giovedì 23 febbraio 2023

PALAZZO LAMBERTINI - LICEO MINGHETTI

 via Nazario Sauro, 18 - BOLOGNA


La dimora del conte Cesare Lambertini, fu costruita a partire dal 1570.
Per oltre un secolo ospitò il Teatro Taruffi.
In seguito la Loggia Massonica "Felsinea", cui aderiva Giosuè Carducci.
Dal 1908 il palazzo è sede del Liceo-Ginnasio Marco Minghetti. 


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FACCIATA
Il palazzo possiede una mole severa, articolandosi su tre piani e un mezzanino.

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Le finestre dei piani superiori hanno cornici bugnate, con un ricco fregio a volute di arenaria.

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LA STORIA 

(1570-1656) - PROPRIETÁ LAMBERTINI 
Cesare Lambertini era conte di Poggio Renatico. 
Nel 1570, oltre a dare il via alla costruzione (fece costruire piano terra e primo piano), il conte acquistò anche alcune case vicine per ricavarne scuderie e giardini, portando il confine della proprietà fino alla retrostante via Belvedere.

La famiglia Lambertini è molto legata alla storia della città di Bologna perché i suoi esponenti ricoprirono importanti cariche politiche e civili.
Inoltre diedero alla chiesa una celebre beata, Imelde, e uno dei papi più istruiti, Benedetto XIV.

Mentre erano in atto i lavori, nel 1572 Cesare Lambertini fu accusato dell’omicidio di Giuseppe Grassi, che lo aveva oltraggiato.
Grazie al suo rango riuscì a sfuggire alla pena capitale pagando 3000 scudi di ammenda ma, a causa di questa vicissitudine e il conseguente collasso economico, furono interrotti i lavori, che ripresero nel 1591 con Marcantonio Lambertini.



(1770-1826) - PROPRIETÀ TARUFFI 
In seguito alle proprietà delle famiglie Malvezzi e Leoni, nel 1770 l’edificio passò ai banchieri Filippo e Antonio Taruffi, colti e raffinati collezionisti di quadri e sculture. 
Questa famiglia rinnovò splendidamente il palazzo in stile neoclassico secondo la moda in voga in quegli anni.

Negli anni sessanta e settanta del Settecento infatti il gusto dominante era il Neoclassico, in Italia come in Europa, di cui il massimo teorico fu J.J.Winckelmann.


1826 - PROPRIETÀ ALBERTINI

1851 - PROPRIETÀ INNOCENZO BERTOCCHI
È in questo periodo che, nell'attuale Auditorium, è presente la loggia massonica Felsinea.
 Nel 1880 l'ingegner Bertocchi, attraverso la sua fondazione, sopraeleva di un piano l'edificio, ovvero il secondo piano.


1908 - LICEO MINGHETTI
Nel 1908 il palazzo fu acquistato dal Comune di Bologna e divenne sede del Liceo- Ginnasio Marco Minghetti, istituito nel 1898 (come il Liceo Galvani) e ospitato fino ad allora presso palazzo Tanari, in via Galliera.

È intitolato alla memoria di Marco Minghetti (così come l'omonima piazza a Bologna che gli ha dedicato un monumento), politico, diplomatico e giornalista, appartenente alla destra storica.

Fra il 1908 e il 1939 si interviene edificando il terzo piano dell'edificio e mezzanino.


Gli allievi modello Francesco e Gaetano Arcangeli, non dovettero mai pagare le tasse di iscrizione.
Francesco Arcangeli è stato uno dei più importanti storici dell’arte, inoltre poeta e critico letterario.
Laureatosi nel 1937 con Roberto Longhi (Docente di storia dell’arte di Pierpaolo Pasolini), gli successe nel 1967 nella medesima cattedra all’Università di Bologna.
Gaetano Arcangeli è stato un poeta.

Don Olinto Marella, fondatore della Città dei Ragazzi, in questo liceo insegnò storia e filosofia, dal 1937 al 1948.
Molto amato dai bolognesi, per tutti era Padre Marella. Per sostenere economicamente l’iniziativa della Città dei Ragazzi, case popolari per dare rifugio a giovani sbandati e senzatetto nel dopoguerra, faceva il mendicante nel centro storico di Bologna all’angolo fra via Caprarie e via Drapperie, dove oggi è stato posto un bassorilievo che lo raffigura.


Nel 1995 viene fondata l'Associazione dei Minghettiani, per recuperare la memoria storica del liceo.
Negli anni è stato realizzato un museo scientifico con gli antichi strumenti di laboratorio ritrovati nel deposito dell'istituto.
Inoltre sono stati restaurati gli arredi e le carte geografiche storiche.

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PIANO TERRA

La loggia al piano terra:

1- CORTILE INTERNO
2- AUDITORIUM
3- AULA DE NIGRIS
4- AULA CON MEDAGLIONI

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1- CORTILE INTERNO
Il cortile si apre nell'atrio, con tre archi di portico sorretti da colonne a capitelli dorici.

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Anche il primo piano possiede finestre con archi e colonnine, con capitelli ionici.
In totale sono nove archi, quindi tre gruppi da tre, il numero della trinità, con un ritmo quasi musicale di armonia ed eleganza.
Il palazzo è rinascimentale ma questo loggiato è decisamente di ispirazione romana.

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2- AUDITORIUM 
L’attuale Auditorium era lo spazio della Loggia Massonica Felsinea, fra il 1866 e il 1872.
La sala è stata restaurata.


Fu fondata da sette persone, fra le quali Giosuè Carducci, Maestro Venerabile.
Schierata su posizioni democratiche, vicine a quelle della loggia milanese di Antonio Franchi, ne fecero parte intellettuali e leader politici.
Nel 1868 la loggia fu esclusa dalla Comunione nazionale per le sue inclinazioni di sinistra e alcuni fratelli vennero espulsi: tra essi Ceneri e Carducci.


3- AULA LUCA DE NIGRIS
Il 3 ottobre del 2009 è stata dedicata un'aula al suo studente Luca de Nigris, scomparso dopo un lungo coma. In sua memoria è nata a Bologna la "Casa dei Risvegli", centro pubblico innovativo dedicato alla riabilitazione e ricerca nel campo delle Gravi Cerebrolesioni Acquisite (GCA).

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4- AULA CON MEDAGLIONI
Questa era una delle sale al piano terra dove i Taruffi probabilmente fecero alloggiare le loro collezioni.
Si trova fra il cortile interno e quello esterno, oggi aula scolastica.
Alle pareti tre medaglioni in stucco bicromo con colori classici, apollinei, che rappresentano le tre divinità principali dell'olimpo: Apollo, Atena e Afrodite.

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Si nota una ricerca armonica e ricchezza nei dettagli.

Apollo.

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Atena.

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Afrodite.

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PIANO NOBILE

1- LOGGIA E AREA DELL'EX TEATRO
2- CAPPELLA DEI TARUFFI

Salgo le scale di quello che era lo scalone d’onore.

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Al muro trova posto una lapide marmorea che ricorda una quarantina di allievi e professori del liceo che persero la vita durante i due conflitti mondiali.

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1- LOGGIA E AREA DELL'EX TEATRO
Qui al primo piano nel 1797 i Taruffi allestirono un teatrino con 44 palchi disposti in tre ordini, per l'esibizione privata di compagnie dilettanti.

In rosso il perimetro del teatro - ©liceo Minghetti/il teatro



Due anni dopo il teatro divenne pubblico, riconvertendolo all'opera in musica, con una predilezione per il genere buffo.
Purtroppo oggi non rimane nulla, il teatro copriva l'area delle attuali aule insegnanti, multimediale e informatica.

Dicono le cronache che lo spazio del teatro era "piccolo sì, ma galante". 
Tuttavia, a causa dei ridotti spazi e della poca remunerazione che ne conseguiva, nel 1805 venne chiuso.
I materiali e gli arredi ricavati dalla demolizione verranno comprati da Giuseppe Maiocchi, il quale li utilizzerà per allestire il pubblico Teatro Borgatti di Cento.

Ma torniamo allo scalone.
Qui al primo piano, all'epoca dei Taruzzi e del loro teatro, il palazzo finiva.
Di fronte allo scalone il portale di accesso all'ex area del teatro: la trabeazione vede l'iscrizione "CAES. LAM. POD. COM" ovvero CAESAR LAMBERTINUS PODII COMES, Cesare Lambertini conte del Poggio (Renatico), cui si deve la costruzione del palazzo.

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Nella loggia si notano le finestre con archi e colonne ioniche viste durante la visita al cortile interno.
Il soffitto ligneo architravato è ravvivato da decorazioni pittoriche di epoca seicentesca.

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Alle pareti degli spazi comuni sono state esposte tutte le carte scientifiche, naturalistiche e geografiche di rilevante valore storico.

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Carta geografica con i confini e le regioni dell'Impero Romano nel periodo della sua massima espansione, ed. Paravia, databile primo trentennio del Novecento.





2- CAPPELLA DEI TARUFFI
Questa cappella, un tempo voltata a cupola, è del 1789 e ben poco è rimasto: purtroppo nella ristrutturazione "barbarica" del 1908-1910 è stata demolita quasi tutta.

Si è salvata una iscrizione su una lapide dove un Taruffi fa una dedica a se stesso:
"A DIO OTTIMO MASSIMO IN ONORE DEL DIVINO SEBASTIANO MARTIRE CESARE TARUFFI RESTITUÌ LA CAPPELLA A QUESTO SPLENDIDO ASPETTO NELL' ANNO 1789".

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SECONDO PIANO

1- BIBLIOTECA SCIENTIFICA
2- SALA AFFRESCATA
3- SCALA SECONDARIA





1- BIBLIOTECA SCIENTIFICA
Il grande corridoio che si apre al secondo piano è occupato dalla Biblioteca Scientifica del liceo.

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2- SALA AFFRESCATA
Dal corridoio si accede all'aula affrescata.
Nel corso dei restauri del liceo nel 1993-97 sono stati ritrovati questi affreschi, che occupano la sommità delle pareti e il soffitto cassettonato.
Nel fregio non c'è un ciclo narrativo, ma paesaggi e scene di caccia.

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Il soffitto ligneo dipinto a sfondo verde è impreziosito con finte cornici dorate, conchiglie, fioroni e diamanti.
Per perdita di colore è stato più volte ridipinto e rimaneggiato ad acquerello.

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3- SCALA SECONDARIA
Un altro bel soffitto copriva un vano, oggi scala secondaria.
Pur mostrando rifacimenti è di alta qualità, con puttini e cornici a candelabre.

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Da questa scala osservo i pannelli intitolati ai caduti del liceo, sessione della mostra "Il Liceo Minghetti e la Grande Guerra", che si è tenuta nel maggio 2015, organizzata dai docenti e dagli studenti.

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TERZO PIANO

1- LE FINESTRE SU VIA NAZARIO SAURO
2- COLLEZIONE STRUMENTI SCIENTIFICI
3- SCALA ELICOIDALE




1- LE FINESTRE SU VIA NAZARIO SAURO
Da una finestra di una grande sala didattica riesco ad inquadrare una bella immagine sui tetti degli edifici circostanti.

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Si riconoscono la Cattedrale di San Pietro e la Chiesa dei Santi Gregorio e Siro.

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2- COLLEZIONE STRUMENTI SCIENTIFICI
Un'altra bella finestra è quella dell'aula che conserva alcuni strumenti scientifici recuperati dal deposito del liceo.

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L'esposizione si intitola "Dalla rana alla radio", cioè da Luigi Galvani a Guglielmo Marconi.

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Le onde sonore.

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Il grammofono e l'elettromagnetismo.

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La radio e il nastro magnetico.

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3- SCALA ELICOIDALE
Scendo e ritorno al piano nobile attraverso la scala elicoidale realizzata dal Vignola.
Questo tipo di scala era concepita per sfruttare gli spazi più angusti.
 Finisce al piano terra (non accessibile) e nei sotterranei dove vi erano gli spazi per la servitù.

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Arrivo al cortile esterno dove si trova l'edificio un tempo stalla con cavalli e carrozze, oggi ristrutturato e adibito a palestra dell'istituto.

Il cortile viene utilizzato generalmente per le foto di classe.
 
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Esco dal cortile e mi dirigo nuovamente in via Nazario Sauro costeggiando il fianco del palazzo per il quale, come si legge in "Cose Notabili..." di Giuseppe Guidicini, il 29 luglio 1570 furono concesse 8 once di suolo pubblico a Cesare Lambertini.

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Oggi l’edificio è soggetto alla tutela della Soprintendenza per i Beni Architettonici. 

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Curiosità:
Il liceo è citato nel romanzo "Il giardino dei Finzi-Contini", di Giorgio Bassani.

Nel 1994 vi è stato girato il film "Dichiarazioni d’amore", di Pupi Avati.

Nel 2017 sono state girate alcune scene del film "Dopo la guerra", di Annarita Zambrano, con Giuseppe Battiston e Barbara Bobuľová.

Nel 2019 è stato luogo di riprese del film "Mio fratello rincorre i dinosauri", di Stefano Cipani, con Alessandro Gassman e Isabella Ragonese.





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Note: la mia visita è stata effettuata il 16 ottobre 2022 durante le giornate FAI di autunno.

Sitografia:

Resoconto visita guidata del FAI.

lunedì 6 febbraio 2023

CASA SARACENI

via Farini, 15 - BOLOGNA


Casa Saraceni è un edificio rinascimentale, storica residenza della nobile famiglia Saraceni, oggi sede della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.


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Fa parte del circuito Genus Bononiae, nato per iniziativa della Fondazione, comprensivo di sei sedi:
-Palazzo Fava
-San Giorgio in Poggiale
-Casa Saraceni
-San Colombano


Genus Bononiae si occupa di attuare percorsi culturali, artistici e museali attraverso vari edifici restaurati e recuperati nel centro storico di Bologna.

©genusbononiae



Casa Saraceni si trova in via Farini di fronte alla principale entrata del Palazzo della Cassa di Risparmio di Bologna, sede centrale.

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©google earth - ©didascalie Monica Galeotti



FACCIATA

Il disegno della facciata è modulato secondo un ordine ritmico dove un importante ornato in terracotta impreziosisce le finestre e il cornicione.

L’ampio porticato vede grandi archi a tutto sesto con sette ghiere in cotto che si innestano sui capitelli in arenaria a coronare le colonne, anch'esse in cotto.

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Si ispira all’Ospedale degli Innocenti, a Firenze, di Filippo Brunelleschi.
Cosicché la solida tradizione bolognese si fonde con l’innovativo linguaggio architettonico fiorentino.

Ospedale degli Innocenti, Firenze - ©Sailko da wikipedia




Il piano superiore, diviso dal sottostante da un severo marcapiano, vede finestre a bifora incorniciate da archi che richiamano quelli del portico, ornate con pennacchi e fantasiose decorazioni.

Al di sopra, finestrelle rettangolari precedono l’ampio cornicione, in cotto come tutto il resto.

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Il palazzo mantiene ancora oggi un inalterato aspetto esteriore, giunto pressoché intatto ai giorni nostri, mentre l’interno è stato completamente restaurato.


STORIA

La casa apparteneva alla famiglia Clarissimi dal XIII secolo.
Dove il palazzo fa angolo con vicolo San Damiano si nota una torre mozzata inglobata nell’edificio.
La torre fa parte delle → 22 sopravvissute a Bologna.

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Al muro una lapide commemorativa che sembrerebbe però contenere informazioni errate, in quanto Alberto Clarissimi non costruì questa torre e l’anno di costruzione e di mozzatura sono imprecisi.

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Verso la fine del Quattrocento il palazzo attuale fu innalzato sulle fondamenta del vecchio edificio, probabilmente da Antonio Saraceni, nobile bolognese e saltuariamente membro del Senato dal 1468 al 1502.

Dopo la cacciata dei Bentivoglio, nel 1510, il palazzo fu scelto come sede più appropriata dove ospitare due ambasciatori veneti a seguito del pontefice Giulio II.

Sappiamo che nel 1529 il proprietario era Giovanni Saraceni, mercante di seta che passò agli onori a quei tempi per essere proprietario di un bellissimo cocchio.

La famiglia Saraceni era molto importante e in vista a Bologna, a testimonianza si può vedere in San Petronio una cappella gentilizia che la famiglia dedicò a Sant'Antonio da Padova.


In seguito vi furono diversi proprietari che ne fecero, nel tempo, casa privata, pasticceria, museo, banca.

Nel 1930 il palazzo è stato acquistato dalla Cassa di Risparmio in Bologna, restaurato, divenuto sede della Fondazione nel 1991 e restaurato ancora nel 2001.

Nel 1930 il progetto e il restauro dell'intero palazzo fu affidato all'ingegnere Augusto Baulina Paleotti, il quale trovò un edificio semidistrutto, negli interni, dalle precedenti occupazioni.

Al piano terra si è creato uno spazio espositivo dove vengono organizzate mostre d’arte. 

GLI INTERNI

Entro nel palazzo e ammiro subito la decorazione ad affresco dello scalone eseguita da Roberto Franzoni nel 1933.

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Roberto Franzoni (1882-1960) è l’ultimo rappresentante bolognese dello "Stile floreale" o "Stile liberty", oggi artista quasi del tutto dimenticato.
Il realtà l'artista anche in vita fu isolato dalle scene e dalla fama, probabilmente per la sua indole riservata e modesta.
Tutta la sua vita è stata dedicata all'arte rimanendo fedele al gusto Liberty.
Fra gli innumerevoli lavori, i più rilevanti a Bologna sono la Cappella Rizzi al Cimitero Monumentale della Certosa e il teatro-cabaret "Modernissimo", poi divenuto cinema.

Ad ogni modo il suo capolavoro risiede nelle splendide decorazioni di Casa Saraceni.

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In questo progetto la decorazione è stata totale: tutto il palazzo, mobili, vetrate, ogni piccolo particolare viene disegnato e decorato in uno stile colto, con sequenze di elegantissime grottesche a pannelli, dipinti in "Stile Eclettico Liberty": la decorazione a grottesca viene reinterpretata in chiave moderna.

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Festoni di frutta e putti festanti, ninfe e geni alati che sorreggono riquadri con ritratti, paesaggi e allegorie e, al centro delle volte principali, le immagini del sole e della luna.

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PRIMO PIANO
Tutte le sale dei piani superiori ospitano gli uffici della Fondazione.


INGRESSO
Il primo spazio funge da ingresso e possiede quadri, affreschi e un magnifico soffitto a cassettoni, sempre di Roberto Franzoni.

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Nel soffitto tutto ciò che viene raffigurato ha attinenza con l'istituto bancario.
Il riquadro centrale è il più importante, una figura femminile, allegoria del RISPARMIO, la quale porge un salvadanaio a un putto.

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Ai quattro lati, figure che simboleggiano le attività di questa sede.

1- INDUSTRIA
Una donna con il manto rosso tiene incudine, martello e ruota dentata, mentre un putto con fiaccola rappresenta la fiamma di Prometeo che protegge.

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2- AGRICOLTURA
Cerere porta un fascio di grano mentre un putto sorregge una cornucopia piena di frutta e verdura, a rappresentare l'abbondanza.

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3- NAVIGAZIONE
Vi sono i simboli del viaggio e dei trasporti: nave, colombe, cavalli e mappamondo.

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4- COMMERCIO
La figura femminile rappresenta Mercurio, nella mitologia romana dio dell'abbondanza e del successo commerciale.
Indossa un cappello alato (petaso), mentre un putto porge il caduceo, un bastone da araldo con due serpenti intrecciati, dono di Apollo.

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I quattro ovali sono del pittore bolognese Giovanni Antonio Burrini, tra i fondatori dell'Accademia Clementina e molto legato alla famiglia Albergati, per la quale realizzò gli affreschi della villa omonima.

Due sono i ritratti di rappresentanza della famiglia Albergati, mentre gli altri due ritraggono papa Pio II e papa Nicolò V i quali, prima di diventare papi, furono segretari di Nicolò Albergati.

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SALA DELLE ADUNANZE
Di grande pregio è la serie delle tempere Settecentesche con paesaggi, eseguite dal paesaggista Vincenzo Martinelli e dal figurista Nicola Bertuzzi, detto l'Anconitano, che un tempo si trovavano a Villa Boschi, detta "La Sampiera", sul colle Barbiano vicino a Bologna.

I marchesi Boschi avevano commissionato queste serie denominata "Le delizie della villeggiatura", 1762-1764.
I quadri più piccoli sempre a tema paesaggio, decoravano la sommità delle porte.
Le raffinate cornici con trafori e dorature sono di Pietro Roppa.

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Si può dire che la Fondazione ha salvato dalla dispersione questa serie, acquisendola nel 1941.

La Sampiera oggi non esiste più, è stata bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale.


Nella stessa sala il dipinto, olio su tela,
"San Petronio implora la protezione divina sulla Villa Boschi detta "la Sampiera" e sulla città di Bologna", Vincenzo Martinelli e Antonio Crespi, 1766, acquisito dalla Fondazione nel 2005.
Il dipinto fu eseguito per l'oratorio della villa.
Sotto a San Petronio, sulla sinistra, si riconosce la città di Bologna, mentre sulla destra, sul colle di Barbiano, Villa Boschi.

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La Madonna di Clarice Vasini, del 1769, in terracotta.

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Infine le ceramiche di Angelo Minghetti, 1888 ca.
Furono commissionate da Antonio d'Orléans, duca di Montpensier.
Il duca entrò in possesso di Palazzo Caprara, attuale sede della Prefettura a Bologna, nel 1877, quale dono della duchessa di Galliera.

La Fondazione ha acquisito 381 maioliche che facevano parte di un trionfale servizio da tavola, in origine composto da 900 pezzi.

In ogni pezzo vi sono le iniziali del duca A.O., lo stemma del giglio coronato e motivi che riprendono il tema della grottesca.
 Una scelta molto oculata da parte della Fondazione: le ceramiche così dipinte ben si sposano con le pitture delle pareti.

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In un'altra stanza l'omaggio alla pittura bolognese dalla fine del '400 al '600.
In ordine cronologico:

"Madonna col bambino e Santa Cecilia", di Francesco Raibolini detto il Francia, olio su tavola, 1490-1500 ca.
Esempio della feconda produzione di immagini devozioni destinate agli ambienti domestici.

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"Sposalizio mistico di Santa Caterina", di Innocenzo Francucci detto Innocenzo da Imola, olio su tavola, 1520-25 ca.
L'impostazione diagonale dell'immagine sfrutta un'idea di Raffaello ("Madonna del divino amore") e vede la Madonna favorire il collegamento fra il Bambino e Santa Caterina pronta a ricevere l'anello dell'unione mistica.

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"Madonna del divino amore", Raffaello, olio su tavola, 1516 ca., Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.



"Susanna e i vecchioni", anonimo (copia da Guercino, Prado, Madrid), olio su tela, 1690-1710 ca.

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"Santa Caterina d'Alessandria incoronata da un angelo", Gian Giacomo Sementi, olio su tela.
Il Sementi è stato un allievo di Guido Reni.

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"Ecce homo", di Girolamo Negri detto il Boccia, olio su tela, 1690-1710 ca.

"Ecce homo" significa "Ecco l'uomo", espressione con la quale Pilato presenta alla folla il Cristo flagellato e coronato di spine.
Nel dipinto, Cristo con la corona di spine e il mantello rosso della Passione, viene condotto via da un uomo alle sue spalle.
A destra la scena raffigura Ponzio Pilato che si lava le mani.

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SECONDO PIANO
Verso il secondo piano lo scalone presenta una copia in bronzo del celebre Mercurio del Giambologna.

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Il piede di Mercurio viene soffiato in alto da Zefiro.

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Alle pareti il Palazzo della Mercanzia e Palazzo del Podestà, di Roberto Franzoni.





Maioliche artistiche di A. Minghetti.

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"Trionfo con putti e decori policromi", centro tavolo della manifattura Minghetti, 1905.

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SALA DEL CONSIGLIO
In questa ultima sala altri dipinti di Vincenzo Martinelli in collaborazione con il figurista Pietro Fancelli: sono pitture a tempera del 1797 ca. e provengono da Villa Coccapani di Borgo Panigale.

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I paesaggi vedono in primo piano la vita e l'operosità dei contadini e in secondo piano la vita borghese.

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Altri quattro dipinti sono di Antonio Basoli, professore di ornato architettonico all'Accademia delle Belle Arti di Bologna.
L'artista ha dipinto un sogno erudito, una visione dell'artista stesso: edifici e luoghi del passato immaginati, non veritieri.

Da sinistra a destra:
"Il porto sul Tevere a Roma"
"La città di Cassia"

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"L'assedio della città di Giucurta"
"Rovine di Cartagine"

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Del dipinto "Il porto sul Tevere a Roma" c'è anche un modellino conservato in una teca.





Infine l'ultimo dipinto è "Visione di San Francesco da Paola", 1778 ca., di Ubaldo Gandolfi.
Si tratta di un prototipo, cioè una versione ridotta di una stessa pala, con lo stesso soggetto, che si trova alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Viene rappresentato Francesco da Paola che riceve dall'Arcangelo Michele uno scudo con la scritta Charitas, il motto dell'Ordine dei Minimi da lui fondato.

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Allo stato attuale Casa Saraceni continua a ricoprire la funzione di sede della Fondazione Carisbo istituita nel 1991 e in più è diventata centro culturale, in quanto conserva una parte delle raccolte d’arte della Fondazione stessa.




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Note:
il palazzo al piano terra è aperto al pubblico in occasione di mostre od eventi. 
Il primo e secondo piano sono solitamente chiusi al pubblico, saltuariamente vi sono visite guidate gratuite organizzate dalla Fondazione per mostrare al pubblico il vasto patrimonio artistico degli Istituti di Credito Associati.

La mia visita è stata effettuata il 16 ottobre 2022 durante le giornate di autunno del FAI. 


Sitografia:

-resoconto visita guidata a cura del FAI.


Videografia: