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mercoledì 6 novembre 2024

IL SENTIERO DI HIRZEL

Passo di Costalunga
Vigo di Fassa - TRENTO


Dalla terrazza naturale del Rifugio Paolina si snoda un sentiero panoramico in quota che attraversa le pendici del gruppo della Roda di Vael e del Catinaccio.


Non presenta particolari difficoltà alpinistiche e regala viste mozzafiato sulla Val d'Ega e sul massiccio del Latemar.


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COME ARRIVARE
A breve distanza dal Passo di Costalunga, si trova il parcheggio della seggiovia per il Rifugio Paolina, punto di partenza dell'escursione.

Il Passo di Costalunga è accessibile sia dalla Val di Fassa che dalla Val d’Ega e rappresenta non solo il confine tra queste due valli, ma anche tra Trentino e Alto Adige, nonchè tra i massicci del Latemar e del Catinaccio.

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ITINERARIO
Il sentiero 549, noto come Sentiero di Hirzel, è dedicato a un libraio di Lipsia che frequentava la zona e finanziò la sua realizzazione.
L'itinerario è un percorso ad anello che collega il Rifugio Paolina al Rifugio Fronza alle Coronelle.

Segnavia n.552-549-539
Difficoltà: E
 Tempo: 3 ore totali
Dislivello: 336 m
Lunghezza: 8 km

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Partendo dal Rifugio Paolina, seguo il segnavia 552.

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Attraverso un canyon che testimonia la storia geologica del luogo.

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Lungo l'intero tragitto una vista mozzafiato sul Latemar, con le sue famose torri che si specchiano nel Lago di Carezza.

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Proseguo tra massi di diverse dimensioni.

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 Arrivo ad un bivio, dove il mio sentiero 552 si unisce al 549 di Hirzel.
Proseguo verso il Rifugio Fronza, mentre di ritorno, al bivio, inizierò l'anello dell'escursione.

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A causa di una frana, incontro una deviazione.

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Continuo poi su un tratto pianeggiante dove intravedo il Rifugio Fronza e passo su una piccola cascata dove è necessario prestare attenzione.

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Raggiungo infine il rifugio.
Il Rifugio Fronza alle Coronelle (Kölner Hütte), situato a 2337 metri, è raggiungibile anche tramite una lunga seggiovia che parte da Malga Frommer.

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Il rifugio è dedicato ad Aleardo Fronza, un avvocato e alpinista veronese nato nel 1881.

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Arruolato come tenente durante la Prima Guerra Mondiale, fu promosso capitano e combatté sul Monte Zugna, dove perse la vita il 4 agosto 1916 durante l'offensiva austriaca.
Uomo apprezzato sia nell'alpinismo che nell'avvocatura, la sua morte suscitò grande commozione.
Il CAI di Verona gli dedicò il rifugio nel 1920.

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Il rifugio è anche un punto di partenza per chi vuole affrontare la ferrata Santner, che raggiunge il Rifugio Santner, appoggiato sul crinale della Conca del Gartl, al cospetto delle Torri del Vajolet e da dove, in breve tempo, si può raggiungere il Rifugio Re Alberto.

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Proprio dietro al rifugio inizia la ferrata, io mi godo il panorama.

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Johann Santner fu un importante esploratore delle Dolomiti, promotore della costruzione di rifugi alpini come il Rifugio Bolzano sullo Sciliar (1885).
Il 18 luglio 1878 aprì la ferrata che collega il Rifugio Fronza al Passo Santner, che per questo porta il suo nome.

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In rosso la ferrata Santner.







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Lascio il rifugio e riprendo il sentiero 549 di Hirzel.

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Lungo il sentiero, il panorama invita a soffermarsi per essere ammirato, per questo è importante ricordare la regola n.1 del libro "Accorgimenti alpestri", di Erri de Luca:
"In montagna camminare lo sguardo fisso a terra, a dove poggiare il passo. Se si vuole guardare intorno il panorama, fermarsi. Non si sta nella zona pedonale di una città d'arte. Si sta da passanti su sentieri che rasentano precipizi."

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 Il sentiero di Hirzel, dal Rifugio Fronza fino all'aquila di Cristomannos, lo percorro ora al completo.
Raggiunto il bivio incontrato in precedenza, anziché tornare al rifugio Paolina, prendo il sentiero in salita a sinistra.

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Attraverso una zona sassosa con una leggera pendenza.

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Raggiungo il segnavia n.9; da qui sarebbe possibile raggiungere il Passo del Vaiolon in circa un'ora, e fare l'anello con il Rifugio Roda di Vael, oppure raggiungere il Testone del Vaiolon, ma sono altre escursioni!

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Il Passo del Vaiolon è incastonato tra il Testone del Vaiolon e la parete ovest della Roda di Vael; io proseguo accanto a queste maestose pareti.

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Come aveva intuito Hirzel, il sentiero è incantevole, e questo ultimo tratto è il più spettacolare:
panorami, rocce e fiori mi accompagnano fino al monumento dedicato a Theodor Christomannos.

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Il sentiero alle mie spalle.

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Raggiungo il monumento per Theodor Christomannos, una maestosa aquila in bronzo sul sentiero del Masarè che porta al Rifugio Roda di Vael, già citato in un articolo del 21 settembre 2019.

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Oggi mi dirigo in senso opposto, scendo quindi sul sentiero 539 del Masarè verso il Rifugio Paolina, per completare l'escursione e l'anello, da cui prendo la seggiovia per tornare in Val d'Ega e recuperare l'auto.

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Le montagne protagoniste di questa escursione.

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Note:

-l'itinerario descritto è stato percorso personalmente venerdì 2 agosto 2024 consultando preventivamente le previsioni meteo, prestando attenzione all'evoluzione del tempo nella stessa giornata.


-carta topografica Tabacco - Sciliar - Catinaccio - Latemar 029 - 1:25.000


-per i livelli di classificazione delle difficoltà nell'escursionismo vedi

Dolomiti presentazione


-le 10 regole base per affrontare un’escursione in montagna

Prudenza in montagna



Bibliografia:

-Aleardo Fronza/A.N.A Sezione di Verona





Questo sentiero fa parte del SISTEMA DOLOMITICO NUMERO 7 Sciliar-Catinaccio, Latemar.





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IL COMPAGNO DI VIAGGIO



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mercoledì 4 settembre 2024

L' ALTOPIANO DEL RENON

BOLZANO

L'altopiano del Renon, situato tra 900 e 1300 metri d'altitudine e delimitato dai fiumi Isarco e Talvera, è accessibile da Bolzano con la funivia.


Le due principali attrazioni dell'altopiano sono:
-lo STORICO TRENINO che collega i principali centri abitati del Renon.
-le PIRAMIDI DI TERRA DI LONGOMOSO.


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COME ARRIVARE
Per raggiungere le Piramidi, potrei anche arrivare in auto sull'altopiano, ma il viaggio con la funivia e il trenino storico è un'esperienza imperdibile.

A pochi minuti da Piazza Walther, si trova la Funivia del Renon, con un parcheggio auto a pagamento su tre piani.

Il biglietto combinato funivia + trenino fino a Collalbo costa 15 € andata e ritorno.
La funivia raggiunge Soprabolzano in 12 minuti, superando un dislivello di circa 1000 metri.
Da lì, il trenino, con corse frequenti, attraversa prati e colline fino a Collalbo, ultima fermata di una storica ferrovia del 1907.
Dal Collalbo una breve esursione mi porterà alla Piramidi di Longomoso.

Salgo quindi con la funivia e in un attimo mi ritrovo ad osservare Bolzano dall'alto.

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Esco dalla stazione a monte a Soprabolzano.
Trovo subito il trenino e... si parte!

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Il trenino del Renon, ispirato ai modelli svizzeri della Belle Époque, è oggi l'ultimo treno a scartamento ridotto in Alto Adige, e salirci mi ha regalato un'esperienza che evoca il passato.



IL TRAGITTO DEL TRENINO
 Tempo: 17 minuti
Lunghezza: km 5,3

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Traccia GPS Relive 3D - didascalie Monica Galeotti


Un treno a scartamento ridotto è un tipo di treno che viaggia su binari con una distanza tra le rotaie inferiore allo standard ferroviario internazionale, che è di 1.435 mm (1,435 metri). Nello scartamento ridotto, questa distanza è minore, variando tra 600 mm e 1.067 mm.

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L'uso di uno scartamento ridotto offre diversi vantaggi, tra cui la possibilità di costruire ferrovie in aree montuose o con terreni difficili, poiché richiede meno spazio e può gestire curve più strette.
Questo tipo di scartamento è spesso utilizzato in ferrovie storiche, linee turistiche, o in regioni remote dove una costruzione ferroviaria a scartamento standard sarebbe troppo costosa o impraticabile.

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Una delle 6 stazioncine: Lichtenstern - Stella.

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L'anima particolare del Renon è quella che si è sviluppata negli ultimi due secoli: divenne residenza estiva per la borghesia locale, soprattutto i ricchi commercianti di Bolzano, prima dell'era del turismo montano.
Durante tutto l'Ottocento, questo processo portò a un'edilizia residenziale unica. 

Lungo questa linea ferroviaria si concentrano ville signorili e masi-fattorie eleganti.

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Una volta scesa dal treno a Collalbo, mi fermo per un caffè nella caffetteria liberty della stazione: merita!

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 Successivamente, seguo le indicazioni che trovo davanti alla stazione per le piramidi di terra.

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Stazione di Collalbo.




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Seguo il sentiero che, passando per il paese di Collalbo si addentra nel bosco, per poi uscirne.

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Fuori dal bosco eccomi entrare a Longomoso.

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La Chiesa di Santa Maria Assunta a Longomoso.

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Gli edifici sono in gran parte rifatti, ma l'andamento urbanistico è ancora quello di un passaggio fortificato.
                                                                                            
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Dopo aver lasciato il paese, seguo un tratto lungo la strada asfaltata.

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Sono accompagnata da una vista mozzafiato sullo Sciliar, Gruppo del Sassolungo, Gruppo delle Odle.

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Come afferma Fabio Amodeo: "Più che un altopiano, il Renon non è altro che un grande balcone naturale.
Si apre su un panorama straordinario: le più belle montagne che esistano.
Da un'altitudine media di 1000 metri, queste montagne offrono una prospettiva diversa rispetto a quella del fondovalle, diventando presenze costanti che emergono dietro ogni curva e dalle quali non ci si può sottrarre."


L’escursione si addentra nuovamente nel bosco, e posso scorgere le piramidi di terra in lontananza.

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Dei tre siti presenti sul Renon — la Gola del Rio Rivellone sotto Soprabolzano, la Gola del Rio Castro ad Auna di Sotto e la Gola del Rio Fosco a Longomoso — queste ultime sono le più facilmente raggiungibili.
Il sentiero è adatto a tutti.

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Durante il percorso, posso osservare la vista panoramica sulle piramidi da diversi punti, ma solo da lontano.
Non è possibile infatti avvicinarsi come in quelle di Collepietra.
Sullo sfondo la Chiesetta di San Niccolò a Monte di Mezzo.

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In tutti i continenti della Terra esistono piramidi di terra. Quelle del Renon sono le più alte e morfologicamente meglio sviluppate in Europa. 

Come quelle di Perca, Terento, Dobbiaco, Monguelfo e Collepietra, anche queste piramidi sono protette come monumenti naturali di interesse geologico.

Le piramidi di terra in realtà non sono vere piramidi: sono imponenti pinnacoli conici che sostengono enormi massi in un apparente precario equilibrio.
Questo raro fenomeno naturale si manifesta in tutta la sua maestosa bellezza: i pinnacoli ricordano la Sagrada Familia creata da Gaudì o i preistorici Dolmen.

 Non create da un architetto ma dalla natura stessa, queste formazioni richiedono particolari condizioni climatiche e moreniche.
La natura le crea, modella, modifica e infine distrugge, per poi generarne di nuove:
piogge concentrate ma moderate, venti leggeri e sole. La pioggia erode il terreno, creando una rete idrografica che scolpisce il giacimento fino a formare crinali e pinnacoli che possono raggiungere i 40 metri di altezza.

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Foto da Bell'Italia n.1, maggio 1986, pag138.




Ho impiegato 40 minuti per arrivare ai balconi panoramici delle piramidi, partendo dalla stazione di Collalbo.

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Escursione GPS Relive 3D - didascalie Monica Galeotti



Poi ho continuato per altri 10 minuti in salita, attraversando un ponte di legno sopra il Rio Fosco, pensando ci fossero punti di osservazione dall'alto sull'altro versante.

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 Per scoprire che si arriva soltanto alla fermata dell'autobus, da cui parte il percorso opposto per visitare le piramidi.

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 Nonostante questo sforzo non necessario, la vista qui è davvero splendida.

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Ripercorro il medesimo cammino, fra il guizzare delle lucertole nel bosco, finchè non faccio ritorno alla piccola stazione di Collalbo.

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Note:

-l'itinerario descritto è stato percorso personalmente martedì 30 luglio 2024.



Bibliografia:

-"Balcone imperiale", di Fabio Amodeo, rivista Bell'Italia n.52, Editoriale Giorgio Mondadori, agosto 1990.

-"Gotico naturale", di Enrico Pugnaletto, rivista Bell'Italia n.1, Editoriale Giorgio Mondadori, maggio 1986.

-cartellonistica in loco



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