lunedì 11 giugno 2018

MUSEI VATICANI

seconda parte



GALLERIA DEI CANDELABRI

Anche questa galleria trabocca di sculture classiche, per la maggior parte candelabri in marmo finemente scolpiti.

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GALLERIA DEGLI ARAZZI

I dieci bellissimi arazzi sono disegnati da Raffaello e tessuti a Bruxelles nel laboratorio di Pieter van Aelst. Sono di ordito in lana, trama di lana, seta e argento dorato.
Le finestre della galleria sono schermate da corpose tende perchè la luce del sole non danneggi i capolavori.
Gli arazzi ricoprivano il registro più basso della Cappella Sistina, quello con i finti tendaggi.

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Spiccano gli arazzi con storie del Vangelo:
"Adorazione dei Pastori", colti nell'atto di rendere omaggio al Bambino Gesù.

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"Adorazione dei Magi", dove in primo piano vi è la Sacra Famiglia, e il Bambino Gesù viene adorato dai Re Magi.

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"La Resurrezione", dove Cristo, uscito dal sepolcro, sconvolge e mette in fuga i centurioni romani.

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Una seconda serie di nove arazzi venne commissionata dal Cardinale Ercole Gonzaga che lasciò in eredità al duca di Mantova Guglielmo Gonzaga. Attualmente si trovano 



GALLERIA DELLE CARTE GEOGRAFICHE

Vi sono enormi carte topografiche create nel periodo 1580/83 per Papa Gregorio XIII, su indicazioni di Ignazio Danti, uno dei maggiori cartografi dell'epoca.

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SALA SOBIESKI

A seguire la sala che prende il nome dalla grande tela del XIX secolo, che rappresenta la vittoria sui turchi da parte del re polacco Giovanni III Sobieski nel 1683, la Battaglia di Vienna.
Vittoria strategicamente decisiva della coalizione cristiana.

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SALA DELL'IMMACOLATA

Questa grande sala, adiacente alle Stanze di Raffaello, è la celebrazione in affreschi voluta da Pio IX a seguito della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione, nel 1854.
Il pittore è Francesco Podesti.
La scena principale della sala è la "Proclamazione del dogma", ambientata nella Basilica di San Pietro.
Podesti si ispira palesemente a Raffaello.

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STANZE DI RAFFAELLO (1508-1524)

Le stanze di Raffaello costituivano l'appartamento privato di Papa Giulio II, il quale commissionò l'affrescatura nel 1508 al pittore, che all'epoca era 25enne e poco noto.

Le Stanze sono quattro:
1 - Sala di Costantino
2 - Stanza dell'Eliodoro
3 - Stanza della Segnatura
4 - Stanza dell'Incendio di Borgo.

Nei Musei Vaticani le Stanze sono seconde solo alla Cappella Sistina.


1 - La Sala di Costantino (sala dei ricevimenti)
Terminata da Giulio Romano nel 1525, cinque anni dopo la morte di Raffaello, la sala doveva celebrare il trionfo del Cristianesimo contro il Paganesimo.
L'affresco che maggiormente lo evidenzia è "La Battaglia di Costantino contro Massenzio", (purtroppo coperto per restauro al momento della mia visita) in cui Costantino, difensore del Cristianesimo, sconfigge il suo rivale nella battaglia di Ponte Milvio.

Nell'unica parete visibile di questa sala, l'affresco "Donazione di Roma", vede l'imperatore Costantino inginocchiato davanti a Papa Silvestro nell'atto di offrire la città di Roma. 
L'episodio documenta l'interno dell'antica Basilica di San Pietro, oggi scomparsa.

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2 - Stanza di Eliodoro (sala d'aspetto)
Prende il nome dal dipinto sulla parete principale sulla destra:
"Cacciata d'Eliodoro" (1512), il quale mostra l'uccisione di Eliodoro mentre scappa dal Tempio di Gerusalemme con le sue razzie.
In realtà è un dipinto allegorico e allude alla vittoria militare di Giulio II sulle potenze straniere.

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Ancora a destra si trova la "Messa di Bolsena" (1512), che mostra Giulio II nell'atto di benedire l'ostia consacrata del miracolo avvenuto a Bolsena nel XIII secolo che diede origine alla celebrazione del Corpus Domini.

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Nella terza parete "Incontro di Leone Magno con Attila" (1514). Secondo la leggenda i santi San Pietro e Paolo, comparsi miracolosamente e armati di spada, fecero desistere Attila a invadere l'Italia. Raffaello ambienta il fatto a Roma, identificata dal Colosseo sullo sfondo, anche se in realtà il fatto storico avvenne nei pressi di Mantova.

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Nella quarta parete la "Liberazione di San Pietro" (1514) che mostra San Pietro fatto uscire di prigione da un angelo mentre le guardie dormono.
In realtà allude all'imprigionamento di Papa Leone II dopo la battaglia di Ravenna.
Interessante notare come Raffaello celebra la luce divina dell'angelo, e la mette a confronto con quella dell'alba, della luna, della fiaccola e persino dalla luce naturale che entra dalla finestra sottostante. 

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3 - Stanza della Segnatura (lo studio)
Questa stanza contiene i più famosi affreschi di Raffaello e prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, detto segnatura gratiae et iustitiae, che si riuniva qui nel XVI secolo ed era presieduto dal pontefice.

Vi sono affrescate le tre massime categorie dello spirito umano:
 il Vero, il Bene e il Bello.
È la prima volta che l'arte riproduce il "pensiero".

Nelle prossime due fotografie i massimi capolavori, dove Raffaello dipinge ciò che corrisponde al Vero.
"La Disputa del SS. Sacramento" (o la Teologia), 1509, è il Vero soprannaturale, che vede il trionfo della religione.

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"La Scuola di Atene" (o la Filosofia), 1511, è il Vero razionale.
In una grandiosa architettura rinascimentale, ispirata alle antiche basiliche (il motivo delle grandi arcate sembra infatti recuperato dalla Basilica di Massenzio), si muovono i più celebri filosofi dell'antichità, alcuni facilmente riconoscibili:
al centro Platone che punta un dito verso l'alto (con il volto di Leonardo da Vinci)
 a fianco di Aristotele che ha in mano "L'Etica".
Appoggiato al blocco di marmo intento a scrivere su un foglio è la figura del filosofo pessimista Eraclito che ha il volto di Michelangelo, impegnato all'epoca a dipingere la Cappella Sistina.
In basso a destra Euclide è chinato a disegnare con un compasso e rappresenterebbe Bramante.
Sempre nell'angolo in basso a destra, la seconda figura con il berretto nero è un autoritratto di Raffaello.

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Una curiosità: le copertine degli album "Use your illusion" I e II dei Guns N' Roses, illustrano due personaggi tratti da questo dipinto, opera dell'artista estone-americano Mark Kostabi.





4 - Stanza dell'Incendio di Borgo (sala da Pranzo)
In questa stanza l'opera più famosa è "L'incendio di Borgo" (1514), il quartiere antistante la Basilica di San Pietro, che ritrae Leone IV mentre estingue l'incendio facendo il segno della croce, salvando così la chiesa e il popolo.
Il soffitto fu dipinto dal Perugino, maestro di Raffaello.

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APPARTAMENTO BORGIA

Dopo le Stanze di Raffaello il percorso prosegue con l'appartamento di colui che, chiamandosi Rodrigo de Borja y Doms perchè spagnolo, italianizzato in Borgia, diventò Papa Alessandro VI.

Le sei sale che lo compongono ospitano parte della Collezione di Arte Contemporanea, inaugurata da Paolo VI nel 1973.

La decorazione pittorica, che interessa le volte e le lunette, venne affidata al pittore umbro Bernardino di Betto, meglio noto come Pinturicchio.


Sala delle Sibille nella torre Borgia
Le figure femminili che danno il nome alla sala, si stagliano nel fondo azzurro, alternandosi in coppia con profeti, con cartigli svolazzanti in mano.

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Sala dei Santi
I grandi affreschi che illustrano episodi relativi alla vita di santi, da cui si denomina la sala, sono riconosciuti dalla critica come il capolavoro del Pinturicchio.

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Collezione di Arte Contemporanea
(arte religiosa moderna)
Nata dal desiderio di Paolo VI di ripristinare il dialogo fra Chiesa e cultura contemporanea, la collezione oggi conta circa 8.000 opere.
L'itinerario si snoda dall'Appartamento Borgia fino alla Cappella Sistina e offre una ricca panoramica di nomi importanti.

Musei-Vaticani-Collezione-Arte-Contemporanea






"Il Grido (medio)", bronzo, Marino Marini, 1962.
La serie dei gridi rappresenta l'evoluzione cui l'artista sottopone il cavaliere a cavallo: l'uomo disarcionato.

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"Il Colosseo", olio su tela, Renato Guttuso, 1972.

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"Pietà", olio su tela, Vincent Van Gogh, 1889.
Van Gogh dipinge questa pietà ispirato dalla Pietà di Delacroix.
Un'altra versione si trova al Museo van Gogh di Amsterdam.

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A Matisse è dedicata un'intera sala, che ospita il nucleo di opere relative alla fase progettuale delle tre monumentali vetrate policrome della ↦ Cappella Vence in Provenza, donate dal figlio dell'artista.

Musei-Vaticani-Collezione-Arte-Contemporanea






"Il Sogno di Giacobbe", sanguigna, carboncino e acquerello su carta, Marc Chagall, 1977.

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"Natura Morta", olio su tela, Giorgio Morandi, 1943.

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"Mostro molle in un paesaggio angelico", olio su tela, Salvator Dalì, 1977.

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"Crocifisso", olio su tela, Salvator Dalì, 1954.

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"L'Annuncio (La Trinità)", olio su tela, Salvator Dalì, 1960.
Studio preparatorio per The Ecumenical Council, il dipinto di grandi dimensioni conservato al Salvador Dalì Museum in Florida.
Prende in esame le figure della Vergine, del Cristo e dell'Arcangelo Gabriele.

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"Abbraccio di Papa Giovanni Paolo II con il Cardinal Wyszynski", olio su tela, Pedro Cano, 1980.

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"Viaggio verso il Concilio Vaticano", olio su tela, Fernando Botero, 1972.

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"Quattro Generazioni", olio su tela, Will Barnet, 1984.

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CAPPELLA SISTINA

I tanti visitatori che entrano nei Musei Vaticani possono perdersi qualcosa, data la vastità del complesso, ma nessuno di loro si perde la Cappella Sistina, famosa in tutto il mondo.

Fu costruita da Papa Sisto IV e consacrata nel 1483.
E' un grande parallelepipedo con il soffitto a botte: 
40,2 m. la lunghezza
13,4 m. la larghezza
20,7 l'altezza.
Le stesse dimensioni del Tempio di Salomone a Gerusalemme, indicate nel Vecchio Testamento.

E' la cappella privata dei Papi e ospita i conclavi per la loro elezione.
Una elegante transenna marmorea divide la cappella  in due parti diseguali.

All'interno non è possibile fotografare, le dieci foto a seguire sono del sito ufficiale dei Musei Vaticani.

Musei-Vaticani-Cappella-Sistina
©museivaticani.va



Nella prima metà del '500 arriva Michelangelo a dipingere i suoi capolavori, quando Giulio II gli propose l'incarico di dipingere la volta, e già le pareti erano affrescate dai migliori artisti rinascimentali e il soffitto era un cielo blu con stelle dorate.

La Cappella Sistina fu la sfida maggiore che Michelangelo dovette affrontare nella sua carriera: dipingere gli 8.000 mq del soffitto a volta a un'altezza di 20 metri dal suolo.

L'artista detestava la pittura, ritenendola inferiore rispetto alla scultura, per questo motivo quando Giulio II gli commissionò l'opera Michelangelo ne soffrì terribilmente, tanto da esprimere la sua amarezza nelle sue lettere:
"Non è questa la mia professione. Perdo il mio tempo senza risultato. Che Dio m'assista!"
La cosa stupefacente è che un artista che non amava la pittura come Michelangelo abbia raggiunto la gloria universale proprio grazie a questa arte.
Ecco perchè i suoi dipinti sono di grande respiro ad imitazione della sua scultura.

Dipinge la GENESI sul soffitto fra il 1508 e il 1512, e il GIUDIZIO UNIVERSALE sulla parete di fondo più di vent'anni dopo.

Musei-Vaticani-Cappella-Sistina
La Genesi - ©museivaticani.va



Al centro del soffitto si vedono 9 scene, fra le quali senza dubbio l'immagine più famosa è quella della 
"Creazione di Adamo":
Dio tende l'indice verso Adamo infondendogli la vita.
Il manto rosso di Dio racchiude un gruppo di persone che rappresentano le generazioni a venire.

Musei-Vaticani-Cappella-Sistina
©museivaticani.va



Un'altra scena famosissima è quella del "Peccato Originale e Cacciata dal Paradiso Terrestre", dove Adamo ed Eva vengono rappresentati a sinistra nell'atto di assaggiare il frutto proibito; Satana è raffigurato come un serpente dal corpo di donna avvinghiato al tronco di un albero.
A destra, Adamo ed Eva vengono cacciati dal Giardino dell'Eden dall'Angelo del Signore vestito di rosso, che brandisce una spada.

Musei-Vaticani-Cappella-Sistina
©museivaticani.va



Ai lati delle storie principali sono raffigurati gli Ignudi, venti uomini nudi dal fisico atletico che diedero scandalo quando vennero mostrati per la prima volta.
Ancora oggi gli storici dell'arte si chiedono cosa rappresentino, alcuni dicono angeli senza ali, altri pensano si tratti dell'incarnazione michelangiolesca dell'uomo ideale neoplatonico, o compagni del pittore.
Non vi è altra ragione che giustifichi la loro presenza se non quella di dar piacere all'artista che testimonia la loro bellezza ambigua.

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©museivaticani.va





Michelangelo_ignudo
Michelangelo, Ignudo (©Wikipedia)


L'opera della Genesi fu conclusa nell'ottobre del 1512 e quattro mesi più tardi Giulio II morì.
Colui che aveva punito Michelangelo obbligandolo a dipingere invece che a scolpire, fu punito a sua volta non potendo godere del capolavoro che aveva commissionato.




IL GIUDIZIO UNIVERSALE

A più di vent'anni di distanza e 61 anni di età Michelangelo si assume un secondo periodo di lavoro commissionato da Papa Clemente VII e, alla sua morte, confermato da Paolo III.
Si trattava di ultimare la decorazione della Sistina e di sostituire i dipinti del Perugino che coprivano il muro sopra l'altare.
Il progetto non dispiaceva certo a Michelangelo, che detestava Perugino e lo considerava "uno stupido".
Lavorerà al Giudizio per cinque anni, dal 1536 al 1541, senza lasciarsi fermare da nulla, nemmeno da una caduta dall'impalcatura che gli provocherà una ferita piuttosto grave alla gamba.

Nasce così il Giudizio Universale, un affresco con 391 corpi, che copre il muro sopra l'altare, capolavoro del maestro.
Nel 1541 però, quando l'affresco fu mostrato, i corpi perlopiù nudi fecero gridare allo scandalo.
Nel 1564 nel Concilio di Trento le autorità ecclesiastiche ordinarono che i nudi fossero coperti.
Il compito fu affidato a Daniele da Volterra, uno degli studenti di Michelangelo, che aggiunse foglie di fico e tessuti svolazzanti, guadagnandosi il soprannome di Braghettone.

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©museivaticani.va




La composizione vede la figura di Cristo centrale, un'immagine antitradizionale del Cristo giudice, raffigurato con i lineamenti dell'Apollo del Belvedere e intorno lui, in una sorta di vortice, le anime dei defunti che escono dalle loro tombe per affrontare il giudizio divino:
i salvati vengono fatti salire in cielo, mentre i dannati sono buttati all'inferno.

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©museivaticani.va




Nel dettaglio alcune curiosità:
nell'angolo in basso a destra la figura con un serpente intorno è Minosse, giudice del mondo degli inferi, cui Michelangelo ha dato il volto di Biagio da Cesena, cerimoniere del Papa e uno dei più acerrimi critici dell'artista:
"Era stato disdicevole dipingere in un luogo così rispettabile un tal numero di nudi che mostravano senza pudore le loro parti intime, che quella non era un'opera adatta a una cappella papale ma a delle terme o a un luogo di perdizione".

A osservare bene, Biagio-Minosse ha le orecchie d'asino e il serpente gli sta addentando i genitali.

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©museivaticani.va




La possente figura sotto il Cristo rappresenta San Bartolomeo che regge nella mano sinistra la sua pelle.
Si pensa che il volto dipinto sulla pelle sia l'autoritratto di Michelangelo.

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©museivaticani.va




"Ciò che il Giudizio illustra in verità è il naufragio di una civiltà, di un'umanità tormentata e straziata che ha visto crollare le sue certezze intellettuali e morali e che, nello scompiglio della fine dei tempi, attende nel terrore il compimento della promessa di resurrezione dei giusti sotto l'egida del Cristo, Giudice e Redentore" (Pier Luigi de Vecchi).

Una considerazione curiosa e divertente al tempo stesso: 
nel Giudizio Universale si nota la grande quantità di blu oltremare. All'epoca il colore si ricavava dai lapislazzuli ed era quindi molto caro.
Visto che a pagare il costo dei colori era il pontefice, Michelangelo ne fece un uso generoso.
Al contrario, negli affreschi della Genesi ne utilizzò una minima quantità, in quanto all'epoca il costo dei materiali era a suo carico.

Se si riuscirà ad osservare altro, vi sono superbi affreschi a sinistra e a destra del Giudizio Universale, di grandi maestri rinascimentali: Botticelli, il Ghirlandaio, il Pinturicchio, il Perugino e Luca Signorelli.
Illustrano episodi della vita di Mosè e di Cristo.

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©museivaticani.va




Per congedarci dalla Cappella Sistina sono necessarie alcune considerazioni: 
questi affreschi scatenarono polemiche perchè i nudi maschili non erano, e non sono tutt'ora, ritenuti soggetti appropriati per edifici di culto.
Quindi possiamo affermare che le polemiche hanno dato alla Cappella Sistina una fama inesauribile?
Perchè, come diceva Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray: "Nel bene o nel male, purchè se ne parli"?
Sicuramente questo è un fatto, ma Michelangelo è collegato ad una serie di opere che lo hanno consegnato alla storia dell'arte: il David, la Pietà del Vaticano, la Cupola di San Pietro.
Opere conosciute in tutto il mondo e considerate tra i più importanti lavori dell'arte occidentale.

Il ciclo di affreschi nella Cappella Sistina sono traguardi insuperabili dell'ingegno creativo.
Sin dalla sua inaugurazione si ebbero visitatori provenienti non solo da tutta Italia ma anche dall'estero. Nugoli di artisti italiani, fiamminghi, francesi e tedeschi si accalcarono senza sosta nella Cappella Sistina copiando senza alcuna vergogna parti dell'affresco.
La fama di Michelangelo divenne universale e prosegue fino ai nostri giorni.


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La Cappella Sistina si trova, come già scritto, nel luogo più distante dall'entrata dei Musei, quindi di ritorno verso l'uscita incontro gli ultimi due punti, più che interessanti:

1 - La Sala delle Nozze Aldobrandine
Vi sono affreschi di età romana e, il più bello, che dà il nome alla sala, è di età augustea, rinvenuto sull'Esquilino presso una chiesa scomparsa: una scena nuziale di genere.

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2 - La Biblioteca Vaticana
Contiene più di un milione e mezzo di volumi, manoscritti miniati, le prime opere a stampa, disegni e monete.
Non è possibile accedere in quanto sono ammessi solo docenti e ricercatori universitari.
E' però possibile immaginarla osservandola dalla porta di accesso chiusa.

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La grande e bellissima Scala Elicoidale di Giuseppe Momo mi porta all'uscita.
La scala fu inaugurata nel 1932 ed è un capolavoro di architettura, simmetria ed eleganza.
Giuseppe Momo contribuì con numerose opere alla trasformazione architettonica della Città del Vaticano all'indomani dei Patti Lateranensi.

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Anche l'antico portale d'ingresso è di Giuseppe Momo.
Sopra il portale c'è lo stemma di Papa Pio XI fiancheggiato dalle statue di Raffaello e di Michelangelo, opere di Pietro Melandri.
Da qui un tempo si entrava e si saliva lo scalone elicoidale, oggi il percorso è inverso: l'entrata è sulla sinistra e da qui si esce.

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I Musei Vaticani, un viaggio nell'arte, a tratti sfibrante, ma fondamentale, indispensabile, per comprendere cosa sia stato e cosa è tutt'ora il potere papale. 
Un'esperienza che non si dimentica.



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                                                                    ↪ gli altri Itinerari su Roma




Bibliografia:
-Bell'Italia Vaticano, num. 44, novembre 1999, Editoriale Giorgio Mondadori
-La grande storia dell'arte, vol. 16. Arte Etrusca, ed. Scala Group, Gruppo Editoriale l'Espresso
-La grande storia dell'arte, vol. 15. Arte Greca,  ed. Scala Group, Gruppo Editoriale l'Espresso
-Gilles Lambert, Caravaggio, ed. Gruppo Editoriale l'Espresso
-Gilles Néret, Michelangelo, ed. Gruppo Editoriale l'Espresso

Sitografia:




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