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giovedì 23 febbraio 2023

PALAZZO LAMBERTINI - LICEO MINGHETTI

 via Nazario Sauro, 18 - BOLOGNA


La dimora del conte Cesare Lambertini, fu costruita a partire dal 1570.
Per oltre un secolo ospitò il Teatro Taruffi.
In seguito la Loggia Massonica "Felsinea", cui aderiva Giosuè Carducci.
Dal 1908 il palazzo è sede del Liceo-Ginnasio Marco Minghetti. 


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FACCIATA
Il palazzo possiede una mole severa, articolandosi su tre piani e un mezzanino.

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Le finestre dei piani superiori hanno cornici bugnate, con un ricco fregio a volute di arenaria.

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LA STORIA 

(1570-1656) - PROPRIETÁ LAMBERTINI 
Cesare Lambertini era conte di Poggio Renatico. 
Nel 1570, oltre a dare il via alla costruzione (fece costruire piano terra e primo piano), il conte acquistò anche alcune case vicine per ricavarne scuderie e giardini, portando il confine della proprietà fino alla retrostante via Belvedere.

La famiglia Lambertini è molto legata alla storia della città di Bologna perché i suoi esponenti ricoprirono importanti cariche politiche e civili.
Inoltre diedero alla chiesa una celebre beata, Imelde, e uno dei papi più istruiti, Benedetto XIV.

Mentre erano in atto i lavori, nel 1572 Cesare Lambertini fu accusato dell’omicidio di Giuseppe Grassi, che lo aveva oltraggiato.
Grazie al suo rango riuscì a sfuggire alla pena capitale pagando 3000 scudi di ammenda ma, a causa di questa vicissitudine e il conseguente collasso economico, furono interrotti i lavori, che ripresero nel 1591 con Marcantonio Lambertini.



(1770-1826) - PROPRIETÀ TARUFFI 
In seguito alle proprietà delle famiglie Malvezzi e Leoni, nel 1770 l’edificio passò ai banchieri Filippo e Antonio Taruffi, colti e raffinati collezionisti di quadri e sculture. 
Questa famiglia rinnovò splendidamente il palazzo in stile neoclassico secondo la moda in voga in quegli anni.

Negli anni sessanta e settanta del Settecento infatti il gusto dominante era il Neoclassico, in Italia come in Europa, di cui il massimo teorico fu J.J.Winckelmann.


1826 - PROPRIETÀ ALBERTINI

1851 - PROPRIETÀ INNOCENZO BERTOCCHI
È in questo periodo che, nell'attuale Auditorium, è presente la loggia massonica Felsinea.
 Nel 1880 l'ingegner Bertocchi, attraverso la sua fondazione, sopraeleva di un piano l'edificio, ovvero il secondo piano.


1908 - LICEO MINGHETTI
Nel 1908 il palazzo fu acquistato dal Comune di Bologna e divenne sede del Liceo- Ginnasio Marco Minghetti, istituito nel 1898 (come il Liceo Galvani) e ospitato fino ad allora presso palazzo Tanari, in via Galliera.

È intitolato alla memoria di Marco Minghetti (così come l'omonima piazza a Bologna che gli ha dedicato un monumento), politico, diplomatico e giornalista, appartenente alla destra storica.

Fra il 1908 e il 1939 si interviene edificando il terzo piano dell'edificio e mezzanino.


Gli allievi modello Francesco e Gaetano Arcangeli, non dovettero mai pagare le tasse di iscrizione.
Francesco Arcangeli è stato uno dei più importanti storici dell’arte, inoltre poeta e critico letterario.
Laureatosi nel 1937 con Roberto Longhi (Docente di storia dell’arte di Pierpaolo Pasolini), gli successe nel 1967 nella medesima cattedra all’Università di Bologna.
Gaetano Arcangeli è stato un poeta.

Don Olinto Marella, fondatore della Città dei Ragazzi, in questo liceo insegnò storia e filosofia, dal 1937 al 1948.
Molto amato dai bolognesi, per tutti era Padre Marella. Per sostenere economicamente l’iniziativa della Città dei Ragazzi, case popolari per dare rifugio a giovani sbandati e senzatetto nel dopoguerra, faceva il mendicante nel centro storico di Bologna all’angolo fra via Caprarie e via Drapperie, dove oggi è stato posto un bassorilievo che lo raffigura.


Nel 1995 viene fondata l'Associazione dei Minghettiani, per recuperare la memoria storica del liceo.
Negli anni è stato realizzato un museo scientifico con gli antichi strumenti di laboratorio ritrovati nel deposito dell'istituto.
Inoltre sono stati restaurati gli arredi e le carte geografiche storiche.

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PIANO TERRA

La loggia al piano terra:

1- CORTILE INTERNO
2- AUDITORIUM
3- AULA DE NIGRIS
4- AULA CON MEDAGLIONI

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1- CORTILE INTERNO
Il cortile si apre nell'atrio, con tre archi di portico sorretti da colonne a capitelli dorici.

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Anche il primo piano possiede finestre con archi e colonnine, con capitelli ionici.
In totale sono nove archi, quindi tre gruppi da tre, il numero della trinità, con un ritmo quasi musicale di armonia ed eleganza.
Il palazzo è rinascimentale ma questo loggiato è decisamente di ispirazione romana.

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2- AUDITORIUM 
L’attuale Auditorium era lo spazio della Loggia Massonica Felsinea, fra il 1866 e il 1872.
La sala è stata restaurata.


Fu fondata da sette persone, fra le quali Giosuè Carducci, Maestro Venerabile.
Schierata su posizioni democratiche, vicine a quelle della loggia milanese di Antonio Franchi, ne fecero parte intellettuali e leader politici.
Nel 1868 la loggia fu esclusa dalla Comunione nazionale per le sue inclinazioni di sinistra e alcuni fratelli vennero espulsi: tra essi Ceneri e Carducci.


3- AULA LUCA DE NIGRIS
Il 3 ottobre del 2009 è stata dedicata un'aula al suo studente Luca de Nigris, scomparso dopo un lungo coma. In sua memoria è nata a Bologna la "Casa dei Risvegli", centro pubblico innovativo dedicato alla riabilitazione e ricerca nel campo delle Gravi Cerebrolesioni Acquisite (GCA).

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4- AULA CON MEDAGLIONI
Questa era una delle sale al piano terra dove i Taruffi probabilmente fecero alloggiare le loro collezioni.
Si trova fra il cortile interno e quello esterno, oggi aula scolastica.
Alle pareti tre medaglioni in stucco bicromo con colori classici, apollinei, che rappresentano le tre divinità principali dell'olimpo: Apollo, Atena e Afrodite.

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Si nota una ricerca armonica e ricchezza nei dettagli.

Apollo.

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Atena.

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Afrodite.

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PIANO NOBILE

1- LOGGIA E AREA DELL'EX TEATRO
2- CAPPELLA DEI TARUFFI

Salgo le scale di quello che era lo scalone d’onore.

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Al muro trova posto una lapide marmorea che ricorda una quarantina di allievi e professori del liceo che persero la vita durante i due conflitti mondiali.

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1- LOGGIA E AREA DELL'EX TEATRO
Qui al primo piano nel 1797 i Taruffi allestirono un teatrino con 44 palchi disposti in tre ordini, per l'esibizione privata di compagnie dilettanti.

In rosso il perimetro del teatro - ©liceo Minghetti/il teatro



Due anni dopo il teatro divenne pubblico, riconvertendolo all'opera in musica, con una predilezione per il genere buffo.
Purtroppo oggi non rimane nulla, il teatro copriva l'area delle attuali aule insegnanti, multimediale e informatica.

Dicono le cronache che lo spazio del teatro era "piccolo sì, ma galante". 
Tuttavia, a causa dei ridotti spazi e della poca remunerazione che ne conseguiva, nel 1805 venne chiuso.
I materiali e gli arredi ricavati dalla demolizione verranno comprati da Giuseppe Maiocchi, il quale li utilizzerà per allestire il pubblico Teatro Borgatti di Cento.

Ma torniamo allo scalone.
Qui al primo piano, all'epoca dei Taruzzi e del loro teatro, il palazzo finiva.
Di fronte allo scalone il portale di accesso all'ex area del teatro: la trabeazione vede l'iscrizione "CAES. LAM. POD. COM" ovvero CAESAR LAMBERTINUS PODII COMES, Cesare Lambertini conte del Poggio (Renatico), cui si deve la costruzione del palazzo.

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Nella loggia si notano le finestre con archi e colonne ioniche viste durante la visita al cortile interno.
Il soffitto ligneo architravato è ravvivato da decorazioni pittoriche di epoca seicentesca.

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Alle pareti degli spazi comuni sono state esposte tutte le carte scientifiche, naturalistiche e geografiche di rilevante valore storico.

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Carta geografica con i confini e le regioni dell'Impero Romano nel periodo della sua massima espansione, ed. Paravia, databile primo trentennio del Novecento.





2- CAPPELLA DEI TARUFFI
Questa cappella, un tempo voltata a cupola, è del 1789 e ben poco è rimasto: purtroppo nella ristrutturazione "barbarica" del 1908-1910 è stata demolita quasi tutta.

Si è salvata una iscrizione su una lapide dove un Taruffi fa una dedica a se stesso:
"A DIO OTTIMO MASSIMO IN ONORE DEL DIVINO SEBASTIANO MARTIRE CESARE TARUFFI RESTITUÌ LA CAPPELLA A QUESTO SPLENDIDO ASPETTO NELL' ANNO 1789".

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SECONDO PIANO

1- BIBLIOTECA SCIENTIFICA
2- SALA AFFRESCATA
3- SCALA SECONDARIA





1- BIBLIOTECA SCIENTIFICA
Il grande corridoio che si apre al secondo piano è occupato dalla Biblioteca Scientifica del liceo.

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2- SALA AFFRESCATA
Dal corridoio si accede all'aula affrescata.
Nel corso dei restauri del liceo nel 1993-97 sono stati ritrovati questi affreschi, che occupano la sommità delle pareti e il soffitto cassettonato.
Nel fregio non c'è un ciclo narrativo, ma paesaggi e scene di caccia.

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Il soffitto ligneo dipinto a sfondo verde è impreziosito con finte cornici dorate, conchiglie, fioroni e diamanti.
Per perdita di colore è stato più volte ridipinto e rimaneggiato ad acquerello.

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3- SCALA SECONDARIA
Un altro bel soffitto copriva un vano, oggi scala secondaria.
Pur mostrando rifacimenti è di alta qualità, con puttini e cornici a candelabre.

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Da questa scala osservo i pannelli intitolati ai caduti del liceo, sessione della mostra "Il Liceo Minghetti e la Grande Guerra", che si è tenuta nel maggio 2015, organizzata dai docenti e dagli studenti.

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TERZO PIANO

1- LE FINESTRE SU VIA NAZARIO SAURO
2- COLLEZIONE STRUMENTI SCIENTIFICI
3- SCALA ELICOIDALE




1- LE FINESTRE SU VIA NAZARIO SAURO
Da una finestra di una grande sala didattica riesco ad inquadrare una bella immagine sui tetti degli edifici circostanti.

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Si riconoscono la Cattedrale di San Pietro e la Chiesa dei Santi Gregorio e Siro.

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2- COLLEZIONE STRUMENTI SCIENTIFICI
Un'altra bella finestra è quella dell'aula che conserva alcuni strumenti scientifici recuperati dal deposito del liceo.

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L'esposizione si intitola "Dalla rana alla radio", cioè da Luigi Galvani a Guglielmo Marconi.

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Le onde sonore.

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Il grammofono e l'elettromagnetismo.

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La radio e il nastro magnetico.

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3- SCALA ELICOIDALE
Scendo e ritorno al piano nobile attraverso la scala elicoidale realizzata dal Vignola.
Questo tipo di scala era concepita per sfruttare gli spazi più angusti.
 Finisce al piano terra (non accessibile) e nei sotterranei dove vi erano gli spazi per la servitù.

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Arrivo al cortile esterno dove si trova l'edificio un tempo stalla con cavalli e carrozze, oggi ristrutturato e adibito a palestra dell'istituto.

Il cortile viene utilizzato generalmente per le foto di classe.
 
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Esco dal cortile e mi dirigo nuovamente in via Nazario Sauro costeggiando il fianco del palazzo per il quale, come si legge in "Cose Notabili..." di Giuseppe Guidicini, il 29 luglio 1570 furono concesse 8 once di suolo pubblico a Cesare Lambertini.

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Oggi l’edificio è soggetto alla tutela della Soprintendenza per i Beni Architettonici. 

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Curiosità:
Il liceo è citato nel romanzo "Il giardino dei Finzi-Contini", di Giorgio Bassani.

Nel 1994 vi è stato girato il film "Dichiarazioni d’amore", di Pupi Avati.

Nel 2017 sono state girate alcune scene del film "Dopo la guerra", di Annarita Zambrano, con Giuseppe Battiston e Barbara Bobuľová.

Nel 2019 è stato luogo di riprese del film "Mio fratello rincorre i dinosauri", di Stefano Cipani, con Alessandro Gassman e Isabella Ragonese.





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Note: la mia visita è stata effettuata il 16 ottobre 2022 durante le giornate FAI di autunno.

Sitografia:

Resoconto visita guidata del FAI.

lunedì 4 aprile 2022

PALAZZO DELLA CASSA DI RISPARMIO

 via Farini, 22 - BOLOGNA


Questo bellissimo palazzo è stato progettato appositamente come sede centrale della Cassa di Risparmio di Bologna.


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Lato Piazza del Francia



 Si trova fra via Farini, da cui si accede, Piazza Minghetti, Piazza del Francia e via Castiglione. 

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É stato ideato da Giuseppe Mengoni, architetto e ingegnere, lo stesso della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.
Mengoni, uno dei più importanti architetti dell’Ottocento, era originario di Fontanelice (Imola) e aveva completato la sua formazione artistica a Bologna come studente e insegnante dell’Accademia delle Belle Arti.

Dopo aver vinto il concorso bandito dal Comune di Milano nel 1859 per la sistemazione della zona di Piazza Duomo, concepì nella sua casa di via San Vitale 36 la Galleria Vittorio Emanuele II.
Purtroppo anche la sua morte gli darà grande fama, morì infatti nel 1877 alla vigilia dell’inaugurazione, precipitando dall'impalcatura più alta della sua galleria, sulla quale si era inerpicato per ispezionare alcuni dettagli.

Giuseppe Mengoni - ©Sconosciuto - prima del 1877, Pubblico dominio, via Wikimedia Commons




LA STORIA 

Il palazzo viene costruito fra il 1868 e il 1873 con una notevolissima architettura, per le proporzioni, l’armonia delle parti e la nobiltà dei materiali.
Rivestito di marmi dalle sfumature rosate, infrange i dettami dell'edilizia bolognese, dominata dal mattone rosso (laterizio).
Viene definito in Stile Eclettico Liberty. 

L’Eclettismo in architettura definisce lo stile nato dall’insieme di diversi stili architettonici (Movimento Architettonico Storicista ma anche Orientalismo).

Per puntualizzare serve dire che normalmente l’Eclettismo e il Liberty vengono identificati in periodi diversi:
1860 - 1890 Stile Eclettico
1890 - 1910 Stile Liberty. 
Con l’avvento del Liberty, lo stile Eclettico Storicista viene unito a volte con il movimento non Storicista Liberty, chiamato anche Modernismo, pertanto moderno.

Mengoni rappresentava questa nuova architettura legata appunto a un contesto culturale eclettico, internazionale, che andava diffondendosi grazie alle Esposizioni.

Possedendo l’Eclettismo Liberty di fine Ottocento, il palazzo si inserisce pertanto nell’itinerario Liberty del centro storico di Bologna.¹

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Lato Piazza Minghetti



Per l’epoca fu un progetto veramente grandioso, con un costo enorme di 2 milioni di lire, il coinvolgimento di numerosissime maestranze specializzate, non solo sotto il profilo architettonico ma anche scultoreo e ornamentale.

L’obiettivo non era adattarsi al contesto urbanistico, piuttosto cambiarlo, con un’opera monumentale estranea al luogo, in linea con una visione propria delle grandi capitali europee.

Il portico sulla via Farini presenta notevoli lampadari in metallo, tutt'ora in uso.

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Pregevoli i disegni in ferro battuto alle finestre, del maestro Sante Migazzi. 

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GLI INTERNI

Una volta entrata mi accolgono finestroni per l’accesso agli sportelli bancari, frutto di un rimaneggiamento del 1950 che ha portato alla copertura del cortile interno.

A sinistra lo scalone scenico decorato con ornamenti in marmo dagli artisti Marzocchi, Vespignani e Galassi.

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I bellissimi vasi in marmo sono di Ferdinando Amadori. 

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È uno scalone decisamente imponente e si fa oltremodo notare per una curiosità:
lungo il decoro della scalinata l’autore Davide Venturoli ha voluto inserire una rana, che a Bologna simboleggia la miseria e la povertà: "Avere della rana".
Inserita nel tempio del denaro e del benessere economico può avere due significati: una povertà nascosta alla vista oppure, in maniera più scaramantica, mai potrebbe presentarsi in questo luogo la miseria dato che è già presente al suo interno (la rana).

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Alla parete la lapide commemorativa della fondazione della Scuola Superiore D’Agraria, 1901.

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Tutto il primo piano presenta meravigliose sale, che ospitano gli uffici dirigenziali e uffici di altre banche, sale eleganti con raffinate decorazioni e splendidi lampadari, alcuni di Murano.


ANTICAMERA DEL CONSIGLIO

Il piano si apre con una grande elegantissima sala di attesa.

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Dalle finestre si vede bene la copertura del cortile interno, sotto la quale vi sono gli sportelli aperti al pubblico.

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SALOTTO AZZURRO

Nome dato dal colore del velluto che ricopre le pareti.
Con il tempo la luce ha cambiato la tonalità verso il verde. 

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STANZA DEL DIRETTORE DELLA CASSA DI RISPARMIO


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SALA DELLE ASSEMBLEE o DEI CENTO

In questa sala di riunione sono incisi alle pareti i nomi dei grandi soci della Cassa di Risparmio e di personaggi illustri legati alla sua storia.

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A sinistra lapide commemorativa in memoria di Enrico Sassoli, direttore della Cassa di Risparmio.
Al centro in memoria di Carlo Bevilacqua, senatore e fra i promotori della nascita della Cassa di Risparmio, su modello dell'analoga istituzione che era stata fondata poco prima a Roma, primo direttore in assoluto, ricoprì la carica fino alla sua morte.

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Decorazioni e affreschi sono di Luigi Samoggia.

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Fra gli azionisti fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna si legge il nome di Marco Minghetti, politico della destra storica italiana, del quale fa bella mostra la sua statua posta nell'omonima piazza adiacente.

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Fra i soci eletti ad integrare il numero dei 100 si nota un certo Mussolini Benito.

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I mobili sono disegnati e intarsiati da Carlo Fraboni.
La tappezzeria delle sedie vede l'immagine delle api, simboleggianti l'operosità e di conseguenza il rinnovo della vita, l'abbondanza e la ricchezza.
In questa sala di assemblea simboleggia anche il lavorare insieme, far parte di un gruppo di persone che condividono lo stesso fine.

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Dall'alto delle finestre della Sala dei 100 ecco lo spazio dell’attuale Piazza Minghetti, un tempo occupato da edifici fatiscenti che il Comune voleva sostituire con nuove case.
 La direzione della Cassa di Risparmio si adoperò per fare un giardino che avrebbe dato risalto al palazzo, e così fu, con un incarico a Ernesto di Sambuy, l’architetto dei Giardini Margherita.

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Note: il palazzo al piano terra è normalmente aperto al pubblico per le sole finalità legate all’attività della banca, il primo piano non è solitamente accessibile. 
La visita è stata possibile grazie alle Giornate FAI di Primavera, marzo 2022.

Bibliografia:
-Corrado Ricci e Guido Zucchini, "Guida di Bologna", ed.Alfa 1968, ristampa ottobre 1976.

-resoconto visita guidata giornate FAI di primavera 2022.

Sitografia: