lunedì 4 aprile 2022

PALAZZO DELLA CASSA DI RISPARMIO

 via Farini, 22 - BOLOGNA


Questo bellissimo palazzo è stato progettato appositamente come sede centrale della Cassa di Risparmio di Bologna.


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Lato Piazza del Francia



 Si trova fra via Farini, da cui si accede, Piazza Minghetti, Piazza del Francia e via Castiglione. 

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É stato ideato da Giuseppe Mengoni, architetto e ingegnere, lo stesso della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.
Mengoni, uno dei più importanti architetti dell’Ottocento, era originario di Fontanelice (Imola) e aveva completato la sua formazione artistica a Bologna come studente e insegnante dell’Accademia delle Belle Arti.

Dopo aver vinto il concorso bandito dal Comune di Milano nel 1859 per la sistemazione della zona di Piazza Duomo, concepì nella sua casa di via San Vitale 36 la Galleria Vittorio Emanuele II.
Purtroppo anche la sua morte gli darà grande fama, morì infatti nel 1877 alla vigilia dell’inaugurazione, precipitando dall'impalcatura più alta della sua galleria, sulla quale si era inerpicato per ispezionare alcuni dettagli.

Giuseppe Mengoni - ©Sconosciuto - prima del 1877, Pubblico dominio, via Wikimedia Commons




LA STORIA 

Il palazzo viene costruito fra il 1868 e il 1873 con una notevolissima architettura, per le proporzioni, l’armonia delle parti e la nobiltà dei materiali.
Rivestito di marmi dalle sfumature rosate, infrange i dettami dell'edilizia bolognese, dominata dal mattone rosso (laterizio).
Viene definito in Stile Eclettico Liberty. 

L’Eclettismo in architettura definisce lo stile nato dall’insieme di diversi stili architettonici (Movimento Architettonico Storicista ma anche Orientalismo).

Per puntualizzare serve dire che normalmente l’Eclettismo e il Liberty vengono identificati in periodi diversi:
1860 - 1890 Stile Eclettico
1890 - 1910 Stile Liberty. 
Con l’avvento del Liberty, lo stile Eclettico Storicista viene unito a volte con il movimento non Storicista Liberty, chiamato anche Modernismo, pertanto moderno.

Mengoni rappresentava questa nuova architettura legata appunto a un contesto culturale eclettico, internazionale, che andava diffondendosi grazie alle Esposizioni.

Possedendo l’Eclettismo Liberty di fine Ottocento, il palazzo si inserisce pertanto nell’itinerario Liberty del centro storico di Bologna.¹

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Lato Piazza Minghetti



Per l’epoca fu un progetto veramente grandioso, con un costo enorme di 2 milioni di lire, il coinvolgimento di numerosissime maestranze specializzate, non solo sotto il profilo architettonico ma anche scultoreo e ornamentale.

L’obiettivo non era adattarsi al contesto urbanistico, piuttosto cambiarlo, con un’opera monumentale estranea al luogo, in linea con una visione propria delle grandi capitali europee.

Il portico sulla via Farini presenta notevoli lampadari in metallo, tutt'ora in uso.

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Pregevoli i disegni in ferro battuto alle finestre, del maestro Sante Migazzi. 

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GLI INTERNI

Una volta entrata mi accolgono finestroni per l’accesso agli sportelli bancari, frutto di un rimaneggiamento del 1950 che ha portato alla copertura del cortile interno.

A sinistra lo scalone scenico decorato con ornamenti in marmo dagli artisti Marzocchi, Vespignani e Galassi.

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I bellissimi vasi in marmo sono di Ferdinando Amadori. 

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È uno scalone decisamente imponente e si fa oltremodo notare per una curiosità:
lungo il decoro della scalinata l’autore Davide Venturoli ha voluto inserire una rana, che a Bologna simboleggia la miseria e la povertà: "Avere della rana".
Inserita nel tempio del denaro e del benessere economico può avere due significati: una povertà nascosta alla vista oppure, in maniera più scaramantica, mai potrebbe presentarsi in questo luogo la miseria dato che è già presente al suo interno (la rana).

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Alla parete la lapide commemorativa della fondazione della Scuola Superiore D’Agraria, 1901.

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Tutto il primo piano presenta meravigliose sale, che ospitano gli uffici dirigenziali e uffici di altre banche, sale eleganti con raffinate decorazioni e splendidi lampadari, alcuni di Murano.


ANTICAMERA DEL CONSIGLIO

Il piano si apre con una grande elegantissima sala di attesa.

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Dalle finestre si vede bene la copertura del cortile interno, sotto la quale vi sono gli sportelli aperti al pubblico.

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SALOTTO AZZURRO

Nome dato dal colore del velluto che ricopre le pareti.
Con il tempo la luce ha cambiato la tonalità verso il verde. 

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STANZA DEL DIRETTORE DELLA CASSA DI RISPARMIO


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SALA DELLE ASSEMBLEE o DEI CENTO

In questa sala di riunione sono incisi alle pareti i nomi dei grandi soci della Cassa di Risparmio e di personaggi illustri legati alla sua storia.

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A sinistra lapide commemorativa in memoria di Enrico Sassoli, direttore della Cassa di Risparmio.
Al centro in memoria di Carlo Bevilacqua, senatore e fra i promotori della nascita della Cassa di Risparmio, su modello dell'analoga istituzione che era stata fondata poco prima a Roma, primo direttore in assoluto, ricoprì la carica fino alla sua morte.

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Decorazioni e affreschi sono di Luigi Samoggia.

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Fra gli azionisti fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna si legge il nome di Marco Minghetti, politico della destra storica italiana, del quale fa bella mostra la sua statua posta nell'omonima piazza adiacente.

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Fra i soci eletti ad integrare il numero dei 100 si nota un certo Mussolini Benito.

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I mobili sono disegnati e intarsiati da Carlo Fraboni.
La tappezzeria delle sedie vede l'immagine delle api, simboleggianti l'operosità e di conseguenza il rinnovo della vita, l'abbondanza e la ricchezza.
In questa sala di assemblea simboleggia anche il lavorare insieme, far parte di un gruppo di persone che condividono lo stesso fine.

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Dall'alto delle finestre della Sala dei 100 ecco lo spazio dell’attuale Piazza Minghetti, un tempo occupato da edifici fatiscenti che il Comune voleva sostituire con nuove case.
 La direzione della Cassa di Risparmio si adoperò per fare un giardino che avrebbe dato risalto al palazzo, e così fu, con un incarico a Ernesto di Sambuy, l’architetto dei Giardini Margherita.

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Note: il palazzo al piano terra è normalmente aperto al pubblico per le sole finalità legate all’attività della banca, il primo piano non è solitamente accessibile. 
La visita è stata possibile grazie alle Giornate FAI di Primavera, marzo 2022.

Bibliografia:
-Corrado Ricci e Guido Zucchini, "Guida di Bologna", ed.Alfa 1968, ristampa ottobre 1976.

-resoconto visita guidata giornate FAI di primavera 2022.

Sitografia:


martedì 29 marzo 2022

ARCA DI SAN DOMENICO

BASILICA DI SAN DOMENICO
Piazza San Domenico, 13 - BOLOGNA




L’arca è il monumento sepolcrale realizzato per Domenico di Guzman, fondatore dell'Ordine dei Domenicani, morto a Bologna il 6 agosto 1221.


Si trova nella cappella a lui dedicata, lungo la navata destra della Basilica di San Domenico e, per l’incredibile bellezza, rimane la più importante opera d’arte di questa chiesa ma anche una delle più importanti di Bologna.

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L’aspetto attuale è frutto di diversi interventi effettuati fra il 1200 e il 1700.

È una vera e propria sintesi teologica, va letta dall’alto verso il basso, riporta la gerarchia della Chiesa e la successione cronologica degli eventi:
alla sommità Dio padre, 
sotto il suo creato, ovvero la terra, l’aria e il mare.
All’interno del creato c’è la redenzione, l’annunciazione e la passione di Cristo.
Sullo stesso livello i quattro evangelisti che diffondono il messaggio della redenzione.

Ad un livello ancora più basso l’opera della Chiesa rappresentata dagli otto santi patroni di Bologna e l’ordine dei frati predicatori il cui capostipite è Domenico celebrato nell’arca e conservato al suo interno.

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DESCRIZIONE 


1- NICOLA PISANO
Il primo cui fu commissionata l’opera fu Nicola Pisano nel 1264.
Egli realizzò sei pannelli marmorei decorati ad altorilievo e descriventi sei scene della vita del santo, concludendo il lavoro nel 1267.
I sei pannelli decorano i quattro lati del sarcofago parallelepipedo.

I pannelli sono separati da sei statuette e che vedono il Cristo Redentore, la Vergine con bambino e i quattro santi legati all’ordine domenicano.
Cronologicamente la storia di San Domenico parte dal pannello di destra, posto sul lato lungo del sarcofago parte anteriore.
Quindi si procede verso sinistra in senso orario.

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Le sei scene hanno un notevole valore documentario, oltre che artistico, in quanto raffigurano episodi narrati dai frati dell’ordine che avevano conosciuto Domenico quando questi era ancora in vita.

Per la minuziosa descrizione di ogni tavola rimando al seguente → link



2- NICCOLÒ DELL’ARCA
Dal 1469 al 1473 Niccolò da Bari, che dopo quest’opera fu soprannominato Niccolò dell’Arca, eseguì la decorazione della cimasa sopra il sarcofago e realizzò l’angelo ceroferario (reggicandelabro) di sinistra.

La sommità della cimasa vede Dio padre, dominatore del mondo che infatti si trova sotto i suoi piedi.
Allo stesso tempo ama l’oggetto del suo dominio perché sorregge un’altra raffigurazione del mondo con la mano sinistra tenendolo vicino al cuore. 

Più in basso i simboli della creazione: i festoni di frutta simboleggiano la terra.
I due putti simboleggiano il cielo e gli otto delfini il mare.

Ai piedi della creazione Gesù Cristo morto in mezzo a due angeli, quello dell’Annunciazione e quello della Passione.
Alle estremità i quattro evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che hanno diffuso al mondo intero il messaggio di Gesù Cristo.

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Dopo la rappresentazione del padre e del figlio viene lo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo non ha immagini quindi Nicolò dell’Arca lo rappresenta con i suoi effetti e cioè i santi protettori di Bologna. 
Vi sono otto statue, sei di Niccolò e due di Michelangelo:
nella parte anteriore San Francesco, San Petronio (Michelangelo), San Domenico e San Floriano.

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Nella parte posteriore Santa Agricola, San Giovanni Battista, San Procolo (Michelangelo) e San Vitale.

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3- MICHELANGELO
Nel 1494 un giovane Michelangelo contribuì con alcune piccole statue: quelle appena evidenziate e l’angelo reggicandelabro di destra.

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Questo perché nel 1494 Niccolò dell’Arca morì e alcune sculture erano rimaste probabilmente abbozzate o da realizzare.
Michelangelo in quell’anno si trovava a Bologna, a seguito della cacciata dei Medici da Firenze, accolto dal nobile Giovan Francesco Aldrovandi il quale, per la sua intercessione, gli commissionò i tre lavori.

 Michelangelo, all'epoca diciannovenne, venne influenzato dallo stile di Jacopo della Quercia (facciata di San Petronio) e da Niccolò dell'Arca, dato che il volto e il braccio di Gesù nella Pietà Vaticana richiamano il Gesù del Compianto sul Cristo Morto, conservato alla Basilica di Santa Maria della Vita a Bologna.

Nel San Procolo di Michelangelo si nota la corta tunica, in uso nei soldati, i calzari alti e un mantello portato in spalla.
La critica vede nell'espressione fiera ed eroica del San Procolo quell'intuizione embrionale che si svilupperà nel famoso David.

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4- ALFONSO LOMBARDI 
Nel 1532 Alfonso Lombardi eseguì la stele sotto il sarcofago raffigurante l’adorazione dei Magi e scene della vita del santo.


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Ai lati della stele di Alfonso Lombardi vi sono i due angeli reggitorcia già nominati.




5- JEAN BAPTISTE BOUDARD
Infine nel 1768 Jean Baptiste Boudard realizzò il bassorilievo sotto l’altare con la morte di San Domenico.

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Dietro la tomba è conservato il reliquiario con il capo di San Domenico. 

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Nel 1383, a distanza di un secolo dalla morte, si volle che il santo si potesse trasportare ed esporre nelle processioni quindi fu incaricato l'orafo Jacopo Roseto a realizzare un reliquiario che stupisse per il disegno e la ricchezza dei metalli usati.





Attorno all’arca, tutte le sere i frati domenicani del convento si riuniscono per pregare il loro padre fondatore.


Poche opere di scultura riuniscono, come l'arca di San Domenico, tante diverse abilità e maniere, tutte però concordanti a innalzare un altissimo canto di bellezza.


Non resta che entrare nella:








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Bibliografia:
-Corrado Ricci e Guido Zucchini, "Guida di Bologna", Ed.Alfa - Bologna - 1968, ristampa 1976



Sitografia: