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giovedì 23 settembre 2021

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE STAVA 1985

 piazza Sgorigrad, 2
 STAVA - frazione di TESERO (TN)


Stava è una frazione di Tesero, dal quale dista circa 3 km a nord.


Prende il nome dal rio Stava che la attraversa interamente; è una piccola località turistica segnata profondamente da una tragedia immane:
il Disastro della Val di Stava. 


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Un enorme colata di fango e detriti precipitò dal bacino di decantazione della miniera di Prestavel il 19 luglio 1985, distruggendo Stava quasi interamente. 

Sono rimasti intatti solo gli edifici che si trovavano più in alto e lateralmente dal fondovalle. 

Si è salvata la Chiesetta della Palanca. 


DISASTRO DELLA VAL DI STAVA E CENTRO DI DOCUMENTAZIONE STAVA 1985

Dal 1985 è presente il Centro di Documentazione Stava, creato dalla Fondazione Stava 1985, la quale è composta dai familiari delle vittime. 

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Il luogo in cui si trova è Piazza Sgorigrad, così intitolata per sottolineare la fratellanza fra la comunità di Tesero/Stava e la comunità di Vratza/Sgorigrad colpite da analoghe sciagure.
A Sgorigrad, in Bulgaria, crollò nel 1966 un bacino di decantazione a servizio di miniera.
La piazza di Sgorigrad è intitolata a "piazza Tesero".



Il centro di documentazione si propone di mantenere viva la memoria, ma non fine a se stessa, quella memoria che può servire affinché non si ripetano avvenimenti simili, prevedibili ed evitabili, cosicché non siano morti invano 268 uomini, donne e bambini. 

La visita inizia con la proiezione della docu-fiction "Stava 19 luglio" per la regia di Gabriele Cippollitti. 
Attraverso la gita di un gruppo di ragazzi ai Monti Cornacci, che sovrastano Stava e Tesero, vengono ricostruiti gli avvenimenti: la crescita della discarica, il crollo e la colata di fango. 



Nelle bacheche del centro di documentazione sono esposti gli attrezzi di lavoro della miniera e la fluorite, il minerale estratto dalla miniera del Monte Prestavel. 

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Come molti minerali la fluorite non viene estratta allo stato puro.

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In alto a sinistra la fluorite;
a destra sezione lucidata di filone fluorite con galena;
in basso fluorite massiva con galena.
Miniera di Prestavel, Collezione MUSE (Trento).




La fluorite è utilizzata in vari modi: per la produzione dell’alluminio, nell’industria della ceramica e del vetro, nella preparazione dell’acido fluoridrico da cui si estrae il fluoro per i dentifrici, in ottica per alcune lenti di qualità.

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La separazione dalle rocce inutilizzabili avviene mediante due sistemi:
1-il metodo gravimetrico, con scarti che possono essere smaltiti senza problemi sottoforma di ghiaietto, non richiede l’uso di acqua e si ottiene fluorite pura al 75-85%, utile per l’industria siderurgica.

2-il sistema della flottazione, che permette una maggiore concentrazione e fornisce fluorite pura al 97-98%, adatto agli impieghi dell’industria chimica.
Per questo sistema viene utilizzata una grande quantità di acqua con l’aggiunta di schiumogeni; gli scarti, sotto forma di fango molto liquido e inquinante, sono depositati in una discarica per decantare, il cosiddetto bacino di decantazione.


LE DISCARICHE: I bacini di decantazione di residui minerari.

È il sistema della flottazione quello di cui si serviva la miniera di Prestavel, nella località Pozzole, situata nella parte alta della valle al di sopra dell’abitato di Stava. 
Questi fanghi, consolidati dopo la decantazione, rimanevano immagazzinati in vasche. 
Per contenerli venne costruito un argine in sabbia, con una funzione di contenimento molto modesta in relazione ai fanghi consolidati. 

I bacini di decantazione della miniera di Prestavel nel 1980 - ©Fondazione Stava



Nei bacini di decantazione della miniera di Prestavel fu adottato, per l’accrescimento degli argini di fango, il metodo a monte, il meno idoneo per la stabilità, che peggiora via via che aumenta la sua altezza, perché l’argine viene ad appoggiare su fanghi all’interno del bacino in gran parte non ancora consolidati.

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I bacini di decantazione nel luglio 1983.





LE CAUSE DEL CROLLO 

1-I fanghi depositati non erano consolidati :
per via della natura acquitrinosa del terreno che non consentiva la decantazione dei fanghi; per l’errata costruzione dell’argine del bacino superiore che non consentiva un adeguato drenaggio al piede; per la costruzione del bacino superiore a ridosso del bacino inferiore. 

2-L’altezza e la pendenza eccessive. 

3-La decisione di accrescere l’argine con il sistema a monte, il più rapido è il più economico ma anche il più insicuro.

4-L’errata collocazione delle tubazioni di sfioro delle acque di decantazione sul fondo dei bacini e attraverso gli argini.

I responsabili avrebbero potuto prevedere il crollo con l’uso dell’ordinaria perizia.
In oltre vent’anni le discariche non furono mai sottoposte a serie verifiche di stabilità da parte delle società concessionarie o a controlli da parte degli uffici pubblici competenti.




IL DISASTRO 

Alle ore 12. 22’ 55” del 19 luglio 1985 cede l’arginatura del bacino superiore che crolla sul bacino inferiore che a sua volta crolla.

180 mila m³ di acqua e fango fuoriescono dalle discariche.


La frana viaggia attorno ai 90 km/h, distrugge alberghi, case, capannoni, ponti, e centinaia di alberi sradicati su un’area complessiva enorme.

Alla massa fangosa di 180 mila m³, composta da sabbia, lime e acqua, che ha ricoperto un’area di 435.000 m² e una lunghezza di 4,2 km, si è aggiunta la massa di 40-50.000 m³ dei processi erosivi, composta dalla distruzione degli edifici e dallo sradicamento di centinaia di alberi.


La frana si ferma alla confluenza fra il rio Stava e il torrente Avisio, in coincidenza con i due ponti di Tesero, danneggiando quello più antico. 


Via Mulini, a Tesero, che fiancheggiava il torrente Stava, venne letteralmente rasa al suolo.

Le case, le segherie e i mulini sono stati ricostruiti altrove mentre l’albergo Dolomiti non è stato ricostruito.

Oggi via Mulini è la strada di circonvallazione di Tesero, mentre dell’antica via rimane solo il breve tratto adiacente ai ponti.


I soccorsi furono immediati, parteciparono oltre 18.000 uomini di cui oltre 8.000 vigili del fuoco volontari del Trentino e 4.000 militari del corpo degli alpini.


268 morti, dei quali 71 di morte presunta in quanto le salme non poterono essere riconosciute. 
Le salme non riconosciute riposano nel Cimitero delle Vittime della Val di Stava, adiacente alla Chiesa di San Leonardo a Tesero. 
Nel cimitero si trova anche il "Monumento alle Vittime", 
riproposto al Centro di Documentazione come modello, opera dell’artista locale Felix Deflorian. 

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L’INCHIESTA E LE CONDANNE 

La commissione d’inchiesta del tribunale di Trento ha accertato che "l’impianto è crollato essenzialmente perché è progettato, costruito, e gestito in modo da non offrire poi margini di sicurezza che la società civile si attende da opere che possono mettere a repentaglio l’esistenza di intere comunità umane.
L’argine superiore era statisticamente al limite.
Non poteva che crollare alla minima modifica delle sue precarie condizioni di equilibrio". 

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Il processo si concluse l’8 luglio 1988 con la condanna di 10 imputati giudicati colpevoli di disastro colposo e omicidio colposo plurimo.

Il procedimento penale si è concluso dopo altri 4 gradi di giudizio con la seconda sentenza della Corte di Cassazione, il 22 giugno 1992, che ha confermato le condanne pronunciate in primo grado.

Il banco degli imputati - ©Fondazione Stava




Le pene di reclusione sono state ridotte e condonate nel corso dei vari gradi di giudizio e nessuno dei condannati a scontato la pena detentiva.

Le società che avevano a quel tempo in concessione la miniera di Prestavel o intervennero nelle scelte della discarica furono: Montedison, Imeg, Snam, Prealpi mineraria, la provincia autonoma di Trento.

Le stesse, in percentuali diverse, risarcirono del danno di 739 danneggiati per complessivi oltre 132 milioni di euro. 
La Prealpi Mineraria, nel frattempo fallita, non ha versato alcuna somma ai danneggiati.

Al di là delle azioni e omissioni penali, i comportamenti dei responsabili, che hanno anteposto alla sicurezza dei terzi la redditività economica degli impianti, sono stati ignobili, spregevoli e vili.

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ESCURSIONE SUL MONTE PRESTAVEL 

Il "Percorso della Memoria", sul Sentiero Stava 1985, attraversa i boschi della Val di Stava e del Monte Prestavel, sui luoghi dell’ex miniera e delle discariche crollate il 19 luglio. 

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Può essere percorso in autonomia o con la guida in diverse lingue, disponibile presso il Centro Stava 1985.

Con partenza dal Centro, 1,5 km fino alla località Pozzole e l’area dei bacini di decantazione.

Ulteriori 2,5 km portano all’imbocco di una delle gallerie della miniera e poi al punto panoramico dal quale si rientra a Stava. 

In totale 3-4 ore di facile camminata.

Attualmente vi sono lavori boschivi in corso per ripristinare l’area dopo la tempesta Vaia del 2018, meglio consultare la pagina delle mappe della Fondazione Stava, continuamente aggiornata.




Per analogia nel Centro vengono descritti in sintesi la catastrofe del Vajont 1963 e i disastri del Cermis 1976 e 1998. 

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Quello del 19 luglio 1985 in Val di Stava è uno dei più gravi disastri al mondo dovuti al crollo di discariche a servizio di miniere.

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Ho il vago ricordo dei miei vent’anni, quando ascoltavo dal telegiornale la notizia del disastro, mio padre e mia madre commentavano; negli anni '70 avevamo fatto per anni le vacanze in Val di Fassa e da Tesero ci si passava per forza, non esisteva la strada di fondovalle.

Quel vago ricordo è diventato di "oggi", perché la visita al Centro di Documentazione ha fatto sì che non andasse a morire quel ricordo. 

Ho approfondito, ho cercato, ho capito:
la costruzione, le cause del crollo, il disastro, l’inchiesta, quel rinforzo mancato, quella stabilità impossibile dei bacini di decantazione, dovuto agli sbagli e ai crimini dei responsabili del disastro di Stava.

A 36 anni di distanza comprendo meglio, consolido il ricordo e provo a comunicarlo.

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Il Centro di Documentazione Stava 1985 è aperto:
.tutto l'anno il giovedì e la domenica 
ore 15-18
.dal 15 giugno al 15 settembre tutti i giorni
ore 15-18
.in luglio e agosto anche al mattino 
ore 10-12

L'entrata è libera ma è gradita un'offerta per l'impegno dei volontari.


TESERO

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Bibliografia:
-brochure "Stava 1985, la Fondazione".


Sitografia:






lunedì 20 settembre 2021

TESERO

 Val di Fiemme (Trento)



Tesero_




Tesero si può raggiungere dall’autostrada A22: uscita ad Ora e poi statale 48 delle Dolomiti in direzione Cavalese.

Il centro abitato di Tesero si trova racchiuso tra le catene montuose del Latemar (è ai piedi dei Monti Cornacci) e del Lagorai, e occupa le rive del torrente rio Stava.


Tesero_MAPPATURA_Monica_Galeotti
©google earth - ©Mappatura Monica Galeotti




LE TRADIZIONI 

Tesero è considerato il paese dell'artigianato trentino, soprannominato "il paese degli artisti".
Gli abitanti hanno la capacità di tramandare nei secoli le loro tradizioni.

Tesero_




Nel settore dell’artigianato è diffusa la lavorazione del legno finalizzata alla produzione di mobili tradizionali e la realizzazione di sculture (unita all'attività di intaglio) esportate in molte parti d'Italia e del mondo.

La vicina ↝ Foresta di Paneveggio, definita Foresta dei Violini, famosa per la qualità del legno dei suoi abeti rossi, dona a Tesero una tradizione legata alla produzione di strumenti musicali di altissimo livello, mantenuta da alcuni artigiani locali. 

Durante le festività natalizie la tradizione del presepio è sentita da secoli. 
Si è creato l’evento "Tesero e i suoi presepi" e dai cortili e dalle finestre spuntano i presepi artigianali realizzati da artigiani locali o cittadini. 

Nella piazza Cesare Battisti per tradizione viene collocato un presepio a grandezza naturale, mentre una collezione sul tema è conservata nel museo di Casa Jellici.



Alla scoperta
Amo scoprire gli antichi borghi e ho visitato il centro, ricco di dimore storiche e la sua parrocchiale. 


CHIESA DI SANT’ELISEO

La chiesa risale al XII secolo, venne consacrata nel 1134, anche se oggi si distingue per lo stile gotico, perché è stata rimaneggiata e in parte ricostruita nel tempo.
È intitolata a Sant’Eliseo, profeta ebraico la cui vicenda è narrata nella Bibbia, rappresentato su una parete esterna.
È considerato uomo saggio e profeta anche dalla religione islamica, presso la quale è chiamato El-Yasa.

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Gli interni. 

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La chiesetta sussidiaria posta a fianco è intitolata a San Rocco e risale al XVI secolo. 
Fu eretta per onorare un voto della popolazione espresso durante l'epidemia di peste che colpì la zona nel 1515, e la solenne consacrazione venne celebrata nel 1538.
San Rocco era il santo più invocato dal Medioevo in poi, come protettore del flagello della peste. 

Preziosa è la decorazione ad affreschi sia della facciata che del presbiterio.

La facciata è a capanna, completamente affrescata con una tettoia anteriore a protezione.

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L'affresco più celebre che orna la facciata è il Cristo della Domenica, realizzato nel 1557.
È un soggetto dell'iconografia cristiana presente dalla metà del Trececento agli inizi del Cinquecento, una raffigurazione che voleva ammonire i credenti sul lavoro domenicale. La domenica doveva essere il giorno dedicato allo spirito, alla preghiera, perchè anche Dio si riposò il settimo giorno.
L'iconografia è molto semplice, perchè doveva essere compresa facilmente: Cristo è raffigurato nudo con il solo perizoma e intorno a lui gli atti che il credente non doveva compiere e attrezzi che non poteva usare nel giorno del Signore.

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La sala interna è semplice, ad aula, ed il presbiterio, rialzato, è coperto da una volta affrescata.

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Attiguo il piccolo cimitero che guarda il Lagorai.

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L’ABITATO

Tesero ha mantenuto in gran parte la sua struttura medievale, quindi il suo centro mostra case con molte strutture in legno, con ballatoi disposti anche in due o tre ordini, tetti a due spioventi con coperture in scandole (tecnica antichissima che utilizza assi e scaglie di legno), androni che nascondono ancora vecchi attrezzi e cataste di legna. 

Sono riconducibili ad un canone abitativo di carattere unifamiliare, con la stalla al piano terreno e abitazione con fienile ai piani superiori.

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Nella Piazzetta dei "Piferi" una delle poche fontane del paese. È del 1930 e testimonia l'intervento del regime fascista che impose per le fontane modifiche sostanziali:
i lavatoi e le colonnine verticali in legno furono sostituite con il cemento.

Sullo sfondo un bellissimo fabbricato che conserva le caratteristiche costruttive di un tempo.

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Il sottotetto è originale e il ballatoio possiede elementi del parapetto (stèle de pontì) tipici di queste zone.
Il motivo decorativo dato dalle assi intagliate dà leggerezza al parapetto permettendo anche l'asciugatura del fieno.

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Una bellissima casa con "Madonna con bambino e santi", secolo XVIII e meridiana del 1705.

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Piazza Cesare Battisti
Sulla piazza principale si affacciano i due edifici più importanti: il Municipio e Casa Jellici. 



Il Municipio dalla piazza.

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Il Municipio dalla strada statale: sullo sfondo i Cornacci.

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Casa Jellici
Casa Jellici, la cui entrata si trova su via Benesìn, è una dimora storica rustica signorile, presenza documentata già nel 1503.
Dal 2001 ospita un museo, mostre ed eventi culturali.

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Piazzetta Benesìn

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Qui sono presenti due corti; quella di sinistra, dei Sperandii, offre uno scorcio su una rampa (ponte de tabià) di accesso ancora originale.
I tabià sono i fienili in legno che un tempo venivano utilizzati per il bestiame e il fieno.

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STAVA
3 km a nord di Tesero si trova la frazione di Stava, colpita, il 19 luglio 1985, da un disastro immane: l'argine del bacino di decantazione di una miniera crollò e un'enorme colata di fango calò sull'abitato di Stava. 

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Per mantenerne la memoria è stato creato il 



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Bibliografia:
-cartigli del percorso a tappe nelle vie di Tesero

Sitografia: