e di rappresentanza.

 Rimase però incompiuta: Gozzadini fu assassinato nel Duomo di Reggio Emilia nel 1517, vittima di una congiura.

Portico integrale della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna, resto del palazzo incompiuto di Giovanni Gozzadini.


Nel 1599 l'edificio passò ai padri Teatini.

Più di cinquant'anni dopo, tra il 1653 e il 1684, in piena epoca barocca, decisero di ricostruire l'edificio proprio nel luogo dove avrebbe dovuto innalzarsi il palazzo del Gozzadini.

Lì dove il progetto del palazzo era rimasto incompiuto i religiosi lo riadattarono alle strutture già esistenti della chiesa medievale, consegnandoci l'aspetto che ancora oggi vediamo affacciarsi su Strada Maggiore.

Eleganti sono cupola e campanile, dalle linee barocche. Il campanile, costruito nel 1694 (guglia nel 1748), si innalza per circa cinquanta metri ed è tra i più alti di Bologna, anche se la sua imponenza risulta in parte offuscata dalla vicina e dominante presenza delle Due Torri, Garisenda e Asinelli.

Campanile e cupola della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano incorniciati dalle Due Torri di Bologna.


Prima di entrare nella chiesa, vale la pena soffermarsi sul bel portone del XVI secolo, collocato nel braccio laterale del portico.

Fa parte del progetto civile di Gozzadini e ricorda l'origine del complesso come palazzo incompiuto.

Portale quattrocentesco della chiesa di San Bartolomeo e Gaetano a Bologna rivolto verso le Due Torri.
Portale del XVI secolo, da una mia foto del 2018.


GLI INTERNI

Entro nella chiesa e resto subito colpita dall’eleganza raffinata dello spazio: il contrasto tra la luce intensa che filtra dai grandi finestroni della cupola, le colonne ioniche dorate e i toni scuri degli arredi e delle pareti.

Alzo lo sguardo verso la volta della navata maggiore: Angelo Michele Colonna e Giacomo Alboresi l’hanno dipinta nel 1667.

L’edificio è articolato in tre navate con brevi cappelle che si aprono lungo i fianchi laterali, un transetto e un’abside semicircolare, il tutto arricchito da una decorazione affrescata di gusto barocco.

Interno della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna con impianto a tre navate.



ricche decorazioni barocche nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.
Le ricche decorazioni barocche nella chiesa.


La grande cupola, posta all’incrocio del transetto, fu dipinta dai fratelli Antonio e Giuseppe Rolli: al centro Incoronazione di San Gaetano e cacciata di Lucifero, 1689-1692.

Cupola affrescata dai fratelli Antonio e Giuseppe Rolli con la Gloria di San Gaetano e la cacciata di Lucifero.


Nei pennacchi i quattro Dottori della Chiesa.

Nei pennacchi della cupola della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano i quattro Dottori della Chiesa



Raffigurazione dei quattro Dottori della Chiesa nei pennacchi della cupola dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.



Nelle cappelle hanno particolare rilevanza alcuni dipinti:

PARETE DESTRA

Nella II cappella, un dipinto maturo di Ludovico Carracci raffigurante San Carlo inginocchiato al Sepolcro di Varallo con l'angelo, 1614.

Dipinto di Ludovico Carracci, San Carlo inginocchiato al sepolcro di Varallo con l’angelo, 1614, Bologna.


Nella IV cappella trovo l’Annunciazione, di Francesco Albani, uno dei migliori allievi dei Carracci.

La straordinaria bellezza dell’Arcangelo ha valso all’opera il titolo popolare di "Madonna Annunziata dal bell’Angelo".

La Vergine appare sorpresa, quasi turbata dalle parole di Gabriele, proprio come narra il Vangelo di San Luca, mentre dall’alto schiere di angeli e serafini la contemplano con intensa attenzione.

Dipinto di Francesco Albani raffigurante l’Annunciazione conservato nella chiesa di San Bartolomeo e Gaetano a Bologna.



PARETE SINISTRA

La cappella del Santissimo Sacramento custodisce una piccola tela ovale di Guido Reni, La Madonna del Suffragio, dove il Bambino dorme sereno tra le braccia della madre.

La delicatezza di quest’opera nasconde una vicenda rocambolesca: nel 1855 fu rubata da due malviventi che si erano nascosti nel campanile.

Solo nel 1859 la tela fu riconosciuta a Londra e, grazie a fortunate circostanze, ritornò a Bologna nel 1860.

La Madonna del Suffragio, piccola tela ovale dipinta da Guido Reni nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.

Ai piedi del dipinto si trova il baldacchino processionale della Beata Vergine di San Luca.

Commissionato nel 1746 per accompagnare la solenne processione in città, fu realizzato dalle Putte del Baraccano su disegno dei fratelli Toselli, e rappresenta uno dei capolavori della tappezzeria bolognese.

In velluto rosso di seta ricamato con fili d’argento e sormontato da un angelo in cartapesta e coppie di statue ai quattro lati, veniva sollevato da otto portantini.

Ritenuto perduto, è stato recentemente ritrovato e oggi viene esposto qui (solitamente nella Cattedrale di Bologna durante la settimana di permanenza dell’immagine), in attesa di restauro.

Baldacchino processionale del 1746 per l’immagine della Beata Vergine di San Luca, prezioso manufatto di tappezzeria bolognese.


IL BATTISTERO della CHIESA DEI SANTI BARTOLOMEO E GAETANO

Il Battistero venne ricavato nel Cinquecento, trasformando l'antico oratorio, e custodisce il prezioso dipinto Madonna delle Grazie, di Lippo di Dalmasio, pittore bolognese (1355 circa–1410).

Vista esterna del battistero della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.
Vista esterna del battistero in una foto del 2018.

Per capire le vicissitudini di questo dipinto, e quindi il motivo per cui oggi si trova in questo battistero, è utile sapere quali siano stati i proprietari della Torre Garisenda, che ha un collegamento strettissimo con il dipinto.

La torre è situata proprio di fronte al Battistero.

Originariamente costruita dai Garisendi, passò successivamente ai Zambeccari, all’Arte dei Drappieri, ai Ranuzzi, ai Malvezzi-Campeggi, ai Franchetti e, infine, al Comune di Bologna, sotto la cui tutela è posta tutt’oggi dal 1904.

Quando la torre era di proprietà della Compagnia dei Drappieri, essi fecero costruire, nel 1710, la chiesetta della Madonna delle Grazie – detta anche della Madonna di Porta o della Garisenda – per custodire il dipinto di Lippo di Dalmasio.

La chiesetta sorgeva addossata alla torre, tanto che l’immagine sacra era collocata direttamente sul suo muro, sul lato di fronte a strada San Donato, ora via Zamboni.

Quando la torre fu acquistata da Piriteo Malvezzi nel 1804, egli acquistò anche la chiesetta, con tutti gli arredi sacri e la statua di San Petronio.

Chiesa della Madonna delle Grazie prima del 1871, anonimo > archivio fotografico Fondazione Carisbo


Nel 1871 il Comune di Bologna ordinò l’abbattimento delle costruzioni ai piedi della Torre Garisenda per agevolare la viabilità di Piazza Ravegnana: tra gli edifici demoliti figuravano due botteghe artigiane (ciabattini e battirame) e la piccola chiesa.

Si era ritenuta l'operazione necessaria in quanto le costruzioni impedivano "il libero transito" nelle vie San Donato e San Vitale, rendendo "molto angusta" l'imboccatura di queste strade; erano inoltre considerate aggiunte estranee rispetto all'aspetto originario della torre, alla quale fu poi applicato alla base un rivestimento in selenite.

Secondo l’inventario parrocchiale della Chiesa di San Bartolomeo, dopo la demolizione l’immagine rimase murata alla torre fino al 1885, quando fu staccata e trasferita nel Battistero nel 1886 dai fratelli Alfonso e Francesco Malvezzi (eredi di Piriteo).

I due fratelli si erano spesi per trovare al dipinto la giusta collocazione chiedendo al parroco della Chiesa di San Bartolomeo di trovare un luogo adatto.

Su proposta del parroco, si scelse di creare una cappella nel Battistero: era infatti l’unico spazio che potesse rispondere a tale esigenza.

I due fratelli accettarono con entusiasmo e, a proprie spese, fecero eseguire i lavori necessari.

All'ingresso del Battistero è appesa una targa con un'iscrizione latina che ricorda l'evento.

Targa con iscrizione latina posta all’ingresso del battistero della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.




Traduzione:

Questa antichissima immagine della Vergine Maria,

già dipinta da secoli sul muro addossato alla Torre Garisenda,

accanto a un piccolo oratorio presso la porta, comunemente chiamata di Ravenna,

dove veniva venerata pubblicamente o custodita,

e il cui possesso era dei conti Ranuzzi, Geronimo e Piriteo,

quando il terreno doveva essere liberato per l’apertura della strada,

fu trasferita in un nuovo oratorio da Alfonso e Francesco, fratelli, marchesi Malvezzi Campeggi,

eredi,

e fu restituita alla sua primitiva venerazione

nell’anno del Signore 1885.


Nelle carte si legge di una nuova cappellina, ornata con una decorazione elegante e dotata di un altare in marmo ben proporzionato, così come appare oggi, con l'antichissima immagine della Vergine Maria di Lippo di Dalmasio.

L’artista, conosciuto come il "Madonnaro" bolognese, non ha lasciato una data certa per questo dipinto.

È tuttavia verosimile che l’opera sia stata realizzata dopo il 1387, anno del suo ritorno a Bologna, e più probabilmente tra il 1390 e il 1400, periodo a cui risalgono molte delle sue celebri Madonne.

Dipinto di Lippo di Dalmasio, Madonna delle Grazie, situato all’interno del battistero della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.


Dipinto di Lippo di Dalmasio, Madonna delle Grazie, all’interno del battistero della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.


Anche Giosuè Carducci, in qualità di segretario della Reale Deputazione di Storia Patria, si era speso con forza affinchè fosse preservato l'antico dipinto:

"che vedesi sur una delle pareti della chiesetta, che è pur parete esterna della torre", importante "come monumento di storia patria".


Nel battistero si conserva anche una tela di Giuseppe Valoti raffigurante Le tre Marie al sepolcro di Cristo.

Panoramica dell’interno del battistero della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.
Panoramica dell’interno del Battistero.


Dipinto di Giuseppe Valoti, Le tre Marie al sepolcro di Cristo, esposto nel battistero della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna.
Le tre Marie al sepolcro di Cristo, di Giuseppe Valoti.



> PIAZZA DI PORTA RAVEGNANA

> CERCA BOLOGNA


______________________________




NOTE:

-Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

-La mappa iniziale è tratta da Google Earth, con didascalie personalizzate a cura dell'autrice.
Per vedere nitide e ingrandite le foto e la mappa, cliccaci sopra: si aprirà una versione ad alta definizione.
Per una visione ottimale della narrazione attraverso le immagini (fotoreportage) consiglio il PC.



FONTI:

Libri:
- Corrado Ricci e Guido Zucchini, "Guida di Bologna", ed. Alfa Bologna, 1976, pp. 83-84.


Siti Web:

lunedì 13 ottobre 2025

ALLE SORGENTI DEL TEVERE SUL MONTE FUMAIOLO e LA CASCATA DELL' ALFERELLO

Verghereto, FORLÌ-CESENA
Appennino tosco-romagnolo
(Appennino cesenate)


Questo è il racconto di una breve escursione al Monte Fumaiolo e della scoperta di altri luoghi interessanti nelle vicinanze: i Sassoni, il paese Balze e la cascata dell'Alferello.

Il Monte Fumaiolo, con i suoi 1.407 metri di altitudine, è conosciuto soprattutto perché poco sotto la vetta, a 1.268 metri, si trova la sorgente del fiume Tevere.

Particolare colonna in travertino con iscrizione “qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma” alle sorgenti del Tevere.


COME ARRIVARE

Da Bologna servono circa due ore per raggiungere il punto di partenza dell’escursione.

Percorro l’autostrada A14 fino al casello di Cesena, per poi proseguire sulla superstrada E45.

L’imbocco di questa strada segna la metà del viaggio: mancano ancora un’ora e 74 chilometri.

Mappa stradale con tracciato GPS Relive dal casello di Cesena al parcheggio delle sorgenti del Tevere.
Tracciato con GPS Relive,
dal casello di Cesena al parcheggio delle sorgenti del Tevere.


L’uscita è quella di Verghereto, da cui la strada continua verso il valico del Monte Fumaiolo. Qui al valico mi concedo una pausa caffè.

Cartello stradale che segnala il valico del Monte Fumaiolo, Appennino tosco-romagnolo.

Dal valico si può scendere a piedi lungo il sentiero che porta alle sorgenti, ma l’opzione più funzionale e tradizionale è quella di proseguire in auto fino all'ampio parcheggio ufficiale delle Sorgenti e Monte Fumaiolo.

Tracciato GPS Relive da Verghereto al parcheggio delle sorgenti del Tevere.
Tracciato GPS Relive, da Verghereto al parcheggio delle Sorgenti del Tevere –
disascalie Monica Galeotti

Con la pausa colgo subito l'aria più frizzante rispetto alla città, un paradiso!

 Scendo quindi verso il parcheggio delle sorgenti, dove noto l’Hotel Monte Fumaiolo, chiuso ormai da tempo: motivo per cui la sosta caffè va fatta al valico.

La sorgente è raggiungibile quindi da due accessi: dal valico, lungo un sentiero in discesa, oppure da questo ampio parcheggio ufficiale, con un percorso in lieve salita.

Ampio parcheggio presso l’ex hotel Monte Fumaiolo, punto di partenza per il sentiero delle sorgenti del Tevere.
Parcheggio presso l’ex hotel Monte Fumaiolo,
punto di partenza per il sentiero delle sorgenti del Tevere.

A mio parere questa seconda opzione è la più interessante: partire dal valico significa scendere alla sorgente e poi risalire, perdendo così il tratto iniziale lastricato che costeggia le prime acque del Tevere e attraversa una faggeta di grande suggestione.

Inizio percorso lastricato che costeggia le prime acque del fiume Tevere.
Inizio percorso lastricato che costeggia le prime acque del fiume Tevere
(a sinistra nella foto)


L'ITINERARIO

Parcheggio ex hotel Monte Fumaiolo > Sorgenti del Tevere > valico > Monte Fumaiolo > Sassoni

Difficoltà: T

Tempo totale andata e ritorno:
ore 1:27
Lunghezza: 4 km


Tracciato GPS Relive dell’escursione alle sorgenti del Tevere, Monte Fumaiolo e Sassoni.
Tracciato GPS Relive dell’escursione alle Sorgenti del Tevere,
Monte Fumaiolo e Sassoni – didascalie Monica Galeotti.


Il cammino è semplice e in gran parte protetto da uno steccato in legno.

Sentiero immerso nella faggeta con steccato in legno che conduce alle sorgenti del Tevere.

Mi ritrovo immersa nella faggeta che avvolge il Monte Fumaiolo e in una decina di minuti raggiungo la sorgente: una vasca in pietra da cui scaturiscono le acque, sormontata da una stele in travertino.

Monica Galeotti davanti alla stele monumento che segna le sorgenti del fiume Tevere al Monte Fumaiolo.

Fino all’epoca fascista questa zona apparteneva alla Toscana. Nel 1923 Mussolini decise di modificare i confini tra le province di Arezzo e Forlì per includere la sorgente del Tevere nella sua terra d’origine, la Romagna.

Sulla stele campeggia la scritta: "Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma", ornata dai simboli di Roma: l’aquila imperiale e la lupa capitolina.

Stele in pietra al monumento delle sorgenti del Tevere con simboli di Roma, aquila imperiale e lupa capitolina.


Venne inaugurata il 15 agosto del 1934 con una solenne cerimonia.

Foto storica dell’inaugurazione del monumento alle sorgenti del Tevere il 15 agosto 1934 a Verghereto.
Cartellonistica in loco.



La lapide e i versi dedicati al Tevere

Accanto alla sorgente si trova una lapide che reca inciso un verso in dialetto romanesco:

"La libbertà d’un popolo è compagna all’acqua che vie giù da la montagna…"

Fu posta qui dal Centro Romanesco Trilussa, in omaggio ai poeti di Roma e al loro fiume, e reca la data XXI-V-MCMLXXII (21 maggio 1972).

Lapide con versi dedicati al Tevere dal centro romanesco Trilussa alle sorgenti del fiume.


IL PERCORSO DEL TEVERE

In passato il Monte Fumaiolo era chiamato Fiumaiolo, proprio per le numerose sorgenti che vi sgorgano.

Due sono le aree sorgive del Tevere: la più importante, detta Vene del Tevere, è segnalata dalla colonna in marmo appena descritta e alimenta con maggiore abbondanza il corso del fiume.


Le acque scendono verso il paese Balze e, dopo pochi chilometri, entrano in Toscana attraversando la provincia di Arezzo, dove il Tevere conserva inizialmente un regime torrentizio.

Successivamente attraversa l’Umbria: qui, per circa 50 km, forma il Parco fluviale del Tevere e a Città di Castello aumenta progressivamente la sua portata.

Raggiunto il Lazio, il fiume attraversa Roma e riceve le acque dell’Aniene, per poi sfociare nel Mar Tirreno presso Ostia.

Oggi il delta è formato da due bracci, uno naturale e uno artificiale, mentre in epoca antica i rami erano tre e la foce si trovava nei pressi di Ostia Antica.

Mappa cartellonistica in loco che illustra il percorso del Tevere dal Monte Fumaiolo.
Mappa cartellonistica in loco
che illustra il percorso del Tevere
dal Monte Fumaiolo


GLI ASPETTI NATURALISTICI DEL LUOGO

Le faggete del Monte Fumaiolo sono per lo più pure e gestite a ceduo, cioè tagliate periodicamente per far ricrescere nuovi fusti dal ceppo, ma in alcuni tratti gli alberi vengono lasciati crescere fino a diventare alti e maestosi.

Qua e là infatti si incontrano esemplari isolati di dimensioni monumentali, che conferiscono alla foresta un aspetto solenne e suggestivo.

Faggio monumentale vicino alle sorgenti del Tevere sul Monte Fumaiolo, simbolo naturale dell’Appennino.



Albero monumentale lungo il sentiero delle sorgenti del Tevere sul Monte Fumaiolo.



Dettaglio della corteccia dell’albero monumentale con funghi cresciuti sul tronco.


IL MONTE FUMAIOLO

In breve, raggiungo a piedi il valico, dove questa mattina mi ero fermata in auto a prendere un caffè. Accanto al ristorante-rifugio Lo Scoiattolo parte il sentiero che sale al Monte Fumaiolo.

Inizio della salita al Monte Fumaiolo dal valico omonimo.

Anche questa passeggiata è facile e breve (sempre classificata T).

Se il versante delle sorgenti è coperto da un fitto bosco di faggi, quello occidentale, che percorro per salire al Fumaiolo, alterna inizialmente abeti e poi faggi.

Sentiero nella prima parte della salita al Monte Fumaiolo immerso nella fitta foresta di abeti.
Sentiero nella prima parte della salita al Monte Fumaiolo,
immerso nella fitta foresta di abeti.


Monica Galeotti mentre percorre la salita al Monte Fumaiolo camminando nella foresta di abeti.


Raggiungo presto la cima, a 1.407 metri, da cui intravedo un bel panorama tra gli alberi di faggi.

Cima del Monte Fumaiolo a 1407 metri, ricoperta da una fitta foresta di faggi dell’Appennino.
Cima del Monte Fumaiolo a 1407 metri, ricoperta da una fitta rete di faggi.


Panorama dal Monte Fumaiolo sui rilievi dell’Appennino romagnolo, in direzione di Verghereto.
Panorama dal Monte Fumaiolo sui rilievi dell’Appennino,
lo sguardo è in direzione di Verghereto.


Per il resto non è particolarmente interessante: ci sono alcuni ripetitori piuttosto antiestetici e i faggi limitano quasi del tutto la visuale.

Tuttavia merita salire fin quassù: è pur sempre il monte da cui nasce il Tevere, il fiume che attraversa Roma!

Il punto panoramico da cui osservo fra gli alberi è caratterizzato da una ripida parete di rocce detritiche, alla cui base si trovano i caratteristici accumuli di massi chiamati Sassoni.

Li raggiungo poco dopo, scendendo dalla cima e seguendo la segnaletica che indica una deviazione di appena cinque minuti a piedi.

Deviazione dal sentiero del Monte Fumaiolo che porta al punto panoramico dei Sassoni.
Deviazione dal sentiero del Monte Fumaiolo che porta
al punto panoramico dei Sassoni.


Cartello informativo che indica il punto panoramico dei Sassoni al Monte Fumaiolo.


Ed effettivamente, in questo punto si apre un bel colpo d’occhio su questi massi sparsi.

Monica Galeotti osserva il panorama dei Sassoni dal Monte Fumaiolo.



Veduta panoramica dei Sassoni dal Monte Fumaiolo.


Il rientro verso il parcheggio è sullo stesso percorso, ma non è affatto noioso: ho già in mente il lauto pranzo (a base di... panino!), che mi attende al tavolino lungo il sentiero delle sorgenti.

Sentiero immerso nella faggeta lungo il Monte Fumaiolo.




Tavolino lungo il sentiero delle sorgenti del Tevere sul Monte Fumaiolo.



IL PAESE BALZE

Dal parcheggio delle sorgenti del Tevere, dove riprendo l’auto, in pochi chilometri arrivo a Balze, il paese più alto dell'Appennino Romagnolo con i suoi 1096 metri.

Un borgo minuscolo, con alcune case storiche raccolte lungo stretti vicoli.

Borgo di Balze con case storiche raccolte lungo stretti vicoli dell’Appennino romagnolo.

 È dominato dall'imponente falesia che si innalza alle sue spalle: un’insieme di rupi ciclopiche, che danno il nome al paese e segnano il versante sud del Monte Fumaiolo, proprio dove scorre il Tevere.

Fino al 1920 vi si poteva giungere solo a cavallo o a piedi.

Piazza principale di Balze dominata dalla falesia rocciosa con rupi ciclopiche del Monte Fumaiolo.
Piazza principale di Balze dominata dalla falesia rocciosa del Monte Fumaiolo.



La falesia vista dalla strada prima di entrare nella piazza del paese.


Dopo aver visitato velocemente il paese Balze, mi sono diretta verso il paese di Alfero, sempre nel comune di Verghereto, per scoprire la Cascata dell’Alferello, una delle meraviglie naturali dell’Appennino tosco-romagnolo.


🌿 LA CASCATA DELL'ALFERELLO

La Cascata, conosciuta anche come "Cascata di Alfero" o "Cascata delle Trote", si trova lungo il torrente Alferello, che nasce nei pressi del Monte Fumaiolo.

A circa 2 km dal centro abitato di Alfero, il torrente forma un salto d’acqua spettacolare di circa 32 metri, creando una vasca naturale alla base.

Cascata dell’Alferello immersa nella natura dell’Appennino romagnolo.


Il Ponte Romano

Durante il tragitto in auto, prima di arrivare al parcheggio della cascata, ho incontrato il Ponte Romano di Alfero, una struttura in pietra con un unico arco che attraversa il torrente Alferello.

Segnaletica stradale con indicazione del ponte romano ad Alfero.

Sebbene comunemente chiamato "romano", il ponte fu progettato nel 1839 dall’ingegnere Ulisse Dragoni per sostituire una palancola precaria, rendendo più sicuro l’attraversamento del torrente.

Vale la pena fermarsi, è molto suggestivo.

Ponte in pietra del 1839 conosciuto come Ponte Romano, ad Alfero.


IL PERCORSO ALLA CASCATA


Difficoltà: T
Tempo totale andata e ritorno:
36 minuti
Lunghezza: 1,6 km

Tracciato GPS Relive su Google Earth dal parcheggio fino alla cascata dell’Alferello.
Tracciato GPS Relive dal parcheggio fino alla cascata dell’Alferello – didascalie
 Monica Galeotti

Ho parcheggiato l’auto nel parcheggio dedicato, situato a monte della cascata.

Parcheggio dedicato vicino al sentiero per la cascata dell’Alferello.

Il percorso per raggiungerla è ben segnalato.

Dal parcheggio, ho imboccato un sentiero in discesa che, in circa 18 minuti e percorrendo 0,8 km, mi ha condotto alla cascata.

Consiglio di indossare scarpe da trekking e di prestare attenzione in caso di pioggia, soprattutto nel tratto finale dove il terreno può diventare scivoloso.

Inizio del sentiero in discesa che porta alla cascata dell’Alferello.


Lungo il sentiero incontro un grosso bruco: è la larva del codilegno rosso (Cossus cossus), un lepidottero xilofago che nello stato larvale scava gallerie nel legno e causa gravi danni agli alberi. Curioso pensare che, secondo quanto racconta Plinio il Vecchio, gli antichi Romani ne consumassero le larve come alimento pregiato.

Bruco rosso, larva del Codilegno rosso Cossus Cossus, incontrato sul sentiero della cascata dell’Alferello.


Il sentiero attraversa una fitta vegetazione di cerri e carpini.

Sentiero immerso tra cerri e carpini verso la cascata dell’Alferello.


Arrivo a monte della cascata, dove si apre un grosso banco piatto di calcare arenaceo spesso circa 3 metri.

Banco piatto di calcare arenaceo spesso tre metri sopra la cascata dell’Alferello.

Da qui l’acqua sprofonda nel salto della cascata e io mi affaccio alla balconata per osservare l’ampia vasca alla base, non molto profonda.

In estate le persone si siedono con costume e asciugamano, godendosi il fresco e il panorama.

Vasca alla base della cascata dell’Alferello con acqua che scende dal banco superiore.


Scendo alla base della cascata e vedo l’imponenza dei suoi 32 metri e la bellezza dell’acqua che si riversa nella roccia.

Vista dal basso dei 32 metri della cascata dell’Alferello in tutta la sua imponenza.



Cascata dell’Alferello con Monica Galeotti in posa davanti al salto d’acqua.


E sulla roccia, per il curioso gioco della mente chiamato pareidolia ho riconosciuto la faccia di un grande pesce, che ho cerchiato in rosso nella foto.

Formazione rocciosa alla cascata dell’Alferello con pareidolia a forma di pesce.

La cascata segna l’ultimo tratto del fiume Alferello: il torrente scorre ancora per una decina di metri, per poi tuffarsi in una serie di marmitte di erosione (cavità scavate dall'acqua) che formano altre pozze.

Torrente dopo la cascata dell’Alferello con marmitte di erosione naturali.


> MONTAGNE: Alpi, Prealpi e Appennini

> DIARI DI VIAGGIO

> ROMA

______________________________


NOTE:

-L'itinerario descritto è stato effettuato il 22 agosto 2025.

-Tutte le foto sono di Monica Galeotti.

-Per vedere nitide e ingrandite le foto e le mappe che ti interessano, cliccaci sopra: si aprirà una versione ad alta definizione.
Per una visione ottimale della narrazione attraverso le immagini (fotoreportage) consiglio il PC.


FONTI:

-Pannelli informativi in loco.

Siti Web:


Mappa OpenStreet con tracciato GPS Relive per le sorgenti del Tevere e Monte Fumaiolo.
Mappa OpenStreet con tracciato GPS Relive per le sorgenti del Tevere e Monte Fumaiolo.


Mappa OpenStreet con tracciato GPS Relive per cascata dell’Alferello.
Mappa OpenStreet con tracciato GPS Relive per cascata dell’Alferello.