lunedì 11 marzo 2024

MODENA IN AUTO – ITINERARIO 3





Ora mi trovo a delineare il terzo e ultimo itinerario:
i primi due si sono svolti a piedi nel centro città, mentre questo terzo si percorre in auto, toccando alcuni luoghi non distanti.


1 - CIMITERO DI SAN CATALDO
2 - CHIESA DI GESÙ REDENTORE
3 - PARCO ENZO FERRARI
( EX AERAUTODROMO DI MODENA)

©google earth - ©mappatura Monica Galeotti




1 - CIMITERO DI SAN CATALDO
     Strada Cimitero San Cataldo


Il cimitero di San Cataldo, nel quartiere periferico La Madonnina, ospita la Casa dei Morti, un particolare edificio in cemento rosso.

Il complesso architettonico si articola in tre parti:
- Il cimitero storico, realizzato da Cesare Costa tra il 1858 e il 1876.
- Il cimitero ebraico, datato 1903.
- Il cimitero nuovo, progettato nel 1971.

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Cimitero Storico

Il cimitero storico presenta un imponente quadriportico rettangolare con lunghi corridoi e colonne doriche, le facciate interrotte da elementi richiamanti i templi greci e grandi tombe di famiglia negli angoli.

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All'ingresso principale, trova posto il mausoleo-sacrario dedicato ai caduti nella lotta di liberazione durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Al centro, la scultura "Una Battaglia: per i Partigiani" di Arnaldo Pomodoro, realizzata nel 1971.

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Cimitero ebraico
L'edificio che ospita il cimitero della comunità ebraica di Modena, funge da collegamento fra il cimitero storico e quello nuovo e contemporaneamente è un elemento divisorio fra l'antico e il moderno.


Cimitero Nuovo
La sezione moderna del cimitero fu progettata nel 1971 dagli architetti Aldo Rossi e Gianni Braghieri, seguendo uno stile razionalista-metafisico caratterizzato da linee essenziali e pulite, nell'ambito dello studio denominato "L’Azzurro del Cielo".

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La Casa dei Morti
Il complesso, inaugurato nel 1987 e ancora in fase di completamento, presenta al centro del cortile un imponente edificio cubico in calcestruzzo rosso, che funge da ossario e rappresenta la Casa dei Morti, molto simile al Palazzo della Civiltà Italiana dell'EUR a Roma.

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Le tombe in questa sezione moderna circondano il cortile, formando una lunga struttura a due piani con tetti azzurri, un omaggio al cimitero più antico, ma con un design contemporaneo.

Inaugurato nel 1984, è rimasto incompiuto.

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2 - CHIESA DI GESÙ REDENTORE
 via Leonardo da Vinci, 270


Situata nella prima periferia di Modena, la Chiesa di Gesù Redentore, realizzata nel 2008 su progetto di Mauro Galantino, si distingue per uno stile moderno e minimalista.

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Le linee essenziali creano affascinanti giochi di luce, accentuati dal contrasto tra la pietra scura e il cemento bianco autopulente, che resiste allo smog e alle intemperie.
Le facciate trasparenti e le vetrate esaltano le forme geometriche della struttura.

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La chiesa è visitabile tutti i giorni dalle 8 alle 21, salvo durante le celebrazioni.
Io l'ho trovata chiusa (forse per manutenzione).
All'interno si trova un ciclo pittorico dell'artista olandese Bert van Zelm.

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3 - PARCO ENZO FERRARI
(EX AERAUTODROMO DI MODENA)
Accessi: via Emilia Ovest, viale dell'Autodromo, strada San Faustino e Viale Italia.


L'areautodromo di Modena è stato un complesso sportivo con strutture sia da aeroporto (pista in cemento, torre di controllo) che da autodromo (direzione gara e tribune).
In quest'area, precedentemente periferica, oggi parte integrante della città, si trova oggi il Parco Enzo Ferrari che ha cancellato completamente il tracciato originale.

Vista aerea dell'aerautodromo, anni '50 circa - ©comune di Modena


Nel 1949 fu costruito l'aeroporto, mentre il circuito automobilistico fu inaugurato nel 1950 con il Gran Premio di Modena riservato a vetture di Formula 1, vinto da Alberto Ascari.

Attivo principalmente negli anni '50 e '60, l'impianto fu utilizzato per diverse attività, ma problemi di convivenza tra le varie esigenze portarono la scuderia Ferrari alla costruzione del circuito di Fiorano nel 1972, adiacente allo stabilimento di Maranello.

Il tragico incidente di Giulio Cabianca nel giugno 1961 segnò il declino dell'autodromo.
La sua Cooper uscì dal tracciato imboccando un cancello lasciato aperto: la vettura piombò sul traffico congestionato della via Emilia, causando la morte di tre persone e diversi feriti.
Cabianca morì all'ospedale poche ore dopo.

Vi fu un Gran Premio di Modena nel settembre 1961, che pose fine alle gare automobilistiche.

Dopo un ultimo gran premio motociclistico nel 1976, cadde gradualmente in stato di abbandono.

Negli anni '80, iniziarono i lavori di demolizione, culminati con la trasformazione dell'area in un parco pubblico inaugurato nel 1991.

Il parco è stato ristrutturato nel 1998-1999, aggiungendo un laghetto artificiale, una zona boschiva, e un vasto prato per eventi estivi.


Gli eventi più rilevanti sono stati:
. la Festa nazionale dell'Unità con il comizio di Enrico Berlinguer il 18 settembre 1977.

18 settembre 1977 - ©parteciparelademocrazia




 . La Festa provinciale dell'Unità il 12 settembre 1987 con il concerto di Bob Dylan.


. Il record mondiale di pubblico pagante per un artista singolo, 225.000 spettatori, con il concerto Modena Park di Vasco Rossi nel 2017.

©tgcom24.it


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La mia visita al parco si concentra sul lato prospiciente la via Emilia ovest, con: 
MONUMENTO DEGLI AVIATORI,
MONUMENTO A ENZO FERRARI,
MONUMENTO A TAZIO NUVOLARI.

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©google earth - ©mappatura Monica Galeotti


Il Monumento degli Aviatori sorge all'incrocio con viale Italia, delimitando l'area del parco Ferrari che un tempo ospitava l'Aerautodromo di Modena.
È costituito da un esemplare di aeroplano da addestramento, un Fiat G46 prodotto tra il 1948 e il 1952, un biposto utilizzato anche dall'aereo club modenese fino al 1972.

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Entro nel parco e, all'angolo nord-est, c'è il monumento, alto 6,70 m, dedicato a Enzo Ferrari.
È stato realizzato nel centenario della sua nascita (1898-1998) dallo scultore Marino Quartieri (1917-2002) su commissione di Piero Ferrari, figlio del Drake.

Dal basso in alto:
. il mitico Nuvolari, in rappresentanza di tutti i piloti della scuderia Enzo Ferrari, progetta il motore con la collaborazione del figlio Dino, dei tecnici e dei meccanici.
. Enzo Ferrari che assiste al cambio delle gomme.
. Il momento esaltante della vittoria e i piloti che si abbracciano.

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Lungo il sentiero Tazio Nuvolari incontro il busto dell'artista Alessandro Rasponi, dedicato a Nuvolari.

Come indica la targa, Tazio Nuvolari (1892-1953) cominciò in sella alle moto vincendo il campionato italiano nel 1924 e 1926.
Passato poi alle auto, gareggiò con successo fino al 1950, vincendo ogni tipo di corsa, con una capacità di guida e un'audacia tali da farlo diventare leggendario e meritargli il soprannome di "Campionissimo".

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"Quando corre Nuvolari..."

©frederikgamard01/youtube



La storia recente di Modena è profondamente legata all'industria automobilistica, iniziando con ENZO FERRARI e VITTORIO STANGUELLINI nel primo Novecento, rendendo Modena e provincia famosa in tutto il mondo come capitale dei motori.

Nel corso degli anni, a questi primi costruttori se ne sono aggiunti altri:
la MASERATI, acquistata nel 1939 da Adolfo Orsi e trasferita a Modena l'anno successivo,
la BUGATTI, con sede a Campogalliano dall'87 al '95, poi divenuta tedesca,
 la DE TOMASO, fondata nel 1959 da Alejandro de Tomaso, attiva fino ai primi anni 2000.

Nel 1991, Orazio Pagani ha fondato la PAGANI AUTOMOBILI a San Cesario sul Panaro, producendo auto sportive di lusso, inclusa la Zonda HP Barchetta, la più costosa al mondo, prodotta in tre esemplari e venduta a 20 milioni di euro.

Le varie industrie automobilistiche, sono dotate ognuna di un museo rappresentativo.
 Il costo del biglietto d'ingresso per questi musei è elevato, pertanto non ho ancora avuto il piacere di visitarli. Conto di farlo in un prossimo futuro per illustrarli.

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Sitografia:

lunedì 4 marzo 2024

TREVISO A PIEDI – Itinerario 3: le MURA e la passeggiata sul SILE

 (torna a Treviso secondo percorso)


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Questo terzo ed ultimo itinerario a Treviso, esplora l'antico sistema difensivo delle mura e la passeggiata lungo il fiume Sile.

Le mura circondano tutta la città, ma la sezione meglio conservata, che affronterò qui, si estende tra Porta San Tomaso e Porta di Santi Quaranta, percorribile in un viale alberato di camminamento: offre a tratti una vista panoramica della città.

Il lungo Sile invece scorre nella parte meridionale del centro storico, da ovest a est.

. Porta San Tomaso → Porta di Santi Quaranta
 km 1,5 - 20 minuti
. Porta di Santi Quaranta → Lungo Sile Mattei - 10 minuti
. Passeggiata Lungo Sile - 20 minuti

(totale 50 minuti)

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©google earth - ©mappatura Monica Galeotti


LE MURA

La cinta muraria di Treviso fu eretta nel corso dei secoli per difendere la città dagli attacchi nemici, con un'attenzione particolare nel XVI secolo, quando l'ingegnere Fra Giocondo, noto per le sue opere militari e idrauliche, le potenziò mediante la costruzione di gallerie sotterranee.

L'opera di Fra Giocondo resistette agli eserciti della Lega di Cambrai nell'estate del 1511.

Inizio il mio percorso dalle mura di Porta San Tomaso, situata nella zona nord-orientale del centro città.
È la più maestosa, completamente rivestita da elementi decorativi in pietra d’Istria che seguono lo schema degli archi trionfali classici.
È coronata da una particolare cupola in legno e piombo, sovrastata da una statua raffigurante San Paolo.
Il leone alato di San Marco al centro del fronte esterno è una replica dell’originale, simbolo del potere di Venezia alla quale Treviso in quel momento era sottomessa.

Perché la statua sulla sommità non raffigura San Tomaso?
La storia è chiara: il Senato veneziano impose al podestà di Treviso, Paolo Nani, di dedicare la porta all’arcivescovo di Canterbury, San Tomaso Beckett (Thomas Beckett)¹, ma il podestà fece erigere la statua di San Paolo apostolo, suo omonimo.

All'esterno, sull'arco centrale, è scritto "PORTA DE SAN THOMASO" in dialetto veneto per chi arrivava da fuori Treviso, principalmente contadini.

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Sull'arco rivolto verso l'interno delle mura, la stessa scritta in latino "PORTA SANCTI THOMAE - DOMINUS CUSTODIAT INTROITUM ET EXITUM TUUM", era rivolta ai cittadini, e sottolineava la differenza tra la cultura aristocratica della città e quella della campagna.

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Dopo la costruzione delle mura, furono avviate imponenti opere idrauliche, creando attorno a Treviso un perimetro d'acque e la capacità di allagare la pianura per sconcertare possibili assalitori (come da progetto di Fra Giocondo, si abbatterono anche case ed edifici che ostacolavano la visibilità e i movimenti militari entro le mura).

Oggi i canali fuori dalle mura sono fiancheggiati da curati giardini, offrendo uno spettacolo visivo rilassante.

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Mi dirigo verso Porta Santi Quaranta passeggiando sulle mura, che praticamente fungono da cintura verde liberata dal traffico.

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Sorpasso dapprima il Bastione di Santa Bona...

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... e poi quello di San Marco.

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A 1,5 km da Porta San Tomaso, si erge
Porta Santi Quaranta.
Rivolta verso ovest, affacciandosi sulla pianura verso Vicenza, il suo nome è legato alla chiesa dei Quaranta martiri di Sebaste, ora chiamata Sant’Agnese.
Voluta dal podestà Andrea Vendramin nel 1517, inizialmente chiamata Porta Vendramina in suo onore, presenta una facciata bianca in pietra d’Istria con il leone di San Marco al centro, sostituito nel 1909.

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Come per Porta Santo Tomaso, anche qui le iscrizioni indicano il nome della porta.

Sulla facciata esterna, leggibile da chi entra, presenta l'iscrizione in dialetto "PORTA DE SANCTI QUARANTA".

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 Dal lato interno per chi esce da Treviso, l'indicazione è in latino "PORTA SANCTORUM QUADRAGINTA".

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La casa giallo-arancio adiacente alla porta era il luogo in cui Daniele Manin prima del 1848 raccoglieva i patrioti trevisani per cospirare a favore dell'indipendenza, dell'unità e della libertà d'Italia, come indicato sulla targa appesa sulla facciata.

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Un altro evento legato all'indipendenza e all'unità d'Italia è ricordato nella targa posta al muro interno della porta: 
da questa antica via romana, che da sempre collega Treviso alle antiche terre venete, le truppe nazionali redentrici del cavalleggeri Monferrato entrarono alle ore 15 del 15 luglio 1866. Inseguivano le truppe austriache in ritirata definitiva, segnando un momento significativo nella storia.

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E dall'antica via romana catturo suggestivi scorci sul canale, dall'una e dall'altra parte.

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Da Porta Santi Quaranta, seguo Via Mura di San Teonisto, passando davanti ad un'elegante villa con torrette (vedi mappa inizio pagina).

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Svolto prima a destra e poi a sinistra attraverso un tratto di Viale Trento e Trieste, lungo il canale pedonale.

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 In questo modo arrivo direttamente sul Lungo Sile Mattei per iniziare la passeggiata lungo il tratto del Sile, che lambisce la parte meridionale del centro storico di Treviso e localizzo subito il campanile della Chiesa di San Nicolò.

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IL SILE


Il Sile è il fiume di risorgiva più lungo d'Europa, con i suoi 90 km.
Ha origine a Casacorba e, in passato, sfociava nella laguna di Venezia, a Portegrandi di Quarto d'Altino, di fronte → all'isola di Torcello, ed era via di comunicazione durante la dominazione veneziana.

Nel 1683, i veneziani cambiarono il suo corso, facendolo sfociare direttamente nel Mar Adriatico a Jesolo.
Il nome "sile" deriva dal latino "silens", che significa silenzioso, tranquillo.
I fiumi di risorgiva infatti mantengono una costante portata e temperatura, e non sono soggetti a piene improvvise; per questo sono sempre stati ideali per l'insediamento di mulini.
Nel XIX secolo Treviso ne vantava 61.
Attualmente nessun mulino sfrutta queste acque, ma molti sono presenti come esempi di archeologia industriale.

Il fenomeno naturale della risorgiva avviene per via delle caratteristiche della pianura veneta, divisa tra una zona settentrionale ghiaiosa e permeabile e una centrale, argillosa e impermeabile.
L'acqua dei fiumi di montagna ma anche le precipitazioni, penetrano in profondità, riemergendo nelle zone di risorgive.
L'intero corso è protetto dal Parco Naturale del Sile, e a Casacorba, dove il Sile si origina, è possibile visitare le sorgenti.

I canali derivanti dal Botteniga a nord attraversano la città, e confluiscono poi nel Sile.

Durante le intense piogge, l'acqua dei canali assume una colorazione marroncina a causa del drenaggio delle abitazioni circostanti.
Contrariamente, il Sile, che non attraversa la città, mantiene il suo colore verde.

Quando i canali del Botteniga si uniscono al Sile, le acque non si mescolano immediatamente, continuando parallelamente per decine di metri; lo si può notare dalla diverse colorazioni dell'acqua, un fenomeno che Dante Alighieri descrive brevemente, ma con perfetta precisione: "dove Sile e Cagnan s'accompagna," evidenziando che i due fiumi si uniscono senza mescolare le acque subito.
Dante osservò questo fenomeno durante il suo soggiorno a Treviso, ospite di Gherardo da Camino, signore della città e gli è stata dedicata una stele a ricordo, proprio nel punto di congiunzione delle acque, come già visto nel secondo itinerario.

Dopo questa necessaria nota sul fiume Sile, prosegue la mia passeggiata.

Arrivo alla Società Canottieri Sile Treviso, la più antica società sportiva di canottaggio, attiva dal 1908.

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Successivamente, raggiungo il suggestivo Ponte San Martino, che ospita una centrale idroelettrica costruita nel 1917 durante la Prima Guerra Mondiale e automatizzata nel 1969.

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Questa centrale ad acqua fluente, situata all'interno del centro storico cittadino, genera oltre 1,74 gigawatt all'anno, contribuendo a evitare l'emissione di circa 1000 tonnellate di CO² annue, ed è entrata a pieno titolo del panorama urbano.

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Arrivo al Quartiere Latino e il Ponte delle Università.

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Supero il ponte, il Sile, e raggiungo la stele dedicata a Dante Alighieri.

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Infine concludo la camminata al castello della famiglia Romano, situato sul bastione meglio conservato della città.

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Il castello, costruito tra la fine del 1800 e gli inizi del Novecento dalla famiglia Romano, originaria della Marca Trevigiana, sorge sul terreno dove un contrabbandiere aveva la sua casa.
In quel periodo, Treviso richiedeva il pagamento del dazio al portello del Sile, vicino all'attuale posizione del castello. Il trafficante portava la merce fino alla propria abitazione, dove riusciva a farla entrare in città eludendo il pagamento del dazio.

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 Fortunato Romano, avendo acquisito il terreno, ideò e pianificò la struttura secondo i suoi gusti, mentre il figlio Antonio ne curò la costruzione.
Ancora oggi di proprietà della famiglia Romano, il castello offre una vista esclusiva sulla città, ma non è aperto al pubblico.

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Ed ora, giunta al termine del mio breve viaggio, è tempo di concludere questa esperienza.

Treviso è una città che mi ha regalato un'esperienza unica: si eleva come un crocevia di storia, cultura e gastronomia, incoronata dalle dolci acque del Sile e avvolta nelle sue mura.

Ogni pietra racconta secoli di vicissitudini, mentre i suoi canali rispecchiano il passato di una città che ha saputo coniugare tradizione e innovazione.

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Note:
¹Il culto per Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, è attribuita alla sua figura di martire e difensore dell'indipendenza della Chiesa dalla corona inglese nel XII secolo. La sua opposizione al controllo del re Enrico II d'Inghilterra sulla Chiesa cattolica e il suo martirio nel 1170 suscitarono ammirazione e simpatia in molte parti d'Europa, compresa l'Italia.
La storia di Thomas Becket è stata diffusa attraverso le narrazioni e i racconti medievali, contribuendo così a consolidare la sua figura come simbolo di difesa dell'autonomia ecclesiastica. La sua canonizzazione nel 1173 aumentò ulteriormente la sua venerazione, e il suo culto si diffuse in diverse città italiane: in primo luogo Roma ed Anagni, poi Aquileia, Venezia, Treviso, Bologna e altre città.
A Bologna Thomas Beckett studiò diritto canonico e civile e gli studenti inglesi gli dedicarono una cappella nella → Chiesa del Salvatore.


Sitografia: