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giovedì 13 agosto 2026

ESCURSIONE AL LAGO DI CAREZZA lungo il sentiero forestale Temblweg

Obereggen, Nova Ponente (BZ)


Un’escursione facile attraverso i boschi della Val d’Ega, lungo la strada forestale Temblweg, fino al Lago di Carezza e alla radura del Lago di Mezzo, con splendide vedute sul Latemar e sul Catinaccio.


Lago di Carezza ai piedi del Latemar, incorniciato dalle sue cime dolomitiche


COME ARRIVARE AL PUNTO DI PARTENZA DELL'ESCURSIONE

Mi trovo in Val d’Ega e il punto di partenza si trova oltre le case di Obereggen.

Supero la funivia della frazione San Floriano, fino a notare sulla destra una strada sterrata che sale e presenta un’indicazione per Hotel Bewaller.

La imbocco e, prima di raggiungere l’hotel, trovo il piccolo parcheggio dedicato all’escursione, dove lascio l’auto.


Mappa Google Earth del percorso in auto da Oberregen al lago di Carezza
Percorso in auto da Oberregen al parcheggio dell’escursione.
Elaborazione dell’autrice.


Parcheggio all'inizio dell'escursione verso il lago di Carezza
Parcheggio all'inizio dell'escursione.


ITINERARIO DELL'ESCURSIONE

Segnavia: n. 9 – 8
Difficoltà: T (turistico)
Tempo: 1 h e 30 m (andata), compreso il giro intorno al lago
Dislivello: 113 m
Lunghezza: 5,9 km


Percorso dal parcheggio al lago di Carezza lungo il sentiero forestale Temblweg
Percorso al lago di Carezza lungo il sentiero forestale Temblweg.
Tracciato GPS Relive, elaborazione dell'autrice.


Dal parcheggio parte una strada forestale pressoché pianeggiante, con lievi saliscendi: è il percorso denominato Temblweg.


Cartello indicativo del sentiero Temblweg verso il lago di Carezza


Superati i prati sopra l’hotel, entro nella foresta e quasi subito incontro una piccola stalla con magnifici cavalli.


Sentiero e foresta del Latemar lungo l'escursione dolomitica



Piccola stalla con cavalli lungo il sentiero forestale Temblweg



In lontananza riconosco il Corno Bianco di Passo Oclini.


Vista sul Corno Bianco di Passo Oclini dal sentiero verso il lago di Carezza


A circa dieci minuti dal Lago di Carezza il bosco finisce. L’ultimo tratto è all’aperto e davanti a me si apre la magnifica vista della catena del Catinaccio.


Il sentiero Temblweg attraversa il bosco del Latemar verso il lago di Carezza



Ultimo tratto del sentiero con vista spettacolare sulla catena del Catinaccio




vista spettacolare sulla catena del Catinaccio


Gli ultimi metri del sentiero affiancano la strada statale e in poco tempo raggiungo il lago.


Ultimi metri del percorso lungo la strada statale verso il lago di Carezza



Cartello del Lago di Carezza, monumento naturale, all'arrivo sul sentiero



Intraprendo il sentiero che lo circonda.

La prospettiva migliore è dal lato stradale, con la foresta e i campanili del Latemar sullo sfondo.


Panoramica del lago di Carezza con i campanili del Latemar sullo sfondo

Acqua e siccità

Il Lago di Carezza, alimentato soprattutto da precipitazioni e scioglimento della neve, non ha immissari importanti.
È al massimo della sua bellezza tra giugno e luglio, con le sue acque turchesi, ma negli ultimi anni le condizioni di siccità e la minore disponibilità di neve hanno reso più evidente il problema della riduzione delle acque.

La tempesta Vaia del 2018 ha inoltre danneggiato la foresta del Latemar, cambiando radicalmente il paesaggio. Il recupero dell'antico aspetto richiederà nuove piantumazioni.


Il lago di Carezza visto dalla strada con foresta e campanili del Latemar


Un tempo, quando l’acqua era più abbondante e arrivava fino ai primi alberi del bosco, i campanili si specchiavano nelle acque del lago e l’immagine era ancora più spettacolare.

Un lago sempre più fragile

Il problema non è soltanto quello della scarsità d'acqua.
Questo piccolo specchio alpino deve fare i conti anche con una pressione turistica enorme: si stimano picchi che in estate possono raggiungere 4.000 presenze al giorno.
Nel tempo, con la pressione di auto e autobus turistici, è stato costruito un parcheggio esterno e uno sotterraneo, e negozi acchiappaturisti. 

La sua fama, amplificata dai social, lo ha trasformato in un fenomeno di overtourism: nel luglio 2026 è stato introdotto per la prima volta un ranger dedicato al lago, incaricato anche di controllare l'uso dei droni. Nei primi mesi ne ha già fermati circa un centinaio. Sempre più influencer e troupe raggiungono il lago appositamente per realizzare foto e video.


IL LAGO DI MEZZO

Decido di tornare al sentiero Temblweg allungando un po’ il percorso attraverso il Lago di Mezzo.

In questo modo posso ammirare da una prospettiva diversa le montagne che incorniciano il lago.

Segnavia: n. 10 – 12
Difficoltà: T (turistico)
Tempo: 53 m
Dislivello: 106 m
Lunghezza: 2,2 km


Itinerario ad anello tra il lago di Carezza e il Lago di Mezzo su Google Earth
Percorso ad anello tra il lago di Carezza e il Lago di Mezzo.
Tracciato GPS Relive, elaborazione dell'autrice.


Il Lago di Mezzo (Mittersee), è un piccolo lago stagionale che compare in primavera, generalmente tra maggio e giugno, alimentato dalle acque di scioglimento. Già a luglio l’acqua scompare, trasformandosi in una radura.

Siamo a 1.593 metri di quota. 


Cartello del Lago di Mezzo a 1593 metri lungo il percorso ad anello


Osservo l'area: non appena la neve inizia a sciogliersi emerge un lago; oggi 1 agosto resta soltanto la radura.


Radura del Lago di Mezzo, dove un tempo si trovava lo specchio d'acqua


Proseguo poi lungo il percorso, con scorci del paesaggio, specie sul finire, con i campanili del Latemar alle mie spalle, e il Lago di Carezza dall'alto insieme al Catinaccio.


Percorso ad anello con vista sui caratteristici campanili del Latemar
I campanili del Latemar.


Vista dall'alto sul lago di Carezza e sulle montagne del Catinaccio
Vista dall'alto sul lago di Carezza e sulle montagne del Catinaccio.


Monica Galeotti sul sentiero del Lago di Carezza con il Catinaccio sullo sfondo


Raggiungo il sentiero Temblweg e proseguo sulla via del ritorno lungo lo stesso percorso dell’andata.


Sentiero Temblweg di ritorno con Corno Nero e Corno Bianco sullo sfondo
Sentiero Temblweg di ritorno con Corno Nero e Corno Bianco sullo sfondo.



IL COMPAGNO DI VIAGGIO


Mirco Bianchi, compagno di viaggio durante l'escursione al lago di Carezza


Un ricordo che rimane

Ricordo il Lago di Carezza negli anni ’70, quando trascorrevo le vacanze con la mia famiglia a Pozza di Fassa. Mia madre, appassionata cercatrice di funghi, ci faceva alzare all’alba per andare nella foresta intorno al lago. Non c’era il grande parcheggio di oggi, non c’erano negozi e anche nelle ore centrali della giornata si incontrava poca gente. Era, semplicemente, un paradiso.

Sono voluta tornare dopo tanti anni, pur sapendo quanta gente si riversa ogni giorno sul lago. Ho scelto di arrivarci a piedi, attraverso la foresta.

Il mio consiglio è di iniziare l’escursione al massimo alle 8, così da raggiungere il lago intorno alle 9. Lungo il sentiero ho incontrato pochissime persone e anche intorno al lago, a quell’ora, la situazione era ancora sopportabile.

Ma al ritorno dal giro del Lago di Mezzo, verso le 10,30, lo scenario era completamente cambiato: il Lago di Carezza era ormai invaso da turisti da selfie e influencer intenti a fotografare e filmare. Sono scappata immediatamente, imboccando il sentiero di ritorno Temblweg.

Il luogo è ancora magnifico, ma ritrovarlo così invaso mi ha fatto riflettere su quanto sia cambiato il modo di vivere questi luoghi. Mi infastidisce vedere come si sia trasformato in un’attrazione da turismo di massa, con famiglie e visitatori di ogni età che si aggirano ovunque con abbigliamenti e calzature tutt'altro che da montagna e influencer intenti a scattare fotografie; insomma, molti di loro arrivano fin qui attratti dalla fama del luogo, senza avere alcun rapporto con la montagna.

Come racconto anche nella pagina "Chi sono" del mio sito, amo soprattutto i percorsi meno battuti, lontani dalla folla e dal turismo di massa, tranne nei casi in cui si tratti di luoghi di straordinaria bellezza.

Anch'io faccio parte, inevitabilmente, di questo meccanismo di visibilità. La differenza sta nella consapevolezza con cui scelgo di raccontare un luogo, cercando di far conoscere un territorio attraverso la conoscenza, non attraverso il semplice desiderio di andarci.

Il lago di Carezza continuerà a essere magnifico.
Sono tornata, ma preferisco ricordarlo per quello che era.


> ITINERARI DOLOMITICI

> ITINERARI MONTAGNE


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NOTE:

  • L'itinerario descritto è stato effettuato il 1 agosto 2026, consultando preventivamente le previsioni meteo.
  • Tutte le foto sono di Monica Galeotti.
  • Per le indicazioni del sentiero ho utilizzato la Carta topografica Tabacco – Sciliar-Catinaccio-Latemar 029 – 1:25.000
  • Per i livelli di classificazione delle difficoltà nell'escursionismo vedi > Dolomiti presentazione  
  • Le 10 regole base per affrontare un’escursione in montagna > Prudenza in montagna



Itinerario in auto da Oberregen al parcheggio inizio itinerario per il lago di Carezza su OpenStreetMap
Percorso in auto da Oberregen al parcheggio dell’escursione.
OpenStreetMap con tracciato GPS Relive.




Sentiero forestale Temblweg dal parcheggio al lago di Carezza su OpenStreetMap
Sentiero forestale Temblweg dal parcheggio al Lago di Carezza.
OpenStreetMap con tracciato GPS Relive.




Percorso ad anello tra Lago di Mezzo e lago di Carezza su OpenStreetMap
Percorso ad anello tra il lago di Carezza e il Lago di Mezzo.
OpenStreetMap con tracciato GPS Relive.




mercoledì 6 novembre 2024

IL SENTIERO DI HIRZEL

Passo di Costalunga
Vigo di Fassa - TRENTO


Dalla terrazza naturale del Rifugio Paolina si snoda un sentiero panoramico in quota che attraversa le pendici del gruppo della Roda di Vael e del Catinaccio.


Non presenta particolari difficoltà alpinistiche e regala viste mozzafiato sulla Val d'Ega e sul massiccio del Latemar.


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COME ARRIVARE
A breve distanza dal Passo di Costalunga, si trova il parcheggio della seggiovia per il Rifugio Paolina, punto di partenza dell'escursione.

Il Passo di Costalunga è accessibile sia dalla Val di Fassa che dalla Val d’Ega e rappresenta non solo il confine tra queste due valli, ma anche tra Trentino e Alto Adige, nonchè tra i massicci del Latemar e del Catinaccio.

Screenshot_costalunga_monica_galeotti



ITINERARIO
Il sentiero 549, noto come Sentiero di Hirzel, è dedicato a un libraio di Lipsia che frequentava la zona e finanziò la sua realizzazione.
L'itinerario è un percorso ad anello che collega il Rifugio Paolina al Rifugio Fronza alle Coronelle.

Segnavia n.552-549-539
Difficoltà: E
 Tempo: 3 ore totali
Dislivello: 336 m
Lunghezza: 8 km

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Partendo dal Rifugio Paolina, seguo il segnavia 552.

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Attraverso un canyon che testimonia la storia geologica del luogo.

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Lungo l'intero tragitto una vista mozzafiato sul Latemar, con le sue famose torri che si specchiano nel Lago di Carezza.

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Proseguo tra massi di diverse dimensioni.

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 Arrivo ad un bivio, dove il mio sentiero 552 si unisce al 549 di Hirzel.
Proseguo verso il Rifugio Fronza, mentre di ritorno, al bivio, inizierò l'anello dell'escursione.

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A causa di una frana, incontro una deviazione.

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Continuo poi su un tratto pianeggiante dove intravedo il Rifugio Fronza e passo su una piccola cascata dove è necessario prestare attenzione.

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Raggiungo infine il rifugio.
Il Rifugio Fronza alle Coronelle (Kölner Hütte), situato a 2337 metri, è raggiungibile anche tramite una lunga seggiovia che parte da Malga Frommer.

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Il rifugio è dedicato ad Aleardo Fronza, un avvocato e alpinista veronese nato nel 1881.

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Arruolato come tenente durante la Prima Guerra Mondiale, fu promosso capitano e combatté sul Monte Zugna, dove perse la vita il 4 agosto 1916 durante l'offensiva austriaca.
Uomo apprezzato sia nell'alpinismo che nell'avvocatura, la sua morte suscitò grande commozione.
Il CAI di Verona gli dedicò il rifugio nel 1920.

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Il rifugio è anche un punto di partenza per chi vuole affrontare la ferrata Santner, che raggiunge il Rifugio Santner, appoggiato sul crinale della Conca del Gartl, al cospetto delle Torri del Vajolet e da dove, in breve tempo, si può raggiungere il Rifugio Re Alberto.

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Proprio dietro al rifugio inizia la ferrata, io mi godo il panorama.

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Johann Santner fu un importante esploratore delle Dolomiti, promotore della costruzione di rifugi alpini come il Rifugio Bolzano sullo Sciliar (1885).
Il 18 luglio 1878 aprì la ferrata che collega il Rifugio Fronza al Passo Santner, che per questo porta il suo nome.

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In rosso la ferrata Santner.







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Lascio il rifugio e riprendo il sentiero 549 di Hirzel.

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Lungo il sentiero, il panorama invita a soffermarsi per essere ammirato, per questo è importante ricordare la regola n.1 del libro "Accorgimenti alpestri", di Erri de Luca:
"In montagna camminare lo sguardo fisso a terra, a dove poggiare il passo. Se si vuole guardare intorno il panorama, fermarsi. Non si sta nella zona pedonale di una città d'arte. Si sta da passanti su sentieri che rasentano precipizi."

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 Il sentiero di Hirzel, dal Rifugio Fronza fino all'aquila di Cristomannos, lo percorro ora al completo.
Raggiunto il bivio incontrato in precedenza, anziché tornare al rifugio Paolina, prendo il sentiero in salita a sinistra.

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Attraverso una zona sassosa con una leggera pendenza.

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Raggiungo il segnavia n.9; da qui sarebbe possibile raggiungere il Passo del Vaiolon in circa un'ora, e fare l'anello con il Rifugio Roda di Vael, oppure raggiungere il Testone del Vaiolon, ma sono altre escursioni!

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Il Passo del Vaiolon è incastonato tra il Testone del Vaiolon e la parete ovest della Roda di Vael; io proseguo accanto a queste maestose pareti.

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Come aveva intuito Hirzel, il sentiero è incantevole, e questo ultimo tratto è il più spettacolare:
panorami, rocce e fiori mi accompagnano fino al monumento dedicato a Theodor Christomannos.

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Il sentiero alle mie spalle.

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Raggiungo il monumento per Theodor Christomannos, una maestosa aquila in bronzo sul sentiero del Masarè che porta al Rifugio Roda di Vael, già citato in un → articolo del 21 settembre 2019.

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Oggi mi dirigo in senso opposto, scendo quindi sul sentiero 539 del Masarè verso il Rifugio Paolina, per completare l'escursione e l'anello, da cui prendo la seggiovia per tornare in Val d'Ega e recuperare l'auto.

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Le montagne protagoniste di questa escursione.

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Note:

-l'itinerario descritto è stato percorso personalmente venerdì 2 agosto 2024 consultando preventivamente le previsioni meteo, prestando attenzione all'evoluzione del tempo nella stessa giornata.


-carta topografica Tabacco - Sciliar - Catinaccio - Latemar 029 - 1:25.000


-per i livelli di classificazione delle difficoltà nell'escursionismo vedi

→ Dolomiti presentazione


-le 10 regole base per affrontare un’escursione in montagna

→ Prudenza in montagna



Bibliografia:

-Aleardo Fronza/A.N.A Sezione di Verona





Questo sentiero fa parte del SISTEMA DOLOMITICO NUMERO 7 Sciliar-Catinaccio, Latemar.





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IL COMPAGNO DI VIAGGIO



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