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martedì 15 marzo 2022

NONANTOLA

ultimo aggiornamento agosto 2025

Nonantola si trova a circa 10 km da Modena, sulla destra del fiume Panaro, al confine fra i territori di Modena e Bologna.
Il nome deriva dal numerale latino nonaginta (novanta) da cui Nonantola. Riporta al periodo romano e al sistema di organizzazione dei terreni agricoli.


La sua storia è ben esposta nel Museo Archeologico, all’interno della Torre dei Bolognesi. 

La fa da padrone la monumentale abbazia, attraverso la quale la città raggiunse un’importanza culturale pari alle potenti abbazie benedettine di Cluny e Canterbury.

Facciata romanica dell’abbazia di Nonantola con dettagli architettonici medievali.



Il percorso:

1- ABBAZIA DI SAN SILVESTRO DI NONANTOLA
2- CHIESA DI SANTA MARIA FUORI LE MURA (detta SANTA FILOMENA)
3- PALAZZO DELLA PARTECIPANZA AGRARIA
4- TORRE DEI MODENESI O DELL’OROLOGIO 
5- VOX
6- TORRE DEI BOLOGNESI 
7- VILLA EMMA

Moltissimi edifici sono stati danneggiati dal terremoto del 2012.

Mappa del percorso di Nonantola con abbazia, chiese, torri, palazzo e Villa Emma.
©google earth - ©mappatura Monica Galeotti





1- ABBAZIA DI SAN SILVESTRO DI NONANTOLA

L’edificio fu costruito nell’XI secolo sui resti di una precedente Chiesa.
Varie sovrastrutture si erano poi accumulate nei secoli, soprattutto nel Settecento.
Con i restauri condotti fra il 1913 e il 1921, l'abbazia oggi si mostra in forme romanico-lombarde risalenti al XII secolo.

Vista della facciata e del fianco dell’abbazia di San Silvestro a Nonantola.




LA FACCIATA
È dominata dal protiro, sostenuto da due colonne su leoni stilofori.

Protiro romanico dell’abbazia di Nonantola, sorretto da colonne su leoni stilofori.




Il portale è realizzato dalla scuola Wiligelmo, il grande maestro scultore della Genesi al Duomo di Modena. 

Nello stipite sinistro vi sono sei formelle che raccontano la fondazione dell’abbazia e il trasferimento delle reliquie dei santi nel monastero.

In quello destro vi sono storie della Natività e infanzia di Cristo.

Stipiti scolpiti del portale principale dell’abbazia di Nonantola.



Sopra l’architrave la lunetta vede sculture del Cristo in trono affiancato da due angeli, il tutto circondato dai simboli degli Evangelisti, ed è attribuita allo stesso Wiligelmo. 

Lunetta scolpita sopra il portale dell’abbazia di Nonantola.




INTERNO
L’interno a tre navate è semplice e austero.
Il soffitto a capriate è sorretto da grandi pilastri.

Il presbiterio, dove si trova l’altare maggiore, è sopraelevato e vi si accede da due scalinate laterali e una centrale.
 Generalmente custodisce le reliquie di papa San Silvestro I, titolare dell'abbazia e patrono di Nonantola.

Interno dell’abbazia di Nonantola con tre navate in stile romanico.





San Silvestro I fu il 33° papa della chiesa cattolica, in carica dal 314 al 335, anno della sua morte. Le reliquie sono giunte qui da Roma nel 756.
L’altare è decorato da formelle di Jacopo Silla dei Longhi, del 1568.

Altare maggiore dell’abbazia di Nonantola.




Al momento della mia visita le reliquie si trovavano nella navata a sinistra dell'altare.

Reliquie custodite nella navata sinistra dell’abbazia di Nonantola.

 

Sempre nella navata sinistra, senza dubbio notevole il fronte battesimale a ottagono, che incorpora anche pezzi di epoca romana.

Fonte battesimale ottagonale in pietra dell’abbazia di Nonantola.





Nella navata destra l’affresco della scuola degli Erri, disposto su tre fasce:
in alto la Crocifissione, al centro l’Annunciazione, in basso la Teoria di Santi.

Affresco rinascimentale della scuola degli Erri nella navata destra, abbazia nonantola.




La meraviglia di questa abbazia è la cripta: sembrerebbe essere la più estesa fra le chiese romaniche europee.

Cripta romanica dell’abbazia di Nonantola.





È sorretta da 64 colonnine.

Cripta dell’abbazia di Nonantola con 64 colonnine romaniche.




Custodisce le reliquie del fondatore, l’abate Sant'Anselmo, insieme a quelle delle vergini Fosca e Anseride, dei martiri Senesio e Teopompo e del Papa Adriano III.

Reliquie del fondatore Sant’Anselmo conservate in abbazia.




Danneggiata dal terremoto del 2012, l’abbazia è stata riaperta al pubblico nel 2018 a seguito di grandi lavori di ristrutturazione, come rivela una targa all'interno dell'edificio.

Targa che ricorda i danni del sisma 2012 e la riapertura nel 2018, abbazia nonantola.


D'interesse per la visita il Museo benedettino nonantolano e diocesano di Arte sacra, che conserva il Tesoro abbaziale, fra cui il ricchissimo Evangeliario detto "di Matilde"(XIII sec.) e pergamene dell'Archivio abbaziale (databili fra i secoli VIII e XIV).



2- CHIESA DI SANTA MARIA FUORI LE MURA (detta di SANTA FILOMENA)
Speculare alla Basilica, si trova sulla strada Nonatolana.

Chiesa di Santa Maria fuori le mura a Nonantola, esterno romanico.




Fondata nel 1325 dalla Compagnia dei Battuti, è stata ricostruita nel 1597 sulla preesistente.
La bella facciata presenta un portico a tre arcate in stile rinascimentale, un’abside a forma pentagonale e un campanile a torre.

Facciata della chiesa di Santa Maria con portico a tre arcate, a nonantola.





Imbocco via Roma per dirigermi verso Piazza del Pozzo.

Ingresso di via Roma nel centro storico di Nonantola.





Si affacciano su Piazza del Pozzo: il Palazzo della Partecipanza Agraria e la Torre dei Modenesi.

Piazza del Pozzo nel cuore di Nonantola.






3- PARTECIPANZA AGRARIA
In questo palazzo vi è la sede amministrativa della Partecipanza Agraria, una forma di gestione collettiva di terreni agricoli, ben spiegata al secondo piano della Torre dei Bolognesi, museo della città (vedi al punto 6).

Palazzo della Partecipanza Agraria di Nonantola, sede storica dell’ente.





4- TORRE DEI MODENESI O DELL’OROLOGIO 
Edificata dai modenesi nel 1261, la torre faceva parte del sistema difensivo del borgo.
È alta circa 30,5 m. e viene chiamata anche dell’orologio perché sulle facciate est e ovest si trova l’orologio del Comune, mentre sul tetto è stata innalzata nel 1500 una piccola torre campanaria.

Notevolmente danneggiata dal terremoto del 2012, è stata ripristinata nel 2018. 

Torre dei Modenesi, detta dell’orologio, a Nonantola.



All'interno, non visitabile, vi è la Sala Civica intitolata al nonantolano Eliseo Zoboli, tra i fondatori, nel 1895, del Circolo Socialista di Nonantola, poi della Cooperativa di Consumo e della Camera del Lavoro.
È stato capo della Lega di Miglioramento fra i  braccianti e i lavoratori terrieri di Nonantola, convinto sostenitore di valori di solidarietà e collettività nonchè della necessità di alfabetizzazione dei braccianti.

In opposizione pacifica al regime fascista si ritirò per protesta a vivere in questa torre durante gli anni Venti del Novecento, fino alla sua morte nel 1940.

Ingresso alla Torre dei Modenesi a Nonantola.





5- VOX
Passata la torre mi affaccio nuovamente sulla provinciale nonantolana, dove si trova lo storico locale Vox.
Nasce come sala da ballo negli anni '70, con un ampliamento nel 1977 per contenere fino a 1500 persone.
È negli anni '80 che diventa Club.
Il patron del locale dice: "Il Vox non è una discoteca, è un club per concerti, l'attività di discoteca serve per garantire continuità al locale e alla programmazione, ma la finalità del Vox è la musica dal vivo."

Vox, storico locale e sala da ballo di Nonantola.





6- TORRE DEI BOLOGNESI 
Quando i bolognesi conquistarono Nonantola eressero questa torre, nel 1307.

Torre dei Bolognesi a Nonantola, oggi sede museale.




È alta circa 40 m. e presenta una merlatura guelfa ricoperta da un tetto a capriate del '500.

È stato carcere e poi magazzino, mentre oggi, dal 2007, è sede del Museo di Nonantola, con entrata gratuita, il sabato, la domenica e i festivi.

Torre dei Bolognesi a Nonantola.



Il museo racconta la storia della città attraverso la sua evoluzione, dall’età del ferro e del bronzo fino ad oggi ed è disposto su quattro piani. 
Cronologicamente inizia dall'ultimo piano con la preistoria, quindi salgo fino in cima alla torre dove un belvedere finestrato mi permette di osservare Nonantola dall'alto attraverso tutti i punti cardinali.

Belvedere finestrato all'interno della Torre dei Bolognesi.




A nord l'Abbazia di San Silvestro e la Pieve di San Michele.

nonantola, vista verso nord dall’alto della torre: abbazia e pieve di San Michele.




A sud lo sguardo è verso l'Appennino modenese e il Monte Cimone.

Panorama a sud da Nonantola verso l’Appennino e il Monte Cimone.




QUARTO PIANO
Questo spazio analizza la fase più antica: dalla Preistoria ai Romani.

Nelle vetrine sono esposti diversi materiali provenienti dai siti archeologici delle zona.
Di particolare rilevanza è la "Lamina Aurea", un disco d'oro decorato con tecnica a sbalzo e punzone con motivi circolari. Il reperto fa presupporre che Redù, frazione di Nonantola dove sono state trovate ampie tracce di insediamenti, fosse un'importante area di culto.

Lamina aurea a disco dal periodo preistorico, museo di Nonantola.




TERZO PIANO
Dall'anno 1000 al 1700:
Il Monastero e la Magnifica Comunità di Nonantola.

Viene ripercorsa l'evoluzione del borgo intorno al Monastero di San Silvestro, fondato nel 752 dal longobardo Anselmo.

Rappresentazione storica di Nonantola nel 752, museo civico.



Inoltre è allestito uno spazio dedicato all'archeologia funeraria (XI secolo).
11 tombe sono state rinvenute nell'area cimiteriale scavata presso l'abbazia e 184 in Piazza Liberazione.

Qui al museo sono state ricostruite 2 sepolture.

La tomba numero 72.
La sepoltura era stata protetta da un coppo e i resti trovati in ottima condizione di conservazione.
Età: 38-40 settimane di gestazione, probabilmente una causa di morte dovuta a complicazioni durante il parto.

Ricostruzione della sepoltura n.72 nel museo di Nonantola.



Tomba numero 2
Soggetto maschile adulto, robusto e coinvolto in attività fisica intensa ripetuta a livello di tutti i distretti ossei, che ne ha segnato la struttura scheletrica, statura discreta e stato di salute abbastanza buono, anche se soggetto a carenze nutrizionali.

Resti della tomba n.2, adulto maschile, museo di Nonantola.



Lo studio antropologico dei resti umani antichi ci racconta della vita passata riguardo gli aspetti delle malattie, il numero della popolazione e la loro cultura, anche in un'ottica di pubblica utilità.




SECONDO PIANO
Le radici del cambiamento: le trasformazioni del territorio durante l'Ottocento.

Il cambiamento avvenuto in agricoltura e di conseguenza nel paesaggio lo si deve alla storia del movimento contadino, la nascita del socialismo, l'azione cooperativa e sindacale nelle campagne.

Di particolare rilievo è la PARTECIPANZA AGRARIA.
Si tratta di una gestione collettiva dei terreni derivante da un lascito di età medievale.
Nel 1058 l'abate Gotescalco concesse in affitto ai nonantolani parte dei terreni del monastero. In cambio si fece alzare robustissime mura a difesa del borgo, che diventò un castello fortificato.
Nacque così la Partecipanza Agraria, giunta attraverso i secoli fino ai giorni nostri.

Nel 1894 diventa Ente Morale raggiungendo piena autonomia e trasforma il territorio abbattendo un bosco secolare di 900 biolche, unità di misura agraria usata in varie zone dell'Emilia, corrispondente per la zona di Modena a 2836,47 m².
Il terreno poi dissodato farà posto a coltivazioni di cereali.

Il terreno si trova a nord di Nonantola, con un patrimonio fondiario di circa 760 ha di terreno.
Il bosco che non c'è più, tagliato cent'anni fa, lo si sta ricostituendo con l'area di riequilibrio ecologico Torrazzuolo, che in gran parte si estende sui terreni della Partecipanza.

Così oggi l'area è suddivisa in prati, boschi, zone umide e aree coltivate.
Il terreno della Partecipanza viene periodicamente ripartito mediante sorteggio fra gli aventi diritto ogni 12 anni, secondo regole quasi immutate nel tempo.
È un altro modo di "possedere", alternativo alla proprietà privata.

Mappa aerea della Partecipanza Agraria con didascalie, Nonantola.
©sito visit Nonantola (google earth) - ©didascalie Monica Galeotti




Al centro della sala trova posto la "scranna salimbeniana", una sedia di legno che può essere trasformata in uno "scaletto" da biblioteca, ingegnosa invenzione di un esponente della nobile famiglia Salimbeni, giunta al seguito di Napoleone nel 1796.
Una famiglia di ricchi proprietari terrieri che, come altre della zona, segnarono la storia economica del paese.

Scranna Salimbeniana, sedia trasformabile in scaletta da biblioteca.



PRIMO PIANO
Dagli anni venti del Novecento ad oggi.

Viene approfondito il periodo legato all'antifascismo e alla Resistenza.
Gli oggetti significativi in questo piano sono:
-la carriola, simbolo del lavoro durissimo che le comunità della Pianura Padana condussero per bonificare i terreni dalle acque.
-la bicicletta, invenzione semplice e geniale che nelle nostre terre piatte si diffuse tanto da diventare uno degli emblemi dell'Emilia.

Bicicletta simbolo della Resistenza, museo di Nonantola.



-la bandiera dedicata ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale, in cui sono ricamati i nomi dei caduti partigiani e civili, sintesi corale della partecipazione di Nonantola alla lotta contro il fascismo e il nazismo.
Nell'immediato dopoguerra è stata usata in numerose manifestazioni e commemorazioni.

Bandiera ricamata con i nomi dei caduti partigiani e civili di Nonantola.



PIANO TERRA
Di particolare rilevanza le figure di Don Arrigo Beccari e Giuseppe Moreali grazie al ruolo che hanno avuto nella vicenda dei 
RAGAZZI DI VILLA EMMA.
Insieme alla comunità di Nonantola riuscirono a salvare 73 ragazzi ebrei.
Lo Stato di Israele donerà ad entrambi la medaglia dei Giusti tra le Nazioni.

"La storia dei ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola: 1942-1943" viene esposta in una mostra al piano terra, curata dallo storico tedesco Klaus Voigt, riallestita in questa sede a seguito del sisma 2012.

Foto storiche dei ragazzi ebrei rifugiati a Villa Emma, 1942-1943.




Fra il '42 e '43 Nonantola accolse 73 ragazzi ebrei giunti profughi dalla Jugoslavia in fuga dalle persecuzioni naziste.

Quando l’8 settembre i nazisti occuparono la zona di Modena, i nonantolani, guidati dal sacerdote Don Arrigo Beccari e dal medico Giuseppe Moreali, misero in atto un’operazione:
I ragazzi rimanevano nascosti fra la villa, il seminario, il convento e nelle case di alcune famiglie; si decise di travestirli da seminaristi e in questo modo riuscirono a sfuggire alle persecuzioni e a rifugiarsi in Svizzera.

Molti di loro, diventati grandi, sono tornati a ringraziare la gente di Nonantola.

Tabellone espositivo sulla fuga dei ragazzi di Villa Emma.





7- VILLA EMMA
Sono andata a cercare Villa Emma, oggi residenza privata, una delle costruzioni più belle dell'Emilia, realizzata nel 1898 dall'architetto Vincenzo Maestri per Carlo Sacerdoti che la dedicò alla moglie Emma Coen.

Non vi si può accedere ma da un ingresso laterale appare la sua imponenza, ancora lì a testimoniare le vicende accadute nell’ultima guerra.

Facciata storica di Villa Emma a Nonantola




E una targa nei pressi ricorda.

Targa che ricorda i fatti del 1942-1943 a Villa Emma.



"Qui ogni scorcio vive di luce propria, qui la Bassa Padana non ha nulla di monotono e ripetitivo. Il lavoro ferve su ogni palmo di terra, con i pioppi che ondeggiano allo spirar del vento."¹







___________________________________



Note:
-tutte le foto sono di Monica Galeotti.

Letture consigliate:
-Giuseppe Pederiali, "I ragazzi di Villa Emma", Narratori di oggi, Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 1989; libro vincitore del premio Castello di Sanguinetto per la narrativa per ragazzi e il premio Valtesine.


Bibliografia:
-¹Bell'Italia n.104, "Uno scrigno di pietra, l'abbazia di Nonantola", di Fabio Geraldini, pp.46-57, Editoriale Giorgio Mondadori, dicembre 1994.
-pieghevole Museo di Nonantola
-Emilia-Romagna, arte e storia sulla via Emilia, l'Appennino e il Delta del Po, la Romagna, il mare, la collina, Touring Editore 2010.


Sitografia:


mercoledì 9 marzo 2022

LA BASSA MODENESE

La bassa modenese è una porzione di territorio situata a nord della provincia di Modena. 


Vi scorrono i fiumi Secchia e Panaro, che poi confluiscono nel Po. 
L’area viene così denominata perché si trova al di sotto dei 25 m sul livello del mare e sono 11 i comuni che ne fanno parte.

Veduta aerea di un caseggiato di Nonantola, simbolo della bassa modenese a nord della provincia di Modena.
Caseggiato dall’alto a Nonantola


A seguire visiterò i quattro comuni più significativi dal punto di vista storico:

→ CARPI
→ MIRANDOLA
→ FINALE EMILIA

La bassa modenese è stata duramente colpita dal sisma dell’Emilia del 2012; oggi le città stanno gradualmente tornando alla normalità.

Mappa della bassa modenese con i comuni storici di Nonantola, Carpi, Mirandola e Finale Emilia evidenziati.
©google earth - ©mappatura Monica Galeotti



martedì 30 novembre 2021

MONTEACUTO DELLE ALPI: storia e tradizioni dell'Appenino bolognese

Lizzano in Belvedere - BOLOGNA



Monteacuto delle Alpi, borgo di origine medievale, si trova arroccato in posizione panoramica, a 915 metri di altitudine.



Monteacuto delle Alpi visto da Madonna del Faggio nell'Appennino bolognese
Affaccio da Madonna del Faggio e Tresana.



Il paese dista 90 km da Bologna e 6 km da Lizzano in Belvedere.
La via Tegge si stacca dalla via Pianaccio, che porta al paese omonimo, e si inerpica stretta e insidiosa sino a raggiungere il crinale.


Mappa del percorso stradale per raggiungere Monteacuto delle Alpi da Google Earth
Mappa del percorso stradale per raggiungere Monteacuto delle Alpi – ©Monica Galeotti



LA STORIA DI MONTEACUTO DELLE ALPI

La prima citazione risale al 1105 circa, in una bolla di Papa Pasquale II, quando non era ancora un paese propriamente detto ma un piccolo agglomerato.

Gli abitanti erano chiamati "zingari", nel senso di girovaghi, perché Monteacuto era un notevole centro mercantile fra il XII e il XV secolo, trovandosi su un’importante via di comunicazione fra Emilia e Toscana. 


Panorama di Monteacuto delle Alpi visto da lontano dalla zona di Tresana


Il fatto che si potessero incrementare i propri guadagni attirò fin dal XIV secolo varie famiglie del Belvedere, l’altro comune autonomo presente nella zona, tanto da provocare lotte interne.
Allo stesso tempo vennero costruite nuove strade più comode per il commercio.
Questi fatti portarono al declino di Monteacuto delle Alpi.


Monteacuto delle Alpi in primo piano con il maestoso Corno alle Scale sullo sfondo



Perduta l’importanza commerciale e il conseguente benessere, gli abitanti del paese furono costretti a sopravvivere utilizzando gli elementi del bosco che avevano in abbondanza: il legno e le castagne. 

Diventarono esperti spaccalegna e carbonai, apprezzati ovunque, un lavoro duro che li costringeva anche ad emigrare per diversi mesi l’anno in Maremma, in Corsica o in Francia.

IL BORGO DI MONTEACUTO DELLE ALPI

Le case di Monteacuto poggiano su un crinale e sembrano quasi sospese.
Il crinale si trova fra il torrente Silla da una parte e il torrente Baricello dall’altra. 


Veduta ravvicinata del borgo di Monteacuto delle Alpi nell'Appennino bolognese


Le strade sono talmente strette che non è possibile entrare con l’auto. 


Una delle strette vie che attraversano l'antico paese di Monteacuto delle Alpi



Il borgo conserva le caratteristiche delle strutture tipicamente medievali con la funzione di castello fortificato, che un tempo comprendeva una torre merlata e ponte levatoio; sembra che la contessa Matilde di Canossa gli abbia dedicato attenzione.

Il paese era composto da vari rioni distinti da un nome, che ancora oggi si può ritrovare nella toponomastica delle vie. 

La seguente mappa è un azzardo, ho cercato di individuare e segnare gli antichi rioni di Monteacuto secondo le indicazioni del testo di Alessandra Biagi della Proloco di Pianaccio.

Invito il lettore al suggerimento.


Mappa dall'alto di Monteacuto delle Alpi con la posizione dei suoi antichi rioni
Mappa dall'alto di Monteacuto delle Alpi con la posizione dei suoi antichi rioni - ©Monica Galeotti



IL PERCORSO NEL BORGO

Il più alto parcheggio per le auto coincide con il fulcro del paese e lo taglia in due; a pochi metri la minuscola piazza con la storica trattoria Il Bagigio.

RIONE LA TORRE

Probabilmente questo era il Rione La Torre,
dove anticamente si trovava il castello e di cui oggi non rimane nulla se non la toponomastica del luogo: Rione la Torre e Rione il Fossato.


Il centro di Monteacuto delle Alpi con la storica trattoria Il Bagigio



RIONE MALTEMPO

Il motivo più probabile per questo toponimo è la sua posizione, esposta verso il maestoso Corno alle Scale e quindi alle burrasche di neve.


Primo piano del Corno alle Scale, montagna simbolo dell'Appennino bolognese


RIONE IL FOSSATO

Il significato è evidente: la presenza dell’acqua a Monteacuto è scarsa e perciò preziosa.
Fino al 1883 vi erano alcune cisterne che raccoglievano l’acqua piovana; due di queste nel Seicento erano private, ma vengono messe a disposizione dai proprietari per tutti. 

In seguito un abitante del paese, Pasquale Poli, riuscì a compiere un’impresa ingegnosa per l’epoca: portare l’acqua a Monteacuto da una sorgente distante alcuni chilometri attraverso una conduttura di coppi di terracotta.

Da questa conduttura parte una mulattiera selciata costruita dallo stesso Poli per raggiungere più comodamente il Mulino della Squaglia, di sua proprietà. 
Dal Mulino della Squaglia si raggiunge anche il Santuario di Madonna del Faggio. 

LA FONTE DEL FOSSATO DI PASQUALE POLI

Nella piazzetta del Belvedere, l'antica fonte.

La targa a memoria di colui che portò l'acqua in paese recita così:

"L'anno 1883, 85 di sua età
Poli Pasquale un giorno risoluto
cercò quest'acqua e fece il suo livello
per condurre quest'acqua a Monteacuto
Fece il disegno e fece lo stradello
Nessuno credeva che su questo monte
che si dovesse condur si ricca fonte
Se fece da ingegnere e fece la via
Preghiamo almen per lui Gesù e Maria".


La Fonte del Fossato nella piazzetta del Belvedere a Monteacuto delle Alpi


Di fronte si trova il Monumento ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale, molti dei quali partigiani.

Monteacuto ricorda i suoi figli.


Monumento ai Caduti della Seconda guerra mondiale nella piazzetta del Belvedere





Targa commemorativa dei Caduti di Monteacuto delle Alpi, molti dei quali partigiani



Percorro via China in ripida salita e mi dirigo verso la chiesa.


Targa che indica via China, una delle caratteristiche strade di Monteacuto delle Alpi




Via China, la ripida strada in salita che attraversa il borgo di Monteacuto delle Alpi






Casa in pietra tipica dell'antico paese di Monteacuto delle Alpi


LA CHIESA DI SAN NICOLÒ

La chiesa è dedicata al santo e si trova nella zona più alta del paese.

Non ci sono notizie certe sull’anno della costruzione, ma unanimemente la si colloca nell’anno 1105, quando venne citata come "cappella" in una bolla di Papa Pasquale II.

La facciata attuale, con portico antistante a tre arcate, è frutto di lavori settecenteschi. 

Il campanile viene riedificato nel 1865 dal maestro muratore Lorenzo Biffoni. 


La chiesa di San Nicolò, situata nella parte più alta di Monteacuto delle Alpi



Nella piazza antistante vengono organizzate serate estive come "Sere Nere", rassegna dedicata al cinema noir.


Monica Galeotti nella piazza davanti alla chiesa di San Nicolò a Monteacuto delle Alpi




La piazza antistante la chiesa di San Nicolò nel borgo di Monteacuto delle Alpi


L'interno della chiesa conserva un pavimento originale in lastre di arenaria.

Una grande acquasantiera su piede è del 1713, scolpita in arenaria da Bartolomeo Zaccanti.


Interno della chiesa con l'acquasantiera del 1713 scolpita in arenaria


Sull'altare maggiore si trova un magnifico crocifisso intagliato nel legno di cipresso da Andrea Brustolon, intagliatore padovano.


Crocifisso in legno di cipresso di Andrea Brustolon sull'altare maggiore



È un'opera di notevoli dimensioni, alta 1,70 metri, portata a spalla nel 1786 da quattro volontari che si alternarono per quattro giorni nel trasporto.


Veduta dell'altare maggiore con il crocifisso di Andrea Brustolon



Nella prima cappella a destra vedo un dipinto che ritrae San Giuseppe; in origine qui si trovava la fonte battesimale.


Dipinto di San Giuseppe nella prima cappella a destra della chiesa di San Nicolò



La chiesa risente molto dei problemi legati al territorio: sono molti, infatti, i parroci rinunciatari o non residenti, anche in tempi recenti.

Proseguo oltre la chiesa, in direzione "al Pratino", Passeggiata del Balzo.


La chiesa di San Nicolò circondata dagli alberi a Monteacuto delle Alpi


Un tempo lo si chiamava "Il Poggiolino"; chissà, forse chi arrivava quassù poi lo chiamava a piacimento. È un piccolo quadrato d'erba in cima al crinale del paese.


Sentiero verso il Poggiolino, oggi chiamato Al Pratino, sopra Monteacuto delle Alpi






La strada che conduce al Pratino lungo il crinale sopra il paese






Tratto finale della ripida salita che porta al Pratino di Monteacuto delle Alpi





Il Pratino con il suo muretto e il panorama sull'Appennino bolognese


Il muretto è stato alzato per la sicurezza, a mò di tetto spiovente, perchè non ci si possa sedere.


Monica Galeotti appoggiata al muretto del Pratino con panorama sull'Appennino



Torno verso il centro del paese.

RIONE DELLE LASTRE

Il nome si deve a un grande affioramento di arenaria su cui furono eretti diversi edifici.

A Monteacuto la pietra è dominante anche negli edifici antichi, costruiti in arenaria locale.

Da questo rione godo il panorama sulle Tese, su Montegrande, sul Monte La Nuda e sul Corno alle Scale e, ai piedi della vallata, Pianaccio, il paese natale di Enzo Biagi, sepolto nel locale cimitero.


Panorama sul Corno alle Scale con il paese di Pianaccio nella valle sottostante



I RIONI DELLA PARTE MERIDIONALE


Una volta tornata al punto di partenza, prendendo come riferimento la trattoria Il Bagigio, mi dirigo nella parte meridionale di Monteacuto, dove si trovano gli ultimi tre antichi rioni.

RIONE I TREBBI

Il Trebbio ha un doppio significato.

Dal dizionario Treccani:

1. è l’incontro di tre strade, dal latino "trivium"; a Monteacuto, infatti, convergono tre vie;
2. è gruppo di persone che conversano sulla via; andare a Trebbio significa riunirsi con di amici. 

La Proloco locale ha curato nel 2019 il suggestivo murales con i luoghi principali che circondano Monteacuto, stretto fra i due torrenti Silla e Baricello.


Murales della Proloco del 2019 con i luoghi attorno a Monteacuto delle Alpi







Primo piano del murales dedicato al territorio che circonda Monteacuto delle Alpi


RIONE BORDILOCCO

Si trova nella zona meridionale del paese, delimitato da Le Tegge nella parte bassa.

RIONE LE TEGGE

Nel dialetto locale il vocabolo "teggia" indica una costruzione rustica, magari porticata, che svolge la funzione di custodire gli animali e di nutrirli.

Il rione Le Tegge è al plurale perché ve ne erano probabilmente un gran numero. 
Il paese aveva vocazione mercantile ma era anche ricco di bestiame.

Quello delle Tegge era il rione più popoloso del paese, con 21 famiglie residenti.

Fra di esse vi erano i Francia, così detti da un esponente emigrato d'oltralpe, di cui fa menzione un'edicola nei pressi del cimitero.


Targa della famiglia Francia nel rione delle Tegge vicino al cimitero di Monteacuto





Il cimitero di Monteacuto delle Alpi


Superato il cimitero, la strada non asfaltata, sentiero CAI 113, diventa presto mulattiera ed è anche area di castagni.

Sono castagneti ben tenuti dai proprietari, che mantengono viva la cultura della castagna, frutto primario e indispensabile che per lungo tempo ha rappresentato l'unico sostentamento di queste montagne.


Castagneto a Monteacuto delle Alpi nell'Appennino bolognese




CURIOSITÀ: I CIACCI, o NECCI

Come in tutta l'Alta Valle del Reno dell'Appennino Bolognese, al confine con la Toscana, qui si consumano i ciacci, una sorta di crêpes composta da farina di castagne, acqua e poco sale.

Oggi sono considerati un dolce, un arrotolato molto spesso riempito con ricotta, mentre le popolazioni rurali li consumavano accompagnato da vivande salate.

La difficoltà maggiore era data dalla loro cottura: l'impasto viene separato da foglie di castagno e inserito nei "testi", strumenti appositi poi messi sul fuoco del camino.

I ciacci cotti nei testi assumono una colorazione bruna, con le sottili nervature delle foglie di castagno, le quali conferiscono un sapore leggermente amaro.


Questa foto testimonia lo strumento che il fotografo aveva intuito fosse destinato a scomparire, sostituito da mezzi più funzionali.

Oggi il "testo" è la comune piastra per cuocere la piadina o la crêpes.


Antico testo usato a Monteacuto delle Alpi per cuocere i tradizionali ciacci
Antico "testo", strumento per la cottura dei "ciacci" -
 ©Genus Bononiae - ©Luigi Fantini (San Lazzaro)


LE FAMIGLIE PIÙ ANTICHE DI MONTEACUTO

Le famiglie più note sono quelle dei Poli, detti "placàn", pelacani, e quelle dei Guccini.

Dall'autobiografia di Francesco Guccini "Non so che viso avesse" (le sue ricerche per stabilire la provenienza familiare arrivano a ritroso fin al 1500):¹

"Da un documento appare Guccino da Montagu’, munaro, cioè mugnaio. 
Montagu’ è poi Monteacuto delle Alpi."

Scrive lo storico Alfeo Giacomelli: "I Guccini sembrano essere la famiglia più autenticamente originaria del luogo".²

Dopo la decadenza tre-quattrocentesca, soprattutto a causa della peste, "I Guccini erano forse l’unica famiglia rimasta in tale periodo di crisi".³

"Nel 1660 circa ci sono 21 famiglie Guccini con 101 individui, nel 1668 abbiamo 17 famiglie con 124 individui; fra queste spicca la famiglia di un certo Marco Guccini, con 23 componenti. Tutti da solo?

Inutile continuare così, i Guccini vengono da lì, insomma, e altri e numerosi documenti attestano la presenza in loco della famiglia, intrecciata ai fenomeni del banditismo montanaro del Cinquecento; un esempio fra tutti, la faida fra i Guccini e i Biagi."


LE ESCURSIONI DA MONTEACUTO DELLE ALPI

Dal paese si dipartono diverse escursioni: per Madonna del Faggio (sent.109), Castelluccio di Porretta, Pianaccio, Segavecchia e il Corno alle Scale. 

La più suggestiva, anche se molto lunga, è quella che segue la Dorsale di Monteacuto e l’alta valle del Silla.
Si percorre l’antica mulattiera sino al Passo della Donna Morta (questo primo tratto era la via di collegamento con la Toscana nel Medioevo), Porta Franca, Monte Gennaio, Passo del Cancellino, concludendo ad anello attraverso i Balzi della Malacarne.


LE FOTO DEI RICORDI

Al Pratino 1983, quando lo si chiamava "al Poggiolino".

Dai ricordi di Mirco Bianchi, anni '70:
"Si andava lì in compagnia, ci si sedeva sul muretto (perchè era più basso e piatto, col tempo lo hanno alzato) e si stava lì a guardare le stelle, a fare delle chiacchere, qualche volta a suonare la chitarra, o in compagnia della fidanzata".


Monica Galeotti al Pratino di Monteacuto delle Alpi in una foto del 1983






Monica Galeotti nel 1983 al Pratino, sul crinale panoramico di Monteacuto delle Alpi








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Bibliografia:

→ ¹Francesco Guccini, "Non so che viso avesse - quasi un'autobiografia", ed. Mondadori, 2010.


²A. Giacomelli, "La Musola", anno XXI - 1 aprile 1987, Le famiglie di Monteacuto nel 1500-700, p. 48

³Id., "La Musola", anno XXI - 11 ottobre 1990, Per una storia del banditismo montano, p. 47.


-pieghevole "Parco Regionale Corno alle Scale", a cura del Centro Villa Ghigi, serie Parchi e Riserve dell'Emilia Romagna n. 9, 1992.


Sitografia: