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sabato 30 dicembre 2023

QUARTIERE COPPEDÈ

e PIPER CLUB
Roma Nord


Raggiungo agevolmente il caratteristico quartiere Coppedè, dall’uscita di Villa Borghese (Parco dei Daini), in circa 10-15 minuti a piedi.


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©google earth - ©mappatura Monica Galeotti




Il quartiere è preceduto dalla splendida Chiesa di Santa Maria Addolorata in Piazza Buenos Aires, un luogo di culto cattolico gestito dalla comunità argentina.

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È uno degli angoli più insoliti e affascinanti della capitale e ora mi trovo proprio di fronte all'ingresso del quartiere: l'incrocio tra via Tagliamento e via Dora, con il passaggio dal grande arco fra i due corpi di fabbrica principali, chiamati Palazzi degli Ambasciatori.


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Il nome originario era "Quartiere Dora", ma l'originalità e lo stile distintivo dell'architetto fiorentino Gino Coppedè, hanno portato nel tempo a identificarlo con il suo cognome.

 Gino Coppedè (1866-1927), rivoluzionò l'edilizia italiana con uno stile eclettico che univa elementi di varie epoche in modo armonico.
Lavorò a Genova, Napoli, Roma e Messina, dove contribuì alla ricostruzione post terremoto.
Dopo la morte della moglie si trasferì a Roma per completare il Quartiere Dora, dove il suo linguaggio architettonico raggiunse l'apice, fondendo elementi diversi in un equilibrio sorprendente.

È stato edificato fra il 1913 e il 1926, rappresenta un trionfo di torrette toscane, sculture liberty, archi moreschi, gargolle gotiche, facciate affrescate e giardini di palme, uno stile artistico palesemente Art Nouveau o Liberty, definito in questo caso barocchetto.

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La creazione di Gino Coppedè è stata ritenuta un'audace follia architettonica, quasi un capriccio edilizio e unisce 17 villini e 26 palazzine, realizzati per la borghesia romana e per una serie di ambasciate tuttora presenti.

Se si cerca ispirazione in campo architettonico di questo visionario, Antoni Gaudì rappresenta un punto di riferimento, ma Coppedè, tramite simboli complessi, crea un'opera unica nel suo genere, contrapponendo continuamente gli elementi, come luce e buio, maschile e femminile.

Questa dialettica suggerisce la presenza della dottrina esoterica, indicando un percorso iniziatico attraverso la manipolazione di natura e materia per raggiungere una nuova saggezza.

Coppedè infatti aveva avuto carta bianca dal sindaco Ernesto Nathan, influente nella Massoneria (dove l'esoterismo è ben presente), di cui era Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, il quale dimostrò entusiasmo verso il progetto.

Diverse furono le caratteristiche, innovative per l'epoca:
-la presenza dei garage quando quasi nessuno possedeva una macchina, ma l'architetto prevedeva l'uso diffuso delle auto nel futuro.
-l'introduzione di acqua corrente e bagni in casa, allora insoliti.
-l'abolimento delle camere per la servitù, riflettendo su una concezione moderna della famiglia.

Il quartiere ha attirato l'attenzione del regista Dario Argento, che lo ha scelto come scenografia per alcune scene dei suoi film.



PALAZZI DEGLI AMBASCIATORI

Il complesso edilizio è formato da due blocchi triangolari separati da via Dora, con cinque livelli ciascuno.
Ha una copertura a terrazzo, e presenta corpi aggettanti con finestre diverse per ogni piano.

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LA FACCIATA PRINCIPALE
Osservando l'arco, lo sguardo è attratto verso il centro da una sequenza verticale di elementi, suggerendo che per raggiungere la luce è necessario affrontare le tenebre (l'ombra formata dall'arco).

Il mascherone rievoca le raffigurazioni dei Giudizi Universali sulle facciate delle cattedrali, ma è una figura laica: un guerriero con elmo.
 Questo simboleggia come, attraverso la lotta contro le passioni, l'uomo domini gli istinti naturali per raggiungere la serenità, fondamentale per il cammino spirituale.

Due figure sostengono l'elmo del guerriero, evocando l'associazione di Cautes e Cautopates nel culto mitraico, parallelo all'affiancamento di San Pietro e San Paolo al Cristo, nella tradizione paleocristiana.
La presenza di leoni ai lati dell'arco richiama i portali medievali delle basiliche.
Al centro lo Stemma dei Medici, che si lega alla città natale di Gino Coppedè.

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 In alto, tre dipinti: al centro, un personaggio su un cavallo bianco tiene un globo con una figura alata.

La scritta posta alla base riporta un verso dal XIII canto del Purgatorio di Dante: "ESSER DIEN SEMPRE LI TUOI RAGGI DUCI" - "I tuoi raggi ci devono essere sempre da guida", una frase che rappresenta il demiurgo, l'ispirazione suprema.
Il XIII canto del Purgatorio, dedicato all'Invidia, richiama anche le critiche a Coppedè ricevute dagli architetti romani, all'epoca più inclini alle direttive razionali del regime, una volontà politica a promuovere l'edilizia industriale, vietando l'uso delle decorazioni.

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Sotto l'arco si staglia un imponente lampadario in ferro battuto, mentre l'architettura dell'arco stesso vede una disposizione asimmetrica di numerosi elementi decorativi.

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PIAZZA MINCIO

Una volta oltrepassato l'arco, si giunge nella suggestiva Piazza Mincio, dove troneggia la
 FONTANA DELLE RANE,
in stile barocco, eretta nel 1924 e ispirata alla celebre

Viene alimentata dall'Acqua Marcia.

La vasca centrale, leggermente elevata rispetto al livello stradale, ospita quattro coppie di figure, ciascuna sorreggente una conchiglia su cui posa una rana, dalla quale scaturisce acqua nella vasca sottostante.
Al centro della fontana svetta una seconda vasca alta circa 2 metri, il cui bordo è coronato da otto rane.

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Curiosità: il 28 giugno 1965 i Beatles, dopo un concerto al Teatro Adriano, si sono recati al Piper Club e, al termine di una notte vivace con qualche drink, si sono gettati vestiti nella fontana.

I Beatles al teatro Adriano, 28 giugno 1965.




Nella foto, alle spalle della fontana il
PALAZZO DELLE COLONNE.
Il primo piano è dominato da imponenti colonne, senza funzione portante, ma di decoro.

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L'ingresso è caratterizzato da un vasto arco ribassato ispirato ai portali gotici delle cattedrali.
Una targa al terrazzo del primo piano mostra un messaggio in latino: "INGREDERE HAS AEDES QUISI ES AMICUS ERIS HOSPITEM SOSPITO" (Entra in questa casa (o tempio) chiunque tu sia sei un amico io proteggo l'ospite).

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PALAZZO DEL RAGNO
Il Palazzo, su Piazza del Mincio, 4, costruito tra il 1916 e il 1926, prende il nome dalla decorazione sopra il portone principale e si trova in contrapposizione con il Palazzo delle Colonne.
Con quattro piani, include una torretta e presenta un balconcino con loggia al terzo livello.
In alto la scritta LAB OR è un invito ad essere uomini laboriosi, in caso contrario si rischia di finire nella trappola del ragno.
La scritta laterale MAIORUM EXEMPLA OSTENDO, secondo Ettore Maria Mazzola, può essere così tradotta:"Ai divieti delle arti recenti mostro gli esempi maggiori (del passato)", sottolineando il concetto dell'invidia visto in precedenza. 

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IL VILLINO DELLE FATE
A mio parere, questo edificio rappresenta la massima bellezza nel quartiere.
Il villino celebra le città d'arte italiane attraverso dettagli architettonici distintivi.

È situato su Piazza Mincio, 3, via Aterno, 4, e via Brenta 7-11.

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Lungo via Aterno l'affresco dominante dell'intero villino, è dedicato alla Firenze di Coppedè, con Dante e Petrarca in primo piano.

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Su via Brenta, il Leone di San Marco simboleggia Venezia.

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Il terzo corpo di fabbrica rappresenta Roma con la lupa che allatta i gemelli.

Il villino, arricchito da marmi, travertino, terracotta, vetri smaltati e laterizio, presenta sul retro un orologio solare con 10 linee orarie valide dalle 5 del mattino alle 14 del pomeriggio.

 Infine, alcune scritte in latino affermano: "Offro gioia al padrone" e "Dalla pietra la solidità, dall'arte la bellezza."

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PIPER CLUB
via Tagliamento, 9

Il Piper si trova di fronte al Quartiere Coppedè.

È stato inaugurato nel 1965, diventando in breve tempo un celebre locale e fenomeno culturale, che ha regalato alla città uno stato di primo piano.

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Vi hanno suonato i migliori protagonisti della scena musicale beat italiana, ma su tutti vanno ricordate Caterina Caselli e Patty Pravo, quest'ultima ricordata come "la ragazza del Piper".

 Anche i giovani Pink Floyd si sono esibiti qui in due serate il 18 e 19 aprile 1968, nell'ambito del "First International Pop festival" (Palazzo dello Sport all'EUR il 6 maggio e Piper Club).


Negli anni '70 la Formula Tre, Mia Martinie tanti altri.

Nel 1972 i Genesis si esibirono agli esordi e questo video rappresenta una gemma imperdibile. 




Dopo un periodo di trasformazione nel 1973-75, il Piper ha assunto anche la forma di discoteca.

Il 27 novembre 1989, durante il concerto del primo album "Bleach" dei Nirvana, il cantante Kurt Cobain uscì completamente di sé. In preda all'isteria, distrusse la sua chitarra e si arrampicò su una trave, minacciando di gettarsi giù, e sciolse la band. Poi ricomposta, come sappiamo.

Negli anni '90, con l'emergere della musica techno ed elettronica, il Piper si trasformò totalmente in discoteca. Tuttavia, nel 2006, i concerti hanno fatto ritorno grazie alla forte volontà di uno dei figli del proprietario storico.

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La mia prima giornata nella Roma Nord è stata interamente dedicata al Parco, alla Galleria Borghese e al Quartiere Coppedè.

Il prossimo sarà un itinerario a piedi di soli 30 minuti, ma coinvolgerà un'intera giornata a causa di tre siti storicamente molto rilevanti:



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ROMA



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RINGRAZIAMENTI:
grazie a Patrizia (di Carpi) per avermi segnalato il Portale degli Antenati, una preziosa fonte per ricostruire gli alberi genealogici.
Qui si trovano informazioni precise, con link esterni a documenti correlati e l'atto di morte, permettendomi così di arricchire la biografia di Carlo Coppedè.


SITOGRAFIA:







martedì 6 ottobre 2020

BOLZANO A PIEDI – ITINERARIO NEL CENTRO STORICO

 La città di Bolzano colpisce subito per i palazzi ben tenuti e un centro cittadino curato e pulito. 


Secondo le statistiche è una delle città italiane in cui si vive meglio perché la qualità della vita è alta. 


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Qui si mescolano due culture, quella italiana e quella tedesca, lo si percepisce anche dall’architettura degli edifici: nel centro storico lo stile tipico tirolese e, poco oltre, lo stile razionalista edificato negli anni del fascismo. 

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Gli avvenimenti storici aiutano a capire meglio la città, composta, divisa e unita dai due patrimoni culturali. 



LA STORIA

Anticamente la città, in seguito a campagne di guerra medievali, conosce un passaggio pacifico con gli Asburgo nel 1363.
Da qui in poi Bolzano si sviluppa economicamente e continuativamente per secoli. 

Grazie anche all'immigrazione dalle aree meridionali della Germania e dell’Austria, il ceto dei ricchi mercanti si concentra nel vecchio nucleo cittadino dei portici. 

Con la Rivoluzione Francese, la sconfitta dell’Austria e la pace di Presburgo, la città cambia diverse appartenenze nel giro di pochi decenni:
-annessione alla Baviera (dal 1805 al 1809)
-annessione al Regno d’Italia (dal 1809 al 1813)
-annessione all’Impero Austroungarico (fino al 1918)
-annessione all’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale (il fascismo rende italiano in maniera massiccia il territorio, precludendo l’accesso al pubblico impiego e alle fabbriche la popolazione di lingua tedesca e vengono eliminati i toponimi tedeschi)
-durante la Seconda Guerra Mondiale Bolzano è inclusa nella Zona d’Operazione delle Prealpi, creata da Hitler, e ne diventa il capoluogo. 
-dopo la Seconda Guerra Mondiale la città rimane all’Italia con un accordo di autonomia per il Trentino Alto Adige: la minoranza di lingua tedesca residente riceve precise e forti garanzie. 

Nonostante il ripristino del bilinguismo gli abitanti di lingua tedesca non accettano l’arrivo di immigrati e il centralismo del Trentino. 
Nasce la lotta armata terroristica del BAS (comitato per la liberazione del Sud Tirolo). 
Per porre fine alla lotta, le garanzie vengono ulteriormente aumentate da una liberatoria in sede ONU, dove Italia e Austria si accordano per la tutela della minoranza della comunità tirolese e ladina. 


L'itinerario:

1- PIAZZA WALTHER

2- DUOMO

3- VIA DEI PORTICI

4- PIAZZA DELLE ERBE

5- MUSEO ARCHEOLOGICO DELL'ALTO ADIGE (ÖTZI)

6- PIAZZA DELLA VITTORIA

7- STAZIONE DEI TRENI

8- FONTANA DELLE RANE 


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1- PIAZZA WALTHER

Realizzata nel 1808, le fu dato il nome di Maximilianplatz, per via del dominio bavarese, mentre nel 1814 il dominio asburgico le cambiò nome in Johannesplatz. 

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Oggi si chiama Piazza Walther in onore di Walther von der Vogelweide, il più famoso poeta tedesco medievale vissuto fra il 1170 e il 1230. 
Il poeta viene rappresentato dalla statua posta al centro della piazza, scolpita nel 1889 dall’artista austriaco Heinrich Natter. 

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È questa la piazza che ospita uno dei famosi mercatini di Natale dell’Alto Adige. 




2- DUOMO

Il duomo è dedicato a Santa Maria Assunta ed è un considerevole edificio gotico.
Superba costruzione del XV secolo eretta sui resti d'una chiesa paleocristiana.
Colpiscono il bel campanile, alto circa 65 m, e il tetto, con i suoi disegni a rombo bianchi e verdi. 

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La facciata a capanna possiede un portale romanico con protiro e leoni stilofori. 

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All’interno vi sono tracce di mura antichissime, le fondamenta di altre tre chiese, venute alla luce durante il restauro del 1948 in seguito ai danneggiamenti dei bombardamenti alleati del 1944:
-una basilica paleocristiana del IV secolo,
 -una chiesa altomedievale dell’ VIII secolo
 -una prima chiesa medievale dell' XI secolo. 


L’attuale costruzione è stata completata nel 1519. 
L’interno vede la divisione in tre navate con pilastri quadrati. 

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L’altare maggiore è stato progettato da Jacopo Antonio Pozzo e realizzato dall’architetto Ranghieri. 

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In arenaria grigia è il pulpito tardo gotico, con i quattro padri della Chiesa e i simboli degli Evangelisti, scolpito da Hans Lutz. 

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©wikipedia - Palickap photo




Nella Cappella delle Grazie, in pratica un allungamento del coro dietro all’altare, si trova una statua romanica raffigurante la Madonna della Palude. 

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Nella navata meridionale si conservano magnifici affreschi gotici, espressione della pittura trecentesca bolzanina. 

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Mi dirigo verso la Via dei Portici attraverso Piazza del Grano, che nel XIII secolo ospitava il mercato delle granaglie.
L'edificio che spicca per bellezza e storicità è la CASA DELLA PESA, di impianto romanico, fino al 1780 sede della pesa pubblica.

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3- VIA DEI PORTICI

La Via dei Portici, Laubengasse, è il cuore della città di Bolzano.
È proprio qui infatti che secoli fa si concentrarono i ricchi mercanti, andando a costituire l’antico nucleo cittadino.

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Ancora oggi questa via, con i suoi lunghi portici, è un concentrato di attività commerciali. 

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Questi palazzi storici, costruiti e abitati da mercanti italiani e tedeschi, sono del periodo tardo gotico: le facciate strette possiedono i caratteristici bovindi, piccoli balconi chiusi con finestre che servivano ai mercanti per controllare la via.

 La passeggiata è breve, sono 370 metri in tutto, dall'estremità orientale della Porta Inferiore a quella occidentale della Porta Superiore.

Le facciate sono strette ma gli edifici all'interno si sviluppano in profondità, con cortili e magazzini. 

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Come questo passaggio, attraverso il camminamento interno dell'edificio "Residenza Troilo", originaria dimora
dell'omonima famiglia di mercanti di Rovereto.

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"È nella Laubengasse che i grandi mercanti del Nord trattavano l’importazione del vino trasportato per via d’acque e di terra dalle valli dell’Adige, dal Veneto e dalla pianura Padana.

È ancora qui che arrivavano i grani della Val Venosta, e lo squisito olio del Garda, e il sale dell’Adriatico: il traffico del sale, che da Bolzano raggiungerà i più sperduti villaggi delle Alpi orientali, era una fonte di ricchezza tra le più sicure, anche perché il mercante poteva sempre scegliere tra quello che veniva dal mare e quello che veniva dalle miniere di Innsbruck, così che il costo, per lui, era sempre il minore.
Altro scambio senza rischio di crisi era quello delle stoffe: i pesanti e indistruttibili panni-lana delle tessiture tedesche e fiamminghe contro quelli, più fini, di Prato, i damaschi di Venezia contro i broccati del Brabante, e ancora i cristalli di Boemia e le ceramiche di Faenza, le armi di Brescia e i legnami pregiati della Carinzia, il ferro, il rame, l’argento, loro, non c’è bene di consumo, dal più modesto al più prezioso, che non debba passare di qui, sulle strade che risalgono fino all’estremo Nord dell’Europa e discendono, attraverso Venezia, fino ai favolosi mercati dell’oriente.

Lavoro e serietà, questo il segreto.
Nei pressi della Porta Inferiore, all'inizio della Laubengasse, un caratteristico Erker tirolese, lo sporto dal quale si poteva osservare il via vai della strada senza sporgersi dalle finestre.
Gli affreschi intorno rappresentano personaggi dell'artigianato tirolese: tessitori, decoratori e, in basso a destra, un pittore.
I temi degli affreschi sulle facciate sono generalmente riservati al soggetto sacro o al lavoro dell'uomo.
Serietà e operosità portate ad esempio."¹

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©foto scattata 8 dicembre 1996




Uno scorcio della facciata al 46 della Laubengasse, decorata con motivi di stucchi.

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©foto scattata 8 dicembre 1996





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©foto scattata 8 dicembre 1996




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©foto scattata 8 dicembre 1996






4- PIAZZA DELLE ERBE

Se Piazza Walther rappresenta la cultura letteraria, Piazza delle Erbe rappresenta la cultura della tradizione. Qui infatti le donne degli antichi villaggi arrivavano a vendere i prodotti delle loro malghe.

Ancora oggi è piazza di mercato, aperto tutti i giorni, con banchetti di frutta, verdura, fiori, e spezie naturalmente, a rappresentare il nome della piazza. 

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Il percorso è suggestivo, accompagnato dalle mura degli edifici tirolesi del centro storico.

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5-MUSEO ARCHEOLOGICO DELL'ALTO ADIGE (ÖTZI)

Ho visitato questo museo diversi anni fa, in quell’occasione non feci neanche una foto, ma impossibile non segnalarlo.
La sua importanza è grande.

Molti lo chiamano il Museo di Ötzi, il cacciatore dell’età primitiva ritrovato nelle nevi della Val Senales, per questo chiamato anche Iceman, l’uomo venuto dal ghiaccio. 
Questo ritrovamento ha cambiato la storia: una delle mummie più antiche al mondo, si pensa possa avere oltre 5000 anni. 
Grazie all'ascia di rame che portava, si è potuto retrodatare di 1000 anni L'Età del Rame, che subentrava a quella della pietra.


È stato ritrovato nel 1991 da alpinisti tedeschi, Erika e Helmut Simon, nei pressi del Giogo di Tisa, sulle pendici del ghiacciaio del Similaun, a quota 3210 m.

Per soli 92 metri il corpo si è trovato entro i confini italiani, ad un passo dal confine austriaco, per questo si trova a Bolzano, decisione arrivata certo non senza controversie.

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 ©ilfattostorico.com


Il corpo mummificato, visibile attraverso un oblò, viene conservato a temperatura e umidità costante.
Il percorso illustra e ricostruisce la vita di Ötzi.

Ötzi è considerato il primo essere umano tatuato: sul suo corpo si trovano 61 tatuaggi. Per questo è diventato famoso fra i tatuatori di tutto il mondo.

La tecnica di quel periodo era diversa da quella di oggi, non venivano usati aghi, ma carbone vegetale inserito in piccole incisure della pelle. 

Non è solo per questo che l’interesse delle persone e l’entrata al museo è salita esponenzialmente: 
l'attore Brad Pitt si è fatto tatuare sull’avambraccio la mummia di Ötzi, e l’uomo di ghiaccio è diventato ancora più famoso.

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©wikipedia - thilo parg photo





6- PIAZZA DELLA VITTORIA

L’arco di trionfo di questa piazza fu sistemato dal regime fascista nel 1926 per celebrare la vittoria sull’impero austroungarico.

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Indica marcatamente quale sia la divisione della città, quella tirolese e quella italiana. 

All’interno si trova un percorso espositivo ad entrata libera intitolato “Bolzano '18-'45. Un Monumento, una città, due dittature". 
L'esposizione nel 2016 è stata insignita di un premio internazionale (special commendation) per la promozione di valori umanitari, di tolleranza e democratici.

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7- STAZIONE DEI TRENI

Anche la stazione, con una facciata rielaborata nel 1927, possiede un'architettura in chiave monumentale e razionalista.

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8- FONTANA DELLE RANE

Situata di fronte alla stazione, la bellissima Fontana delle Rane, del 1930, venne restaurata dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

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Nel 2014 si era spenta finendo in uno stato di degrado; è stata ripristinata nel 2017.

Sullo sfondo il Gruppo del Catinaccio.

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Le foto dei ricordi

Fontana delle Rane, con mia sorella Paola, 1973.

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©foto Paolo Galeotti





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©foto Paolo Galeotti













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Bibliografia:
-¹Giuseppe Grazzini, "La via dei portici a Bolzano", rivista Bell'Italia speciale Alto Adige, I luoghi e le città, n.6, Editoriale Giorgio Mondadori, p.99.

Sitografia: