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martedì 28 febbraio 2023

SULLA TRACCIA DI NIVES

ERRI DE LUCA 


Un libro scritto a due voci, che dialogano e raccontano. 


NIVES MEROI

Nives è fra le maggiori alpiniste donne della storia.

nives_meroi
©enciclopediadelledonne/nivesmeroi

Insieme al marito Romano Bennet ha scalato tutti i 14 ottomila senza l’uso di ossigeno nè portatori sherpa ed è la prima coppia in assoluto a riuscire nell’impresa.

Singolarmente è la seconda donna al mondo a compiere questa impresa senza l’uso di ossigeno e la terza in assoluto.



ERRI DE LUCA
Enrico, detto Erri, è scrittore, giornalista, poeta e traduttore.

erri_de_luca
©giornalesentire.it


Il suo curriculum, dal punto di vista letterario, politico e di teatro è sterminato.
Per vivere ha svolto diversi lavori manuali: operaio in fabbrica e muratore.

Ha studiato da autodidatta diverse lingue, fra cui il russo, lo swahili, l’yiddish, e l’ebraico antico, da cui ha tradotto alcuni libri della Bibbia.

Le sue opere vedono cinquanta libri di narrativa, quattro raccolte poetiche, diverse scritture per il teatro, il cinema e una dozzina di traduzioni.

È conosciuto anche nel mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata sportiva, nel 2002 è stato il primo ultra cinquantenne a superare un 8b+ alla grotta dell’Arenauta di Gaeta. 
Si definisce un grande amante della montagna, passione trasmessagli dal padre che faceva parte del corpo degli alpini.

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Questo libro nasce dall’esperienza personale di una spedizione himalayana insieme a Nives, effettuata nel 2005, al tentativo di salita al Dhalaugiri, 8167 m.

La "traccia" è quella della montagna di Nives, Erri cerca di seguirla ma non può stare al passo perché Nives viaggia su un altro pianeta.
Erri infatti accompagna al campo base e scrive.
Nives, Romano e Luca Vuerich salgono per la cima, anche se il tentativo fallisce a 8100 metri ingannati da un palo piantato nella cima sbagliata.
La cima superiore si trovava lontana oltre due creste impraticabili.
Altri alpinisti, come colui che aveva piantato il palo sulla cima sbagliata, sarebbero scesi dicendo di averla raggiunta, ma questa tentazione per loro è da escludere.
Conquisteranno il Dhaulagiri l'anno successivo, nel 2006.
 Quando questo libro è stato scritto, la coppia aveva raggiunto la cima di sette dei quattordici ottomila.

Erri è esperto in salita, conosce la montagna e riconosce i suoi limiti e da questo coro a due voci nascono perle di saggezza. 


DOLOMITI 

Erri chiede a Nives: "Non so se sei salita sulla parete nord della Cima Grande di Lavaredo. Messa in mezzo fra la Ovest e la Piccola, fa un poco di arco, l’effetto è di stare in un teatro minerale dove pure il respiro fa rumore, risuona nell'acustica perfetta.

Cima Grande Lavaredo, parete nord - ©scuolaguidodellatorre


In montagna la terra si spalanca alla pioggia, alla grandine, alla neve, le montagne applaudono i fulmini con scariche di sassi.
I ghiaioni che stanno alla base delle Dolomiti sono un mare di applausi, di roccia spellata, bianca confetto, un calcare da nozze.
Ecco, sono un visionario.

Nives in questo caso è più "terrena": "Sei pieno di frasi che si sono incagliate nella testa, ci giri intorno, riesco a seguirti poco."
Pagina 26-27, (il sonoro)


AMMORE

Nives: "Di solito Romano arriva e mi aspetta.
Sulla cima del Lhotse è rimasto ad aspettarmi un paio di ore. Quando qualunque alpinista non vede l’ora di cominciare la discesa, anche per non raffreddarsi, lui è rimasto a 8500 metri col tempo che iniziava a peggiorare, è stato ad aspettarmi, certo che sarei prima o poi arrivata.
Non è sceso a vedere se per caso ero tornata indietro, se avevo rinunciato.
Era certo che sarei salita ha aspettato la sua Nives, per poterci toccare là sopra.
E questo non è solo amore, ma una fiducia smisurata. E se non è amore, deve essere qualcosa di altrettanto violento, scatenato, se non è amore ha la forza di una valanga.
Da qualche parte hai scritto che il napoletano raddoppia la emme di amore e così gli dà più peso. Mi piace, lo adotto per il nostro caso, il nostro ammore."
Pagina 54, (ammore)

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©ilcorriere



ROCCIA E NEVE 

Erri: "Le creste, le cornici di neve mi spaventano, come camminare sulle meringhe. Invece su roccia mi piace la linea che risale uno spigolo, esposto a due versanti.
Più della linea retta che percorre una parete senza girare ostacoli, amo la sagoma spezzettata che va lungo un bordo e metti i piedi sulla cucitura di due facce.
Di solito sono vie più facili di quelle in piena parete, però hanno più aria, più vuoto intorno ai fianchi.
Salire uno spigolo e andare su una spina dorsale, scalare vertebre."
Pagina 61, (il lanciatore di coltelli)

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Erri de Luca in parete, dal libro "Sulla traccia di Nives"



LA MERAVIGLIA E LO STUPORE DELLA MONTAGNA 

Erri: "Spostato in montagna ho ripreso l’impulso di stupirmi.
Lo stupore è uno scatto di gratitudine, in montagna lo imparo di nuovo e riesco a vedere mondo e facce sotto la luce radente delle apparizioni.
Ed ecco di nuovo le montagne, il collo si piega un po’ all’indietro, le pupille vanno verso il soffitto, se c’è sole la mano si mette a visiera sulla fronte.
 È il sommario "attenti" del corpo per lo stupore di trovarsi lì.
Pagina 75-76, (miracoli)



IL RESPIRO IN SALITA E IN DISCESA 

Nives: "Quando inizio a scendere, il fiato si rigira e fa un cambio di marcia.
In salita soffio sullo sforzo, nel punto del bisogno maggiore, quando i muscoli chiedono ossigeno.
In discesa respiro a passo terminato, un mezzo tempo dopo che in salita.
Pagina 80, (fiato)



IL RESPIRO IN MONTAGNA ESIGE MENTE SGOMBRA 

Erri: "Un prigioniero, in carcere per motivi politici, mi ha scritto: "Respira anche per me."
Non lo so fare, non ho polmoni sgombri.

Nives: "No, così non puoi salire. Qua devi pensare solo alla montagna e a te, non devi portare pesi oltre quello dello zaino e il tuo.
Questo è un posto che pretende tutto, devi lasciare a valle il tuo maltempo, ce n’è già abbastanza qua.
Ogni pensiero e sforzo è assorbito dal compitaccio che ci siamo dati, scalare questo bestione.
Guai a te se hai altri pensieri.
Sembra che ti passano solo per la testa, invece te li ritrovi nei polmoni a tagliare fiato, a strozzare il passaggio del sangue.
Se questa salita, ora e adesso, non è la sola cosa che ti importa, non ce la puoi fare.
Questo è un posto insaziabile, vuole tutto e spesso neanche basta."
Pagina 108, (maltempo)

Nives-Meroi-Erri-de-Luca
©milanoweekend/nivesmeroi


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Segnalo:
"Alé", docu-film di Marco Zingaretti, 2019, con la partecipazione di Erri de Luca.
Il film segue per sei mesi l'attività di arrampicatori non professionisti.
Anche Erri de Luca viene ripreso mentre arrampica e allo stesso tempo è la voce narrante del film.

Vi si trova soprattutto la sua filosofia di uomo amante della montagna.








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Note: "Sulla traccia di Nives", Erri de Luca, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2009; prima edizione 2005.

Il testo virgolettato l'ho riproposto con il rispetto del diritto di citazione.

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Nives Meroi, tigre di alta montagna - Minù, tigre di casa mia
 

sabato 3 dicembre 2022

STORIE NELLA STORIA

Un racconto della Storia della vita del Navile
e i racconti delle storie delle vite sul Navile

 MAURO TOLOMELLI



mauro_tolomelli_navile



 Mauro Tolomelli nasce e trascorre la sua infanzia nell’area intorno al Navile, quindi da sempre ne é innamorato.

Compie studi universitari e lavora per oltre quarant’anni in campo sanitario e al tempo stesso come docente universitario.

La collaborazione e amicizia con Stefano Gardini, storico di Corticella e del Navile, ha incrementato e consolidato l’amore profondo per la civiltà contadina con le sue tradizioni e la storia di Bologna e delle sue acque.


Insieme ad alcuni cittadini crea un gruppo di volontari: “Il Nostro Navile".


Attraverso l’associazione Mauro svolge appassionatamente il suo lavoro volontario di promotore per la salvaguardia e la memoria del Canale Navile come storica opera idraulica che, insieme alle chiuse costruite durante il medioevo sui fiumi Reno e Savena, fa parte del patrimonio storico culturale e sociale della città di Bologna.


Chi meglio di lui poteva scrivere un libro sul Canale Navile?


Il libro racconta la storia della vita del Navile ma soprattutto le storie della gente che ha vissuto sul Navile.

Come dice il diretto interessato: "Quando ho cominciato questa avventura il mio pensiero era quello di conservare, trasmettere, raccontare perché non si perdesse la memoria.

La storia è l’insieme delle storie della gente ed è sempre stato il mio pensiero fisso, raccontare ai ragazzi le nostre radici, la nostra cultura, la vita dei nonni e far capire perché i bolognesi sono fatti così."


Ecco perchè il titolo "Storie nella Storia".


Il libro si apre con una storia breve di Bologna e le sue acque:

quella meravigliosa opera ingegneristica medievale delle Chiuse che sono andate a creare quella rete di canali e canalette che in sotterranea coprono l’intero centro storico di Bologna e a nord della città confluiscono nel Canale Navile.


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La Chiusa di Casalecchio - ©Monica Galeotti



Un’opera stupefacente, tenendo conto che Bologna non è bagnata da un grande fiume ma solo da un torrentello chiamato Aposa.


Il Canale Navile, per secoli navigabile, ha reso servizio al commercio di Bologna sino alla fine dell’Ottocento, producendo e dando lavoro a coloro che venivano assunti nei mulini, ai barcaioli, e a tutti quelli che in qualche modo dovevano al Navile la loro sopravvivenza e riuscivano a mantenere le loro famiglie.


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Il Navile al Battiferro - ©Monica Galeotti



Ed eccoci arrivati al punto fondamentale: il corpo,

la sostanza del libro è soprattutto il viaggio attraverso le usanze, le tradizioni, le curiosità e le storie della gente comune, e nell'epilogo del libro ci sono i racconti di chi sul Navile ha vissuto, lavorato, amato.


Quel che in questo libro non è scritto invece,

ma si rivela nel leggerlo, è la storia del viaggiatore Mauro, il viaggio da lui compiuto attraverso la sua vita in questi luoghi.

La sua esperienza e le sue emozioni attraverso la pubblicazione delle storie della gente comune; così è riuscito a costruire un "ponte", come lui stesso scrive, fra la storia e le storie quasi sconosciute del Navile e farle arrivare ai giorni nostri, dai bolognesi di ieri a quelli di oggi.


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Il Navile al Sostegno di Corticella - ©Monica Galeotti



Un lavoro immenso, appassionato.

Per chi vuole conoscere la storia del Navile, per chi la storia la conosce già, per chi ama Bologna, per chi vuole conoscere Bologna, un libro da possedere e conservare con cura.

È il miglior viaggio che si possa fare, perché attraverso questo esempio ognuno di noi potrà essere sollecitato in futuro a fare lo stesso.



"Storie nella Storia", di Mauro Tolomelli, Pendragon Editore, 29 novembre 2022.

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Note:


-gli amici della pagina facebook → "Il Nostro Navile" e i lettori di questo post, possono acquistare il volume direttamente nel sito dell'editore Pendragon → "Storie nella Storia" inserendo il codice sconto NAVILE.



-mentre Mauro cercava una casa editrice per la stampa e la distribuzione del libro, a sue spese sono state stampate alcune copie, distribuite gratuitamente nelle scuole del territorio.





-a seguire un paio di foto della prima presentazione ufficiale del libro "Storie nella Storia", avvenuta sabato 26 novembre 2022 alla Galleria ex Fornace Roncaglia:




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Mauro Tolomelli - ©foto Monica Galeotti







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Mauro Tolomelli e Fausto Carpani - ©foto Monica Galeotti



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Il mio personale racconto e fotoreportage del Canale Navile con il prezioso contributo, per la terza parte, di Mauro Tolomelli e Dino Chiarini, entrambi storici del territorio:


CANALE NAVILE PRIMA PARTE


CANALE NAVILE SECONDA PARTE


CANALE NAVILE TERZA PARTE



LA PAGINA DELLE ACQUE DI BOLOGNA





martedì 14 giugno 2022

NON SO CHE VISO AVESSE, QUASI UN'AUTOBIOGRAFIA

FRANCESCO GUCCINI 


 "Non so che viso avesse" è il titolo del libro che Francesco Guccini ci regala.
"Siamo qualcosa che non resta..", è la frase che mi ronza in testa durante la lettura, come le stoviglie color nostalgia di "Incontro".


Francesco Guccini nel murales “Venite avanti…” di TvBoy sul ponte di via Libia
Murales "Venite avanti..." - ©TvBoy - Ponte di via Libia, Bologna.



Oggi Guccini compie 82 anni.
È stato un libro "impegnativo", anche per lo spunto discografico della seconda parte, scritta da Alberto Bertoni, che mi ha ispirata ad ascoltare l’intera opera discografica.
Nel leggere e nell’ascoltare, ho ripercorso per due volte la vita di Guccini.


Il primo capitolo si intitola "IL MULINO".
I ricordi di un mondo che non esiste più, quelli della vita dura della gente di montagna, dove i nonni di Guccini avevano un mulino a Pavana, nel pistoiese, a pochi metri dal confine emiliano, oltre Porretta Terme, con deviazione al Ponte della Venturina, quasi in parallelo con il lago di Suviana. 

Una vita quasi del tutto autosufficiente, con gli animali, l’orto e il bosco di castagni.
I ricordi sono indelebili al fiume Limentra, che Guccini percorreva saltando sui sassi, il primo cinema e l’armonica a bocca Honer. 
Poi si susseguono i ricordi dell’università, delle osterie, dei concerti. 
Il Guccini di oggi è inzuppato, grondante di quella vita là, quella che non esiste più.
Fa bene a mantenerne la memoria, percependone il valore, che rimane presente nella consapevolezza, per tutta la vita.


Il murales dedicato a Francesco Guccini visto nella sua interezza a Bologna
Murales "Venite avanti..." - ©TvBoy - Ponte di via Libia, Bologna.




RADICI

La copertina dell’album "Radici" racconta la più vicina indagine dell’albero genealogico dei Guccini: i bisnonni con i loro quattro figli.
Nella foto le due figlie, il più alto nonno Pietro e l’altro, l’Amerigo della canzone, il bisnonno "Francescone", colui che ha costruito il mulino di Pavana. 

Le indagini a ritroso, portano a stabilire che la provenienza familiare fin dal 1500 è da collocarsi a Monteacuto delle Alpi, paese impervio e bellissimo ai piedi del Corno alle Scale.


Murales di Guccini sul ponte di via Libia e le strade di Bologna
Murales "Venite avanti..." - ©TvBoy - Ponte di via Libia, Bologna.




PAVANA

Qui si ritorna al periodo del primo capitolo e gli stessi ricordi sono arricchiti di particolari.
Negli anni della guerra Pavana non subì ripercussioni e drammi dopo l’8 settembre, quando i tedeschi da alleati si trasformarono in carnefici.
Mamma Ester si capiva da che parte stava quando, alla richiesta di due tedeschi di requisire il fieno ebbe a dire: "Andate a prenderlo a Hitler e Mussolini, il fieno!".

I protagonisti a Pavana sono gli americani, soprattutto agli occhi di un bambino.
Alla centrale elettrica, quella che aveva interrotto il lavoro dei mulini, gli americani avevano la cucina militare e lui il solo bambino cui era concesso farvi parte.
Così Guccini scopre la Coca-Cola, il burro di arachidi, il pancake.


ESTER, MIA MADRE

Dopo il ritorno dal campo di concentramento in Germania del padre, Guccini si trasferisce a Modena, dove il padre riprende il lavoro di impiegato alle poste.
Era da Modena che proveniva la madre Ester, per la precisione Carpi, ed è qui che si stabilisce la famiglia Guccini, dove vive quasi tutta la numerosa famiglia Prandi, da parte di madre.

Ester, casalinga per tutta la vita, muore a quasi 95 anni.
Persona semplice, permalosa ma "caciarona".
Quella semplicità trasmessa che fa parte dell’uomo Francesco Guccini. 


Via Paolo Fabbri 43 a Bologna, la casa dove abitava Francesco Guccini
Via Paolo Fabbri, 43.



CHITARRE

Breve excursus sulle chitarre della sua vita, come fossero donne amate.
Strumento imprescindibile, compagna di tante serate conviviali, di osterie, di concerti; ne porta sempre una con sé, ma viene accompagnato da tutte quante, in ogni momento.


VIA EMILIA

Il passaggio dalla montagna padana alla città Modena segna anche il passaggio di riferimento stradale: dalla Porrettana alla via Emilia.
E la via Emilia in quegli anni era come il West americano; la stazione e dietro il nulla, campi e poche case.
Poche auto e un tratto di strada conosciuto vicino a casa.
Quella era la via Emilia per Guccini a 16 anni.
Poi si sa, studiando si impara che la via Emilia i romani l’avevano costruita da Rimini a Piacenza, e ancora oggi resiste, nonostante l’autostrada, i semafori, il traffico.


IL GIORNALE

Dopo aver sostenuto qualche esame universitario in campo umanistico Guccini approda alla "Gazzetta dell’Emilia" nel 1958, per intraprendere la carriera di giornalista e in seguito scrittore (aspirante).
Infine, dopo articoli di poco conto e lavoro precario, incontra e saluta un conoscente, futuro batterista dell’Equipe 84.
Nel complesso da ballo in cui suona han bisogno di un chitarrista-cantante e Guccini decide di lasciare il giornale.


Saracinesca di via Paolo Fabbri 41 con una frase di Guccini e un gatto
Via Paolo Fabbri, 41.




BALERE

L’esperienza del gruppo "da balera" inizia su modello dei Golden Rock Boys, dove alla batteria suonava un certo Andrea Mingardi. 
Diventarono "I Gatti", con tanto di giacche di lamé e repertorio rock anni '50, esibendosi in regione e fino al Cadore e addirittura in Svizzera.

I genitori nel frattempo si stabiliscono a Bologna e, dopo qualche tempo, decide che la vita dell’orchestrale non fa per lui.
Gli amici di Bologna sono tutti universitari e gli viene voglia di riprendere gli studi, ma deve partire per il servizio militare.
Siamo nel 1962, gli studi devono attendere.


La casa di Francesco Guccini in via Paolo Fabbri 43 vista da un’altra prospettiva
Via Paolo Fabbri, 43.




I PRIMI PEZZI 

Guccini rispolvera alcuni pezzi giornalistici scritti per la Gazzetta dell’Emilia nel 1959/60.
Scrive di uno scherzo di gruppo fatto ad un amico, da cui si evince una embrionale e naturale predisposizione a raccontare storie.
Quando scrisse la storia di Carpi, città della madre, e ne pubblicarono anche la seconda parte, Guccini aveva capito che alla redazione del giornale i suoi articoli piacevano. 
Notevole e divertente la considerazione che interessa Guccini in prima persona, sulla cosiddetta superiorità dei cittadini rispetto alla gente di montagna: la sentì dire fra i banchi di scuola una volta arrivato a Modena.
La valutazione viene da lui completamente ribaltata: furono gli abitanti dell’Appennino a colonizzare la pianura con i primi villaggi.
La storia insegna.
Infine una breve intervista a Domenico Modugno al Teatro Storchi di Modena dopo il concerto.
Modugno, che è stato il primo cantautore a vincere Sanremo, gli trasmette il primo impulso a scrivere la sua prima canzone, "L’Antisociale", 1961.


BONVI

Insieme ad aneddoti e ricordi amicali, qui lascia una considerazione amara e commovente dedicata a Bonvi, amico fin dalla naja, quella vita di caserma che ha ispirato il fumettista a inventare le Sturmtruppen. 

La considerazione è condivisibile: "Bonvi ci ha lasciato prima del tempo, noi siamo ancora qua.
Invecchiare e lasciarsi indietro un mucchio di gente è, tutto sommato, sopravvivere."


OSTERIE

Una disanima chiara e divertente dei cambiamenti occorsi nel tempo alle osterie e la constatazione della loro inesorabile fine.
Avviene al passaggio di consegna, dal vecchio oste al nuovo imprenditore, il quale appende al muro una pentola ramata che fa tanto rustico e inserisce bottiglie da sommelier al posto della vecchia mescita a poco prezzo.

Non sente nostalgia per l’osteria a tempo, come quella di Ghiton, anche se ha fatto la storia a Bologna e il suo ricordo è patrimonio culturale.
Si pagavano cinque minuti col cucchiaio legato al tavolo e tutto quello che ci stava in quel tempo lo si poteva trangugiare.
Al giorno d’oggi sarebbe cosa estrema.

Una certa nostalgia, anche parecchia, né ha invece provata quando andò a morire l'Osteria de' Poeti, col vecchio oste Paolo andato in pensione.



MA IL CINEMA è IL CINEMA

Guccini ricorda di avere avuto una minima esperienza di attore.
Aspirava a diventare giornalista, scrittore… fare l’attore gli è capitato.
Fra le numerose comparsate quella del barista burbero nel film di Luciano Ligabue "Radiofreccia", in quel di Correggio.
E poi qualche film di Pieraccioni, da sempre fan sfegatato di Guccini.


A S'VA A LETTO PER DORMIRE, MIA PER LÉGG'RE 

I libri?
Vitali come l’acqua, il cibo (il vino), Guccini da sempre legge avido, fin da quando, perché non c’era altro, divorava libercoli leggeri e riviste d’epoca, trovati nel mulino del nonno.
Parte con un piccolo scaffale di libri perché di soldi per acquistarli ce ne erano pochi e li leggeva soprattutto in biblioteca, all’Archiginnasio ma più che altro alla John Hopkins, dove la domanda/offerta era più veloce e si poteva persino fumare, fino ad arrivare alle numerose scaffalature/librerie aumentate nel corso degli anni nella casa di via Paolo Fabbri e a Pavana.
Il sogno più grande?
La catalogazione, per trovare immediatamente e riporre al suo posto.
O forse no, per Guccini il libro rimane un ossimoro: "Dolce maledizione".


Murales di Eduardo Podrecca in via Paolo Fabbri ispirato a Francesco Guccini
Murales di via Paolo Fabbri firmato Eduardo Podrecco (ferrovia passaggio a livello).
"Quando si è giovani è strano, poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano..."
(Canzone per un'amica)




CONCERTO

I primi concerti con il grande pubblico sono stati fonte di panico, come succede a molti musicisti, per salire sul palco occorrevano canzoni e qualche bicchiere di vino.
L’esperienza delle, se così si può dire, "esibizioni", fino ad allora erano state più che altro ritrovo fra amici o poco più.

Il 1969 fu un anno irripetibile, quello in cui frequentava un’osteria dove passavano a suonare perlopiù studenti universitari di diverse nazionalità.
Si ritrova a suonare con due persone stimolanti: Alex Devezoglu, greco e Debora Koperman, nordamericana.
Alex tornò in Grecia, mentre Debora collaborerà in futuro a molti suoi lavori.

Dal '70 al '73 Guccini apre l’Osteria delle Dame in società con un frate domenicano. 
Ancora Guccini non si considera un professionista, l’adrenalina arriva dallo stare insieme e mangiare e bere fino a tardi. 
E arriva il '78.
Con l’uscita del quarto album Radici, un concerto a Varese dove credeva di esibirsi nella sede di un’associazione, invece si ritrova in un Palasport con 1000 persone, l’incontro con l’attuale manager Fantini, il chitarrista Flaco e la nascita della figlia, decide di diventare professionista; ma forse lo era già, a sua insaputa.


LA LOCOMOTIVA

Per chi non lo sapesse, il titolo di questo libro è l’incipit della Locomotiva e il pezzo è quello che chiudeva sempre i concerti di Guccini.
L’editore di questa autobiografia vorrebbe chiudere con una paginetta legata all’argomento.
Guccini si scoccia amabilmente (quante volte se ne è scritto!), ma poi la paginetta la fa, e così la locomotiva finisce per chiudere quello che di sé Guccini aveva da dire, e anche la prima parte di questo libro. 


Il murales di via Paolo Fabbri dedicato alla musica di Francesco Guccini, ferrovia e passaggio a livello
Murales di via Paolo Fabbri firmato Eduardo Podrecco (ferrovia passaggio a livello).
"Quando si è giovani è strano, poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano..."
(Canzone per un'amica)




VITA E OPERE DI FRANCESCO 

La seconda parte del libro è scritta da Alberto Bertoni, professore universitario di letteratura italiana a Bologna e amico del cantautore.

L’analisi dell’intera discografia è attenta, precisa e intelligente, così ho approfittato per riascoltare alcuni dischi e colmare la lacuna ascoltando ex novo gli altri.
La dedica all'ascolto si è tradotta in uno spazio di tempo misurato fra malinconia e felicità, sorpresa e incanto.
Ed è un tempo da prendersi che mi sento di consigliare.  

Bertoni dice: "Spesso Guccini parte da un dato culturale alto, è un erudito e soprattutto un lettore onnivoro, curioso e instancabile.
Poi trasforma tale dato e lo rende comunicabile, lo volgarizza senza però banalizzarlo mai.
La sua intera opera è l’incessante ricerca di senso dell’esistenza."

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Guccini dal 1989 scrive anche racconti e romanzi gialli e a riguardo dice: "I miei romanzi dovrebbero essere letti a voce alta, come se uno li raccontasse."
Vai tranquillo Francesco, sono anni ormai che leggo tutti i libri a voce alta, perciò anche questa ("quasi"?) autobiografia.


Quel che Guccini ha pensato, scritto e generosamente tradotto in canzone viene dalla sua curiosità, da una lettura continua. Un divoratore di libri fin da Pavana, compresi i sussidiari per le scuole rurali dei nonni, che si erano fermati alla terza elementare.

Oggi si concede poco al pubblico, ritirato a Pavana a conservare i ricordi.
Ricordi qui contenuti, che ci concedono di entrare nel mondo dell'uomo Guccini e anche in un tempo che non esiste più, in una immaginaria conversazione, da rinnovare quando si vuole.






















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¹"Non so che viso avesse, quasi un’autobiografia", di Francesco Guccini, Mondadori 2010. 

“Non so che viso avesse”, Francesco Guccini, copertina del libro
“Non so che viso avesse” accanto a Dada.



NOTE:
  • Tutte le foto sono di Monica Galeotti.
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