sabato 13 aprile 2019

EX OSPEDALE PSICHIATRICO FRANCESCO RONCATI: la storia del manicomio di Bologna

via S. Isaia, 90


A Bologna era famosa la frase "Vai ben al 90!", come dire: "Meglio che ti facciano rinchiudere in manicomio!".


Facciata dell'ex ospedale psichiatrico Roncati nel centro storico di Bologna


Questo è ciò che molti ricordano dell'Ospedale Psichiatrico Francesco Roncati, senza conoscerne davvero la storia. Eppure si tratta di un importante pezzo della storia cittadina, nascosto proprio come la sua facciata, che pochi conoscono perché, per scoprirla, bisogna entrare da una piccola porta di via Sant'Isaia.


Piccola porta nascosta sotto i portici di via Sant'Isaia a Bologna








Ingresso discreto dell'antico manicomio bolognese lungo via Sant'Isaia


UNA STORIA INCREDIBILE: dalle monache al manicomio di Bologna

L'edificio nasce come Chiesa di San Giovanni Battista. Nel 1239 le Monache dell'Eremo di Ronzano scendono in città e costruiscono un romitorio destinato agli alloggi.

Nel 1470 l'ordine viene sostituito dalle Monache Domenicane e il convento viene ampliato fino a comprendere quattro chiostri.

Successivamente Napoleone converte il complesso prima in caserma e poi in ospizio. Con la Restaurazione, il convento viene occupato dalle Suore Salesiane.


Francesco Roncati e la nascita della moderna psichiatria bolognese

A questo punto è necessario fare un passo indietro.

Fin dal 1710 è l'Ospedale Sant'Orsola a ricoverare i cosiddetti "fuori di cervello" nelle cosiddette "sale dementi", in condizioni di grave trascuratezza e con standard igienici spaventosi, nonostante si tratti di uno dei primi ricoveri per malati mentali in Italia.

L'epidemia di colera che colpisce Bologna nel 1865 diventa, paradossalmente, l'occasione per Francesco Roncati, allora direttore della Clinica Psichiatrica del Sant'Orsola, di avanzare precise richieste dopo la morte di una paziente.

Roncati convince il Comune a trasferire i malati in una nuova sede per evitare una diffusione ancora più ampia dell'epidemia.

La scelta ricade sull'ex convento delle Suore Salesiane di via Sant'Isaia, nel frattempo trasformato in lazzaretto e convertito in nuova sede della Clinica Psichiatrica.


La "marcia dei pazzi" del 12 settembre 1865

Il 12 settembre 1865 i pazienti lasciano il Sant'Orsola a piedi insieme a Francesco Roncati e raggiungono la nuova struttura.

L'episodio passa alla storia come la "marcia dei pazzi".

Con questa scelta, la città di Bologna si dota di un vero e proprio manicomio, entrando a pieno titolo nel progetto della moderna psichiatria italiana che proprio in quegli anni prende forma.

Francesco Roncati diventa il primo direttore della struttura e ne segue personalmente la completa ristrutturazione.

Uomo colto e brillante, fa sistemare l'ex monastero con il contributo degli stessi pazienti.

Nasce così una struttura all'avanguardia per l'epoca: vengono introdotte cure idroterapiche, attività ricreative, riscaldamento, cucine, mense, bagni e acqua corrente.

Roncati si distingue come innovatore nella medicina e nello studio dei disturbi mentali, prendendo nettamente le distanze dalle teorie di Cesare Lombroso.

Secondo lui, più che il cretinismo, l'alcolismo o la pellagra, la malattia mentale è spesso una conseguenza della povertà.



Ritratto di Francesco Roncati, medico cui fu intitolato il celebre ospedale
Francesco Roncati



Guida l'ospedale per quarant'anni e, alla sua morte, nel 1906, dona ai bisognosi un patrimonio di circa due milioni e mezzo di lire.

Il popolo bolognese lo ricorda con una frase rimasta celebre:
«L'è mort al Dió di puvrétt».

Nel 1908 gli succede Raffaele Burgia, con un progetto di ampliamento dell'ospedale psichiatrico.



Disegno del progetto di ampliamento dell'ospedale psichiatrico Roncati previsto nel 1908
Progetto di ampliamento dell'Ospedale Psichiatrico Francesco Roncati,
Emilio Boselli, 1908 – foto 
spazidellafollia


Il Roncati durante la Prima Guerra Mondiale

Durante la Prima Guerra Mondiale il numero dei ricoverati cresce costantemente fino a raggiungere 630 pazienti, tra cui 89 militari provenienti dal fronte, feriti nella mente più che nel corpo.

Sono numerosi anche i ricoveri femminili legati agli effetti della guerra. La partenza di figli e mariti per il fronte, la morte o il ferimento di un familiare e le difficoltà economiche diventano fattori scatenanti per patologie come l'amenza, una grave forma di demenza, e la depressione severa.


Veduta storica dell'ospedale psichiatrico Francesco Roncati, 1920-1930 circa
Veduta dell'ospedale psichiatrico Francesco Roncati, 1920-1930 circa, foto ASPI.




La Spagnola e l'introduzione dell'arte come terapia

Il 1918 coincide anche con un forte aumento dei ricoveri causati dalla Spagnola, la terribile pandemia che tra il 1918 e il 1919 provoca circa 21 milioni di morti nel mondo.

Per il Roncati non esistono dati completi sul numero dei decessi, ma è certo che la sezione femminile e il relativo personale vengano duramente colpiti.

Su 45 infermiere, ben 32 si ammalano. Le colleghe rimaste in salute continuano l'assistenza con l'aiuto di guardarobiere e lavoratrici avventizie.

L'impegno e il senso del dovere dimostrati dal personale valgono una menzione d'onore.

Nel 1921 la direzione passa a Giulio Cesare Ferrari, che introduce l'arte terapia, utilizzando teatro e pittura come strumenti terapeutici.



Il Roncati nel 1929 durante le innovazioni terapeutiche di Cesare Ferrari
Ospedale Roncati, 1929.
©Aspi Archivio Storico della Psicologia Italiana, Fondo Ferrari.





Ritratto dello psichiatra Cesare Ferrari, direttore dell'ospedale Roncati
Cesare Ferrari.



Nel 1933 arriva Giuseppe Pellacani.

Contemporaneo alla diffusione dell'elettroshock, lo utilizza sempre con estrema cautela, mentre rifiuta categoricamente l'insulinoterapia, considerata molto più rischiosa.

Questa situazione relativamente avanzata rimane stabile fino agli anni Quaranta.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, purtroppo, al Roncati viene praticata la cosiddetta "combinata": prima il coma insulinico e successivamente l'elettroshock.

Nel 1967 Franco Basaglia presenta domanda per diventare direttore del Roncati, ma la candidatura viene respinta.

Affidargli l'incarico avrebbe significato rivoluzionare completamente il sistema manicomiale.

Il Roncati non è ancora pronto per le sue idee, considerate troppo innovative per l'epoca, nonostante le precedenti gestioni avessero introdotto importanti elementi di modernità.



Franco Basaglia, protagonista della riforma che superò i manicomi italiani
L'immagine ritrae lo psichiatra Franco Basaglia insieme alla sociologa e stretta collaboratrice, Maria Grazia Giannichedda, 1975 – foto di Claudio Ernè.




La Legge Basaglia e la chiusura del Roncati

L'ospedale viene definitivamente avviato verso la chiusura dopo l'approvazione della Legge 180 del 1978, conosciuta come Legge Basaglia, che trasferisce progressivamente i pazienti dai manicomi ai servizi territoriali di salute mentale.

Di fatto il Roncati continua a operare fino al 2000 attraverso un servizio specializzato di igiene mentale.

Oggi l'ex Ospedale Psichiatrico Francesco Roncati occupa ancora una vasta area della città.

Una parte ospita il Poliambulatorio Saragozza dell'Azienda USL di Bologna, considerato un centro di eccellenza nel quale lavorano quasi 500 persone.

Un'altra ampia porzione del complesso accoglie il Dipartimento Universitario delle Scienze Neurologiche, confinante con il Liceo Augusto Righi.



Mappa dell'area dell'ex ospedale Roncati con didascalie di Monica Galeotti
Mappa dell'area riconvertita dell'ex ospedale Roncati con didascalie di Monica Galeotti.



L'edificio dell'ex Ospedale Psichiatrico Roncati

La grande facciata principale appartiene al nucleo più antico del complesso e affonda le proprie radici nell'antica Chiesa di San Giovanni Battista.


Facciata dell'edificio Roncati che ospitava la chiesa di San Giovanni Battista







Dettaglio della facciata con vaso e serpente, simbolo della farmacia e della medicina
Dettaglio della facciata con vaso e serpente, simbolo della farmacia e della medicina.


Il murales realizzato dai pazienti

Entro nell'edificio e vengo subito colpita dal grande murales dipinto su quella che un tempo era l'entrata della chiesa.


Murales creato dai pazienti del Roncati nel progetto coordinato da Jacopo Fò


L'opera viene realizzata dai pazienti in cura nella struttura sotto il coordinamento di Jacopo Fo, figlio del grande Dario Fo.


Dettaglio del murales con la firma di Jacopo Fò e artisti bolognesi


La Sala delle Colonne

Superato il murales raggiungo la Sala delle Colonne, che occupa lo spazio dell'antica chiesa.

Nel corso del tempo questo ambiente diventa il refettorio femminile e oggi viene utilizzato come sala riunioni.

Le eleganti colonne in ghisa sono realizzate dalla storica ditta Calzoni.

Sullo sfondo il grande muro dipinto da Gino Pellegrini, scenografo di fama internazionale.

Tra le sue opere più conosciute nel territorio bolognese c'è la celebre Piazzetta degli Inganni di San Giovanni in Persiceto.


Sala delle colonne dell'ex manicomio decorata dall'artista Gino Pellegrini





Dettaglio delle colonne, nella sala delle colonne, del complesso Roncati


Una bella scultura collocata in un'ala dell'edificio fu realizzata da un paziente del manicomio di Imola.

Si hanno poche notizie in merito, non si conosce il nome dell'autore e per quale motivo sia arrivata a Bologna, forse un'esposizione, alla fine qui è rimasta.



Scultura realizzata da un paziente del manicomio di Imola rimasto anonimo






Primo piano della scultura creata da un ex paziente dell'ospedale psichiatrico







Scultura osservata dal corridoio tra le scale e gli ambienti dell'ex ospedale



L'antico chiostro del convento

Mi allontano dalla scultura e salgo sul grande terrazzo del primo piano.

Da qui mi affaccio sul cortile interno, che un tempo costituiva uno dei chiostri dell'antico convento.



Terrazzo del primo piano con vista sul cortile interno dell'antico convento







Chiostro dell'ex convento osservato dall'alto all'interno del Roncati



La Sala del Frontone

All'ultimo piano di questa parte dell'edificio entro nella Sala del Frontone.

Sedermi al tavolo di una sala tanto elegante rappresenta un vero privilegio.

Accanto a me si trova il frontone dell'antica Chiesa di San Giovanni Battista, il reperto storico più importante conservato dell'intero complesso.


Sala del frontone con il frontone, principale reperto storico dell'intero complesso




Per orientarsi basta sapere che il frontone guarda verso i viali di circonvallazione.


Dettaglio del frontone dell'antica chiesa di San Giovanni Battista


I sotterranei del Roncati

Da cucine del convento a rifugio antiaereo

Il percorso di visita prosegue nei sotterranei.

Questi ambienti vengono utilizzati inizialmente come cucine del convento e, durante la Seconda Guerra Mondiale, trasformati in rifugio antiaereo.

In una stanza con caratteristica volta a botte, tipica dell'architettura bolognese, osservo un vecchio camino.


Ambiente sotterraneo del Roncati con volta a botte e camino dell'antico convento
Ambiente sotterraneo del Roncati con volta a botte e camino dell'antico convento.


In alcuni punti vi sono spessi muri antisoffio.

Questo accorgimento era per cercare di limitare l'onda d'urto di un'esplosione durante le incursioni aeree.

Lo spostamento d'aria causato dallo scoppio era il cosiddetto "soffio".

Sui muri misteriose scritte.


Muro antisoffio costruito per proteggere il rifugio durante i bombardamenti
Muro antisoffio costruito per proteggere il rifugio durante i bombardamenti.







Scritte conservate sui muri dei sotterranei dell'ex ospedale Roncati


Vari oggetti abbandonati.


Locale sotterraneo dell'ex ospedale Roncati con oggetti lasciati nel tempo


In qualche angolo compaiono persino i resti di piccoli animali, rimasti intrappolati nelle fessure senza riuscire a trovare una via d'uscita.


Resti di piccoli animali intrappolati nelle fessure dei sotterranei storici


Oggi in questa vasta rete sotterranea scorrono invece i moderni impianti di riscaldamento.


Moderni impianti di riscaldamento nella rete sotterranea del complesso Roncati


La sicurezza dei rifugi durante la guerra

Massimo Brunelli dell'Associazione Amici delle Acque racconta nella trasmissione Dedalus, il Roncati di Bologna che nessun rifugio costruito sotto un edificio poteva garantire una protezione assoluta.

Le strutture erano state progettate sulla base delle bombe utilizzate durante la Prima Guerra Mondiale, che raramente superavano i 100 chilogrammi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, venivano impiegate le cosiddette "cookies" (dolcetti), ordigni che potevano raggiungere le due tonnellate di peso e che, sganciati da quote elevate, erano in grado di attraversare interi edifici fino alle fondamenta.


La Torretta dell'Orologio

Lascio i sotterranei e salgo alla Torretta dell'Orologio, che si eleva dalla facciata principale dell'edificio.


Torretta dell'orologio che svetta sopra la facciata dell'ex ospedale Roncati







Scala interna che conduce alla torretta dell'orologio del complesso storico
Scala interna che conduce alla torretta dell'orologio.

Nel sottotetto nuovi legni si mescolano alle antiche capriate seicentesche dell'antica chiesa.


Sottotetto con nuove strutture lignee e capriate seicentesche conservate







Dettaglio delle antiche capriate nel sottotetto dell'ex chiesa conventuale



L'orologio del 1872

Il meccanismo dell'orologio non è più funzionante.

Tuttavia i due fili che comandano i rintocchi delle ore e delle mezze ore sono ancora collegati alle campane collocate sopra l'altana.

Durante le visite vengono azionati manualmente come dimostrazione.

Non è raro che gli abitanti del quartiere si domandino da dove arrivino quei rintocchi improvvisi che ogni tanto risuonano senza apparente motivo 😊



Meccanismo storico dell'orologio custodito nella torretta del Roncati


L'orologio risale al 1872.


Targa originale dell'orologio realizzato da Franchini a Bologna nel 1872


La finestrella posta dietro all'orologio, ricorda quella celebre di via Piella.

Da qui si apre una bella vista panoramica a 180 gradi sui colli bolognesi.


Finestrella della torretta con vista sui colli e sul panorama di Bologna


La panoramica, per gentile concessione dell'Associazione Amici delle vie d'Acqua e dei Sotterranei di Bologna, illustra dettagliatamente ciò che si può riconoscere all'affaccio.


Panorama osservabile dalla torretta dell'ex ospedale Roncati a Bologna

Si distingue Villa Aldini.


Villa Aldini riconoscibile all'orizzonte dalla torretta dell'ex Roncati

La torre della Facoltà di Ingegneria.


Vista della torre della facoltà di Ingegneria dal punto panoramico del Roncati







Dettaglio della torre della facoltà di Ingegneria osservata dalla torretta


E poi lei, immancabile e sempre presente nello skyline cittadino: il Santuario della Madonna di San Luca.


Santuario della Madonna di San Luca visibile dalla torretta dell'ex ospedale








Chiostro sfocato dietro un vetro bagnato nell'ex ospedale psichiatrico Roncati



La riflessione finale è una frase di Franco Basaglia:

"Ciascuno di noi ha un granello di follia che può venire a galla in qualsiasi momento e ad esso dobbiamo anche una parte importante dell'arte e del pensiero umano". 


CERCA BOLOGNA

> OSPEDALE PSICHIATRICO SAN LAZZARO a Reggio Emilia (con approfondimento sulla storia della psichiatria italiana)


Ti è piaciuto questo post? Condividilo sui social e iscriviti alla mia newsletter: è il modo migliore per supportare il mio lavoro.




NOTE

Lettura consigliata: Elisa Montanari, Sant'Isaia 90, Cent'anni di Follia a Bologna, ed. Pendragon, 2015.


6 Podcast radiofonici sono dedicati a Francesco Roncati, realizzati da Radio Oltre in collaborazione con il Comune di Bologna, 2008 > Radio Oltre



FONTI

  • Visita guidata a cura dell'Associazione Amici delle vie d'Acqua e dei Sotterranei di Bologna.
  • Video Dedalus Il Roncati di Bologna, E' TV Rete7.
  • C. Ricci e G. Zucchini, Guida di Bologna, ed. Alfa, 1976.

4 commenti:

  1. Sito fatto molto bene.
    Complimenti

    RispondiElimina
  2. Complimenti, una sola critica - perché la completa mancanza degli anni di fascismo? Lacuna assai grande direi..

    RispondiElimina
  3. Trovo curioso (e un po’ comodo) che si critichi una “lacuna assai grande” senza nemmeno avere il coraggio di firmarsi.
    Le spiego subito la questione in tre punti:

    1 – Questo articolo nasce da una visita guidata, durante la quale si è parlato della Seconda guerra mondiale, non del fascismo in modo specifico.
    Abbiamo visitato il rifugio antiatomico, e il mio testo riflette fedelmente ciò che è stato trattato.

    2 – Ho scritto sicuramente anche altro, documentandomi con numerose fonti, ma questo blog non è un’enciclopedia, né un’opera accademica, tantomeno una tesi universitaria.
    È il frutto di un lavoro personale, gratuito, portato avanti con onestà, passione e moltissimo tempo.
    Ogni articolo richiede giorni di ricerca, selezione fotografica e scrittura.
    Chi lo liquida con una critica superficiale e anonima evidentemente non ha idea di cosa significhi produrre contenuti di questo tipo.

    3 – Se lei conosce la storia del periodo fascista, saprà che le informazioni a riguardo sono presenti, ad esempio, nel libro che consiglio a fine pagina: "Sant’Isaia 90. Cent’anni di follia a Bologna, di Elisa Montanari".
    Si chiamano approfondimenti.

    D’altronde, se ha letto con attenzione le pagine del mio blog, avrà notato che fascismo e Resistenza non sono affatto ignorati.
    Ho dedicato spazio, ad esempio, alla pagina sul 25 aprile a Bologna e all’80º anniversario della caduta del fascismo. Ho trattato il tema anche in relazione all’architettura: ne ho parlato scrivendo del liceo Righi o della sede di Ingegneria, dove l’impronta del regime è ancora visibile.

    Aggiungo un’ulteriore precisazione: credo sia più interessante inserire il tema del controllo dei manicomi durante il ventennio in un discorso più ampio, che riguarda l’intero sistema psichiatrico nazionale.

    Questo spazio è aperto al confronto, ma non alle lezioni anonime né alle pretese.
    Se ci sono critiche da fare, credo sia giusto firmarsi e argomentare con rispetto.
    Dietro ogni articolo c’è una persona che lavora con serietà: questo dovrebbe essere il minimo da riconoscere, prima di puntare il dito.

    RispondiElimina